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Capitolo 8

La mattinata passa in fretta, i professori parlano e parlano, senza mai smettere e la mia testa vaga per la classe senza una meta.

Un po' mi manca essere la compagna di banco di Marco, anzi non è vero, sto benissimo così. Ma chi voglio prendere in giro? Vorrei che le cose fossero andate diversamente, ma purtroppo non posso tornare indietro nel tempo. Perciò devo accettare come stanno le cose e andare avanti. Sempre con il sorriso, il mio sorriso.

''Sorridi a tutti, anche a chi ti fa del male. Perché è proprio affrontarli a testa alta che li farà crollare.'' Le parole di Sofia Viscardi mi tornano in mente, come se fossero una cura.

Sono sempra stata una sua grande fan, credo che Sofia sia una persona senza filtri o maschere. Si è sempre mostrata per quello che è e per questo la ammiro moltissimo.

Questa frase è bellissima e per me ha un grande significato. Alle medie, dopo aver litigato con Michelle l'ho attaccata alla bacheca di camera mia e non l'ho mai più tolta.

Lara mi ha proposto di uscire questa sera con lei, ha detto che vuole portarmi in un pub e che porterà dei suoi amici. Ho accettato, anche se non sono proprio una tipa pub.

Credo che uscire mi farà solo che bene e anche non pensare per un po' a Marco non sarebbe niente male.

Quando le lezioni terminano, esco dalla classe e mi avviavo verso l'uscita. Hanna sta parlando con Niccolò quindi la aspetterò all'uscita e Toby non so dove sia finito.
Nel corridoio Michelle mi squadra da capo a piedi e fa un ghigno.

Ma cosa ha da guardarmi quella vipera? Vuole per caso una mia foto autografata?

Raggiungo le scale, prima di scendere sento una risata, poi qualcuno mi tocca e mi accorgo di stare per cadere. Distinto cerco di appoggiare le mani per non farmi male, appena poggio terra sento un dolore alla caviglia destra.

Michelle mi passa accanto ridendo e mi dice:
«Io ti avevo avvertita. Stai lontana dal mio ragazzo, sfigata» dice andandosene via seguita da Camilla e Lizzy.

Ma chi si crede di essere? La regina Elisabetta? Se solo non mi fossi fatta male le avrei strappato i capelli uno ad uno.

Provo ad alzarmi ma la caviglia mi fa male. Tutti mi passano a fianco ridendo e nessuno mi dà una mano. Io mi chiedo dove siano in queste situazione An e Toby?
L'unico che si ferma per aiutarmi è Marco, fantastico. Non riesco a stargli lontano per più di un ora.
«Sofia, stai bene?» mi chiede
«E me lo chiedi anche? Di solito mi diverto a cadere dalle scale, non lo sapevi? Tranquillo non preoccuparti di me, corri subito dalla tua fidanzatina si sarà di certo fatta male mentre mi spingeva giù dalla scale» sbotto
«E' stata Michelle? Non ci credo, adesso ha proprio superato il limite!»

Marco mi aiuta ad alzarmi, mi accompagna all'uscita e chiama un taxi.
In tutto ciò sembra che Hanna sia sparita, magari è uscita dal retro e si è fatta accompagnare a casa da Niccolò, non mi ha detto niente però.
Mentre aspettiamo il taxi, guardo il telefono e trovo cinque chiamate perse da Hanna.
Quando arrivo a casa devo assolutamente chiamarla e raccontarle tutto. Devo pensare ad una vendetta, quella vipera la pagherà.

Il taxi arriva e mi porta fino a casa, Marco scende con me e paga.
La mia casa è vuota. I miei genitori non sono a casa perché sono andati a Roma per una specie di conferenza. Kate si è fermata a scuola per una ricerca, mi mamma prima di andare le ha fatto dei panini,  quindi nemmeno lei torna per pranzo.

Apro la porta, entro in casa e mi siedo sul divano. Marco mi guarda per qualche minuto e poi mi dice:
«Scusami. Se non stessi con Michelle e se lei non fosse così gelosa, non ti sarebbe successo nulla»
«Non è colpa tua, l'unica che si deve scusare è lei»
«Posso guardare? Mio zio è dottore e da piccolo mi piaceva guardarlo lavorare, quindi mi ha insegnato qualcosa»
«Va bene, ma fai attenzione»

Marco guarda la caviglia attentamente. Credo di aver sbattuto la caviglia sullo scalino, è viola è la vena che passa lì vicino si è gonfiata.
Marco crede che sia solo una brutta botta, che è meglio non sforzarsi per un po' e che devo mettere del ghiaccio.
Mi chiede dove può trovarlo e io gli spiego dov'è. Lui lo va a prendere, lo avvolge in un panno e me lo posiziona sulla caviglia.

«Non sono un dottore, forse è meglio che vai a farti dare una controllata» dice
«Va bene, avviso mia mamma così mi porterà lei. Tu torna a casa, i tuoi ti stanno aspettando. Ti farò sapere» mento, non voglio andare all'ospedale, sono sicura che non è nulla di che.

Veramente vorrei che restasse qui con me, ma ovviamente non posso dirlo.

«Sicura? Posso portarti io se vuoi»
«Marco, veramente. Hai già fatto abbastanza, grazie mille»

Lui mi guarda con i suoi occhi verdi, per un attimo il mondo smette di girare. Mi avvicino alla sue labbra, ma lui si sposta. Mi da un leggero bacio sulla fronte, mi sorride e se ne va.

Ma cosa mi prende? Che stupida, stupida, stupida me.
Va sempre a finire così. Penso sempre agli altri, mi piace vedere gli altri sorridere. Invece nessuno pensa mai a me, a come sto, a cosa sto pensando, a cosa sto facendo. Chissà se qualcuno prima di addormentarsi pensa a me? Chissà se qualcuno quando sente una canzone, una di quelle belle, pensa a me? Chissà se sono il primo pensiero di una persona quando si sveglia e l'ultimo quando si addormenta? La mia risposta è no. Per una volta, solo una, vorrei che tutto andasse bene, vorrei sentirmi amata. Perché tutti lo sono e io no? So di non essere bellissima ma se le persone riuscissero a guardarmi con il cuore, vedrebbero una bella persona. Capace di donare tanto e di rendere felici gli altri, vedrebbero una persona capace di ascoltare, capire e donarsi con tutta se stessa.

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