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Capitolo 14 - Testimone

"Ciao, ciao, ciao, ciao a tutti" gridò entrando dal retro senza tuttavia incontrare nessuno. La porta dalla finestra di vetro smerigliato dava sul corridoio scarsamente illuminato. L'unico rumore che si percepiva era il ticchettio dell'orologio a pendolo e una sorta di risucchio lontano. La tendina sulla porta svolazzava a causa del vento che stava soffiando feroce quel giorno, così la ragazza chiuse la porta e si addentrò nella casa.

"Oh ciao Maya." la ragazza dai capelli rossi comparve nella sua visuale appena entrò in cucina; beveva un succo di frutta mentre digitava qualcosa al cellulare. I suoi occhi si sollevarono, limpidi e azzurri come un cielo primaverile e da sotto le ciglia bionde e chiare fissò la nuova arrivata smettendo di emettere quel fastidioso risucchio con la cannuccia.

"Ciao" le sorrise forzatamente e poi tornò a fiondarsi sulla sua discussione in sospeso. Lexi le si avvicinò di soppiatto allungando un occhio per sbirciare nella sua chat.

"Mmh a chi scrivi?" ammiccò facendo arrossire la ragazza che nascose il telefono a faccia in giù sull'isola della cucina, l'impatto con il marmo pallido fu fin troppo rumoroso, tanto da farle pensare che lo schermo fosse andato in frantumi.

"Nessuno." tagliò corto la rossa concentrandosi sul suo succo di frutta e ritornando a produrre quel fastidiosissimo rumore con la cannuccia.

Circospetta Lexi la squadrò.

"Va beeeeene" si appoggiò al piano incrociando le braccia al petto e stagliandosi di profilo agli occhi di Maya. Non faceva che scrutare le calamite sul frigorifero davanti ai suoi occhi, le labbra strette tra i denti. Sospirò.

"Chissà come la prenderà Rodney quando gli dirò che ti scrivevi con il suo migliore amico, è risaputo che gli piaci da impazzire." enfatizzò le sue parole con un tono quasi rammaricato, riempiendole di sentimento come se le stesse immergendo in una fontana di cioccolato.

"Michael e Rodney non sono migliori amici, e poi a Rodney non piaccio per niente!" rispose immediatamente Maya mettendosi sulla difensiva. Passò un istante prima che si accorgesse del suo giochetto e sgranasse gli occhi. Lexi di profilo puntò i suoi occhi vispi e astuti sulla ragazza alla sua sinistra, un sorriso sardonico le riempiva la bocca.

"AH-AH!" esclamò in tono accusatorio.

"Oh cavolo!" Maya si gettò il viso tra le mani chinando la testa, una cascata di capelli rossi si mosse celandola alla vista della meschina ingannatrice.

"Che dice Michael?" Lexi le si avvicinò per sbirciare ancora dal cellulare e a quel punto non ebbe altra scelta; facendo il muso Maya le accennò di una festa a casa sua quella sera mostrandole l'invito che le aveva posto per messaggio. Gli occhi azzurrognoli della ragazza dai capelli rosa si accesero di una gioia matta, il suo sorrisetto sghembo si allargò.

"Hai detto festa? Si, cavolo!" esultò stringendo il pugno. "A che ora è?"

"Ma tu non sei stata invitata" puntualizzò Maya impedendole di afferrare il suo cellulare.

"Oh ma andiamo!" si ammusonì anche lei puntando i suoi occhi in quelli della padrona di casa. "Vuoi negare un po' di divertimento a questa reietta della società? Stanno per accusarmi di O M I C I D I O!!" gridò scandendo lettera per lettera l'ultimo termine, con un'espressione di angoscia pura mentre artigliava l'aria con le dita in un movimento plateale. Maya dal canto suo la scrutava terrorizzata.

tentato omicidio." correse una voce roca che proruppe dal nulla. Le due ragazze si voltarono verso l'arcata di ingresso, gli occhi sgranati dalla sorpresa.

