Capitolo 49 - Sapore di cannella
"E allora dillo che sei deficiente!" esclamò Rudy appoggiando con foga il bicchiere da cui stava bevendo sull'isola della cucina. Il contenuto, un liquido bronzeo (probabilmente alcolico), ondeggiò lungo i bordi di vetro un po' troppo bruscamente tanto che per poco non si rovesciò.
Quella sera avevano ordinato del sushi e mentre i tre fratelli avevano già consumato la cena da un bel po', Lexi, era ancora lì a cercare di finirlo, incaponendosi per farlo solo e soltanto con le bacchette cinesi. Un'ora e un quarto nel quale continuava a sostenere ripetutamente che se aveva sconfitto un tribunale e la morte non poteva essere succube di due bastoncini di legno. Sostanzialmente si definiva invincibile.
"Deficiente sarai tu" ribatté concentrata evitando di incrociare la sagoma astiosa e irascibile del biondino di fronte a sè.
"Lexi usa una forchetta su" Maya le si avvicinò porgendole la posata che fu bruscamente rifiutata.
"Ape Maya non osare, io finirò questi onigiri con e solamente con questi stupidi bastoncini o morirò provandoci" seduta sull'alto sgabello con le spalle al lavandino continuò ad armeggiare con difficoltà con quelle posate alternative. Adoperando anche la tecnica del fazzoletto arrotolato, ottenendo nient'altro che la disintegrazione dell'onigiri.
Rudy, davanti a lei, la fissava con un misto di disgusto e curiosità nello sguardo. Prestando particolare attenzione al riso decomposto sul piatto che sembrava un campo di battaglia, piccoli rimasugli di cibo erano finiti persino fuori.
"Ti sei bruciata i neuroni a furia di tingerti i capelli?" domandò sorreggendosi la testa con il palmo della mano.
"Rudy" cominciò puntando i bastoncini verso il biondino. "Chiudi la bocca se non vuoi che ti cavi gli occhi"
"A un anno mangiavo meglio di te" aggiunse.
Alle sue spalle, Eddie stava lavando i piatti della cena, tutti meno che quello di Lexi ancora mezzo pieno. Scoccò ai due una breve occhiata annoiata.
"Hai cinque minuti per finire." borbottò e a quelle parole la ragazza sollevò il capo alzando gli occhi al cielo. "O verrai a piedi" di fronte a quella prospettiva ben poco allettante la ragazza si profuse in una serie di sbuffi prima di accettare la forchetta che Maya reggeva ancora in mano, anche lei intenta ad osservare il massacro di quell'onigiri.
"Finalmente" Rudy sembrò sollevato e anche sua sorella. Il piatto pulito fu riposto nel lavello sotto il getto d'acqua e Lexi a bocca piena si fermò lì vicino, appoggiandosi di spalle, con il bacino al bordo della cucina. Deglutì e si voltò appoggiandosi con i gomiti proprio a poche manciate di centimetri da lui.
"Cosa?" domandò secco precedendo ogni tentativo di approccio.
"Sei tremendamente attraente mentre fai le faccende domestiche" Eddie le scoccò un'occhiata in tralice per poi tornare a insaponare il piatto. La schiuma gli bagnava i polsi su cui vedeva il rilievo delle vene. Le mani arrossate dal calore dell'acqua bollente.
"Lexi"
"Mmh"
"Gira a largo" asserì.
"E dai non essere così freddo e insensibile" si lamentò abbracciandolo da dietro. A quel contatto il ragazzo rimase con la spugna a mezz'aria e gli occhi sbarrati mentre il getto d'acqua continuava a scorrere impetuosamente. "Hai il cuore che batte forte" bisbigliò con la guancia appoggiata alla schiena, le dita intrecciate sul suo addome.
"Scollati sanguisuga" mosse le spalle cercando di smuoverla e Lexi si distaccò per poi sedersi sullo sgabello sorridendo sorniona.
"Voi due..." cominciò a dire Maya con occhi luccicanti. "I miei sospetti si sono amplificati l'altra mattina quando Lexi era nel tuo letto. Voi due state insieme, non è così?"
"Non è così" ammise tranquillamente il moro asciugandosi le mani.
"Di sicuro hanno scopato" borbottò tra sé Rudy ottenendo uno sguardo fulminante dal fratello che subito dopo sospirò e si rivolse alla ragazza.
"Muoviti" disse allontanandosi verso l'ingresso.
"Arrivo" Lexi balzò in piedi e lo seguì lanciando un cenno in segno di saluto ai due ragazzi.
[...]
I due uscirono nel buio della sera, illuminati da nient'altro che un paio di lampioni mentre cercavano di raggiungere l'auto nel parcheggio.
"È stato semplice" esordì Lexi con una mano sulla maniglia dello sportello del passeggero. Eddie le scoccò un'occhiata indecifrabile mentre dall'altro lato saliva in macchina imitato subito dopo dalla ragazza.
