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1. Chi cazzo gioca a golf?


🍭Canzoni per il capitolo:🍭
Oh no! - Marina
Small Girl - Lee Young Ji

💛

Asa

Essere in una scuola per ricchi quando si è poveri come la merda è come camminare nel più lussuoso albergo senza un soldo in tasca.

Uno schifo.

Vivono come se ogni angolo della superficie terrestre li appartenesse e hanno passatempi che nemmeno mia nonna in Thailandia definirebbe tali. Come il golf, chi cazzo gioca a golf?

Mi fermo di fronte all'armadietto, lo apro e i loro sguardi di commiserazione mi scivolano sulla schiena. Convinti che una come me non possa occupare i loro ruoli. Prendo i libri di biologia e chiudo l'armadietto. Ma io sono una pazza perfezionista, competitiva fino al midollo, figlia di genitori asiatici che dosano il loro affetto in base ai voti.

Ricambio le loro occhiate con il sorriso più falso e tirato della storia, inclino il viso e appoggio la schiena all'armadietto. Possiate strozzarvi con i soldi che emanate persino respirando.

"Se li guardi ancora un po' prendono fuoco".

Scocco la lingua contro il palato. "Magari, chissà come prendono fuoco i ricchi..."

"Dici che bruciano in maniera diversa?"

Ruoto il capo verso di lei. "Sei una di loro Cleo, proviamo con te?"

Corruga la fronte, i ciuffi rosa le ricadono sulle spalle mentre con una mano sistema le cuffie attorno al collo. Schiude le labbra. "Io non sono-"

"Ricca?"

Le do le spalle e mi incammino verso l'aula di biologia. In pochi secondi il suo forte profumo alla vaniglia mi tampona le narici. Ancora non ho capito perché la figlia di un multimiliardario mi sta così attaccata. È dall'inizio dell'anno che mi perseguita.

"Non farlo mai più. Che colpo al cuore, è l'insulto peggiore di tutta la mia vita".

Le lancio un'occhiata di traverso. Si porta una mano al petto con aria affranta, ruota il viso verso di me e quando nota che la sto guardando, allarga le labbra in un sorriso raggiante.

Scuoto il capo. "Non hai una sola rotella che giri verso il senso giusto."

Entriamo in aula, individuo delle sedie vuote in seconda fila e mi affretto a raggiungerle. Mi accomodo, appoggio lo zaino a terra e non faccio in tempo ad aprire i libri che Cleo si sdraia sul tavolo. Alzo gli occhi al cielo. Nemmeno un bisonte è così ingombrante. Le sposto il braccio e apro il libro di biologia al capitolo 21.

"Quello non l'ha ancora spiegato" biascica Cloe con un occhio puntato sul libro e uno chiuso.

Abbasso lo sguardo sull'orologio che ho al polso: cinque minuti.

Tiro fuori l'astuccio dallo zaino, prendo un evidenziatore e mi sistemo per bene sulla sedia. Ho ancora cinque minuti, posso finire il capitolo e iniziare a schematizzarlo prima che inizi la lezione. Sposto i capelli dietro all'orecchio, il caos in sottofondo si annulla fino a scomparire.

"Studi quello che deve spiegare? Ma sei pazza?"

"Risparmio tempo" sussurro, senza smettere di leggere. Cose che i ricchi non possono capire.

"Tempo per far cosa?"

Volto pagina, assimilo ogni parola e la memorizzo.

"Tempo per far cosa, Asa Wang?"

Cerchio con l'evidenziatore le parole chiave. "Per studiare." Prendo la penna e il quaderno, copio i concetti principali e li collego tra loro con delle frecce.

"Cioè tu studi quello che devono ancora spiegare per risparmiare il tempo che ti serve per studiare quello che spiegheranno?"

Lancio una rapida occhiata all'orologio sul polso, mancano due minuti. "Allora ce l'hai un cervello".

Brontola qualcosa di incomprensibile, evidenzio il paragrafo in alto a destra ma non faccio in tempo a schematizzarlo che la voce del professore Gilbert mi arriva alle orecchie. Sollevo lo sguardo, l'aula si è riempita di studenti con la puzza sotto al naso. Cleo si sistema sulla sedia, tiene sulle gambe il telefono e con aria annoiata fissa la lavagna di fronte a noi.

