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5 - Red hoodie

C'è qualcosa nel lunedì mattina che, masochisticamente, lo rende più bello della domenica ai miei occhi.

Non è sicuramente la tazza di cereali.

E non è l'outfit, scelto accuratamente la sera prima a differenza degli altri giorni.

- Joyce, ti posso chiedere un favore? - domanda mia madre, allungandomi il cucchiaino per i cereali.
Sì, li mangio con il cucchiaino da té da quando ero piccola e mi fa strano usare un cucchiaio normale.

- Mmh-mmh.

- Ho incontrato Pauline al supermercato ieri e ho saputo che la matematica è un universo indecifrabile per te. Non che sia una novità, ma la situazione sta diventando drammatica in vista de...

- Oh, ma la smettete tutti di parlare dell'esame? Manca un anno e mezzo! - la interrompo, irritata.

- Il punto è - continua imperterrita - che devi trovare un modo per acquisire le nozioni fondamentali della matematica, con o senza Ben nella testa.

Spalanco la bocca.

E lei come ha fatto a collegare le cose? Quando è diventata una mamma intelligente?

- E non provare a negare, signorina. Ha tutto perfettamente senso da questa prospettiva.

Quello che non ha senso è la lentezza di Ben nel cadere ai miei piedi.

Saranno i capelli?

Non gli piace la mia faccia?

Mi trova ridicola?
Okay, questo è discutibile.

- Non ce la faccio, mamma. È un'ossessione. - crollo sul tavolo spostando la tazza di cereali di lato.

Lei mi si avvicina e mi accarezza i capelli.

- Tesoro, si accorgerà di te. Forse devi fargli capire che l'amicizia non ti basta. - posa un bacio vicino all'orecchio.

- Mamma... Perché non ci arriva? - mi lagno.

- Gli uomini sono stupidi. Dobbiamo essere noi a guidarli, ad incoraggiarli. Non perderti d'animo, tesoro.

- Ma dove sono finiti i cavalieri di una volta?!

- Non sono mai esistiti, sono tutte leggende. Dietro c'erano sempre le regine e le donne di potere a dirigere questo tipo di affari. - continua ad accarezzarmi.

Sospiro.

- Mamma, confortami. Non posso iniziare una settimana di scuola con questo spirito. - mi lamento.

Mia madre si distanzia leggermente e mette le mani sui fianchi.

- Allora alza la testa e marcia forte là fuori, così che anche in Cina sentano quanto vali. E non abbi paura, i rimorsi per non aver agito sono peggiori di qualunque caduta.

Annuisco, un po' più rincuorata.

Mi alzo e la abbraccio. - Ti voglio bene.

- Anch'io, tesoro. Ora vai, altrimenti farai tardi. - risponde dolcemente.

In momenti come questo mi piacerebbe che ci fosse anche papà per legare un po' di più, dato che è al lavoro tutto il giorno e la sera ci vediamo poco.

Saltando la parte di Ben, ovviamente. Mio padre ci shippa più di quanto io shippo le coppie nelle serie TV.
La cosa rischia di essere imbarazzante.

I pensieri mi accompagnano durante il tragitto fino a scuola, per interrompersi all'inizio della lezione di letteratura, quando riesco a dedicare tutta la mia attenzione alla spiegazione.

- Visto che siete stati attenti e attivi durante la spiegazione, deduco che l'argomento vi piaccia molto. Giusto? - domanda l'insegnante.

Giusto. Le sorelle Brönte sono sempre interessanti.

In classe emerge un coro affermativo.

- Perfetto. Formate gruppi da tre e la settimana prossima presentate uno dei due libri, con scheda dell'autrice e commento all'opera. Il migliore verrà con me alla conferenza del diciotto di un illustre professore di Dartmouth.

Che palle. Odio i lavori in gruppo.

Non mi piacciono mai i compagni con cui finisco in gruppo e c'è poco affiatamento, di conseguenza in lavoro viene male.

E poi c'è sempre qualcuno che non fa un cazzo e si prende i meriti.

Mi guardo attorno, frustrata perché nel mio corso di letteratura non c'è nessuno dei miei amici, solo gente che conosco a malapena.

Improvvisamente sento delle mani sugli occhi e minaccio di urlare.

- Chi sono? - domanda una voce suadente, divertita.

Impiego qualche secondo per capire di chi si tratta.

- Christopher! - esclamo.

