Chapter 7
Arrivo in camera mia e la prima cosa che faccio è buttarmi sul letto.
Chiudo gli occhi e respiro lentamente, cercando di calmarmi e di non far esplodere il mio cuore dato che ha preso a battere velocissimamente.
Respiri profondi. Fai respiri profondi.
Appena mi calmo le lacrime mi rigano il volto e mi ritrovo a fissare il soffitto senza motivo.
Era da tanto che non mi succedeva di piangere, l'ultima volta era stato anni addietro, anni che avrei voluto scordare, anni in cui non avrei voluto vivere.
Nessuno può immaginare la sofferenza di una persona che in passato ha vissuto una vita difficile quando gli viene chiesto cosa è successo, chi o cosa è stato o perché ha delle cicatrici sia dentro che al di fuori dal corpo.
Prendo il telefono e controllo l'ora.
Diamine, sono le due e mezza devo cercare di dormire.
Appena poso il telefono sul comodino mi arriva un messaggio quindi lo riprendo.
Sorrido al messaggio di mio fratello che mi augura una buona notte e mi dice che mi richiamerà domattina.
Mi sento meglio.
Mi basta solo pensare ad Ezra e a quello che ha fatto e fa per me per sentirmi meglio.
Tra le sue braccia mi sono sempre sentita protetta e gliene sono grata.
Adesso però all'età di vent'anni è ora di costruirsi una corazza, anche se credo che sia troppo tardi, avrei dovuto farlo sin da piccola.
La vita mi ha portato via tante cose, me ne ha date altre che avrei preferito non avere, mi ha punita abbastanza per cose che non ho mai fatto.
Non vedo come io possa essere capace a rifarmi una vita.
Forse aveva ragione chi diceva "Il dolore fortifica", dopo tante volte in cui vieni bastonato anche se hai lividi non fa più male come la prima volta.
Si, piangi lo stesso, ma è solo uno sfogo...solo un "abitudine", ti viene spontaneo.
Piangere non aiuta, ti sfoghi, ma non ti senti meglio con te stesso, senti sempre le tue colpe, i tuoi errori mai commessi e le persone accanto a te opprimerti.
Senti che le pareti ti soffocano e ti sgretolano.
Ho bisogno di parlare con qualcuno, quel qualcuno sarebbe Ezra ma non voglio disturbarlo a quest'ora della notte.
Non ho mai creduto in Dio, non sono stata educata ad andare in chiesa o a pregare e non ho idea di come si faccia.
Amici non ne ho, la mia famiglia non esiste.
Il mio diario è talmente pieno di ricordi, dolori e pensieri confusi che credo possa scoppiare da un momento all'altro.
Scrivere mi aiuta, ma rende ancora più indelebile il dolore che ho provato.
Anche se scrivo a matita e cancello il segno se guardo bene rimane, è così anche con il cuore. Puoi provare a dimenticare, anche sforzandoti del tutto, poi se scavi nel profondo tutti i tuoi sbagli riappaiono lì davanti a te e ti osservano quasi avessero un volto e ti sfidano perché vogliono vederti crollare di nuovo.
E come ogni sera mi ritrovo a pensare alla mia vita, a quello che è stato di me.
Ma non riesco mai a pensare al futuro, avrò un fidanzato? una famiglia? un lavoro? sarò ancora così sensibile?
Non credo di poter costruire qualcosa di buono. Non sarei d'esempio a nessuno.
Non sarei un esempio di "futuro".
Dopo aver distrutto la mia autostima per ancora una buona mezzora mi addormento pensando di essere tra le braccia di Ezra.
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