1. Aurora
Doña Tessa (non osiamo dimenticare le mie origini messicane!) l'inquietante è orgogliosa di presentarvi la sua OS ispirata al particolare del Trittico della tentazione di San Antonio, pannello destro. A voi l'arduo compito del Giudizio!
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«Sfigata!»
«Sei inutile, mi deludi! Fila in camera tua!»
«Ma è possibile che tu sia sempre così sbadata?!»
«Sei patetica.»
Aurora si lasciò cadere con tutto il suo peso sul suo morbido letto, facendo scricchiolare le assi in legno. Voleva solo dormire, almeno nei sogni poteva fuggire da quella realtà orrenda.
No, non stava esagerando. Genitori assenti e violenti, spesso ubriachi, era la vittima preferita dei bulli a scuola, i professori sembravano odiarla dal profondo per motivi a lei sconosciuti.
Non sapeva dove trovava la forza di andare avanti tutti i giorni. Forse il suo animo non voleva ancora arrendersi alla realtà dei fatti: a nessuno importava di lei.
Sospirò e si tolse le scarpe nere, lasciandole cadere con un tonfo a destra del letto. Le piaceva stare scalza in casa.
Non aveva alcuna voglia di fare i compiti, quindi rimase stesa sul materasso.
Non aveva intenzione di dormire, solo di riposare un po', per rilassare i suoi nervi provati.
***
Doveva essere crollata, perchè quando riprese conoscenza non si trovava più in camera sua. Raramente le capitava di avere sogni lucidi.
Di solito sognava di volare libera, alta nel cielo, il vento fra i capelli dorati. Sognava di volare sopra Londra, New York, Rio, Shangai, di vedere romantici tramonti e assistere a piogge infinite di stelle cadenti.
Ma ad un certo punto le sue bianche e candide ali d'angelo iniziavano a decomporsi. Lentamente, inesorabilmente, in una lunga agonia. E, in qualunque luogo fosse, tutto scompariva, lasciando spazio alla vastità dell'Oceano. Niente navi, niente isole in vicinanza. E a quel punto il panico l'assaliva. Non poteva atterrare e salvarsi. Poteva solamente aspettare, impotente. Poteva solamente aspettare la sua morte.
Invece questa volta era rannicchiata in un ambiente grigio, senza fine, una specie di prigione infinita che istintivamente paragonò alla sua esistenza. Si chiese perché l'incubo di lei che cadeva avesse smesso di tormentarla.
Non sapeva quale delle due situazioni fosse migliore. Odiava la sensazione di terrore che l'assaliva prima di cadere, ma quel vuoto... quel vuoto la inquietava. La faceva sentire piccola e inutile.
Si morse il labbro. Doveva svegliarsi. Non voleva restare lì troppo a lungo.
Bastava volerlo? Non lo sapeva, ma doveva provarci.
Avanti, Aurora, svegliati!
Niente da fare.
Allora si rannicchiò, facendosi piccola piccola.
Non sapeva quanto tempo era passato, ma ad un certo punto le sembrò di vedere un punto luminoso in lontananza. Si strofinò gli occhi. Forse se l'era solo immaginata... o forse la sua mente aveva finalmente deciso di porre un po' più di movimento in quel sogno.
Non si era sbagliata: qualcosa - o qualcuno - si stava avvicinando.
Aurora si fece coraggio e corse verso di essa. Alla fine si trattava solo di un sogno...
E allora perché aveva uno strano presentimento?
Presto fu abbastanza vicina da distinguerne le forme: era un pesce! E inoltre volava, e non viaggiava sulla specie di pavimento immateriale su cui Aurora correva.
E a bordo dell'essere c'era una persona. Non riusciva a scorgerne i lineamenti precisi, volava troppo in alto, ma era sicura che si trattasse di un ragazzo. Un ragazzo vestito di blu.
Il pesce atterrò di fronte a lei, lasciando scendere il passeggero. La ragazza lo osservò curiosa. Doveva avere più o meno la sua età, se non qualche anno in più. Ed era bello, no, bellissimo. Una chioma corvina e spettinata circondava il suo viso privo di imperfezioni, decorato da due occhi color smeraldo. Sembrava un principe, con quel portamento elegante.
