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Capitolo 15

Mesi passarono e piano piano i due nuovi arrivati si abituarono facilmente al loro novizio stile di vita.
I piani di Giaspra, dopo nemmeno una settimana, vennero a galla ed essi consistevano nell'addestrare tutti e tre sia in capo del Dono Flusso sia nel combattimento.

Lia alla mattina si cimentava nelle arti della battaglia con Giaspra mentre James e Cha si allenavano in una stanza tutta per loro nel combattimento con le spade e il corpo a corpo, un allenamento tutto maschile, così lo aveva definito la ninfa.
Poi al pomeriggio si riunivano tutti e tre per migliorare il Dono Flusso.
Poche erano state le spiegazioni riguardo il motivo di tali scelte ma alla fine Lia decise di non farci più caso.

E così fu per molti mesi, fino a quando James non scomparve.

Tutto iniziò a farsi più interessante una mattina quando Lia trovò una strana lettere circondata da un'aurea argentata, fluttuare sopra di lei e svegliarla di colpo.
Essa si ergeva su di lei muovendosi delicatamente e dopo un momento di esitazione la prese con mano tremante.
La aprì e al suo interno poche righe spiegavano il da farsi:
"Ciao Cara;
Ho appoggiato sul tuo comodino i vestiti neri dell'altra volta, sono una tuta perfetta per l'allenamento, ti prego di infilarla e venire tra dieci minuti nella sala addestramento sul retro.
Non farmi aspettare troppo.

Giaspra"

Dopo aver letto quelle parole così formali si era voltata verso la sua nuova famiglia, James e Cha, ed entrambi stavano leggendo dei messaggi scritti apposta per loro.

Challor ovviamente fece un ghigno sorridendo a Lia "E questo è solo una delle poche cose eccezionali che lei sa fare..." Disse ironico ripiegando la busta e appoggiandola sul letto.

James smise alla fine di lamentarsi, si limitava a eseguire le richieste della giovane e bella Ninfa e anche quella volta nessuna parola ribelle uscì dalla sua gola.
Lia si alzò dal letto stiracchiandosi rumorosamente e la sua mente si concentrò su altro, il vestito.

Era ben piegato sul comodino e già dal colore nero schiarito capì che il suo corpo non sarebbe mai stato contento di soccombere al suo interno.
Si alzò e prese la parte superiore, il tessuto morbido e elastico.
Era un corpetto lungo per un pelo fino ai fianchi e la zona del seno leggermente scurita.
Lo buttò sul letto affranta poi raccolse il pantalone della stessa stoffa, era di un nero penetrante a vita bassa lungo fino alle ginocchia e molto aderente, gettò pure quello.

Come posso mettermi una mostruosità del genere?, pensò.
Sembrava quei generi di vestiti usati per la guerra e la battaglia, comodo e attillato.
Si mise le mani tra i capelli e poi riprese l'abbigliamento, si tolse il pigiama velocemente e nello stesso modo si vestì per non farsi vedere da Cha che in quel momento era nel bagno.

Andò verso il telefono e cercò di specchiarsi ma chiuse le palpebre, non aveva coraggio di guardarsi. Socchiuse un occhio e poi un altro e quasi le venne da svenire.
Non si riconobbe.
Il vestito non regalava certo immaginazione, mostrava ogni lineamento del suo corpo, e il seno, cerchiato da quel colore nero penetrante, si faceva più prospero.
La scollatura era meno di quello che si aspettava ma lo stesso mostruosamente enorme.

Alzò un braccio per farsi una coda bella alta e la maglietta scoprì i fianchi.
Pareva un'altra persona, quel vestito non rispecchiava il suo essere, si sentiva coperta fino all'animo, anche se esso era pieno di scollature.
Si mise le scarpe e andò di corsa alla porta indugiando lì per qualche secondo.

Guardò l'uscio, sospirò e si fece seria, era pronta per quello che l'aspettava?.
Si voltò verso gli altri e domandò: "Voi non venite?"
Loro due scossero la testa. "Mi sa che tutti e tre abbiamo indicazioni differenti" rispose James sospirando.

Lia annui più socchiuse la porta e uscì dalla stanza.
Il corridoio era in penombra, non seppe il motivo, ma ebbe bisogno di correre, fece di volata tutto l'andito e arrivò alla porta sul retro.
La spalancò di forza con una mano e uscì nell'aria fresca di montagna della mattina d'estate.

Credeva di trovare un giardino ma non fu così, ad aspettarla c'era un'arena da combattimento circondata da delle panchine.
Il campo era chiuso da alte mura grigie, e su uno di essi a sinistra, c'erano ogni tipo di arma possibile.

Sbiancò, ma cosa si aspetta da me? Che diventi un arma da guerra?, no, io non farò mai una cosa del genere, rifletté Lia cupa.

Giaspra era in un canto dell'ampio e silenzioso campo con un arco sguainato, sguardo concentrato, e indossando un vestito simile al suo.
In quello stato era bellissima e si vedeva con chiarezza la sua leggerezza e eleganza.

