4. Gli stronzi non muoiono mai
Canzoni per il capitolo:
Maps - Maroon Five
My boy only breaks his favorite toys - Taylor
One more night - Maroon five
🍭
"Cari studenti,
Solo le menti più eccezionali dell'intera nazione fuoriescono da questo college.
L'un percento del sistema: coloro che dalla medicina alla politica ricoprono i ruoli chiave nella società.
Grazie al metodo piramidale con cui l'Upper High College classifica gli studenti promuoviamo solo il meglio del meglio.
Come sapete, in base al risultato ottenuto corrisponde un punteggio che dovrete lottare per mantenere.
Ricordate, le valutazioni non terranno conto dei cognomi né del prestigio sociale, ma solo dell'intelligenza di ogni matricola.
Che la settimana dei test abbia inizio."
- Il Direttore
Asa
Le prevalutazioni, strumento di tortura psicologica che il direttore si diverte a indire a metà anno. Con cinque esami - sportivo, scientifico, letterario, artistico e culturale, storico - ci assegnano un punteggio che equivale a una posizione nella piramide della morte.
Un solo risultato da cui dipenderà ogni matricola, dalla più ricca famiglia alle borse di studio, e in base a questo lo studente sarà considerato di valore o sacrificabile. Per gli studenti delle famiglie agiate, un punteggio un po' più in basso nella piramide non rovinerà loro la vita. Intaccherà di poco la reputazione della famiglia o ritarderà i loro piani di successione, ma nulla di tragico come per le borse di studio.
Per le borse di studio non rientrare nelle prime due posizioni significherebbe dover pagare le rate come ogni altro studente. E in questo covo di miliardari l'unica borsa di studio che ha superato i severi test d'ammissione sono io. E si da il caso che questo vorrebbe dire solo una cosa per me: l'espulsione.
"Ti sta colando il sangue dal naso".
Sollevo la fronte, tiro fuori dalla tasca della felpa un fazzoletto e tampono. Con la mano libera giro la pagina e sottolineo il paragrafo successivo. Un braccio mi copre le pagine, alzo il capo e Cleo mi fissa con il sopracciglio inarcato e le labbra piegate verso il basso.
"Ti ho detto che ti sta colando il sangue dal naso nella speranza ti fermassi un minuto dalle quattro ore che sei chiusa in biblioteca a studiare. Ma no, Asa Wang si ficca un fazzoletto sulla narice e continua come se nulla fosse. Sei pazza?"
Non è la prima volta che il mio naso decide di smettere di funzionare e sta iniziando a diventare snervante. "Lo diventerò se il mio punteggio alle prevalutazioni dovesse scendere. Oh credimi, lì si che mi vedrai impazzire" sibilo, le sposto la mano dal libro. "Papino non mi paga la retta, te lo devo ricordare?"
Si butta indietro sulla sedia, sbuffa e scuote la testa. "Dico solo che non hai una bella cera e la tua ossessione per lo studio sta diventando... patologica. Non ti ho vista prenderti nemmeno un caffè e poi ieri in mensa..."
Tutti tranne lui.
"Non parliamo della mensa, sto cercando di cancellare quel maleducato presuntuoso arrogante dai miei ricordi. So quanto sai tu, te l'ho detto" distolgo lo sguardo e riporto l'attenzione sul paragrafo di storia contemporanea. Rabbrividisco solo ripensandoci, la scenata di Amir del tutto fuori luogo e priva di senso mi perseguita già abbastanza.
"Eppure mi è parso il contrario. Tra Garret che si siede al nostro tavolo e il nuovo studente prodigio che ti dice..."
Stringo l'evidenziatore tra le dita. "È colpa dello studente prodigio se ora ogni posizione è a rischio. I tuoi genitori ti diranno qualcosa se scendi di un posto?".
Le lancio un'occhiata rapida, solleva le spalle e torna a giocare con una ciocca dei suoi capelli rosa. "Stai cambiando argomento, ma lascerò correre solo perché ho pietà della condizione in cui sei" sospira. "Ai miei genitori non interessano molto queste cose e menomale perché non reggerei la pressione della famiglia di Aurora o peggio di quella di Pete."
Aurora, e Pete. Sesta e ottava posizione, se la memoria non mi inganna.
"Ho sentito dire che la madre di Aurora non la fa mangiare se non ottiene il massimo nelle simulazioni, la viene a prendere di persona all'uscita e credimi si vede lontano un miglio che è una pazza che proietta i suoi progetti di successo sulla figlia."
