Prova Finale:L'orgoglio
Parole:941
Tema:Orgoglio
Titolo:L'orgoglio è un muro per il nostro cuore
Sono uscito sbattendo la porta.
Percorro il corridoio senza respirare, non posso respirare crollerei ma non voglio, ho ancora un po' d'orgoglio.
La porta della ascensore sarà la mia salvezza. Apriti! Apriti!
Entro, appoggio la mia schiena sul fondo, il muro mi sostiene. Respiro.
Mi hanno detto che ho una stima eccessiva di me, dei miei meriti, che ho fatto tutto questo per orgoglio. Ma forse per me l'orgoglio è un altra cosa. È la mia dignità. Una giustificata fierezza.
Hanno calpestato il mio lavoro, mi è costato lacrime e sangue, mi è costato gli amici, l'amore della mia ragazza. Lei si che mi può dare dell'orgoglioso.
La settimana scorsa è venuta a casa mia per parlarmi, io stavo ancora lavorando al mio progetto, io mio coinquilino l'ha fatta entra e lei è venuta dritta verso di me.
"Dovremmo parlare" io l'ho guardata, qualcosa non andava, ma non avevo tempo "Cosa vuoi? Qual è il dramma del momento?" nella mia voce c'era un tono di superiorità. L'ho tratta quasi con disprezzo, lei si è girata, ha preso la via della porta e se né andata, sembrava non respirasse.
L'ho tratta come loro hanno trattato me, chissà cosa mi voleva chiedere. Sarà stato qualcosa di importante sicuramente, come ho potuto...
Ho calpestato la sua dignità, forse dovrei andare da lei è parlarle.
Appena le porte dell'ascensore si aprono io mi stacco dal muro che mi ha sorretto per tutto il tempo, corro verso l'uscita e vado alla mia auto.
Gli uffici sono a pochi isolati dalla sua casa, devo arrivare il prima possibile da lei.
Dopo una decina di minuti mi ritrovo davanti a casa sua, ma non ho il coraggio di scendere e andare da lei, c'è qualcosa che mi blocca. Ho sentito parlare di questa sensazione. Molti dicono che è il nostro orgoglio, altri semplicemente vergogna o paura. Io in questo momento non so bene cosa provo, ma mi ritrovo seduto qui a pensare.
Alla fine riesco a scendere e vado verso a sua porta e suono il campanello.
Qualche minuto dopo sento i suoi passi venire verso la porta e la sua voce chiede chi c'è dietro la porta, le rispondo e lei apre la porta lentamente mentre mi guarda con occhi tristi.
"Ciao" le dico a bassa voce, avevo paura, lo sentivo dentro di me, avevo paura che mi cacciasse, mi dicessi che non mi ama più.
"Ciao"mi risponde, la guardo negli occhi aspettandomi di vedere disprezzo, odi... ma in verità vedo solo tristezza e dubbio.
"Posso entrare?" le chiedo, lei fa un cenno di assenso con la testa e si sposta per farmi entrare. Poi ci dirigiamo in cucina, continuo a guardarla e noto che è molto tesa, le sue spalle sono tese e continua a ritirarsi quel piccolo bracciale che indossa sempre e con cui gioca quando si agita, ma spero che accetti quello che le dirò.
Arrivati in cucina si appoggia al bancone e mi guarda con lo stesso sguardo che aveva quando ha aperto la porta, "Allora... che ci fai qui? Sei qui perché vuoi farti perdonare?" la guardo, ho paura di quello che le dirò non sarà abbastanza per farmi perdonare, ma ci devo almeno provare, devo mettere da parte il mio orgoglio. "Sono qui... perché mi sono reso conto di averti trattato malissimo, non era mia interazione... quel progetto sarebbe stato il decollo della nostra vita, avremo potuto avere soldi, una casa grande e spaziosa, una macchina nuova e molte vacanze per visitare il mondo, lo facevo per me, per te... per noi" le emozioni che provo in questo momento sono varie, speranza, desiderio, fallimento.
Lei mi guarda, il suo sguardo muta, prima era triste, ora è come se la rabbia e la delusione di fossero impossessate
di lei, "Hai mai pensato che io non volessi soldi... io te lo dico con sincerità, io volevo te, per me potevamo anche vivere sotto un ponte come barboni, ma mi bastava il tuo amore a rendere tutto più facile. Quel giorno, quando sono venuta nel tuo appartamento, mi hai risposto malissimo, pensavo di essere più importante di uno stupido lavoro, ma a quanto pare mi sbagliavo" le lacrime le scorrono lungo il viso, mi avvicino a lei e le prendo il volto tra le mani. "Ascoltami, io volevo farlo solo per noi, volevo che tu avessi un buon futuro, io avevo paura di non essere abbastanza per te, di non riuscire a darti quello che ti meriti... io ti amo più di chiunque altro, avevo paura di non essere abbastanza" le lacrime che adesso solcano il mio viso ora sono causate dal fatto di aver compreso di che fallito sono, non la merito, l'ho trattata male anche se non aveva nessuna colpa.
Lei come se mi leggesse nel pensiero scuote la testa"Io ho solo bisogno di te, non pensare si essere un fallito o di non essere abbastanza per me perché io ti amo e so che hai passato tutto il tempo a pensare al nostro futuro e che cosa fosse meglio per me, ma a me basti tu, mi bastano i tuoi abbracci quando ho freddo, i tuoi baci quando siamo felici o le tue dita intrecciate alle mie per darmi forza. Io ti amo per questo, non per qualche stupido progetto" detto questo le sue labbra toccano le mie e a quel punto capisco quanto lei fosse importante per me. Quel giorno non ho avuto il coraggio di andarle dietro perché ero orgoglioso, avevo paura di ammettere che avevo sbagliato. Quindi, d'ora in poi, metterò il mio orgoglio da parte e farò cosa mi dice il cuore.
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