Eddie subentrò in cucina e come se nulla fosse cominciò a versarsi dell'acqua dal rubinetto.

"Comunque sia tu ci andrai no?" ritornò a blaterare l'imputata, determinata ad ottenere ciò che voleva.

"Non vuoi una spalla, qualcuno che ti accompagni e ti regga i capelli mentre vomiti pure l'anima?"

"Io non bevo e poi non so se voglio andarci..." Lexi si allontanò, appoggiandosi con il bacino al bancone della cucina e una mano sul fianco. Si lasciò sfuggire un verso di scherno squadrandola dalla testa ai piedi.

"Uno: tutti quelli che dicono di non bere alla fine bevono, anche tanto." annuì convinta facendo sì che la rossa corrugasse la fronte.

"E B: tu devi andarci! Michael ci rimarrà una merda se lo pianti in asso così." Maya corrucciò la fronte ancora di più, lanciando poi un'occhiata impanicata al fratello che se ne stava appoggiato al lavello a sorseggiare il suo bicchiere d'acqua ascoltando discretamente la loro conversazione. I suoi occhi erano puntati sulla ragazza dalla chioma eccentrica.

Lexi ne seguì lo sguardo, tutti gli occhi erano puntati su Eddie adesso.

"Che c'è?" domandò smettendo di bere.

"Lei non so, io stavo pensando a quanto sei affascinante mentre bevi." fece spallucce la ragazza sollevando i palmi delle mani al cielo. Egli la ignorò appoggiando il bicchiere nel cesto della lavastoviglie, le sue mani si strinsero sulla manopola evidenziando le vene del suo braccio che spiccavano da sotto il tessuto della manica tirata in alto.

"Basta Eddie, smettila! Sto sentendo caldo" continuò a provocarlo orbitandogli attorno come un satellite impiccione. Eddie si raddrizzò puntando uno sguardo annoiato sulla ragazza che stava invadendo il suo spazio vitale. I loro nasi erano fin troppo vicini, così come il suo sorrisetto malizioso.

"Ma voi due state insieme?"

"Ignora ogni cosa che dice, ti confonde la testa." rispose il moro guardando la sorella dritto negli occhi dopodichè uscì dalla stanza dirigendosi nel seminterrato.

"Sono convinta che sotto sotto mi ami." confidò sottovoce Lexi per poi riprendere il discorso precedente.

"Dai Maya dì di sì, andiamo alla festa insieme. Ti pregooo"

"Non mi va di farlo"

"Okay perfetto, passo qui alle otto così ti diamo una sistemata." le strizzò le guance lasciandola con un'espressione sbigottita e, con un ghigno stampato in faccia, scese le scale che portavano al seminterrato.

"Va' a scuola e impara tante cose." gridò dal corridoio prima di scomparire nello studio del suo avvocato.

"Come sta il mio avvocato preferito?" disse stravaccandosi sulla sedia di fronte.

"Sono l'unico avvocato che conosci" le fece presente con un sorriso quieto da dietro la scrivania.

"C'è anche Rudy."

"Ehi" quest'ultimo si voltò sollevando gli occhi dal fascicolo che stava analizzando.

Trascorse così la mattinata, ripetendo la sua versione dei fatti fino allo stremo.

"Prima di quella mattina avevate avuto altri scontri?"

"Si, il giorno prima non guardando dove mettevo i piedi l'ho urtata." sbuffò con una mano a reggersi la testa, il gomito appoggiato sulla sedia; non che soffrisse di deficit dell'attenzione ma dopo mezz'ora a ripetere le stesse cose la sua concentrazione si era prosciugata, tanto che si era voltata in parte verso le scale, facendo aderire il fianco allo schienale.

"Cosa è successo poi?"

"Ci siamo brevemente insultate e poi ognuna per la sua strada. Un semplice battibecco"

"Il tuo amico Oliver confermerà. Non abbiamo notizie di Alexander invece." si tamburellò la penna contro le labbra, le maniche della camicia tirate su fino ai gomiti. Cosa mangiano in questa famiglia per essere tutti dei gran manzi? Si chiese scrutandolo.