"Bene, vi proietto il codice per la presenza e poi passeremo al capitolo 21..." il professor Gilbert si siede dietro alla scrivania e accende il computer.

Cala un religioso silenzio.

"La star del college è tornata" sbadiglia Cloe, seguo la traiettoria del suo sguardo. Due guardie del corpo scortano un ragazzo che entra in aula a passo lento, come se la lezione gli appartenesse.

Prego, fai con calma.

Ogni dettaglio urla ricchezza, dalla postura elegante ai capelli biondo scuro perfettamente tirati indietro. Le labbra strette in una linea rigida e lo zaino nero che grava sulla spalla destra.

Dei ragazzi in prima fila si affrettano a lasciargli il posto, si siede senza proferire parola e le due guardie del corpo rimangono ai lati della porta.

Un altro figlio di papà. Scuoto il capo e distolgo lo sguardo.

Il QR code per le presenze è proiettato sulla lavagna Led. Tiro fuori il telefono e lo inquadro.

Che inizi la lezione.

*

"Come ultima cosa, dovrete consegnarmi il progetto di metà semestre settimana prossima. Come ogni anno sarà a coppie, ma verrete suddivisi in modo casuale" il professore si sistema gli occhiali sul naso. Un coro di lamento si estende per tutta l'aula. "Voglio evitare che si formino coppie in cui uno studente lavora di più e un altro di meno, perciò verranno valutate entrambe le parti e la somma dei due voti sarà la media del vostro esito finale."

Mi porto una mano alla fronte. Devo mettere la mia media scolastica nelle mani di un figlio di papà? O peggio, nelle mani di una snob che si fa fare il compito dai suoi tutor privati??

Sparatemi, vi prego.

Proietta una tabella con i nomi di ciascuna coppia. "Buona giornata" prende la sua valigetta e lascia l'aula. Strizzo gli occhi e con una stretta allo stomaco faccio scorrere lo sguardo dall'alto verso il basso.

Wang, ma dov'è... Trovato. "Asa Wang e Rayan Garret" sussurro. La sola persona che 'conosco' in questo anno di college è Cloe, l'unica ricca che non è repellente alla gente comune.

Ruoto il capo e la trovo intenta a cercare il suo nome. "Cazzo, ho sempre odiato gli avvocati e ora devo persino farci un lavoro insieme" una smorfia di disgusto le attraversa il volto. "Con chi sei capitata tu Asa?"

Sistemo i libri nello zaino. "Garret, sai chi è?"

Le labbra si estendono in un sorriso che non mi piace per niente. "E chi non sa chi è".

"Bene, dov'è?" Metto lo zaino sulla spalla, devo raggiungere l'aula della prossima lezione. "Hai la sua email? Ho già in mente come impostare il progetto..."

Appoggia una mano sulla mia spalla, interrompendomi. "Se riuscirai anche solo a parlarci, è la star scortata dalla sicurezza... ricordi a inizio lezione?"

Allungo il capo, ma il posto dove prima era seduto è vuoto e le due guardie del corpo non ci sono più. Mi alzo, metto i libri nello zaino e lo carico sulla spalla. Star o meno non ho intenzione di abbassare la mia media. Ho pochi minuti prima dell'inizio della prossima lezione, devo sbrigarmi. Scendo le scalinate, sgomitando a destra e a sinistra. Esco dall'aula, perquisisco l'intero corridoio e intravedo un gruppo di studenti fermi attorno agli armadietti.

Alzo il collo ma non vedo nulla. Grazie mamma per avermi trasmesso una bassezza tale da poter essere schiacciata persino dai bambini delle medie. Mi metto sulle punte. Una delle guardie del corpo di prima tiene indietro qualsiasi studente che tenti di avvicinarsi un po' troppo, abbasso lo sguardo sull'orologio al polso e aggrotto la fronte. Mi prendono in giro? Rischio di arrivare in ritardo alla lezione di anatomia.

Sospiro, non ho intenzione di fare la fila per questo Garret. Non ho né il tempo né la voglia.

Giro i tacchi. Non capisco tutto questo clamore, forse perché non ho la minima idea di chi sia o a quale multimiliardaria famiglia appartenga. Ad ogni modo, non posso fare un compito in queste condizioni.

