31 - My hero
Le ore non passavano mai.
Dopo un pranzo più lungo del tempo che ci ha messo la Chiesa per accettare che la Terra è sferica, sono giunta a diverse conclusioni.
Primo, il Natale con i parenti è insostenibile.
Secondo, se tuo padre organizza una guerra tra fazioni che shippano coppie diverse, non c'è modo di aprire bocca che vieni sovrastata dalle urla e ciao ciao diritto di parola e tanta bella democrazia.
Terzo, sono rimasta delusa dal fatto che zia Lily si sia coinvolgere completamente dalle cazzate di mia madre, che con occhio vigile sorvegliava l'andamento delle cose.
Come risultato ho dovuto fare da baby-sitter a Timmy e Tommy per impedire che sfasciassero casa, mentre il fantasma di Drew consumava cibo a intermittenza.
Ed è stato tremendamente difficile non scoppiare davanti a tutti, urlare agli adulti che si comportavano da deficienti, ai bambini che dovevano fare le statue o avrei preso le loro testoline bionde e ci avrei giocato a calcio, a Drew che esiste una cosa chiamata "interagire con tua cugina Joyce che si trova in una situazione di merda".
Hanno cercato di corrompermi con i regali, ma dopo oggi penso che il loro valore sia pari al numero di donne emancipate in Burundi.
Cosa me ne faccio di tutti questi vestiti e cianfrusaglie varie se poi sparlano delle persone a cui tengo davanti a me, arrogandosi il diritto di poter litigare sul ragazzo con cui devo o non devo stare.
E i miei genitori, che avrebbero dovuto difendermi, stare dalla mia parte e incanalare la conversazione in temi più consoni, sono stati i primi a darmi in pasto agli squali.
Ah, un'altra cosa che merita considerazione è l'abilità straordinaria di zia Rachel di spettegolare. Non è stata zitta un secondo. Tutto il fottuto tempo a ciarlare, su cose di cui non sapeva un accidente. Ma nel mondo delle pettegole è sempre così: meno sai di una voce messa in giro, più cose a tuo piacimento puoi inventare e più divertente diventa discuterne con gli altri.
In sostanza, ho sentito talmente tante cazzate che ora voglio solo andare e svegliarmi tra le braccia di Christopher, possibilmente reale e non in sogno.
Perciò prendo il telefono e guardo l'ora per sapere se posso chiedergli di venire oppure no.
Sono le cinque passate.
Con tutta la disperazione di cui sono capace, pigio le dita sullo schermo.
Ti prego ti supplico ti scongiuro vieni qui non ce la faccio più potrei morire per favore corriiii
Senza punteggiatura, senza faccine, solo me e il mio tormento.
La mia testa cade sul cuscino e serro gli occhi, il cervello disconnesso.
Dio, fai che legga il messaggio.
Gesù, fai che possa venire.
Spirito Santo, fai che arrivi presto.
Apollo, fai qualcosa.
La mia mente rievoca il sorriso di Chris, la cosa più bella che esista al mondo.
Sorrido un po' anch'io di riflesso, sempre ad occhi chiusi.
- Joyce! - urla mia madre.
Se mi viene a chiedere di sistemare il casino che c'è in cucina, la ammazzo.
Non esiste che io la debba aiutare dopo quello che mi ha fatto passare oggi.
- Joyce, c'è Christopher!
Scatto su come una molla non appena sento il suo nome.
Christopher. È già qui. Quanto lo posso amare?
Sfreccio fuori dalla camera e salto giù dalle scale con il rischio di cadere e spezzarmi l'osso del collo, ma sono troppo esaltata per curarmene.
La porta è aperta e Chris sta entrando.
Non appena mi vede correre si ferma e sembra quasi spaventato, ma non esita a stringermi forte quando gli salto addosso.
- Sei qui! - la mia voce è acuta come uno squittio.
- Non potevo non venire: una bella fanciulla in difficoltà ha chiesto il mio aiuto.
- Ahh, mio eroe! - gioisco.
Gli afferro il polso e lo trascino con me in camera, spingendo con il piede la porta di casa, che si chiude con un tonfo sonoro.
Chris sembra portare luce e allegria anche solo grazie al viso solare e i capelli chiari. I suoi occhi illuminano il mondo, il mio mondo.
- Però gli eroi ricevono ricompense... Tipo il bacio della fanciulla. - scherza, aggirandosi per la camera per trovare un punto dove lasciare il giubbotto.
- Lascia pure lì, vicino agli pseudoregali. - indico la scrivania.
Lui fa una faccia interrogativa.
- La mia famiglia mi ha riempita di regali come risarcimento per avermi reso la giornata un inferno. - mi lamento.
Annuisce piano, togliendosi poi le scarpe per venire a sdraiarsi vicino a me.
Allarga il braccio e io mi avvicino, appoggiando la testa sul suo petto. La mano dell'altro braccio inizia ad accarezzarmi i capelli lungo il lato del viso.
- Come mai hanno deciso di renderti la giornata un inferno?
- Hanno parlato della mia vita sentimentale tutto il tempo, con poche e brevi interruzioni. Continuavano a dire chi secondo loro dovrei avere come ragazzo, perché, che cosa segue e non segue le tradizioni, la società e tutte ste cose qua. È stato frustrante, perché non potevo dire nulla e... vabbe, è stato un Natale orribile. - spiego, lasciando uscire tutto come un fiume in piena.
Christopher non smette neanche un secondo di accarezzarmi, e vedo che sta soppesando le mie parole.
- Finora. - osserva, con un sorrisetto provocatore.
- Finora. - confermo, ridendo.
- Facciamo una cosa: tu mi dai il bacio dell'eroe e io dico a mio padre che stasera torno tardi. - propone.
- Facciamo che non torni proprio. - tento.
Il suo sguardo passa da me alla finestra a me di nuovo, più intensamente.
- Sei sicura di volere che io resti per la notte? I tuoi genitori potrebbero farsi strane idee... E non avrebbero tutti i torti. - dapprima malizioso, poi scoppia a ridere.
In un certo senso, ha qualcosa in questo atteggiamento che mi ricorda Edward Cullen in Twilight.
- Sono sicura di volerti qui tutta la notte e sono sicura che i miei non si faranno idee strane. So cosa dire. - gli faccio l'occhiolino.
Rimane un po' sorpreso dalla mia risposta, ma non replica e prende il telefono.
- Quanto a te... - lo blocco di nuovo sul letto - puoi farti tutte le idee strane che vuoi.
Alza le sopracciglia e il suo sorriso si amplia, come a chiedere "posso davvero pensare male?".
Io giro la testa e mi mordo il labbro, trattenendo una grassa risata, poi mi alzo con l'intenzione di andare in bagno.
Mi fermo sulla porta.
- Sai, gli slip sono un po' scomodi... Penso proprio che li toglierò. E che metterò un gonnellina corta corta. Però non pensare male. - lo provoco.
Deglutisce.
- Ah no?
Faccio cenno di no, più provocatrice che mai.
- Forse metterò le calze... Un paio di parigine con bordo di pizzo andranno bene, non credi?
La sua testa fa movimenti verticali e orizzontali in modo confuso.
- Però non pensare male. - sussurro ed esco.
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Ragazze!
Come prima cosa, volevo darvi un consiglio come lettrice: se scrivete di tematiche come la violenza, soprattutto sessuale, vi prego di non farlo con leggerezza e banalità. A questo punto potreste ricordarmi del flashback di Margot, ma quella è un'impressione secondaria, cioè non vissuta in prima persona dalla protagonista, e poi spero di non avervi dato l'idea di una cosa superficiale. Ve lo dico perché sono stata male per i capitoli che ho letto sulla violenza sessuale vissuta dalla protagonista di una storia.
Come seconda cosa, scopriremo la pista giusta verso il nome dell'assassino fra pochissimi capitoli. Giusto per distrarvi dal diabete di Joyce e Chris 😂😂
Love you 🍭
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