"Ci manca l'altro testimone però." lanciò uno sguardo alla porta del seminterrato

"Dove si è cacciato Eddie?" mormorò tra sé, Lexi tuttavia lo udì e batté più volte le palpebre, stranita.

"Ma è proprio lì" indicò il tavolino degli scacchi dove sedeva curvato su una serie di fogli e fascicoletti.

"Ah Eddie, ma quando sei arrivato?"

"Sono sempre stato qui." rispose alzandosi, senza degnare nessuno di uno sguardo, e mostrando una serie di foto a Lexi. "Quale di queste?" torreggiava in tutta la sua altezza con uno sguardo annoiato, attendendo una risposta. Lexi guardò prima lui e poi i fogli e sbuffando si voltò riprendendo una posa composta.

"Ma sono tutte uguali!"

"Sono solo 9, sforzati." tese ancora di più i fogli.

"Ricordo che aveva i capelli lunghi ma ero troppo concentrata sullo zucchero filato per distinguere altro." Sospirò.

"Grazie Sherlock, a questo ci ero arrivato anche io. Il punto è restringere il campo ad una sola persona perchè non ho intenzione di seguire 9 donne per capire quale sia la malcapitata ad essere passata sopra il tuo zucchero filato." Silenzio. Lexi rimase con un foglio in mano spremendosi le meningi alla ricerca di qualche dettaglio.

"Cavolo papà, hai notato come diventa loquace il nostro Eddie quando Lexi gli ronza attorno?"

"Che ci posso fare, tiro fuori il peggio delle persone." si spostò una ciocca di capelli dietro le orecchie con un'espressione inorgoglita impressa su quella faccia da schiaffi.

"Il processo è domani mattina" constatò Eddie in tutta calma ma fu tale da agghiacciarla.

"Okay okay, ci provo." Sfogliò le pagine una dopo l'altra per quelli che sembravano minuti lunghissimi.

"Puoi escludere queste"

"Come lo sai?"

"Hanno le sopracciglia, la tizia che mi è passata accanto sembrava spiccare per l'assenza di esse." Sollevò gli occhi in quelli di Eddie che prese la foto ricavata dai video di sorveglianza per metterla a confronto con le 4 donne rimanenti.

"Quale?" si accovacciò accanto alla sua sedia reggendo le foto assieme a lei per avere un quadro completo davanti agli occhi.

"Puoi scartare anche queste due, la donna era abbastanza alta qui c'è scritto che loro sono sul metro e cinquanta." Si liberò ancora di due fascicoli. Ne rimasero ancora due.

"Siamo già fortunati che era di etnia facilmente individuabile." commentò Rudy con le braccia incrociate ed un'espressione seria in viso.

"Capelli lunghi, assenza di sopracciglia, alta, un bambino nella carrozzina. Cos'altro riesci a ricordare?" Niente. Ma non era una risposta che avrebbe accettato. A pochi centimetri da lei riusciva a sentire l'odore che portava addosso, simile a cannella ma non proprio. Distingueva perfettamente i puntini sparsi lungo il suo naso, quelle minuscolissime lentiggini, riusciva a vedere persino i brufoletti. Eddie si accorse del suo sguardo puntato addosso e quando accadde fu come guardare il sole dritto in faccia. Si allontanò alla svelta, inevitabilmente, alzandosi in piedi.

"Non importa me la vedo da solo." dichiarò evitando lo sguardo dei presenti, raccogliendo la sua roba e uscendo.

"Aspetta vengo con te!" ma lui era già uscito e il suono della porta che sbatteva aveva raggiunto le sue orecchie prima ancora che potesse alzarsi.

"Abbiamo finito signor Miller, vero?"

"Si si" Lexi corse su per le scale come un fulmine ma fu bloccata a metà rampa.