Chiederò un cambio, è la strada più sicura.

Sistemo lo zaino sulla spalla e accelero il passo. Apro la porta della sala ricevimenti, mi avvicino alla scrivania del professor Gilbert, immerso nella lettura di un fascicolo da cui non distoglie lo sguardo nemmeno per un secondo.

Come glielo dico?

"Posso aiutarla, Wang?" Mi precede.

Schiarisco la voce. Devo dirlo convinta, così che capisca quanto io sia irremovibile.

"Cambio compagno".

Non stacca lo sguardo dai fogli. "E come mai?" Sussurra con tono piatto.

Perché mi ha assegnato una celebrity e io a malapena li tollero questi viziati dai capelli ingelatinati.

"Preferisco avere un compagno..." mi mordo il labbro.

Niente insulti, Asa. Niente insulti. "...normale, ne va del mio rendimento".

"Assolutamente" sentenzia.

Tiro un sospiro di sollievo. "Grazie, sapevo avrebbe compreso. Con chi dovrò fare il progetto?"

Volta pagina. "Garret Rayan".

"Bene, me lo segno subit-" Un momento. "Garret?"

"Rayan" ripete. "Prego, si accomodi fuori." il tono di chi non ammette obiezioni.

Esco dalla sala con più frustrazione di prima. Lancio un'occhiata all'ora e mi incammino verso la lezione di anatomia.

Come raggiungo un ragazzo all'apice di una piramide?

*

Un'altra cosa che detesto di questo college per ricchi è la fila che creano le loro limousine all'uscita. Ogni studente ostenta il proprio status sociale, mentre entra nell'auto con tanto di autista privato che gli tiene aperta la portiera.

Intravedo le ciocche rosa di Cloe mentre sale su un SUV nero.

E poi si offende se le dico che è ricca.

Faccio il giro sul retro dell'edificio, dove ho lasciato la bici stamattina. Gli ultimi raggi solari della giornata ne accarezzano il metallo giallo.

La slego e salgo in sella, "Andiamo a casa e concludiamo questa giornata di merda" sospiro. Un rumore improvviso taglia l'aria.

Mi guardo attorno, ma non vedo nulla. Cos'è stato?

Striscio i piedi in avanti, spostandomi con la bici verso il muretto. Strizzo gli occhi ed eccolo lì: Rayan Garret assieme a un uomo in completo di cui riesco a intravedere solo le spalle. Dietro di loro un auto di lusso nera con la portiera spalancata.

Finalmente potrò chiedergli l'email per il lavoro di gruppo.

"Vuoi disonorarci tutti? Metti la testa a posto" sbraita l'uomo sconosciuto, con un dito inchiodato contro il petto di Rayan.

Okay, forse non è proprio il momento giusto.

Lui non fiata, tiene la testa bassa in silenzio senza emettere alcun suono. Quando l'uomo si volta, riesco a vederne il volto e la rabbia che gli deforma il viso mette quasi i brividi. Sale nei sedili posteriori e sbatte la portiera, un paio di secondi e l'auto si allontana lasciando Rayan fermo, quasi paralizzato.

Allora anche i ricchi litigano.

Pedalo fino a raggiungerlo. "Rayan Garret, io sono-"

Mi da le spalle e si incammina verso il lato opposto, cammina rapido senza alzare il capo.

Ma dove va? Non mi sente? Accelero fino a sentire il fiato bruciare, ruoto il manubrio a destra e gli taglio la strada. Inspiro a fondo, un piede a terra e uno sul pedale. Sollevo lo sguardo, due iridi azzurre mi fulminano all'istante. Batte le palpebre e schiude le labbra.

Ingoio un groppo di saliva, forse ho esagerato un po'.

Mi schiarisco la voce. "È da maleducati non rispondere."

"Qualsiasi cosa sia è un no, non parlerò a mio padre per sponsorizzare la tua famiglia o i vostri progetti. Non finanzieremo nulla, non ho le risposte degli esami e non intendo uscire con te."

Ma che cazzo...

"Hey Justin Bieber, per chi mi hai presa?" Sbotto. "Sono Asa Wang, la sfortunata che deve redigere il progetto con te." Tiro fuori dallo zaino l'agenda e una penna, segno il mio indirizzo email e glielo infilo nel taschino della camicia. "E tanto per cominciare, non sei proprio il mio tipo."

