Capitolo 2
Dopo aver pranzato, mi preparo per andare a danza.
Ogni martedì e giovedì ho gli allenamenti di danza. Solitamente raggiungo la palestra in autobus e impiego all'incirca venti minuti.
Esco da casa, mi infilo le cuffie e sulle note di "Better not'" di Louis The Child mi incammino verso la fermata dell'autobus. Arrivata lì, salgo sul bus numero dodici; mi siedo al solito posto, ovvero circa a metà del pullman sul lato destro.
Il bus numero dodici è speciale per me, da quando frequento le medie lo prendo ogni volta che devo andare ad allenamento.
La prima volta che ci sono salita ho notato che c'era un sedile diverso dagli altri. Quest'ultimo è parecchio buffo poiché ricoperto da una stoffa gialla e rosa, nessuno si siede mai lì e un po' mi dispiace. Perciò da quel giorno, mi siedo sempre lì e quel sedile ha assunto un valore sentimentale per me.
Stranamente arrivo in anticipo, quindi ne approfitto per scrivere a Toby.
''Hey pazzoide, come va?''
''Hey! Tutto ok, grazie e tu?'' risponde
''Stasera possiamo vederci?'' scrivo
''Certo! Ma c'è qualcosa che non va?''
''Ti racconto tutto questa sera, stesso posto stessa ora''
Ripongo il telefono nello zaino ed entro in palestra.
Oggi l'allenamento è stato piuttosto faticoso, appena esco dalla palestra c'è mia mamma che mi aspetta in macchina. Il tragitto da palestra a casa è molto più corto in macchina che in autobus, infatti impieghiamo solamente dieci minuti per arrivare.
Sono esausta, appena arrivo in camera mi butto sul letto e mi addormento.
Alle sette mia mamma annuncia che la cena è pronta. A tavola mia sorella, Kate, racconta della sua giornata a scuola. Io parlo dell'arrivo di Marco, ma non descrivo il suo brutto carattere e avviso mia mamma che stasera mi vedrò con Toby.
Kate è la sorella che tutti vorrebbero. E' protettiva, dolce, super dispettosa e nonostante i suoi tredici anni è molto determinata. Ha capelli neri, occhi verdi, labbra carnose, orecchie leggermente a sventola e un naso a patata. Assomiglia a mio padre mentre io a mia madre. Adora disegnare e da grande vorrebbe fare la stilista.
Dopo cena esco di casa e mi reco al bar vicino a casa mia, che si chiama ''Cappuccino Express'' .
Come sospettavo Toby è già lì e chissà da quanto! Io e Toby ci conosciamo ormai da quando portavamo ancora il ciuccio, lo considero il mio migliore amico. Lui si preoccupa sempre per me e farebbe di tutto pur di rendermi felice.
«Hei Sofi! Sempre puntuale eh?» chiede ridendo
«Ciao, scusa non avevo visto l'orario» ribatto ridendo
«Non importa, dovevi parlarmi?»
«Sì, ecco riguarda Marco»
«Quello nuovo?» chiede infastidito
«Sì... »
«Che cosa ha fatto quel coglione?»
«Calmati! Non ha fatto niente, solo che è molto sfacciato e sai che mi da fastidio essere evitata» dico preoccupata
«Mi hai fatto prendere un colpo, pensavo ti avesse fatto qualcosa, ma a quanto pare qua qualcuno si è presa una cottarella»
«Ma figurati, ti sbagli»
«Menti, ti conosco come le mie tasche è inutile! »dice sorridendo
«Ma come ti salta in mente? Lo conosco a malapena»
«Io rimango della mia idea, comunque quel tipo non mi convince, ha proprio la faccia da coglione»
Passiamo il resto del tempo a chiacchierare, come ci piace fare.
Toby mi accompagna a casa e mi saluta.
Entro in casa, chiudo la porta e raggiungo camera mia. Oggi è stata una giornata stancante così decido di andare subito a letto.
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