"Come fai a sapere sempre tutto di tutti?" Riporto lo sguardo sul libro e ripeto nella mente le date che ho evidenziato.
"Le voci girano, basta saperle ascoltare... ma tu sei troppo impegnata per rendertene conto. Sai vero che in quanto seconda classificata, sulla tua testa ci saranno tante di quelle famiglie incazzate? Potrebbero tentare di farti fuori."
Giro la pagina e riprendo a evidenziare. "Mhh, nulla di nuovo... ai test di ammissione mandarono una lettera al direttore chiedendo la mia espulsione perché non rispettavo il prestigio sociale del collage e rischiavo addirittura di sporcarlo. Ho dovuto battere i loro figli in un dibattito orale su ciascuna materia per guadagnarmi un posto qui dentro".
Il ricordo delle loro facce strabiliate quel giorno rimarrà per sempre la soddisfazione numero uno. Nulla mi rende più felice di ricordare ai ricchi che anche quelli come me hanno un cervello, molto spesso più intelligente del loro.
Molto spesso? Nah, sempre.
"Non mi stupisce, una borsa di studio non è mai resistita così tanto qui dentro. Le ho viste passare, all'inizio reggono anche bene ma a lungo andare diventa difficile tenere l'asticella alta. Prima o poi si ritirano e sappiamo il perché..."
Perché mantenere la seconda o peggio la prima posizione per tutto l'anno è da pazzi e il direttore lo sa fin troppo bene. "Mettere degli standard impossibili da mantenere ma allo stesso tempo mostrarsi buoni e caritatevoli, concedendo la possibilità di iscrizione nei confronti di quelli che non nascono con il cucchiaio d'oro in bocca..." volto pagina.
Una strategia a dir poco vomitevole.
"Il direttore di certo non si aspettava che Asa Wang fosse così folle e testarda da reggere la seconda posizione, senza lezioni private o alcun aiuto esterno. Per questo non mi stupirebbe vedere qualcuno sfrecciare qui e provare a farti fuori prima dei test... o cazzo, sta succedendo? Io ero ironica".
Sollevo il capo e seguo la sua traiettoria, uno studente si avvicina a grandi falcate al nostro tavolo con lo sguardo fisso sul mio.
"Wang?"
Annuisco, mi fissa il naso e solo ora mi ricordo di avere ancora il fazzoletto ficcato in una narice. Lo tolgo e lo nascondo in un pugno.
Vuole farmi fuori nella libreria del college?
"Il professor Gilbert ti chiama nel suo ufficio."
"Grazie" sussurro. Si volta e si siede qualche tavolo più indietro. Apre i libri e, proprio come la maggior parte degli studenti in questo periodo infernale, si porta le mani tra i capelli e ripassa come un pazzo.
Prendo la borsa e ci ficco dentro tutto il materiale che ho sparpagliato sul tavolo. "Non mi ha uccisa" sospiro. "Peccato, ero pronta a essere accoltellata".
"Ti uccideranno di nascosto, poco ma sicuro" si dondola sulla sedia e sorride, come se il mio essere odiata da ogni studente la intrattenesse. "Cosa vorrà Gilbert?"
"Qualsiasi cosa sia spero valga il tempo perché è il periodo peggiore per farmi perdere le ore" metto la borsa sulla spalla.
Raggiungo lo studio del professor Gilbert, busso alla porta e l'apro. Di male in peggio. Aggrotto la fronte, seduto di fronte alla scrivania c'è Rayan. Picchietta il piede contro il pavimento, con un movimento leggero ruota il capo e incrocia il mio sguardo.
"Ha chiamato anche te?"
Un lampo mi attraversa la mente. "Ah cazzo, mi aveva accennato a una cosa l'altra volta... voleva parlarci insieme" mi metto nella sedia vuota alla sua destra. "Forse ha valutato il progetto che abbiamo fatto".
Storce le labbra e distoglie lo sguardo. "Avrebbe comunicato il voto via email, non avrebbe richiesto la nostra presenza così rigidamente".
Ha ragione. Cosa può essere?
"Perdonate l'attesa" la voce del professore Gilbert mi fa voltare verso la porta. Fa il giro della scrivania e sprofonda sulla sedia, tra le mai stringe un mazzo di fogli che attira subito la mia attenzione. "Il vostro progetto ha ottenuto il massimo dei voti, in questi giorni vi arriverà il comunicato ufficiale. Ma ci tenevo a dirvi che sono rimasto strabiliato, unire i primi due classificati è stata la mossa migliore ma temevo di farlo. A volte mischiare i primi classificati non funziona, l'ho constatato negli anni perché le menti geniali solitamente tendono a sovrastarsi a vicenda, a voler dominare l'uno sull'altro."