Aggrotta la fronte, prende il biglietto e lo apre. Il labbro inferiore è gonfio e un rivolo di sangue fuoriesce dall'angolo. Lo ha colpito l'uomo di prima? Ad ogni modo, non sono affari miei.

Chiudo lo zaino, lo rimetto in spalla e giro la bici. "Scrivimi a questo indirizzo entro stasera, non ho intenzione di rincorrerti per tutto il college" sposto il piede nel pedale e mi allontano.

*

La prossima volta che qualcuno si lamenterà della propria famiglia, vorrei tanto mostrargli la mia.

"Lo giuro su tutti i miei antenati, se ti prendo ti spezzo in due..." mamma ha le guance in fiamme, tra le mani stringe la scopa rossa con cui rincorre papà per tutto il salotto. Lui scatta agile da un angolo all'altro, con un sorriso divertito che nemmeno un bimbo di sei anni potrebbe avere.

Cosa ha fatto per scatenare tutta questa furia? Non ne ho idea, papà non è un uomo intelligente. Più lo guardo e più mi domando come sia possibile essere così infantili a quell'età. Maldestro, sbadato, irresponsabile, immaturo. Un insieme di pessime decisioni racchiuse in un uomo che si diverte a evitare i colpi della moglie come hobby.

A ogni colpo che schiva, urla "Oplà".

Volto la pagina del libro di chimica dal mio angolo sul divano, questa non è una famiglia amorevole... questa è una giungla dove il più pazzo sopravvive.

Mamma respira con affanno, tiene una mano sul fianco mentre cerca di riprendere fiato. Forse hanno finito. Si abbassa e si toglie una ciabatta, prende la mira di un arciere in guerra e la lancia con la potenza di un gigante. Lo colpisce sulla fronte, obbligandolo a stendersi a terra e a gemere dal dolore.

Mamma sorride soddisfatta e cammina scalza in cucina.

Sospiro. "Hai capito perché stanno litigando, Mew?"

Mew condivide assieme a me il destino atroce di avere due esauriti come genitori. Seduta sul tappeto a pancia in giù, stringe tra le dita un pennarello con cui scrive sulla sua solita lavagnetta bianca. La gira verso di me.

'Papà si è fatto fregare di nuovo' leggo.

"In che cazzata è cascato questa volta?"

Scrive con un'espressione di rammarico che la fa sembrare un'adulta e non una bambina di otto anni. Ha una mano sotto al mento e il capo inclinato a destra.

Gira la lavagnetta. 'Ha comprato dei talismani contro le calamità a 100 dollari'.

Lo fulmino con lo sguardo. "Ancora? 100 dollari in quella merda profetica?"

Lui si tiene la fronte con la mano e borbotta qualcosa di incomprensibile.

Mew batte il pennarello sulla lavagnetta, attirando la mia attenzione.

Mi volto verso di lei. 'Papà li ha attaccati in giro per casa, l'ho visto entrare anche nella tua stanza' leggo.

Porto una mano sulla fronte. "Dio mio..." mi accarezzo le tempie. Chissà in quanti angoli nascosti li ha appiccicati, l'ultima volta ne ho trovato uno dentro il mio comodino.

"Venite a mangiare, ragazze. Quel casinista stasera può mangiarsi i talismani ed esorcizzare i due neuroni rimasti nel suo cervello" mamma appoggia sul tavolo una teglia fumante che sprigiona un profumo delizioso. "Mew vai a lavarti le mani, te le sei sporcata con il pennarello".

Annuisce, si alza in piedi e corre spedita verso il bagno. Sembra un pulcino con quella frangia che le copre la fronte e gli occhiali rosa che le occupano tutto il volto. Mi domando da chi abbia preso questa sua tenerezza, mamma sembra un demone uscito dalla prigione e papà un credulone che vive nel mondo fatato.

Parli del diavolo...

Papà si siede accanto a me, il sorriso che ha addosso non predice nulla di buono.

"Aiuterai tuo padre, vero?" sussurra, attento a non farsi sentire. "Ho davvero una fame da morire stasera".

Chiudo il libro di chimica e gli scocco un'occhiata truce.

Sospira. "Ho persino dato da mangiare ad Arrosto!".