"Ah Lexi aspetta." le fece in tutta calma Rudy affacciandosi ai piedi delle scale. "Cosa?"

"Per domani mattina abbigliamento sobrio che non gridi che sei una squinternata facilmente incriminabile."

"Si si"

"E..." Appoggiata al corrimano si voltò ancora. "Cosa?"

"Tingiti i capelli, un colore normale. Devi sembrare innocente." Sbuffò e se ne andò correndo ma quando arrivò nel vialetto la sua auto era scomparsa.

[...]

Eddie correva più del solito, entrambe le mani serrate sul volante e l'urgenza di portare a termine il suo compito. Incrociò il suo stesso sguardo nello specchietto retrovisore e perse un battito, le sue gote erano terribilmente arrossate. Che gli fosse salita la febbre? No.

"Devo fare il cambio al guardaroba, ormai fa troppo caldo per le felpe" si disse puntando gli occhi sulla strada ma qualcosa nel suo sguardo non riusciva a tornare calmo, i suoi occhi erano febbricitanti, leggermente spalancati. Aveva poco tempo per rintracciare la testimone giusta e portarla a suo padre affinché controllasse la sua deposizione. Doveva anche finire il compito di biologia e correggere il saggio di letteratura inglese. Scacciò quel pensiero concentrandosi sulla guida. Arrivò alla prima abitazione e naturalmente la donna era quella sbagliata.

"Non è stata ad Alhambra Street sabato scorso? Ne è sicura? Con suo figlio? Neppure per un attimo?" Scosse la testa e spiegò che anche il sabato mattina, lei lavorava. La salutò con un cenno del capo e si diresse alla casa successiva. Sbuffò tamburellando le dita sul cambio manuale per poi svoltare in un vicolo dove parcheggiò la sua auto proprio di fronte al palazzo indicato. A motore spento, estrasse la chiave e afferrò i fascicoli, ricontrollando per sicurezza che si trattasse del posto giusto. Scrutò l'alto palazzo piegando la testa mentre si slacciava la cintura.

"Buongiorno, sono l'investigatore privato Eddie Miller, posso farle qualche domanda?" Si annunciò quando una voce metallica si fece sentire al citofono. La porta si aprì permettendogli di entrare e salire le scale fino all'ottavo piano.

Louisa Myiong, cinese immigrata a Sacramento nove anni prima, vive in centro con il figlio di cinque mesi e otto giorni. Alta un metro e settantacinque, capelli lunghi, assenza di sopracciglia...be' sarebbe più corretto dire che erano fin troppo sfoltite per essere notate. I suoi occhioni si posarono dalla foto alla donna, spalancati di quella curiosità studiata.

"Prego si sieda." gli fece cenno di accomodarsi al tavolo rotondo della sua cucina. "Posso offrirle qualcosa?"

"No grazie." Sistemò i fogli sul tavolo e si dondolò un attimo sul posto a disagio nel silenzio di quelle quattro mura. Si lanciò delle rapide occhiate attorno, le lancette dell'orologio si muovevano ad una velocità costante, quella dei secondi non si dava un attimo di tregua il che gli infuse ancora più fretta. La donna si sedette davanti a lui, posando le mani sulla superficie del tavolo lucido.

"Ha detto che voleva informazioni su una fiera?" chiese

"Si. Sabato scorso era presente alla fiera di Alhambra Street?"

"Si, ne ho sentito parlare e ci sono passata. Un evento carino ma abbastanza locale, non era molto estesa. Peccato." Strinse la mascella e continuò.

"Ha visto la rissa, vero?" corrugò appena la fronte. "Passando con il passeggino vicino ad un carretto che vendeva zucchero filato."

La donna fece per aprir bocca e a quel punto una foto le venne piazzata sotto il naso.

"Si effettivamente ricordo due ragazze che litigavano, una ha buttato una nuvola di zucchero filato tra le ruote della carrozzina, ci ho messo un'eternità a pulirle con soli fazzolettini di carta." non era certo avara di dettagli. Bene. Pensò il ragazzo facendo strisciare la sedia un po' più avanti per avvicinarsi alla donna dall'altro capo del tavolo.