L'emozione gli fa brillare gli occhi e io vorrei tanto applaudirmi da sola per aver rifiutato il progetto pronto di mister 'faccio tutto io, non ho tempo da perdere', anche noto come Justin Bieber. Gli lancio uno sguardo di sbieco e lo trovo intento a fissare il professore senza battere ciglio, tamburella le dita sul poggia sedia e rimane in silenzio.
Ora è tutt'altro che quel ragazzo rannicchiato contro la porta antincendio incapace di prendere fiato. Dal viso non traspare alcuna emozione e mi domando come faccia a indossare una maschera talmente bene quasi fosse la sua seconda pelle.
"Ma andiamo al motivo per cui vi ho chiesto di venire qui" si schiarisce la voce e io ripunto l'attenzione su di lui. "Vorrei farvi rientrare nel progetto di biologia sperimentale condotto dai ricercatori con cui collaboriamo. Sarete retribuiti e vi sarà fornito il materiale necessario"
Schiudo le labbra. Un che cosa?
"Pochi studenti prima di voi hanno avuto un'opportunità simile e i loro studi ci sono stati di grande aiuto, l'ospedale e il team di ricerca ci domandano sempre se abbiamo degli studenti capaci di aiutarli nello sviluppo delle ricerche sperimentali. Vedo in voi dei potenziali candidati e il progetto che mi avete consegnato in così poco tempo n'è la prova."
"Questa cosa come sarebbe organizzata?" la voce di Rayan pacata e controllata è l'opposto di come mi sento io al momento.
Un mix tra euforia e confusione domina il mio cuore, ma non appena il professore Gilbert risponde il castello crolla. Ecco la fregatura.
"Quattro giorni a settimana? Con le prevalutazioni dietro all'angolo??" Strabuzzo gli occhi. "Come potremmo accettare una cosa del genere ora? Se non passiamo le prevalutazioni siamo fuori dai giochi e addio a qualsiasi progetto di ricerca, per quanto interessante possa essere".
Sospiro. Era troppo bello per essere vero. La retribuzione mi avrebbe aiutata con le spese a casa e con l'acquisto dei libri per i corsi, ma il tempo che mi toglierebbe sarebbe troppo fatale e rischioso.
Rayan si alza dalla sedia. "Sono d'accordo con lei. Se questo è tutto, avrei da fare."
Faccio per seguirlo ma la voce del professor Gilbert mi frena. "Vi darà dei punteggi extra."
Il mio cuore perde un battito e il sorriso del professore mi fa intendere di aver appena abboccato all'amo. Rayan si volta ad ascoltarlo e io per poco non cado dalla sedia.
Inspiro. "Punteggi extra veri e propri?"
Annuisce. "Li integreremo nella classifica piramidale delle prevalutazioni-"
"Quanti?" domanda Rayan.
"Cinque".
Sussulto. Potrebbero sembrare niente di che, ma per i primi classificati cinque punti possono spostare l'intero esito da una o dall'altra parte.
"Sì" affermo. "No" la voce di Rayan sovrasta la mia.
Ci scambiamo un'occhiata tutt'altro che pacifica e ai limiti di una crisi isterica.
"Penso abbiate bisogno di confrontarvi, sarò qui fuori per qualche minuto e quando rientrerò vorrei una risposta chiara e... comune. Può funzionare solo entrambi acconsentite" si alza ed esce dall'aula.
Lo fisso accigliata. "La differenza tra il tuo posto e il mio secondo posto è sempre stata molto sottile, quei cinque punti potrebbero cambiare tutto anche per te".
Si appoggia al muro. "A me non cambiano niente. Cinque punti? Li ottengo già con il team privato, dimentichi?"
Batto le palpebre, schiudo le labbra ma le richiudo subito. Ha ragione... come dargli torto? Il gruppo riservato solo ai primi cinque classificati del college che permette di avere accesso a lezioni avanzate, esercitazioni e simulazioni introvabili. Da regolamento dovrei partecipare anch'io, ma il consiglio studentesco è giunto alla conclusione che le borse di studio non possono assistervi dopo le lamentele delle famiglie multimiliardarie.
Perciò sono tagliata fuori.
Al contrario di Amir che non so per quale pazza ragione è stato subito incluso.
Prendo un profondo respiro, tento di addolcire il mio sguardo ma potrei spiaccicarlo contro il muro pur di convincerlo ad accettare. "A te non cambierà nulla, ma..."