Alzo gli occhi al cielo. "Si chiama Aristotele, papà." Non ha mai imparato il nome che ho dato al mio gatto, continua a chiamarlo Arrosto come se fosse un pezzo di carne da mettere allo spiedo.

Scendo dal divano, mi avvicino al tavolo della cucina e prendo il solito posto laterale. Sento addosso il suo sguardo supplichevole, ruoto il capo ed eccolo che mi fissa come fossi la sua unica fonte di speranza nel mondo.

"Non cambi mai" sospiro. Prendo il coltello e la forchetta, infilzo un pezzo di pesce e lo porto alla bocca. Mastico, consapevole che avrà adottato la tecnica del cane bastonato. Sbircio nella sua direzione, cerca di coinvolgere Mew nel suo folle piano. Eccolo che ricomincia a corrompere tutti.

"Mew vieni qua" alzo la voce. "Il piatto si raffredda".

A differenza mia, Mew ama tutto questo. Passa le mattinate a scuola e quando torna a casa, si fionda al ristorante di mamma e papà dov'è solita sedersi in un tavolo vuoto a fare i compiti. Osservarli e disegnarli sembra sia il suo passatempo preferito, io perdo la testa a sentirli litigare come due ragazzini anche solo per dieci minuti.

La richiamo. "Mew la cena". Si volta e corre verso di me, si da una spinta con le mani e si siede a tavola. Lancia uno sguardo alla sua destra e si lascia scappare un occhiolino d'intesa verso papà.

"Domani a mezzogiorno abbiamo bisogno di una mano nel ristorante. A che ore finisci lezione, Asa?"

Divoro un boccone dopo l'altro. "Alle undici e mezza" biascico con la bocca colma di cibo."Finisco e vengo qua, mamma".

"Piano o rischi che ti vada di traverso! Mangi sempre come se avessi un coltello puntato alla gola, i libri possono aspettare un attimo" il lamento di una madre è infinito, quando comincia bisogna solo mettersi l'animo in pace.

Appoggio la forchetta sul tavolo, con il tovagliolo mi pulisco gli angoli della bocca.

Come le spiego che l'Upper High College non conosce riposo? È il trampolino di lancio dell'alta società, che tu voglia aprire un'azienda o diventare medico. Questo college è considerato l'apripista dei settori più agiati. Ci sono entrata a stento e solo grazie a una borsa di studio, pullula dei figli dell'élite più alta che hanno tutor privati e anteprime delle domande d'esame in anticipo.

Non posso abbassare la guardia.

Bevo un sorso d'acqua tutto d'un fiato ed esalo un lungo respiro. "Ora va meglio, avevo proprio fame. Era tutto squisito, torno a studiare e non disturbatemi".

Mi alzo ed esco dalla cucina, salgo le scale verso la camera da letto.

Chissà se quel Garret mi ha scritto o se ha stracciato il biglietto. Apro la porta e la chiudo alle mie spalle, mi siedo davanti alla scrivania.

Qualcosa mi accarezza le gambe, abbasso il capo.

"Sei in cerca di coccole, Aristotele? Vieni qui" lo prendo in braccio, lascio scivolare le dita lungo il suo soffice pelo nero. Miagola in risposta.

Accendo il computer. "Vediamo la posta in arrivo." Sposto il mouse verso la casella dei messaggi ma nulla. Non c'è alcuna traccia di Garret.

"Forse assalirlo in quel modo non gli ha lasciato una buona impressione, cosa dici Aristotele?"

Aristotele emette un lungo verso. "Miaaao".

"Magari chiederà di cambiare compagna, se lo chiede lui di sicuro il professor Gilbert accetterà senza obiettare."

"Miao miaao".

Annuisco. "Hai ragione, pensiamoci domani mattina. Ora devo finire di ripetere anatomia".

Raccolgo i capelli sopra alla testa, li fermo con una matita e mi concentro sul libro di fronte a me.

*

Scendo le scale di corsa, catapultandomi al piano di sotto.

Sono in ritardo, cazzo. Sono rimasta a ripassare fino alle 02:45 di notte, ho dormito bene o male quattro ore e sento la testa così pesante che potrei addormentarmi persino stando in piedi.

"Piano, Asa!" Strilla mamma, mentre pettina i capelli di Mew seduta a far colazione.

