Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 3 -Seconda Parte

Persero qualche minuto alla ricerca del contatto e Aran lo trovò vicino l'ingresso della stazione. Questi era Polkan, il fratello di Katia, la cameriera della famiglia Allet. Dopo i convenevoli scoprirono che lavorava nelle miniere kharzaniane vicine alla città di Lafkai. Invecchiato più di quanto Cora si aspettasse. Scambiò i biglietti della gara, consegnò loro le tessere per entrare in Kharzan e passò un fogliettino con le note. Aran non era il suo unico cliente quel giorno, Polkan aveva altri biglietti per il Gran Premio e loro ne presero anche per Elidana e Marmorel. Dopo un paio di battute sui vecchi tempi alla magione degli Allet, Polkan li salutò abbracciando Aran con affetto, e si allontanò in direzione della via principale.

«Per prima cosa dobbiamo trovare il banco di cambio. Fez, controlla vicino alle biglietterie, io e Cora cerchiamo tra i binari» disse Aran.

Cora vagò per la stazione con gli occhi che guizzavano qua e là, confuso. Non aveva mai visto tanta gente in un posto solo. Tutti gli uomini erano vestiti con raffinatissimi abiti e con un lungo cilindro in testa anche a quella temperatura. Osservò il grosso orologio sopra i binari e fissò a lungo il tetto della costruzione. Molto alto, più di quanto fosse necessario. Le lunghe travi di metallo sostenevano una base di vetro, ma le finestre erano parzialmente oscurate e la luce penetrava a fatica.

«Ehi, credo che il banco di cambio sia da quella parte» gridò Elidana, indicandone la posizione a Cora e Aran.

«Trascinare questi bagagli è stato un incubo, vi aspetto qui» borbottò Marmorel. Fez si avvicinò. «Non puoi restare da sola. Ti faccio compagnia io!» Si rivolse agli altri con gli occhi che brillavano come uno specchio alla luce del giorno. «Voi andate! Fate con calma, eh. Non c'è nessuna fretta!»

Cora sollevò un sopracciglio e tirò una gomitata ad Aran. «Sì che abbiamo fretta, invece» disse quest'ultimo scuotendo il capo.

L'incaricato del banco di cambio era vecchio e raggrinzito, con un dente d'oro ben in vista. Sembrava già stanco della giornata lavorativa, accasciato sul tavolo a giocherellare con una piuma.

«Che volete, ragazzini?» domandò.

Aran mandò un'occhiata a destra e a sinistra e, alla fine, appoggiò il pesante bagaglio sul tavolo. «Voglio convertirle in scudi.» Avvicinò anche la tessera verde datagli da Polkan. L'uomo aprì la sacca e gettò uno sguardo al suo interno.

Spalancò gli occhi, che d'un tratto divennero attenti e scattanti. «Mhmm... dove avete trovato tutto questo oro?» strombazzò l'uomo.

Aran sbatté la mano sul tavolo. «Non sono affari suoi! Ha gli scudi? O dobbiamo andare da un'altra parte?» disse irritato.

«No no, certo... scusatemi. È raro vedere qualcuno della vostra età con un tesoro del genere.» L'uomo contò rapidamente le monete per dare una valutazione. «Quindicimila monete d'oro. Calcolando il tasso di cambio fanno settemilasettecento scudi.» Si chinò sotto il bancone e passò ad Aran una scatola di metallo grande quanto un dito. Prese il sacco di monete d'oro e lo spinse dentro la cassaforte alle spalle.

«Tutto qui?» chiese Cora. Scosse l'insignificante oggetto alla ricerca del denaro. All'interno vi era una scheggia di Seorite carica, visibile da una piccola insenatura.

«Tutto qui, ragazzo? Questo è un "Salvadanaio", sapete già come funziona?» chiese l'uomo.

«Sì, beh... se non sbaglio basta passarlo accanto a un altro sistema simile e si effettua il pagamento» rispose Aran.

Il vecchio annuì e mostrò l'azione da compiere sul dispositivo che Cora teneva in mano. La quantità di scudi apparve in numeri luminosi. «Mi raccomando, non dovete perderlo. Nessuno vi rimborserà il contenuto e ricordate che è valido solo all'interno dei confini kharzaniani.»

«Capisco» concluse Aran. «Faremo attenzione.»

Elidana strinse l'espressione. «Ci sta prendendo in giro?» sussurrò a Cora.

«Non saprei, Aran sembra tranquillo» rispose lui.

Ritornati da Fez e Marmorel, Cora continuava a rigirarsi l'aggeggio tra le dita.

«Dove sono gli scudi?» domandò Marmorel con la fronte contratta.

«Per me ci ha fregato.» Cora le lanciò il salvadanaio, lei lo prese al volo e Aran ripeté la spiegazione.