"Ma non mi riguarda" sospira secco. Una coltellata farebbe meno male di fronte al suo menefreghismo. "So che importanza avrebbero quei cinque punti, ma non ho tempo per una ricerca ora. Quella è roba seria, non si scherza. E non coincide nemmeno con gli allenamenti di nuoto, per non parlare del fatto che abbiamo le prevalutazioni alle porte".
Mi alzo e mi avvicino, gli arrivo sotto al mento perciò alzo il capo per guardarlo negli occhi. "Non dovrai fare nulla, tu... accetta soltanto e io farò il lavoro per due."
"Richiede la presenza di entrambi" ribatte, sposto lo sguardo sul filo di lentiggini che gli ricopre la punta del naso e poi lo riporto sui suoi occhi chiari.
Ha un viso quasi dolce.
Aggrotta la fronte e delle pieghe si formano ai lati degli occhi. "Abbiamo finito?".
"Il tuo viso è dolce" ammetto in un sospiro e per un attimo intravedo le sue guance tingersi di rosa. Si ricompone in meno che non si dica. "Era rossore quello?"
"Ho capito, abbiamo finito" si sposta, ma lo agguanto dal braccio con una presa disperata.
"Aspetta, aspetta" ingoio un groppo di saliva, le mie dita premono attorno al suo braccio. "Hai ragione, il periodo è pessimo e non hai alcun motivo per farlo. Né la retribuzione né il punteggio, anzi... mi daresti solo un vantaggio. Ma io ne ho bisogno più di quanto voglia ammettere. Rischio di uscire dalla seconda posizione con l'ingresso di..."
"Amir?"
Annuisco. "Voi due vi conoscete o sbaglio?" Si irrigidisce ma non ricevo alcuna risposta. Fermo di fronte a me, mi osserva con quell'espressione impassibile spoglia da qualsiasi cenno di umanità.
"Ad ogni modo, rischio di uscire dai primi due posti e io sono qui grazie alla borsa di studio. Se scivolo anche solo di un posto, dovrei pagare le rette e non posso permettermele" spiego tutto d'un fiato con un peso nel petto che non fa altro che soffocarmi.
"Mi stai strizzando il polso".
Abbasso lo sguardo, mollo la presa di scatto. "Scu..." una benda bianca fuoriesce dall'orlo della maglietta. Mi acciglio. "Sei ferito?"
Sposta il polso dietro alla schiena, senza darmi modo di vedere di più. "Parteciperò alle ricerche, consideralo il favore che ti dovevo per quella cosa. Intesi?"
Il cuore mi salta in gola, il peso che mi opprimeva il petto si allevia fino a diventare minuscolo. Schiudo le labbra incredula. "Davvero??" urlo dalla gioia e per poco non svengo dall'emozione.
Si porta una mano sull'orecchio mentre storce il naso. "Davvero" ripete.
"Dio, la vita non è mai stata così bella. Potrei svenire" cerco la sedia con la mano e mi ci trascino sopra. Tiro un sospiro di sollievo e la tensione al mio stomaco si allevia a tal punto che borbotta per la fame. Devo mettere qualcosa sotto i denti.
"Perché fai così?"
"Perché non sono nata ricca? Il karma, chissà chi ho fatto incazzare nelle mie vite precedenti".
Scuote il capo. "Perché sei fissata con questo college? Tu potresti scappare via da qui e partecipare a delle lezioni normali in un college normale senza schemi piramidali o gerarchici ogni due settimane. Non capisco perché ti complichi la vita."
Sorrido. Anche se mi sforzassi a spiegare lui non comprenderebbe mai la fame costante che non abbandona quelli come me.
"Non potresti mai capire, Justin Bieber".
Il professor Gilbert rientra nello studio, gli basta il mio sorriso a trentadue denti per capire che abbiamo accettato entrambi. Ci rivolge uno sguardo soddisfatto prima di consegnarci i programmi della ricerca e i corrispettivi orari.
Forse posso ancora farcela qui dentro, forse non tutto è perduto.
*
Quando dicevo che forse posso farcela qui dentro, mi piacerebbe rimangiarmelo e chiedere la misericordia divina. Questo cazzo di test sportivo di merda, mi ero dimenticata fosse così tremendo. Tra poco vomiterò i polmoni qui di fronte a tutti, me lo sento.
Un forte fischio squarcia l'aria. "Wang non esagerare!"