Corro verso il frigorifero, lo apro e prendo la bottiglia di latte. Verso in un bicchiere che mi scolo tutto d'un sorso. Mi volto, Mew mi fissa a bocca aperta con un biscotto in mano e il pigiama con le giraffe addosso. A colazione siamo l'opposto: io potrei divorarmi un intero edificio, lei è già bello che manda giù due chicchi di riso.

Con una mano le accarezzo la frangia. "Buona scuola, fai la brava". Con il braccio libero, allungo la mano verso le merendine al centro del tavolo e ne rubo un paio con cui mi riempio le tasche. Ho bisogno di zuccheri per questa giornata infinita.

Prendo lo zaino e lo carico in spalla.

"Io vado, a dopo!"

"Asa stasera..." la risposta di mamma mi arriva solo a metà, chiudo la porta di casa.

Prendo la mia amata bici gialla, tolgo il freno e monto in sella.

"Ma che cazzo..." mormoro. Un audi nera, lucida e pulita, blocca l'ingresso di casa. "Chi cazzo pensa che parcheggiare davanti alle porte altrui sia una buona idea??"

Prendo un profondo respiro e mi costringo a calmarmi. Sbircio la targa e memorizzo le lettere finali. "Ringrazia che vado di fretta" sospiro, mi do una spinta con la gamba e pedalo lungo la strada.

*

Sorseggio il caffè caldo mentre rileggo gli appunti di farmacologia prima della lezione. Cloe è distesa nel banco accanto a me, dorme beatamente e mi domando come faccia il suo cervello a spegnersi in automatico in qualsiasi luogo o circostanza.

Volto pagina, ma le lettere del libro vengono coperte da una busta bianca. Sollevo il capo e uno studente che non ho mai visto prima è in piedi di fronte a me.

"Da parte di Garret, il vostro progetto completo e finito. Ti chiede se puoi semplicemente consegnarlo al professor Gilbert".

Apro la busta e a stento non mi prende un infarto. Un progetto fatto a macchinetta, perfetto e impeccabile, quasi non umano. Sospiro. "Dov'è lui ora?"

"Selezioni di nuoto, ci sono le gare del college. Lo consegnerai? Vado di fretta" si sistema gli occhiali sul naso.

Non si degna nemmeno di scrivermelo di persona, come se fosse l'unico uomo sulla faccia della terra a essere impegnato. Prendo la busta e la straccio, un pezzo dopo l'altro. Schiude le labbra e per poco non gli cade la mascella a terra.

Gliela consegno. "Ecco qua, la mia risposta".

Scuote il capo, come fosse di fronte a un caso senza speranza e del tutto fuori dalla norma. Si allontana con in mano la busta stracciata.

"Hai appena fatto quello che ho visto?" sussurra Cloe, la voce impastata dal sonno è intrisa da una punta di divertimento. "Garret non la prenderà bene".

Stringo in mano gli appunti. "Oh no, che paura" cerco di aggiungere un po' di emozione alla frase, ma la mia voce risulta piatta e auto ironica.

Dio dammi la pazienza. Non sono entrata all'Upper High per farmi fare i progetti dal maggiordomo di qualche figlio di papà. La mia media è in mano unicamente alle mie capacità, cosa che a quanto pare in questo college non è molto comune.

Ho visto gli elaborati degli altri studenti nel corso dell'anno e ho capito che qui nessuno di loro si sforza più di tanto. La maggior parte si limita a frequentare le lezioni giusto per poter far presenza, ma non hanno bisogno dei voti né di una media alta per entrare nei settori che ambiscono.

Qui l'unica persona che non ha un futuro già servito e riverito sono io.

Allungo le dita verso il caffè ma per mia sfortuna è finito. Sospiro, prendo il portafogli dallo zaino e mi alzo. Se non mi ricarico con un po' di caffeina rischio di uccidere qualcuno.

"Beh, comunque io il progetto non l'avrei stracciato" sbadiglia Cloe. "Dove vai? Vengo con te".

Mi segue fuori dall'aula. "Ti ha fatto incazzare? Questo tuo silenzio fa paura..."

"Sto cercando di risparmiare le energie, già ne ho poche e se dovessi usarla per stare dietro a uno dei tanti viziati qui dentro, finirei in riabilitazione ogni tre secondi".