- Brava, meriti una caramella. - ridacchia lui, comparendomi davanti.

Mi offre una caramella gommosa, estraendola dalla tasca della felpa rossa.

- Grazie. Com'è che usi ancora gli stratagemmi dei babilonesi per attrarre le ragazze? - sorrido.

Fa una smorfia.

- Vi lamentate che non ci sono più gli uomini di una volta e non accettate neanche gli antichi corteggiamenti. E poi era il mio gioco preferito da bambino, non ti permetto di criticarlo.

Non posso fare a meno di ridere per il tono offeso che ha inscenato.

- Fai gruppo con me, acidella? - mi chiede.

- Okay. Visto che sei così bravo a scegliere i compagni di gruppo, trovaci il terzo. - gli sorrido.

Mi fa l'occhiolino e si allontana.

Lo osservo passare in mezzo ai nostri compagni che discutono animatamente.

Inizio ad entrare in ansia quando rivolge la parola a Nicole Rotary, quella che passa le ore di letteratura e chimica a disegnare o fare collage.

Che beneficio può trarre dal lavorare con lei?

Tempo quindici secondi e Christopher è di nuovo davanti a me.

- Nicole farà la presentazione con noi. - annuncia tutto contento.

Alzo gli occhi al cielo e grugnisco frustrata.

- Con quale neurone affetto dal morbo di deficienza hai pensato di coinvolgere Nicole Rotary in un lavoro di letteratura?! A lei non frega un cazzo di Jane Eyre o Cime Tempestose! - inveisco.

Lui sembra annuire, come confermando la sua ipotesi.

- Sapevo che avresti reagito così. Vedila in questo modo: io e te organizzeremo la presentazione e daremo a lei un pezzo da studiare a memoria. È più semplice. - spiega.

Continuo a non essere convinta.

- Tre persone interessate a fare una presentazione a modo loro non ne verranno mai a capo, in due ci si può accordare più facilmente. Si chiama utilizzo intelligente dei componenti del gruppo. - si vanta.

Accelero il passo per andare in palestra, prendendomi il tempo di decidere se la sua logica sia condivisibile oppure no.

Probabilmente penserà che sono acida come al solito, ma poco mi importa. Lo conosco appena.

Mi cambio in fretta negli spogliatoi e quando entro in palestra rabbrividisco per i pantaloncini corti.

Ma chi voglio prendere in giro, c'è Ben in tenuta sportiva e gli si vedono i muscoli. Come faccio a non rabbrividire?

Si stanno formando le squadre di pallavolo.

Ben si affretta a prendermi nella sua squadra e non posso che esserne contenta.

Nella nostra squadra c'è anche Sean, mentre Ruth è in quella avversaria.

Iniziamo la partita e faccio del mio meglio per aiutare la squadra a fare punti, ma è difficile con i giganti dell'altra squadra a torreggiare su di me a rete.

In un qualche straordinario modo, riesco a fare solo un errore in tutta la partita e sia Sean che Ben mi abbracciano facendomi i complimenti.

Nelle giornate no arrivo a fare una cosa giusta e dieci sbagliate, quindi penso di poter essere fiera di me.

- Ehi campionessa! - mi sorride Ben.

Ciao splendore.

- Visto quanto sono stata brava? - fingo vanità.

- Un fenomeno. - mi circonda le spalle con un braccio e mi stringe con euforia.

Ben è un tipo molto competitivo e ricordo bene quanto fosse giù di morale dopo la partita che avevamo perso l'anno scorso a causa mia. Non se l'era presa con me, ma sapevo che gli bruciava la sconfitta.

"Non potrei mai avercela con te, sei il mio raggio di sole." aveva detto.

- Che ne dici se stasera festeggiamo? - propone sorridendo.

Dio quanto è bello quando sorride.

Purtroppo però, sento già la delusione che proverò quando inviterà Sean, Ruth e altri con noi.

Non usciremo mai insieme solo io e lui.

- In realtà...

Una felpa rossa cattura la mia attenzione.

- ... ho già un impegno.

__________

Che odio quando non riesci a controllare le interazioni dei personaggi nella tua storia! Vi giuro che è come se avessero volontà propria, dopo due righe che scrivi di loro fanno già quello che vogliono.
Vabbe vediamo cosa decidono di fare 😂

Preferite aggiornamento domani e a Natale oppure solo doppio aggiornamento a Natale? ❤

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