Annuisco, trascino le gambe fino a sentirle bruciare e corro lungo la pista per il quarto giro di fila. Dagli spalti scorgo qualche gruppetto seduto a guardare in attesa del loro turno. Il cuore martella nel petto così forte da farmi male, annaspo a corto d'ossigeno ma se rallento rischio di fermarmi.
Non posso mollare ora. Devo completare i cinque giri di corsa oppure mi toccherà scegliere qualche altro sport per la valutazione fisica. E non ho intenzione di iscrivermi agli scontri fisici né al sollevamento pesi o a qualsiasi altro sport per cui non sono nemmeno vicina alla sufficienza.
La corsa è l'unica cosa che so fare.
O che so tollerare.
"Devo... solo... resistere" sussurro, stringo i pugni e muovo le braccia con affanno, sono diventate più pesanti e a momenti temo si staccheranno e mi cadranno dalle spalle. Non ora, non posso fermarmi ora.
La vista si appanna, strizzo gli occhi e caccio via qualsiasi segno di cedimento che il mio corpo mi stia lanciando.
"Wang rallenta! Non hai una bella cera" urla l'istruttore. "Se stai male l'esercitazione non sarà considerata valida, potrai ripeterla. Non spingerti oltre i limiti".
Non sto male. Io devo solo resistere, posso farlo... ho sempre resistito a qualsiasi cosa. Quarto giro terminato. Ne manca solo uno, uno solo e potrò riposare. Le gambe non rispondono ai miei comandi, chiudo e riapro gli occhi ma inciampo nei miei stessi passi e crollo a terra. Il bruciore ai palmi e alle ginocchia mi fa storcere il naso, mentre mi sdraio a terra con il braccio sulla fronte e un petto ansimante. Cazzo, mancava così poco.
"Portate dell'acqua!" La voce dell'istruttore Jim si fa sempre più vicina finché non sento il suo tocco sul mio polso. "Wang, cosa ti avevo detto? Non puoi spingere il tuo corpo così se non è ben allenato. Senti che battiti hai..."
Sono troppo impegnata a respirare per potergli rispondere che non me ne frega un cazzo dei battiti che ho... io devo passare questo esame ad ogni costo.
Sposto il braccio dalla fronte e le nuvole nel cielo sopra di me prendono forma. La vista è offuscata da un leggero velo, inspiro a fondo e lascio che l'ossigeno penetri nel mio corpo.
"Dovrò... ripeterlo?" boccheggio con il fiato corto.
"È la tua unica preoccupazione?"
Unica e sola. Chiudo gli occhi, un forte capogiro mi impedisce di tenerli aperti.
"Quando hai mangiato l'ultima volta?" Il tono di rimprovero è accompagnato da uno strano scricchiolio, armeggia con qualcosa ma non riesco a vedere perché il mio cervello ha deciso che se apro gli occhi sverrò.
Grande, cervello. Ottimo momento per perdere i sensi.
"Stamattina" sussurro con la voce impastata e ingoio un groppo di saliva. Questo rimprovero sta durando più del dovuto. "A colazione".
"E ora sono le cinque del pomeriggio" una gelida ondata d'acqua fredda mi colpisce il viso. Sbarro le palpebre e boccheggio con il cuore in gola. "Ora che sei bella sveglia, ascoltami perché se ti rivedo qui con questo stesso atteggiamento non ti permetterò di fare l'esame. Devi mangiare prima di venire qui. Non puoi fare il test di resistenza fisica senza nulla nello stomaco. Capito, Wang?"
"Mi ha appena rovesciato dell'acqua addosso?" strillo. Oh, cazzo. Nascondo il viso con un braccio e con l'altro cerco di farmi forza per mettermi seduta. Lancio un'occhiata furtiva attorno a me e sprofondo nel panico. Dagli spalti sporgono gli sguardi curiosi dei ragazzi nella mia direzione.
"La resistenza fisica è più complicata della forza, devi ascoltare il tuo corpo e allenarlo senza sfiancarlo o distruggerlo..."
Va avanti a parlare ma i pensieri si annidano nella mia mente e mi impediscono di ascoltarlo. Devo andare via prima che... Premo il palmo contro il suolo, ma non trovo la forza per spingermi in piedi. Merda, come faccio ora?? Chino il capo verso il basso, rimanendo gobba e fissa per terra.
"Ti sto parlando, Wang. Alza la testa da terra e guardami".
'Alza la testa da terra'.