Tese di più le braccia, fece un sospiro e scoccò la freccia, lei fendette l'aria e attraversò tutta l'arena fino ad arrivare dall'altra parte, conficcandosi esattamente sul centro del bersaglio.
Lia rimase meravigliata, era stata bravissima.

Giaspra si girò verso di lei, abbassò l'arco e le andò in contro.
"Ciao Lia, ti dona il vestito di battaglia" disse con un sorrisetto soddisfatto, Lia annui semplicemente. "Credo che ormai avrai capito che tipo di addestramento ti faro vero?" Continuò, Lia approvò di nuovo.
"Già, non ti credi all'altezza per imparare l'arte del combattimento, ma lo sei fidati, c'è l'hai nel sangue" pronunciò per ultimo la giovane Ninfa notando il disagio e l'animo turbato della nuova arrivata.

Lia stavolta parlò "nel sangue?" Chiese, "si si, nel sangue" rispose semplicemente Giaspra senza andare nei dettagli.
Lia mosse leggermente la testa titubante.
Che cosa intendeva dire che l'aveva nel sangue?, non poté pensarci su che Giaspra si diresse al muro delle armi prendendola da un braccio.
"Bene, qua ci sono ogni tipo di arma, scegline una e diventerà tua, cerca quella che ti si addice" spiegò.

Lia si avvicinò alla parete guardando tutte le armi, c'erano spade di ogni tipo, pugnali, asce, una varietà di archi, fruste e lance.
Non aveva la minima idea di quale le si addiceva e per lo più le odiava tutte a causa del loro scopo.
"Io non so quale sia meglio, non ho mai impugnato nessuna di queste armi, hanno tutti un fine che non mi piace" disse alla fine Lia tirandosi in dietro.

Giaspra fece una risata sonora e amara, facendo arrossire la giovane ragazza ora sempre più scossa. "Lia guardale bene, devi sentire nel tuo animo quella giusta, ogni uomo a un arma predestinata, una che ci descrive, ma non tutti ne hanno interesse, chi decide di inoltrarsi in quest'arte deve leggere il suo animo e trovarla" rispiegó meglio Giaspra facendosi seria.

Lia la guardò torva e ribadì "io non ho intenzione di imparare la sua arte, non voglio, Non mi piace".

"Col tempo imparerai ad amarla, so quello che pensi: la battaglia è spargimento di sangue inutile, ma non è realmente così." Fece una pausa per schiarirsi le idee, poi aggiunse: "l'arte della battaglie è saggia e giusta, quella che conosci tu non è arte, é solo brama di morte e sangue, noi impareremo il genio del salvare la vita, difendere Nereide e il tuo mondo" precisò la Ninfa.
"Da cosa la difendiamo?" Chiese la ragazza ancora poco convinta.
"Da episodi antichi, Lia, ogni cosa al suo tempo, ti spiegherò tutto promesso, ma non oggi, ora ti basta sapere che la fuori cova una brutta minaccia e dobbiamo essere in grado di difenderci".
Ma lei non si arrese: "perché non mi dice la verità e basta, invece di lasciarmi nell'oscurità?".

Giaspra sospirò, "È molto più complicato di quanto credi, devi guadagnartela la verità, non tutti possono sapere, un tempo fu imposto un sigillo sulla conoscenza del regno antico, più tardi quando ci saranno anche i tuoi compagni, ti spiegherò meglio." Informò la suprema Ninfa.
"Ora scegli," disse subito dopo alzando il tono.

Lia sospirò e rimise la sua attenzione al muro delle armi, non aveva una minima idea di quale scegliere, le odiava tutte. Non capiva perché proprio lei si trovava in una tale situazione.
Scosse la testa affranta, mentre Giaspra la osservava cupa con sguardo indecifrabile.

Percorse tutta la parete, cogliendo le armi una a una, ma non sentiva niente, qualunque cosa dovesse sentire. Quando arrivò alla fine del muro, però, notò un arma che accolse la sua attenzione.
Si avvicinò per guardarla meglio: era una spada bellissima, la lama di un bianco assoluto puro, come se quel espediente non avesse mai toccato sangue. L'impugnatura era a forma di drago con le ali spalancate e le fauci pronte per una fiammata, sulla destra c'era un simbolo che Lia non conosceva, strano e magnifico allo stesso tempo.
Esso raffigurava due spade incrociate rivolte verso il basso, legate all'incrocio da una rosa in rilievo.
Di fianco alla spada c'era anche un arco, con l'emblema inciso sul legno pregiato, Lia intuì fossero in coppia.

Gli sembrò che la spada iniziasse debolmente ad illuminarsi.

Giaspra si avvicinò e mettendole una mano sulla spalla disse "hai deciso?".
Lia non sapeva che rispondere poi cercò di essere sincera, "non lo so, queste due armi mi sono saltate all'occhio, ma non sento quella cosa che dicevi..."