Era vestito di tutto punto, in uno smoking azzurro scuro, come se stesse per prendere parte ad una festa.
«Aurora!»
La ragazza pensò che fosse la voce di un angelo, era così soave e dolce... Era forse venuto a salvarla, a portarla una volta per tutte in paradiso?
Lo sconosciuto corse verso di lei e le prese le mani. Il suo tocco era delicato e nei punti di contatto Aurora avvertiva un dolce tepore. Arrossì.
«Sono Philip, finalmente ci incontriamo!» si presentò con un inchino. «Vieni, questo non è un bel posto dove passare il tempo. Ti porterò in un luogo fantastico, vedrai.»
La ragazza era confusa, ma si lasciò guidare. Tanto era solo un sogno... anche se sperava che non lo fosse.
Salirono a bordo del pesce gigante, che scoprì chiamarsi Poisson. Nonostante le viscide scquame argentee, si stava comodi. Chissà di che specie faceva parte.
Ad un cenno di Philip l'animale si alzò in volo. «Tieniti forte!»
Aurora si aggrappò al ragazzo, spaventata dal movimento improvviso.
«Non preoccuparti, ci sono io con te» la rassicurò sorridente Philip, accarezzandole la guancia.
In men che non si dica, furono fuori da quella landa desolata e grigia.
Aurora si ritrovò ad ammirare paesaggi fantastici, che mai aveva visto: volarono su foreste piene di fiori arcobaleno, su città splendenti e futuristiche, su distese di ghiaccio gelido e intrigante. Tutto ciò in quelli che a lei sembrarono pochi minuti. Aveva davvero una fervida immaginazione. Pensò di avere un futuro come artista o scrittrice.
Al termine del viaggio, atterrarono su un'isoletta in mezzo al mare.
Quando scesero dal pesce, Philip lo congedò lasciandolo libero di nuotare nell'oceano e di sguazzare con i suoi simili.
«Benvenuta a Svarga, Aurora!» le sorrise Philip, allargando le braccia ad indicare tutta l'isola. «L'Isola Paradiso.»
Ed era vero: era un posto magico, speciale, paradisiaco. La ragazza sentiva di non poter essere triste lì.
Philip la condusse attraverso la foresta, piena di vita e animali fantastici e colorati, fino a portarla ad un castello di cristallo.
Ballarono per un periodo che parve infinito.
Finalmente, dopo tanto tempo, Aurora si sentiva felice.
***
Aurora aprì gli occhi. Riconobbe le macchie di muffa sul soffitto. Avrebbe saputo disegnarle a memoria, ormai. Di fianco, il suo vecchio comodino polveroso.
Sospirò, sorridente. Non le importava se era solo un sogno, finalmente aveva trovato qualcuno che l'apprezzava veramente.
Da quel giorno, ogni volta che chiudeva gli occhi, Philip veniva a prenderla con Poisson e la portava a Svarga per passare momenti di gioia e divertimento.
Philip l'aveva salvata da quel baratro nero che la stava risucchiando, non le importava che fosse frutto della sua immaginazione, lei lo amava da profondo del cuore.
A scuola avevano smesso di prenderla in giro. Arrivava ogni mattina, sorridente al ricordo di Philip, e tutti ne rimanevano sconcertati.
Sara, una sua compagna, non riusciva a capire come una sfigata, una reietta come lei, esclusa da tutti, riuscisse a mantenere il sorriso. Le dava fastidio: lei aveva tutto, era bella, ricca e popolare. Eppure si sentiva vuota. Non aveva ragioni per sorridere come Aurora. Non era giusto!
Così decise di cancellare quell'espressione beata per sempre dal suo volto.
Un giorno, durante l'intervallo, lei e le sue amiche la circondarono in corridoio.
Aurora non sapeva che fare: pensava che ormai il bullismo se ne fosse andato per sempre. Si era sbagliata?