In questo momento è l'ultima cosa che voglio fare. Se potessi farmi inghiottire dal suolo, mi ci butterei a capofitto e scomparirei da qui. Calma, Asa... respira. Ma il rumore dei passi attorno a me aumenta e questo non fa altro che agitarmi ancor di più. Sono una... due persone?
No, di più. Mi vedranno tutti e io non ho...
Qualcosa si poggia sulla mia testa, coprendola. Sollevo la fronte, un tessuto nero mi copre la vista ma non faccio in tempo a mettere a fuoco che una forte presa mi strattona in piedi. Barcollo con il volto coperto da quella che realizzo essere una giacca nera. È un miracolo divano? Qualcosa mi stringe le braccia e mi tiene fissa a terra evitandomi crollare e perdere i sensi di nuovo. Strizzo le palpebre, sposto le mani sull'orlo della giacca e la tengo salda attorno al viso. Devo andare via. Non mi faccio ulteriori domande, con un equilibrio un po' instabile cammino a grandi falcate il più lontano possibile da qui.
"Wang! Dove stai andando??"
Ignoro la voce dell'istruttore Jim e proseguo con lo sguardo chino a terra. L'ansia crea un buco nel mio stomaco già vuoto, serro le labbra secche e disidratate. L'unica cosa che mi permette di muovermi è la paura. Una profonda e radicata paura. Raggiungo il cancello esterno, sollevo di poco la giacca e intravedo la mia bici appoggiata al solito muretto. L'afferro dal manico, il vociare di alcuni studenti mi fa sussultare.
Accelero il passo e cammino senza guardarmi indietro.
Per fortuna la giacca mi copre il viso se no...
Tum tum. Il suono di un clacson piuttosto insistente mi perseguita. Tum tum tum tum.
"Sali." Mi paralizzo di colpo, la sua voce ricopre la mia pelle di mille brividi. "Non ho intenzione di chiedertelo per favore. Non ti reggi nemmeno in piedi, evita a entrambi la scenata di io che trascino il tuo culo nel sedile".
Ingoio un groppo di saliva. Cosa ci fa Amir qua? Stringo il manubrio fino a far sbiancare le nocche. "Non ho tempo da perd-"
"Sali, Asa." E la sua non è una richiesta né un'offerta. Si avvicina e in men che non si dica mi toglie la bici dalle mani e la infila nei sedili posteriori. "Non ti aprirò la portiera, non ho perso la testa".
Lo manderei a fanculo e me ne andrei a piedi, ma la vista torna a macchiarsi di nero e se non mi siedo subito rischio di crollare di nuovo. Mi fiondo verso la portiera, la spalanco e affondo nel sedile di pelle. Ingoio un groppo di saliva, con la giacca mi copro il volto e appoggio la fronte al finestrino. Chiudo gli occhi e fingo di dormire.
Sale nel posto accanto, borbotta qualcosa di incomprensibile, ma sono troppo stremata per sostenere un battibecco con l'essere meno empatico dell'intero continente. È già bello che non mi stia tartassando per come sono conciata.
La sua mano scivola sulle mie cosce, mi irrigidisco e trattengo il fiato.
"La cintura" sibila seccato dalla mia reazione, afferra l'orlo della cintura e il suo braccio scivola via da me. Un click e torna a regnare il silenzio.
Non proferisce parola, non coglie la palla al volo per punzecchiarmi né si lamenta dell'odore di sudore con cui gli sto impregnando la macchina. Guida fischiettando e la tensione abbandona il mio corpo a tal punto che potrei quasi addormentarmi qui.
Dopo qualche minuto la macchina rallenta, apro gli occhi e sbircio dalla giacca.
Siamo arrivati.
Non finisce nemmeno di parcheggiare che spalanco la portiera e mi precipito verso il portone di casa.
"La bici!" urla. "Non sono il tuo schiavo, Minnie".
"Lasciala contro il muretto!" grido, senza voltarmi.
Salgo le scale con l'ansia alla gola, apro la porta di casa e corro come un fulmine verso il bagno. Mi chiudo dentro, il petto ansimante e tiro un sospiro di sollievo con le labbra tremanti.
"Asa sei tu?"
La voce di mamma da fuori la porta mi arriva alle orecchie. Sposto la giacca dae l'appoggio sopra al cassetto.
"Si, arrivo subito" grido con il respiro corto.
Barcollo fino al lavandino, afferro i bordi con le mani e prendo fiato.
"Ce l'ho fatta, non mi ha visto nessuno" sussurro, apro il rubinetto e mi bagno il viso con un po' di sapone. Più sfrego le dita e più la mia seconda pelle viene via come un incantesimo giunto al termine. Sollevo lo sguardo sul riflesso allo specchio ed eccoli che riemergono uno alla volta, quello che nessuno può vedere.
Con l'asciugamano tampono le gocce d'acqua.
Sospiro. "Non andrete mai via, vero?"
Cospargono le guance e la fronte, alcuni più infiammati di altri e alcuni addirittura insanguinati e ricoperti di un pus giallo. Bruciano e pizzicano così da tanto da farmi storcere le labbra, li fisso e il desiderio di strapparli via mi fa prudere le dita.
Il che è folle.
Perché loro non vanno mai via.
Stringo le mani in un pugno, espiro e con un braccio afferro la trousse di trucchi nel ripiano in alto.
Copro tutto.
Copro ogni macchia, ogni punto, ogni bolla dolorante... ogni imperfetta spaccatura.
*
Stamattina mamma e papà sono strani.
Appoggio la tazza di caffè sul tavolo e sollevo lo sguardo. "Mi state nascondendo qualcosa?"
Mamma pettina i capelli a Mew sul divano. "Che tuo padre ha l'amante. Sei contenta ora?"
Papà, seduto davanti a me, affonda un biscotto nella tazza del latte. "Ve la presento?" Sogghigna, ma gli basta un'occhiata di mamma per ricomporsi. "Stavo scherzando" alza la mano. "Volevo reggerti il gioco, ovviamente".
Scuoto il capo, c'è qualcosa che non mi convince. Nessuno dei due mi guarda negli occhi per più di un millisecondo e sembra non vedano l'ora che io esca di casa per poter respirare. Questa sensazione non mi piace per niente.
Sollevo l'indice su entrambi. "Vado a lezione, ma non finisce qui. Ne riparliamo stasera". Prendo la borsa ed esco.
Sul tragitto in bici non faccio altro che rimuginare su cosa possano aver combinato alle mie spalle, ma accantono il pensiero non appena varco il cancello della Upper High. Il volantino del messaggio del direttore sulle prevalutazioni ricopre ogni muro possibile e immaginabile.
Come non avere l'ansia, parte uno di tremila.
Fisso e lego la bici nel muretto esterno e mi incammino verso l'interno, oggi mi aspetta la lezione di anatomia più lunga della mia vita. Sposto una ciocca di capelli che mi ricade sulla fronte, mi fermo agli armadietti e prendo i libri che ho lasciato ieri.
Stranamente i corridoi stamattina sono quasi vuoti.
"Possibile che siano tutti in biblioteca?" sussurro, mentre entro in aula. Ma cosa cazzo...
Si sono iscritti tutti a questo corso o sono io che ho sbagliato stanza? L'aula pullula di studenti, alcuni sono persino appoggiati ai muri con lo sguardo rivolto verso... verso... di me.
"Asa carissima, vieni pure. Stavamo aspettando te!" Landon Irrish, quarto classificato, apre le braccia e cammina verso di me con un sorriso a dir poco terrificante.
Non mi piace per niente questa situazione.
"Perché?"
"Avanti, sei sempre sulla difensiva. Qui nessuno ti ha mai mangiata, o sbaglio?" Il suo braccio mi circonda le spalle mentre mi spinge in avanti verso il mio solito posto ma qualcosa sul tavolo attira la mia attenzione. Un foglio giallo con delle scritte nere.
Nuovo palazzo moderno nell'angolo più vecchio della città, in costruzione in via...
Un nodo in gola mi impedisce di proseguire. Lo prendo in mano e lo rileggo questa volta con più attenzione. "No" sussurro, sollevo lo sguardo su di lui. "Questa è la via del ristorante della mia famiglia, non c'è alcun progetto in costruzione o l'avrei saputo" sibilo con il fuoco che mi brucia i polmoni.
Mi toglie il foglio dalle mani. "Ma non sei contenta? La mia famiglia investirà su quel pezzo scadente di terra e diventerà finalmente un bellissimo-"
Non gli permetto di finire la frase, la mia mano fionda sulla sua guancia e il suono dello schiaffo riecheggia nel silenzio.
"Ho detto..." ansimo, le dita pizzicano dal desiderio di rimuovergli quel ghigno dalle labbra. "... che non c'è alcun progetto in costruzione".
Ride e la sua risata mi infiamma a tal punto che mi costringo a contare nella mia mente. Uno, due, tre...
"Non mi credi?