"La situazione è questa, si ricorda chi ha cominciato la rissa?"

"Credo la ragazza con i capelli a spazzola, è stata lei a gettare il cibo per terra e poi è saltata addosso all'altra...aveva i capelli rosa me lo ricordo chiaramente, si." disse guardando in aria.

"Corrisponde?"

"Si, è lei."

"La riconoscerebbe anche se i capelli fossero di un altro colore?"

"Suppongo di sì, aveva i capelli più lunghi e poi ha quelle strane sopracciglia...sembrano due bruchi scuri." Eddie inclinò il capo rimanendo in silenzio.

"Esattamente cos'è accaduto?" domandò avida di particolari la signorina Myiong giocherellando inavvertitamente con il bordo del centrino all'uncinetto.

"La ragazza con i capelli corti, che di fatto ha attaccato per prima ha emesso una denuncia per tentato omicidio nei confronti della... ragazza con le sopracciglia a forma di bruco." sospirò.

"Oh" Improvvisamente impallidì le sue mani si immobilizzarono, dettaglio che Eddie colse immediatamente.

"Io...io non posso testimoniare se è quello che mi sta chiedendo."

"È esattamente quello che le sto chiedendo." Ma la donna scuoteva vigorosamente la testa alzandosi poi dalla sedia.

"Se ne vada, io...io non posso." si stava agitando continuando a scuotere la testa.

"Un momento, mantenga la calma. Discutiamone con calma."

"Ho detto di no, io... ho un figlio e... non posso non posso." Eddie abbassò la testa fissando il vuoto per un lungo istante, nessuno dei due fece nulla.

"Mi lasci indovinare." proruppe ad un certo punto sollevando la testa non per guardare lei però, il suo sguardo cominciò a vagare per la stanza.

"Il suo visto lavorativo H1B è scaduto dopo i soliti tre anni, l'ha rinnovato a sei anni ma adesso se la matematica non mi inganna sono passati più di 9 anni dalla data esatta in cui le è scaduto il visto? Dico bene?" I suoi occhi a mandorla erano colmi di angoscia.

"Se ne vada."

"Signorina Myiong io non ho intenzione di denunciarla." nel pronunciare queste parole adesso si stava concentrando proprio su di lei. "ci rifletta. Lei è l'unica testimone che ho per scagionare la mia cliente, che vantaggio ne ricaverei nel farla rimpatriare?" spiegò calmo rimanendo seduto. Ella sospirò abbassando la testa.

"È scaduto tre mesi fa." scoppiò portandosi una mano alla bocca e chiudendo gli occhi.

"Avremmo dovuto sposarci io e il mio compagno Derek. Così sarei rimasta, è la legge no? Ma lui è scomparso" Si premette i palmi delle mani sugli occhi impedendo alle lacrime di mostrarsi. Eddie chiuse gli occhi sospirando mentre i singhiozzi aleggiavano nell'abitazione assieme all'improvviso pianto di un bebè. La matassa era più ingarbugliata del previsto e quell'incontro era diventato fonte di fastidio.

Cosa poteva fare adesso? L'unica testimone esterna aveva un impiccio grande quanto una casa che le impediva di adempiere al suo compito. Si era inoltrato in un vicolo cieco.

"Signorina Myiong?" Ella tirò su col naso e si asciugò le lacrime, incontrando gli occhi grandi e dorati del ragazzo che la scrutavano impassibile

"Se trovassi il suo compagno sarebbe disposta a sposarsi il giorno stesso?"

"La polizia l'ha già cercato, è stato inutile. Potrebbe essere morto." la sua voce divenne sempre più sottile e spezzata a causa del pianto.

"Ma se trovassi un modo per farla rimanere in California lei testimonierà in tribunale?" Insistè

Annuì e quello gli bastò. Aveva per le mani un'altra grana, ma andava bene così. 

29/03/2022

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