«Hey, mocciosa. Come mai sorridi così spesso ultimamente? Che c'è, hai iniziato a fumarti erba?» la aggredì Sara. Le sue compagne risero alla sua battuta.
Aurora strinse a sé l'album da disegno che aveva in mano, come a cercare forza e sostegno, e cercò di oltrepassarle per evitare guai, ma due compagne le bloccarono la strada.
«Nah-ah. Mi dispiace, ma non puoi scappare, biondina.»
Sara la spinse e Aurora rovinò sul pavimento, mentre l'album finì ai piedi dell'avversaria.
«E questo?»
Sara lo raccolse e ne guardò il contenuto, per poi mettersi a ridere.
«No, lascialo!» provò a reagire Aurora, alzandosi e cercando di afferrarlo.
Sara si scansò prontamente, e Aurora cadde di nuovo.
«Guardate, ragazze, questa sfigata si disegna mentre balla con un principe! Forse non sa che non siamo nelle favole! E c'è pure uno stupido pesce volante!»
Aurora aveva le lacrime agli occhi. Perché ce l'avevano con lei? Non aveva mai fatto nulla di male!
«Non è stupido... si chiama Poisson...»
Le ragazze risero ancora di più alla sua affermazione.
«Oh, ha pure un nome! Patetico. Ora guarda che fine fanno i tuoi adorati disegni.» Detto questo, iniziò a strapparli in piccoli pezzi, uno ad uno, sotto gli occhi colmi di lacrime di un'imponente Aurora.
***
La ragazza piangeva sommessamente, riversando lacrime salate sul suo cuscino per l'ennesima volta. I suoi disegni... non c'erano più. Si era illusa che ormai le cose sarebbero andate per il meglio... e invece no, il male era dietro l'angolo, aspettava il momento giusto per attaccare e infliggere più sofferenza possibile.
Inoltre sua madre, vedendola tornare da scuola con gli occhi rossi, aveva ulteriormente peggiorato la situazione sgridandola, chiamandola inutile e stupida. Dicendole che esisteva solo a causa di un suo errore.
Lei non aveva nemmeno reagito, inizialmente. Forse aveva ragione. Lei non sarebbe mai dovuta esistere, per questo tutti la odiavano, per questo il mondo intero ce l'aveva con lei.
Philip e Poisson erano gli unici che le volevano bene. Col passare del tempo, aveva capito che non era un semplice pesce volante, aveva anch'esso un animo e dei sentimenti e ci si era affezionata molto.
Aurora desiderava ardentemente che fossero reali, ma sapeva che non c'erano speranze. E al realizzarlo il suo pianto si fece ancora più disperato.
Ma poi, improvvisamente, il silenzio avvolse la sua camera. Aveva smesso di piangere.
Forse c'era una soluzione!
Corse in bagno, attenta a non farsi vedere dalla madre. Frugò nei vari armadietti, e dopo pochi minuti finalmente trovò il barattolo che cercava. Barbiturici.
Sua madre li usava per combattere l'ansia e l'insonnia, ma recentemente li aveva sostituiti con farmaci a base di benzodiazepine.
Li portò in camera e ingerì tutte le pillole rimaste. Si stese sul letto e, sorridente, chiuse gli occhi.
Finalmente avrebbe potuto stare con Philip e Poisson. Per sempre.
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Non vi aspettavate uno spazio autore anche alla fine, eh? 😏
Male, devo ancora dire il numero di parole: 1596 ._.
Vabbe'. Volevo solo ringraziare Ciscandra e la sua "Galleria di Ophelia", che mi ha aiutato nella stesura della OS. E niente, anche se non commento o non sono un'ambasciatrice attiva, sappi che ti supporto e supporterò sempre 😘
Non sono sicura che i medicinali che ho citato siano corretti, ho fatto le mie ricerche, ma sappiamo tutti quanto internet sia affidabile. Koira91 non uccidermi se ho sbagliato xD.
Fine.
Auguro a tutti una buona serata e buon fine Agosto❤🌟
-Tess 🌹
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