Mio padre ha casualmente comprato tutti i negozi in quella strada e sempre casualmente ha deciso di alzare gli affitti. Ma poi casualmente qualche lamentela si è sollevata perché 'non possiamo permettercelo', assurdo" scimiotta le voci come se stesse descrivendo la scena di un film comico. "E allora... non ci resta che buttare giù tutto e fare qualcosa di migliore."
Lo stomaco si attorciglia e il fiato brucia contro la mia gola. "Casualmente?" stringo i pugni. "Perché non dici invece che sei andato a piangere da paparino perché hai paura della mia presenza visto che non hai l'intelligenza di prendere un voto più alto di me? O casualmente questo non ti esce spontaneo?"
Serra la mascella. "Ci sei arrivata. Se non vuoi far passare un periodaccio alla tua povera, letteralmente povera, famiglia... ecco facci un favore comune e leva il culo da questo posto in cui non sei e non sarai mai la benvenuta".
Con il fiato corto sollevo lo sguardo verso gli occhi curiosi che ci guardano in religioso silenzio. Nessuno di loro obietta, anzi. So molto bene che questo è il risultato dei loro piani machiavellici, delle numerose volte in cui cammino e li sento parlare di me, del loro risentimento per la mia indesiderata presenza.
"Oppure puoi pregarmi di cambiare idea".
Ruoto il capo verso di lui. L'odio con cui lo trafiggo lo fa sorridere, mentre la guancia dove l'ho colpito diventa sempre più rossa.
"Se non vuoi pregarmi tu, sono certa che tuo padre mi pregherebbe anche in ginocchio. O forse l'ha già fatto?" Solleva le labbra in un ghigno e le risate partono da diversi punti nell'aula. Sprofondo in un baratro che mi fa sentire a corto d'ossigeno.
Papà lo ha supplicato?
"Voi non avete voglia di pollo?" Si inumidisce le labbra, le risate e i cori di assenso riempiono l'aula. C'è anche qualcuno che fa il verso della gallina, ma lo ignoro. "Chiamiamo tuo padre, vediamo quanto ci mette a correre qui con un ordine di pollo fritto scadente, per poi scongiurarmi come un neonato" tira fuori il telefono, digita un numero e mette il vivavoce. Con il cuore in gola rimango paralizzata di fronte a lui, mentre il telefono squilla per qualche secondo.
Dentro di me spero fino all'ultimo secondo che tutto ciò che stia dicendo non è vero.
"Pronto? Signorino Irrish?" La voce di papà rimbomba nell'aula e io mi sforzo di rimanere composta, anche se dentro di me sprofondo in mille pensieri.
"Come sta, signor Wang? So che è un momento difficile per voi" il falso tono gentile di Landon aumenta il senso di nausea che mi assale.
Basta.
"Se potesse riparlarne con suo padre, so che è un uomo ragionevole e sicuramente capirà se..."
Basta.
I miei occhi si inumidiscono e il sorriso di Landon si allarga. Papà continua a parlare ma il cuore che mi martella il petto è così forte che non riesco a sentirlo.
"Per favore" sussurro, la voce roca e graffiata mentre lo fisso con le unghie infilzate nel palmo.
Landon solleva le sopracciglia, riattacca e inclina il viso per guardarmi meglio. "Cosa hai detto?"
Stringo i denti. "Per favore".
Scuote il capo, solleva l'indice e mi indica il pavimento. "Supplicami a terra".
Aggrotto la fronte. "Ti ho già chiesto..."
"Ho detto: supplicami.a.terra. O forse tuo padre potrà farlo al posto-"
Cado sulle ginocchia ancor prima che finisca la frase e un sorriso gli illumina il volto, una lacrima scorre sulla mia guancia ma non la cancello. Non mi importa dell'onore, della reputazione o del prestigio. Cala un profondo silenzio, qualche scricchiolio di una sedia... qualcuno vorrà vedere la scena da vicino.
Ma non mi importa.
Tutto tranne la mia famiglia.
Schiudo le labbra, pronta a formulare qualsiasi parola possa soddisfare il narcisismo megalomane di un pazzo come Irrish. Ma ciò che fuoriesce non è ciò che penso.
"Perché non mi supplichi tu coglione vigliacco che non sei altro".
Landon si volta e Amir lo fissa con un vuoto negli occhi che gli ho visto addosso solo una volta. Il panico mi assale quando abbassa lo sguardo sul mio.
"Alzati" sibila e i brividi mi percorrono la schiena. "Alzati o lo uccido qui davanti a tutti, Asa".
E io so che non sta scherzando.
Ha lo stesso sguardo di quel giorno, di quando picchiò a sangue quei ragazzi che mi avevano insultata.
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