Mi fermo di fronte alle macchinette, inserisco i soldi e seleziono il caffè macchiato con lo zucchero al massimo.

Cloe si appoggia con la schiena al muro, mentre arrotola tra le dita una ciocca di capelli. Sbuffo, questo caffè ci sta mettendo più del solito. Sullo schermo della macchinetta appare 'errore' scritto in bianco. Eccoci, stamattina tutte a me.

"Quel ragazzo ha detto che Rayan era alle selezioni di nuoto..."

Batto il pugno contro la macchinetta un paio di volte. "Può anche essere in un safari in Africa per quanto mi riguarda". Nulla da fare, si è bloccato. Mi porto una mano sulla fronte, che giornata di merda.

"E allora perché sta venendo verso di noi?" mormora.


Rayan

Cammino a passo rapido lungo il corridoio principale, la guardia di sicurezza imposta da papà mi segue senza perdermi d'occhio nemmeno un secondo. Odio tutto questo.

Perlustro con lo sguardo gli armadietti ma non c'è alcuna traccia di quella ragazza. Non posso perdere tempo per questo cazzo di progetto. Ho i capelli ancora bagnati per le vasche di nuoto, le lezioni di pianoforte a cui attendere per il gala di benvenuto, il corso extra di biotecnologie, la ricerca di oncologia da perfezionare e... cazzo, sono qui a cercare una pazza con la bici gialla.

Un rumore ripetuto attira la mia attenzione. Ruoto il capo ed eccola lì, davanti alla macchinetta del caffè, a battere le nocche contro lo schermo. Mi avvicino fino ad arrivare alle sue spalle, la ragazza accanto a lei incrocia il mio sguardo e le sue labbra si incurvano verso l'alto.

"Quel ragazzo ha detto che Rayan era alle selezioni di nuoto" porta le braccia al petto mentre le ciocche rosa le scivolano sulle spalle.

"Può anche essere in un safari in Africa per quanto mi riguarda".

Le arrivo dietro alla schiena, l'amica le sussurra qualcosa e lei si volta verso di me. Uno sguardo annoiato, quasi con una punta di disgusto. Stesso sguardo di ieri.

Inarco il sopracciglio. "Che problemi hai?"

"Tanti, sicuramente ma almeno io so mandare delle email" il tono piatto, ma allo stesso tempo ironico.

Sospiro. "Non ho tempo da perdere, il progetto che hai stracciato era.."

"Banale" alza la voce, interrompendomi. "Anche un bambino capirebbe che è stato fatto da qualcuno pagato per bene. Io non lavoro così, Justin Bieber".

Justin Bieber. Ancora una volta.

Inspiro a fondo. "Senti, ho ogni minuto della mia vita programmato da qui fino alla mia morte. Credimi, non ho la minima intenzione di dibattere con te a suon di frecciatine. Ti è chiaro?"

Avanza di un passo e mi arriva al mento. "Quando avrai capito che non sei l'unico ad avere degli impegni. Non ho mai voluto essere in coppia con te, ho persino chiesto al professor Gilbert di cambiarmi compagno ma... sorpresa! Non posso cambiarlo. Quindi, a meno che tu non voglia prendere uno zero, il progetto dovrà soddisfare tutte e due. E io al progetto ci voglio lavorare.

Ti è chiaro?, Justin Bieber?"

È inutile.

Trattengo il fiato. "Cosa vorresti fare, ti ascolto".

*

Scendo dalla macchina, controllo l'indirizzo sul telefono e corrisponde a quello che mi ha mandato lei.

"Signorino Rayan, è sicuro?"

"Si, parcheggia nei dintorni. Un'oretta e avrò finito".

L'autista annuisce e si allontana con la macchina.

Mi guardo attorno, una sfilza di palazzi vecchi e trasandati con i panni stesi nei terrazzi e porte in legno mal ridotte. Le stradine sono piccole e negli angoli c'è della spazzatura raccolta a forma di piramide.

Abita qua?

"Sei arrivato prima di me" la voce di Asa mi fa voltare a destra. Sembra aver corso una maratona, ha la fronte intrisa di sudore e i capelli raccolti in una lunga coda con le ciocche appiccicate alle guance. Abbasso lo sguardo sui suoi vestiti, indossa un grembiule giallo con la scritta bianca 'il pollo Wang è il migliore pollo del mondo'.