Giaspra non le fece finire la frase che esordì: "devi toccarle, comunque dici queste due?" Chiese per sicurezza indicandole.
Lia annuì "bene, prendi la spada vediamo che succede" ordinò la ninfa che aveva già notato la lieve luce proveniente dalla spada.
Lia avvicinò la mano destra titubante, se già a casa si sentiva male a impegnare quei coltelli grandi per il pane, figuriamoci un spada.

Prese l'espediente e la staccò dal muro, sentì da subito uno strano benessere che non credeva fosse possibile percepire con quel tipo di oggetto in mano.
La spada si illuminò ancora di più , e contemporaneamente anche l'arco appeso alla parete.

Giaspra sorrise "Siamo arrivati al dunque finalmente, comunque non c'erano dubbi che fossero queste due" disse soddisfatta.
"Perché?" Chiese Lia.
"Vedi il simbolo inciso?"
Lia annui, "É il marchio dell'ordine dei Vigilanti, non si sa molto sul loro conto ma si dice fossero guerrieri valorosi in grado di cavalcare i draghi, e tu hai sangue di battaglia quindi sono perfette per te" esclamò.

"Comunque, in'oltre una leggenda narra che i Vigilanti diventarono così stretti alla propria spada che la loro anima si trasferì in essa e quindi anche nell'arco. Le due armi erano inseparabile, venivano forgiate insieme e un Vigilante le portava sempre con se, anche se sono più che sicura di averne visti molti adoperarne solo una, ma non so molto sulla questione, dopo la grande guerra antica sono spariti" fece un altra pausa. "Queste due le ho trovate nel bosco delle ninfe Taigane, le ho ripiegate con cura e mi sono detta che potevo aggiungerle alla mia collezione, ora su basta con le chiacchiere, in azione".

Lia staccò dal muro anche l'arco e segui Giaspra in mezzo all'arena, "bene da che arma vuoi iniziare?".
Ci pensò su e dato che la spada non riusciva neanche a tenerla in mano, decise l'arco.

***

Cha guardò Lia allenarsi a lungo, dopo aver letto la lettera e fatto il suo dovere con James, che principalmente consisteva nel persuadere il giovane ragazzo e convincerlo ad imparare ad adoperare il Dono flusso, più che imparare era stata una vera caccia al tesoro finita male a causa della sua mancata Rivelazione.
Poi si era recato velocemente nel retro mentre il fratello di Lia, sfinito per l'enorme sforzo, tornò in camera a riposare.


Erano le nove del mattino e Lia sudava concentrata. Da più di due ore si allenava senza nessun miglioramento, la freccia non arrivava neanche al bersaglio.
Alla faccia del sangue di battaglia, si disse Lia, mentre
Giaspra la incitava a fare di meglio.

Challor osservava tutto sorridendo, Lia non si accorse di lui per molto tempo.

Giaspra sospirò affranta e per la medesima volta si mise dietro di Lia e prendendole le braccia, le mostrava come tirare e impugnare arco e filo. Lia si fece serissima, c'è l'avrebbe fatta.

Ora schioccherò la freccia e quella volerà leggere e si conficcherà nel bersaglio, non pretendo il centro ma almeno ai lati, pensò Lia irritata.

Cha la guardò riflettere, con il vestito che indossava e il suo sguardo serio le sembrava bellissima, come sempre d'altronde.
Lai distese le braccia, guardò il bersaglio, i muscoli
tesi per lo sforzo, scoccò la freccia, abbasso l'arco e la guardò volare fiera.
Fendette l'aria sibilando con il bersaglio senza ormai via di scampo, ma al termine della sua corsa, qualcosa andò storto e si conficcò nel muro, sopra la sua preda.

Lia urlò di rabbia e scaraventò l'arma a terra, ansimando, il sudore la ricopriva da capo a piedi.
I muscoli cedettero e si ritrovò in ginocchio sfinita e affranta.

Giaspra le mise una mano sulla schiena e disse "basta
così per oggi, sei stata bravissima, un miglioramento minimo dovrai averlo notato, anche se lieve, non abbatterti, su alzati" porgendole la mano.
Lia l'afferrò alzandosi con fatica e si diressero verso la porta, ma si blocco sconvolta.

Cha la stava fissando e lei d'istinto si guadò il corpo per assicurarsi che fosse tutto in ordine, ma non ebbe tempo.
Lui la prese dalle spalle e la guardò negli occhi. "Sei stata brava" disse. " Si certo, non ho centrato neanche una volta il bersaglio" rispose Lia con ironia.
Il biondino rise, poi le tolse le mani dalle spalle e continuò divertito: "vatti ha fare una doccia puzzi peggio di me dopo aver mangiato aglio e cipolla".
Lia lo guadò torvo dandogli una pacca sul braccio ma poi sorrise socchiudendo gli occhi.

Prima di entrate nella stanza Giaspra li fermò spiegando che dopo pranzo dovevano trovarsi tutti e tre davanti al ponte trasparente.
Poi Lia si scaraventò nel bagno e ci rimase per due ore di fila.

Finito di preparasi si mise il pigiama e senza interessarsi degli sguardi interrogativi di James
si sdraiò nel letto dedicandosi a un sonno ristoratore.

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