Quando 'Lexi fottutamente immortale Wolfe' aveva dichiarato guerra, non stava dando mostra delle sue abilità teatrali da autodidatta. Niente affatto. Il giorno stesso dell'ultima udienza (quel giorno) si era recata al dipartimento di polizia, nel quale tra l'altro si era svegliata, e aveva sporto denuncia per quanto riguardava Steven e Darleen. Eddie accanto a lei al bancone della reception non battè ciglio, ma quando un malloppo famigliare fu adagiato sulla superficie azzurrina e consumata non riuscì a fare a meno di increspare le sopracciglia lanciando un'occhiata di sbieco alla ragazza.
Le prove contro i Wolfe.
Lexi si appoggiò e chiese un altro modulo da compilare. Non disse nulla, non davanti al poliziotto. Per cui si limitò ad osservare e a fidarsi di lei.
"Prossima tappa?"
"Pensavo avessi un accordo con i tuoi genitori. Mantenere il segreto della loro doppia identità criminale se loro fossero rimasti per il processo."
"I miei accordi hanno contorni mutevoli" fece spallucce allacciando la cintura. Ma Eddie non stava andando da nessuna parte, la chiave era inserita nel quadro, spento.
"Ti sbatteranno in casa famiglia."
"Ho quasi diciotto anni."
"Ma fino ad allora cosa farai?"
"Mi inventerò qualcosa"
"Tipo?" Inarcò un sopracciglio scettico.
"Potremmo cominciare un viaggio on the road per tutta la west coast e salpare a bordo di una nave che si chiama Victory." disse enfatizzando il concetto gesticolando. Eddie sbatté le ciglia come per trattenere lo sdegno.
"Hai un piano vero e proprio?"
Era questo l'aspetto più fosco di Lexi, le sue azioni non erano sempre cristalline: gettare uno sguardo al di là della sua superficie sbeffeggiante era come abbassare la testa sull'acqua torbida di un oceano dalla salinità fin troppo elevata, colma di alghe e al buio. Ma una cosa che era riuscito a distinguere era la sua tendenza autodistruttiva. La nascondeva bene, dietro una sbadataggine o la noncuranza, ma esisteva.
Quindi quella domanda non nacque da una semplice curiosità, ma dal bisogno istintivo di assicurarsi che ad agire non fosse quella sua parte di lei.
"Dovrei dirtelo? Come tu mi hai svelato i tuoi piani durante tutto questo tempo"
Già.
Temeva una replica del genere e per questo tacque, arrendendosi a mettere in moto e partire. Per una manciata di minuti non si udì altro che il ronzio del motore, ad un tratto la sua voce ilare tornò a ricoprirlo.
"Be' dobbiamo...festeggiare"
Eddie continuò a guidare, nel buio della sera intervallato dai lampioni dalla luce bronzea. Colpivano lateralmente gli occhi chiari del ragazzo, tingendoli di una sfumatura bronzea e liquida, simile al colore della birra vista controluce. Fu costretto a socchiuderli appena appena, infastidito da quegli intervallati coni di luce. Guidò in silenzio finché la ragazza non si animò di nuovo.
"Andiamo al mare"
L'unica cosa che ottenne fu uno sguardo scocciato.
"No sul serio. Andiamoci adesso, andiamo al mare. Facciamo il bagno nudi sotto la luna piena."
"E poi cosa? Sesso sulla sabbia?"
"Perchè no?"
"Levatelo dalla testa" gettò un'occhiata al cielo. "E poi non c'è neppure la luna piena"
"Se ci fosse acconsentiresti?"
"No"
"Okay perfetto, lo scrivo sul calendario" afferrò il cellulare, sbloccandolo e illuminando l'abitacolo di un bagliore biancastro.
"Non è un appuntamento, siamo andati a denunciare i tuoi genitori ricordi. Fa parte del mio lavoro" Lexi sbuffò, smanettando ancora con il telefono.
"Voi è la vostra mania di etichettare le cose. Ho solo voglia di andare al mare." Eddie sospirò esasperato, deciso ad ignorarla. Ma evidentemente stava perdendo colpi perché dopo ancora qualche minuto di piagnistei fasulli accostò l'auto nei pressi di uno Starbucks.
"Parcheggio e frullato. Nulla di più." asserì serio "E poi si torna dritti a casa."
"Frullato e mare" controbattè.
"Va' al diavolo." le chiavi tintinnarono mentre afferrava quella nel quadro per rimettere in moto.
"Ehi aspetta e va bene va bene" accettò immusonita.
Poco dopo si erano seduti a terra sul marciapiede nel parcheggio deserto, sotto il cono di luce del lampione. Le porse la semplice limonata che aveva stranamente richiesto per poi aprire un sacchetto.
"E se ci andassimo domani al mare?" insistè.
"Ancora?" fu la domanda esasperata sospirata mentre alzava gli occhi al cielo.