"Cos'hai da guardare?" sbotta, mentre si avvicina a uno dei portoni. Tira fuori le chiavi e le inserisce nella serratura.

La seguo in silenzio, apre la porta e mi fa segno di accomodarmi.

Abbasso la testa per riuscire ad entrare.

"Vado a mettermi qualcosa di comodo, siediti lì" scompare dalla mia visuale in men che non si dica.

Mi siedo sul piccolo divano nero che mi ha indicato, appoggio lo zaino accanto a me e tiro fuori il computer. Mentre aspetto che si accende non posso fare a meno di osservare ogni cosa. La cucina è attaccata al salotto e da qui riesco anche a intravedere il tavolo con delle merendine al centro. Ci sono delle foto di famiglia sparse per il salotto, un televisore grigio appeso alla parete e dei libri di disegno in un angolo a terra.

"Cosa stai guardando? Non hai mai visto una casa?"

Batto le palpebre. Indossa una felpa grigia grande il doppio di lei e dei leggings neri, tiene tra le mani il computer e dei quaderni. Si siede sul tappeto, prende una matita e con un movimento quasi ipnotico la infila tra i capelli, sospendendoli in aria e lasciando il collo scoperto.

Perché la sto guardando così?

Mi schiarisco la voce. "Iniziamo, nessuno dei due ha molto tempo da perdere".

Annuisce, digita al computer come una macchinetta che non conosce riposo. Le sue mani fluttuano da una lettera all'altra mentre spiega i collegamenti e mi parla. Quando vuole bere un sorso d'acqua non si stacca dalla tastiera, usa una mano per scrivere e una mano per bere.


Asa

Rayan infila il computer nello zaino e lo chiude.

L'ora è passata in fretta, ma sono soddisfatta del lavoro che abbiamo fatto. Sistemerò le ultime cose prima di dormire e domani finalmente potrò mandarlo al professor Gilbert.

"Non dimenticare di mandarlo" mi lancia un'occhiata rapida.

Annuisco, allungo il braccio verso di lui e gli porgo il cerotto a forma di stellina. È quello che uso per i brufoli ma non ne ho nessun altro. La sua espressione confusa e accigliata è così esilarante che sembra gli abbia passato un'arma.

"Per il tuo labbro, sta sanguinando da prima e non ho nessun cerotto vero qui in casa, ma almeno non sanguinerai per strada".

Il punto dove è stato colpito ieri è ancora gonfio e per tutta l'ora non ho fatto altro che pensare al motivo per il quale uno come lui si subisca un pugno così forte sul viso senza fiatare.

Prende il cerotto e si volta senza aggiungere altro o ringraziare. Prego, non c'è di che. Apre la porta ed esce, chiudendosela alle spalle. Si è offeso?

"Certo che è tutto strano, ma forse i ricchi sono fatti così" mi stiracchio la schiena. Ho bisogno di dormire un attimo, sono distrutta. "Forse non sanno come ringraziare il prossimo" sbadiglio.

Aristotele mi accarezza le gambe in cerca di coccole. Faccio per abbassarmi e prenderlo quando il suono del campanello alla porta mi interrompe. Avrà dimenticato qualcosa.

Mi avvicino al portone, allungo la mano sulla maniglia e la giro. "Cosa hai dime-" le parole mi muoiono in bocca. Il cuore mi martella il petto mentre il respiro fugge via dai miei polmoni. Non so che espressione ho al momento ma sbatto le palpebre più e più volte per realizzare ciò che mi ritrovo di fronte.

Non è possibile.

"Hey Minnie, da quanto tempo".

Amir è tornato.










Esercito Malefico👑

Quanto mi è mancato Wattpad 😭

Perdonate il ritardo ma non sono mai pienamente soddisfatta e ho cambiato le cose 600 volte🫠

Voglio sapere tutto quello che pensate.
TUTTO!!!!!!!
Voglio sapere cosa pensate di:
Asa
Ryan
Aristotele (detto Arrosto)
Mew
I genitori di Asa
Cleo

Ora so che la domanda sarà "quando il secondo capitolo?"
Non ne ho idea.
Ci vediamo su IG!!
💛💛💛💛💛💛

Love you to the moon and to 🪐

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