«Non credo che mio padre accetterebbe dei numeri su un pezzo di ferro piuttosto che luccicanti monete d'oro» disse Fez.

«Forza, diamoci una mossa» sbuffò Aran.

Si avviarono ai treni, molti dei quali erano ormai logorati e rattoppati con lastroni di metallo. I sedili sembravano la copia della vecchia poltrona che il signor Shadid teneva in negozio e i passeggeri erano stipati come bestiame. Tra i convogli, però, spiccava un lungo e lucente profilo di metallo argenteo dalla punta affusolata e composto da una dozzina di carrozze. I numerosi passeggeri prendevano posto con fare ordinato; erano per lo più stranieri, ma si intravedevano anche facoltosi cittadini di Clodia, agghindati per le grandi occasioni.

«Direi che abbiamo trovato il nostro treno, guardate quegli uomini» fece Cora, indicando quattro militari con indosso la divisa verde e nera. Lo stemma che avevano sul petto era formato da tre linee che partivano dai lati e che si univano in un triangolo con una punta verso il basso, Cora ne era sicuro, erano soldati kharzaniani.

«Andiamo. Anzi, cerchiamo di scegliere i posti migliori» suggerì Aran. Si presentò davanti alla porta automatica. Fez chinò il capo quando un militare lo fissò.

Dopo aver mostrato la tessera e i biglietti, i ragazzi entrarono in gruppo. Avanzarono fino a raggiungere la prima carrozza. L'ambiente era asettico e il via vai di persone non intaccava il senso di ordine che si percepiva. Cora rimase a fissare alcuni addetti che trasportavano due ingombranti cilindri di vetro pieni di Seorite verso la sala motori.

Cora ed Elidana si sedettero nella prima fila libera, Marmorel e Aran dietro di loro. Fez si accomodò tra i sedili della fila accanto.

«Se vuoi, puoi metterti qui, vicino al finestrino» mormorò Fez, rivolgendosi a Marmorel.

«Magari al ritorno, tanto so già che dormirò per gran parte del viaggio, sono davvero stanca.»

«Va bene lo stesso...» sussurrò Fez in tono sommesso.

La ragazza adagiò la testa sulla spalla di Aran come se nulla fosse, e lui si ritrovò i capelli ramati sul volto.

«Che stai facendo?» chiese il giovane Allet con una nota di stupore.

«Dormirei più comoda appoggiandomi a te» sussurrò Marmorel.

Aran, con molta delicatezza, le sollevò il capo, si rivolse a Fez e disse: «Ti va un cambio di posto?»

Questi schizzò in piedi. «Sì, certo!»

«Non se l'è fatto ripetere» mormorò Cora divertito.

Ma quando Aran si alzò, Marmorel fu più rapida di entrambi e superò Fez, scambiandosi con lui.

«Tranquilli, ho capito! Fez, siedi accanto ad Aran» ringhiò lei con il palmo verso i due ragazzi. «Che modi!» mugugnò, incrociando le braccia.

In una decina di minuti il motore del treno era già in funzione e gli altoparlanti disposti agli angoli delle carrozze diffusero una musica dolce, ma abbastanza alta da coprire parzialmente lo stridìo della Seorite.

«Signori e Signore, il treno in partenza da Clodia in direzione Edel inizia il suo viaggio: siete pregati di rimanere ai vostri posti fino all'arrivo. Eventuali necessità personali dovranno essere comunicate ai nostri incaricati posti in ogni carrozza. Per una migliore fruibilità del servizio, lasciate la corsia centrale libera. Buon viaggio.» Le porte si chiusero in un unico movimento sordo.

Il treno cominciò a muoversi e pian piano prese velocità. La città di Clodia scorreva rapida dai finestrini. Poi, il lungo treno entrò in una buia galleria e aumentò la luce all'interno dei vagoni.

«Scusa. Quel posto è libero?» domandò, con fare educato, un giovane militare kharzaniano appena sbucato alle spalle di Marmorel. Cora si voltò di scatto.

La ragazza lanciò un rapido sguardo verso Aran e, dopo un piccolo gesto di stizza, disse: «Sì, liberissimo, accomodati pure.»

Il soldato ripose il bagaglio nello scomparto sopra i sedili, e si sedette, scivolando per la comoda imbottitura. Passò la mano tra i cortissimi capelli e sfiorò l'orecchino a pendente che indossava. «Iniziano le vacanze» sospirò e strizzò l'occhio a Marmorel. «Piacere, mi chiamo Lucas.» Con disinvoltura le porse la mano. Lei ricambiò, visibilmente in imbarazzo. «Marmorel Olysser, piacere mio.»

Lucas allargò il sorriso. «Sei di Clodia?»