"Chiedo" sollevò le mani in segno di resa per poi tornare alla sua bevanda. Guardò la cannuccia tra le labbra e poi il ragazzo.
"Non abbiamo mai parlato di quello che hai fatto a Tijuana."
"Non c'è molto da dire"
"Certo come no." ridacchiò rigirando la cannuccia tra le dita. "Non sarà che mi hai tradita con qualche portoricana dal culo grande?" Il ragazzo inarcò un sopracciglio mentre lei fingeva sconcerto.
"Non stiamo insieme" puntualizzò con enfasi da robot. "E Tijuana si trova in Messico, non a Porto Rico."
"È così! Allora mi hai tradita! Ma come hai potuto! Cos'ha lei che io non ho!" cominciò a recitare accasciandosi contro il marciapiede, una mano alla fronte come se avesse un mancamento.
"Io non ti conosco" masticò trovando particolarmente interessante il parcheggio, vuoto. Dal canto suo Lexi si ricompose privandosi dei panni di attrice e prese un altro sorso della sua limonata.
"Quella sera, alla festa..." proruppe Eddie.
"Quale?"
"Quella dove ti sei spaccata la testa, citrulla"
"Ti sorprenderà ma quasi a ogni festa finisco per spaccarmi la testa." sghignazzò.
Eddie alzò gli occhi al cielo. "Quella dove hai trascinato anche Maya"
Annuì ricordando.
"Hai finto di essere ubriaca, perché tu non bevi più. Non tocchi più una goccia da quel marzo 2018" si voltò verso la ragazza a pochi centimetri da lui, seduta con le gambe stese. Emise un verso di scherno e si voltò puntando lo sguardo davanti a sé prima di controbbattere.
"Sei troppo arguto mio vampiro."
"Non ricordi nulla di quella sera?"
"Ero una bottiglia di vodka ambulante ed ero anche fatta" annuì lanciandogli uno sguardo colpevole.
"Oliver e Alex erano con te. Non ti hanno detto nulla?"
"Non proprio. Hanno cercato di scucirmi di bocca il racconto di quella sera ma con scarsi risultati.
"Non ti hanno accusata?"
"Più o meno" schioccò la lingua rievocando il ricordo post-sbronza di quella fatidica sera. "Oliver sembrò supporre che io c'entrassi qualcosa, ma poi fece finta di nulla. Tutti e tre dimenticammo la faccenda"
"Non bevi per evitare altre amnesie." riepilogò sospirando. Estrasse dal sacchetto un cinnamon roll e glielo porse.
"Non c'è stato giorno da quella fatidica notte in cui io non mi fossi domandata se fossi o no colpevole." bisbigliò con sguardo vacuo. "Ora posso dormire serena" gli sorrise furba per poi abbassare lo sguardo sul dolcetto che teneva in mano.
"No, grazie" i suoi occhi dorati continuarono a fissarla soppesando le sue mosse. Poi addentò la girella al posto suo.
"È il tuo dolce preferito? Hai sempre quell'odore dolce di cannella."
"Può darsi" mugugnò masticando. Lexi gli si avvicinò spalancando gli occhi. "Sei invadente"
"Dammi un bacio."
"No"
"Un bacio che sa di cannella" propose
"Mangia direttamente il dolce." suggerì evitando il suo sguardo così vicino. Sentiva il suo fiato caldo accarezzargli il collo.
"Un bacio che sa di te" Eddie azzardò uno sguardo di sbieco. Quella faccia da schiaffi intrigante se ne stava lì a un palmo di distanza. E all'improvviso gli scostò il viso con una mano spingendo le sue labbra sulle sue, sporche di zucchero e cannella. Chiuse gli occhi azzurri, con la mano ingessata reggeva ancora il bicchiere. Succhiò il suo labbro inferiore finendo per morderglielo e solo allora il ragazzo si destò da quell'attimo di immobilità. Mollò il sacchetto e le scostò i capelli dal viso; la bocca si schiuse e la sua lingua si insinuò approfondendo il bacio. Il bicchiere cadde al suolo, rovesciandone i rimasugli di succo all'interno. Lexi strinse i suoi polsi, sentendo le sue mani costantemente fredde sulle sue guancie: non voleva che le allontanasse, voleva che rimanesse così per sempre con quella presa disperata, fragile e allo stesso tempo determinata. Le punte dei loro nasi si sfioravano mentre il sapore inebriante di cannella le rilassava i sensi, i muscoli si ammorbidirono, la tensione lasciò il suo corpo. Ma proprio in quell'istante la pressione sulla sua bocca svanì.
"Smettila" disse lui in un fil di voce a un soffio di distanza.
"Perchè?" rispose in un sussurro mantenendo lo sguardo puntato sulle labbra umide e arrossate di lui.
Tuttavia - come al solito - non rispose. Non fece altro che alzarsi in piedi, facendole perdere l'equilibrio, e dirigersi in macchina senza dire una parola.
07/08/2022
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro