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Capitolo 19

Prima di avviarmi a scuola preparo la mia borsa per danza. La porterò con me e prenderò il bus nelle vicinanze dell'istituto.

Infilo le cuffiette, saluto tutti e mi incammino.

Mia mamma non si è nemmeno degnata di rivolgermi parola dopo che le ho raccontato quello che è successo a scuola. Mi ha detto solamente «Vergognati» e poi non mi ha più calcolata. Sinceramente non so cosa aspettarmi, quando mia mamma è arrabbiata urla come una pazza, non è mai stata zitta. E questo mi fa riflettere.
Ma comunque non me ne pento, a quella gallinaccia senza piume serviva una lezione e io gliel'ho data.

La vendetta è un piatto che va servito freddo, e il mio era anche piuttosto colorato.

Mio padre e mia sorella invece sono scoppiati a ridere, come se avessero immaginato la scena nella loro testa. Insomma, tutti sanno quello che Michelle mi ha fatto e quanto mi ha fatta star male. Se l'è decisamente meritato.

Persa tra i miei mille pensieri, raggiungo abbastanza in fretta la scuola e insieme a Michelle entriamo dalla preside.

Lei ci dice che domani dovremmo presentarci qua alle nove e poi ci spiega dove sono tutte le cose per pulire l'aula di arte.

Quando usciamo dall'ufficio dico:
«Senti, questa situazione non piace ad entrambe. Ma siccome dovremmo stare insieme per più giorni di fila, ti va di fare una tregua?» chiedo porgendole la mano
«Stavo per chiedertelo io. Va bene, ma dopo ritornerai la solita sfigata. Sappilo» dice allungando la mano e stringendola in segno di pace
«Tranquilla, anche per me tu rimani sempre la ruba fidanzati» specifico facendole l'occhiolino.

Andiamo nello sgabuzzino, prendiamo tutto il necessario e una volta arrivate in aula iniziamo a pulire. Per non rischiare di sporcare o rovinare qualche disegno dei nostri compagni, li prendiamo uno ad uno e li mettiamo sui loro rispettivi banchi.

Dopodichè decidiamo di dipingerci le mani di tutti i colori e di appoggiare entrambe su un foglio. Così le sagome delle nostre mani rimangano impresse sul foglio.
«Questa tregua deve essere immortalata, e poi sono sicura che questo disegno sarà il più bello di tutti» dice Michelle ridendo.

Alla fine ci ritroviamo a pulire il pavimento con le spugne sotto i piedi, come se fossero pattini e ridiamo a crepapelle. Non mi divertivo così tanto con lei da una vita.

Se solo non fosse successo niente io e Michelle saremmo rimaste migliori amiche. Ma il destino evidentemente non ha voluto che andasse così.

«Comunque sappi che rimarrai la mia nemica numero uno. Ma mi raccomando non farti influenzare da quell'uno, sei e rimarrai per sempre una sfigata» dice e io in tutta risposta alzo il mio bellissimo medio
«Ti devo ricordare dov'è fanculo?» chiedo ed entrambe scoppiamo in una risata che sembra non finire più.

Il tempo è passato in fretta, non lo avrei mai creduto possibile. Devo sbrigarmi se non voglio perdere l'autobus.

Saluto Michelle e corro alla fermata sperando di non perdere il bus. Quando arrivo vedo il pullman passare davanti alla mia faccia.

Oddio no! Adesso come faccio? Possibile che io sia così sfigata? Potrei fare invidia a Ian Francis, l'uomo più sfortunato del mondo, che tra l'altro ha rischiato di morire per ben 27 volte.

Se vado a piedi non arriverò mai in orario, il prossimo autobus passa tra mezz'ora, mia mamma è a lavorare e anche se le chiedessi dopo quello che ho combinato non verrebbe mai. Fantastico...

Mentre valuto le opzioni, il suono di un clacson mi riporta alla realtà. Alzo gli occhi per capire chi sia e se ce l'abbia con me.

E proprio lì, davanti a me, Marco siede sul suo motorino e mi fa cenno di avvicinarmi.
«Cosa vuoi?»
«Darti un passaggio dato che hai perso il bus»
«Tu come fai a saperlo?»
«Secondo te? Ti ho vista »
«Sai vero che io non accetterò mai un tuo passaggio. Soprattutto ora che devo passare dei giorni con la tua fidanzata e non vorrei essere uccisa»
«E tu sai vero, che se non vieni con me arriverai tardi e dovrai dire addio alla tua gara»
«Io non dirò niente a Michelle, lei non lo saprà mai» dice porgendomi un casco.

Lui e la mia unica possibilità per non arrivare in ritardo, sarei una stupida a non accettare. Sbuffo alzando gli occhi al cielo e salgo.
«Stringiti forte» dice Marco prima di partire a tutta velocità, io lo ascolto e stringo le mie braccia attorno alla sua vita. Non voglio rischiare di cadere.

Arrivati davanti alla palestra scendo dallo scooter, tolgo il casco che mi ha scompigliato tutti i capelli e glielo porgo.
«Mi devi un favore Sofi» si azzarda a dire
«Assolutamente no» dico andandomene
«Tanto prima o poi rinizierai a calcolarmi»
«Questo lo vedremo» urlo senza neanche girarmi.

Non avrei dovuto accettare il passaggio ma non avevo scelta. Speriamo solo che Michelle non lo venga a sapere altrimenti sono morta.

Entro in palestra e dopo essermi cambiata l'allenatrice ci dice di riscaldarci.

Mentre siamo intente a correre comunica:
«Una volta terminato il riscaldamento dividetevi in squadre e iniziate a provare la coreografia. Sofia tu vieni da me, devo parlarti»

Quando abbiamo finito raggiungo la mia allenatrice, chissà cosa dovrà dirmi. Non voglio assolutamente rinunciare alla gara.

Alessandra è la mia insegnate di danza da ormai più di sei anni. Mi ha vista crescere e mi ha sempre spronata a dare di più. E' severa, ma quando stai per entrare in pedana il suo cuore si addolcisce e diventa una seconda mamma.
La danza è sempre stata per me una valvola di sfogo, un posto in cui rifugiarsi quando tutto andava male, una sorta di luogo sicuro. Non ci rinuncerei per nulla al mondo, neanche per milioni o miliardi di euro. Quando ballo mi sento libera e felice e i miei problemi svaniscono.

«Sofia, sono preoccupata per te. La tua caviglia sta meglio? Non manca molto alla gara e non sono sicura che tu sia pronta»
«La mia caviglia ora sta bene era solo una botta. Se metti la musica ti faccio vedere la coreografia, prometto che non ti deluderò»
«Va bene, ma se non ce la fai fermati, non rischiare di peggiorare la situazione»
«Non preoccuparti»

Mi metto in posizione e aspetto. Appena la musica parte inizio a muovermi sulle note di Let her go.
Ed eccomi nel mio mondo, dove tutti i problemi sono solo un vago ricordo. Mi muovo con attenzione e precisione e la musica guida tutti i miei passi e le emozioni che esprimo.

Quando finisco Alessandra mi guarda contenta, una lacrima le scende e le riga il viso.
«Bravissima come sempre. Ma dobbiamo lavorare ancora un po' sulla pulizia dei movimenti»
«Sono fiera di te. La prossima volta però fai attenzione a dove cammini»
«Lo farò sicuramento» dico fingendo di ridere.

Ovviamente solo Marco, Michelle e quelli che mi hanno vista sanno la verità. Non potevo mica dire che la mia ex migliore amica mi ha accidentalmente spinto giù per le scale. Ne andava della mia reputazione. Quindi ho raccontato che mi sono inciampata, cosa molto probabile dato che sono miss sbadatezza.

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