Marmorel si spinse indietro. «No, vengo da Lud. Io e i miei amici stiamo andando ad assistere al Gran Premio» disse. Si morse il labbro e distolse lo sguardo sui sedili davanti. Prese un respiro e ritornò su Lucas. «Tu invece? Sei un soldato?»

Anche Fez e Aran si voltarono.

«Sì. Faccio parte del quarto distaccamento estero... siamo a pochi chilometri da Clodia.» Si sistemò il colletto della divisa, fece i risvolti alle maniche e si mise a suo agio. «Mi hanno appena promosso, da adesso faccio parte della sezione operativa e quando ritornerò dalla licenza dovrò muovermi sul campo.»

«Quindi indossi l'armatura da battaglia?» domandò Cora in un misto tra stupore e curiosità.

Elidana, che era stata tranquilla fino a quel momento, tanto da sembrare addormentata, si voltò verso di lui. «Cora, maledizione! Vuoi stare giù per favore? Smettila di alzare la voce!» Lo tirò con foga, ma lui continuò a protrarsi verso Lucas, torcendo in modo innaturale il busto.

«Ho letto qualcosa sulle armature da battaglia kharzaniane. Ma è vero quello che si dice? Potete correre più veloce di un cavallo o tagliare con le spade il tronco di un albero?» domandò Fez.

«Sì... beh... diciamo di sì, ma purtroppo non posso darvi altre informazioni» rispose Lucas. «Ordini.»

Aran si voltò verso il finestrino e brontolò sottovoce.

Marmorel portò indietro i capelli. «Vai anche tu a vedere il Gran Premio?» domandò.

«Sicuramente mio fratello avrà già trovato i biglietti. Mi sembra una buona occasione per una rimpatriata.»

Il treno superò la galleria e in pochi minuti si affacciò su una pianura, in lontananza si intravedevano delle case a ridosso del mare. Il tramonto riempiva di rosso, rosa e arancio la superficie dell'acqua, mentre il panorama sfuggiva dalla visuale.

Passò qualche ora, impiegata da Cora ad ascoltare la lunga storia di Lucas all'accademia militare e alla vita notturna dei giovani di Edel. Un'adolescenza totalmente differente da quella che avevano vissuto lui e i suoi amici. Lud non dava spazio a qualcosa che andasse oltre le poche feste cittadine, ma la capitale kharzaniana, a sentire le parole del militare, sembrava un posto da favola. Luoghi dove danzare fino a tarda notte, concerti e raduni studenteschi. Cora, tanto abituato alla vita con la signora Flint, avrebbe voluto sapere cosa si provasse a crescere in Kharzan.

«Fra qualche minuto raggiungeremo Orielm» spiegò Aran interrompendo il racconto di Lucas.

Il Proiettile d'Argento rallentò per entrare in città, ma le mura delle case attaccate ai binari impedivano di osservare appieno la fatiscenza di Orielm. La stazione era sul molo e il treno inforcò una piattaforma galleggiante.

I vagoni salirono barcollando su una mastodontica nave dai cui alberi si spiegarono tre vele di grandi dimensioni. «Tranquilli, è normale. Rilassatevi che il viaggio per Boros è ancora lungo» disse Lucas.

Cora annuì: Lucas aveva ragione. Meglio mettersi comodi, pensò, e s'industriò per trovare una posizione, se non soddisfacente, quantomeno stabile sul proprio sedile.

La notte calò prima che si potesse intravedere l'altra sponda. Lì, Cora vide una torre imponente fatta interamente di granito, sorreggeva la vampa che indicava la posizione del porto, visibile da lunga distanza.

«Quella è la torre della conoscenza. Da qui in poi inizia la gloriosa nazione kharzaniana» spiegò Lucas.

«È fuoco quella cosa?» domandò Marmorel.

«Un tempo lo era, adesso è poco meno che un'illusione, ottenuta dalla rifrazione di luce, specchi e Seorite.»

La nave, dopo una rapida manovra, attraccò al porto. Il treno si spostò su una piattaforma rotante che effettuò mezzo giro sul proprio asse e si agganciò al binario che l'avrebbe portato a Edel, sopra le montagne.

Oramai i finestrini non offrivano più nulla se non il nero della sera. Non c'era molto altro da fare, così Fez prese a sfogliare riviste trovate di fianco al sedile, mentre Elidana, con un sassolino ben stretto in mano, si addormentò; anche Aran poggiò la testa sullo schienale e chiuse gli occhi. Cora, invece, mise sul palmo della mano la targhetta di Ethan, lasciandosi trascinare dal frenetico rumore delle ruote di ferro sulle rotaie. Per lui, ogni cosa su quel treno divenne una piacevole scoperta.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro