Terza Prova: Fanfiction
Parole:1339
Libro:Percy Jackson
Pov's Luke
La principessa Andromeda ormai aveva preso il largo.
Il potere del potente Crono si faceva sentire su tutta la nave. Era talmente forte che ampliava la forza di volontà dei ragazzi e deidemoni presenti sulla nave. Anch'io mi sentivo più forte, graziealla metamorfosi sentivo Crono dentro di me, mi dava nuovesensazioni, sete di potere.
Sulla nave c'erano anche degli uomini, ma a noi non importava , anzi... lisfruttavamo per lavori quotidiani e quando non avevano più dalavorare li davamo in pasto agli animali feroci anch'essi sulla nave.
Ci fermammo in un porto poco lontano da San Francisco, avevamo bisognodi rifornimenti per la nave, ma con i rifornimenti salirono anchemolti turisti.
Dall'olbò della mia cabina vidi tutte quelle persone salire, guardandole avevouna sensazione strana, ma non ci feci caso. La nave con il ponte scintillante attirava i turisti ignari del pericolo. Non sarebbero mai più scesi, i loro volti sorridenti mi fecero scorrere un brivido lungo la schiena.
Riprendemmo il largo, uno dei semidei che combatteva mi disse <<SignorLuke, abbiamo un problema... non sappiamo perché i mostri inpiscina stanno come impazzendo, anche se gli abbiamo dato del cibocontinuano a non darsi una calmata-. lo guardai attentamente e dalsuo sguardo capii che aveva paura, molta paura, ma non voleva darlo a vedere.
-Okay-risposi -Dopo farò un salto a vedere che succede- e gli feci segno di uscire dalla porta. Fece un piccolo inchino e se ne andò.
Dopo aver controllato le carte e i nostri vari spostamenti, dissi al comandante della nave (incantato dalla foschia) di dirigersi a San Francisco.
Mi diressi verso la piscina e chiesi al bagnino di aprirla .Lui mi guardò con una faccia spaventata e sconcertata, ma pochiminuti dopo mi fece segno di entrare, appena arrivato davanti allepiscine i mostri al loro interno fiutarono il mio odore e si scatenòl'inferno.
Iniziarono ad urlare, muoversi per cercare di uscire dall'acqua, ma con scarsi risultati.
Stavo per parlare, ma qualcosa dentro di me mi bloccò. Crono.
Si impossesò del mio corpo e parlò con le bestie – Cosa pensatedi fare? Il vostro compito non è fare casino e perdere le staffe, maseguire i miei ordini, voi dovete semplicemente seguire gli ordini estare calmi, appena avrete il mio segnale potete darvi alla pazzagioia, ma ora no.
La voce profonda che usciva dalla mia bocca di colpo cessò, il mio volto trasfigurato ritornò normale; la pancia mi si contorceva, la testa mi girava, la vista mi si appannava e la gola si seccava, ma lo facevo per uno scopo, volevo distruggere, volevo distruggere gli dei,volevo distruggere mio padre Hermes.
Dopo quello che aveva fatto a me, a mia madre, lo odiavo tantissimo.
A volte però, mi capitava di ripensare alla mia mia vecchia vita,Annabeth, il Campo, Talia . Sentivo molto la sua mancanza. Non ero riuscito a proteggerle ero il grande, avrei dovuto. Quel mostro ci aveva attaccato, e non fosse stato per lei saremmo tutti morti.Quando pensavo a lei, il più delle volte, gli occhi mi si riempivanodi lacrime, il labbro inferiore iniziava a tremare, la gola diventava secca, ma non potevo farci niente, mi mancava, ma non potevoribellarmi al mio padrone e essere sottomesso dagli dei e dalle loroleggi. Non volevo liberarmi del mio padrone.
Stremato,cullato dalle onde caddi in un sonno profondo ed iniziai a sognare.
-Luke!Luke! Svegliati forza Luke!-
Una voce familiare mi parlava mentre stavo ancora dormendo, ma quando aprii gli occhi non ero nella miacabina della principessa Andromeda, ma sul ponte di poppa, ero scalzo, ancora in pigiama e l'aria fredda della sera si faceva sentire, ma non me ne importava molto. Mi alzai e mi guardai intorno per cercare di chi fosse la voce, quando una mano si appoggiò sulla mia spalla per farmi girare, rimasi senza parole, davanti a me avevola persona che avevo sempre amato. Talia. I suoi capelli corvini le contornavano il viso candido, e gli occhi blu emanavano vitalità edelettricità, era cresciuta, non era più la bambina che mi avevasalvato dal minotauro, ma era una ragazza adulta, la ragazza piùbella e forte che avessi mai visto. Quando incontra i suoi occhi ebbiuna scossa in tutto il corpo, la pancia iniziò a contorcersi, lemani a tremare, ma riuscii a trattenere le lacrime che bruciavano neimiei occhi.
-Talia...- riuscii a dire con un filo di voce, lei mi sorrise. A qual punto l'abbracciai come quando da piccola aveva gli incubi durante la notte, quando venivamo attaccati da un mostro, ma riuscivamo a scappare. Era incredibile riaverla tra le mie braccia.
-Mi sei mancata- dissi io continuando a tenerla tra le mie braccia, non riuscivo ancora a crederci -Anche tu Luke, anche tu mi sei mancato -mi disse stringendomi ancora più forte.
-Come fai ad essere qui? Tu... tu sei morta, sei l'albero che difende la barriera, come fai ad essere qui?- gli domandai, mi guardò e sorrise-Luke, sono rinata grazie al manto d'oro, ma adesso non sono qui con te, non sono qui in carne ed ossa, sono qui perché voglio darti il mio messaggio- mi disse mettendo le sue piccole mani sul mio volto.Luke ascoltami bene, so che pensi che gli dei ti abbiano fatto del male, ma loro ci vogliono proteggere, vogliono il nostro bene,vogliono che combattiamo le nostre battaglie contro le persone scorrette, le stesse persone che tu stai accompagnando verso la battaglia contro gli dei. Luke, ascoltami per favore, lascia perdere,torna al campo, goditi la tua vita da semideo libero che sei.- Mi guardava triste, gli occhi erano imploranti, mi stava chiedendo di buttare tutto all'aria e tornare al campo come se nulla fosse successo.
-Talia....non riesco, ormai è questa la mia casa, non posso abbandonare tutto ciò per cui sto lottando. Non è vero che noi siamo Semidei liberi,non è vero che i nostri genitori ci vogliono bene, se ci avessero voluto veramente bene, quel giorno il minotauro non ti avrebbe attaccato, se ci volessero davvero bene non ci avrebbero lasciato nel campo, senza neanche riconoscere chi sia il proprio figlio, se mio padre mi volesse bene veramente, non avrebbe lasciato mia madre da sola, non avrebbe permesso che qualcuno mi facesse del male, ci facesse del male. Perché agli dei lassù non importa niente di quello che pensiamo noi, o delle imprese mortali che svolgiamo perloro, NO, non gliene importa nulla, come a me non importa nulla di avere un padre divino, di dovermi sottomettere alle loro leggi, non me ne importa niente se mio padre lassù pensa di aver fatto la cosavgiusta a lasciare mia madre, a lasciare me da solo. Mia madre è impazzita,- urlai- cucinava tutti i giorni panini al burro di arachidi per lui, così da mangiare dopo il lavoro, ma lui nontornava, ci aveva abbandonato a noi stessi, mi aveva abbandonato lasciandomi solo...- dissi urlando tutto ciò che pensavo suglidei, su mio padre.
Lei mi guardò e disse -Luke, so che hai sofferto per me, per tua madre,per te stesso, ma perché non lasci questa pagliacciata e vieni conme? Ci vediamo a San Francisco e scappiamo insieme, solo io e te,come da piccoli, ma Luke per favore lascia perdere, non andare avanticon questa cosa, per favore!?- mi stava supplicando, i suoi occhi erano pieni di lacrime, ma io rimasi impassibile, la guardai e dissi-Non posso, non voglio- mi girai per tornare nella mia camera, ma prima di entrare, la guardai ancora una volta e dissi -mi mancherai,ma preferisco morire che continuare a vivere così.-
Mi svegliai nel mio letto, ancora con le lacrime agli occhi, andai versola finestra e guardai le stelle. Pensai alla piega che stava prendendo la mia vita, ma la mia idea rimase quella. Nessuno sarebbe riuscito a farmi cambiare idea, -neppure tu Talia. Mi dispiace.-
Ritornai alla piscina, feci scortare i turisti fino al bordo. Pensavano che una festa li attendesse. I mostri avrebbero avuto la loro festa.L'acqua divenne rossa le urla strazianti mi diedero forza. Provai gioia, fu come se una se una grande energia mia avvolgesse. Era solo l'inizio, non mi avrebbero fatto cambiare idea.
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