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Prima Prova:"con una semplice scritta"

Genere: storia d'amore

Ambientazione:La scuola

Numero di parole:2033

<Ciao Rachi> mi salutò quella pazza della mia migliore amica,Chiara .<Ciao Chiara, come stai?> le chiesi mentre la guardavo mettersi a posto la sua massa di capelli rossi che si contrastavano con i suoi occhi ghiaccio e le dolci lentiggini che le coprivano le guancie,<Bene dai, ho una partita di pallavolo pomeriggio e sono un po' in ansia, per il resto tutto bene, tu?> mi risponse mentre ci dirigevamo verso l'entrata della scuola<Bene> dissi.

Stavo per chiederle come erano andate le vacanze di pasqua quando un ragazzo con indosso una felpa col cappuccio che gli copriva il volto mi diede una spallata, mi mollò qualcosa nella mano e scappò all'interno dell'edificio.

Guardai ciò che mi aveva messo in mano e notai che si tratta di un fogliettino,quando faccio per aprirlo Chiara, che stava guardando il telefono, mi richiama e mi chiede se questo pomeriggio mi andava di passare da lei per fare i compiti e, magari, guardare un paio di puntate di TeenWolf. Io distratta ancora dal bigliettino che ora si trovava nella tasca destra del mio giubbotto di pelle nero, annuisco per poi aggiungere che avrei dovuto prima chiedere ai miei e che l'avrei aggiornata al più presto.

Entrate in classe ci sedemmo ai nostri banchi, ovviamente io e Chiara separate dalla seconda settimana di novembre per le troppe chiacchiere.

L'aula iniziò a riempirsi e ben presto tutti i miei compagni di classe erano seduti ai propri posti, la mia prof. di Diritto non tardò ad arrivare e la lezione iniziò. Durante la lezione parlammo delle varie forme di mercato, a metà lezione un professoressa dell'altra classe venne a chiamare la nostra per parlare della gita delle 5^ che sarebbe stata il mese seguente. Mentre facevo disegni stupidi sul mio quaderno, mi venne in mente il bigliettino di prima, così mollai la mia matita e infilai la mano nella tasca.

Il biglietto, ancora chiuso, era un foglio che probabilmente era uno di un album da disegno,era leggermente ruvido di color caffè chiaro chiaro. La cosa stana era che i bordi non erano dritti come se l'avesse tagliato con le forbici, ma sembra che fosse stato strappato manualmente. Lo aprii e vidi che vi era un frase e piccolodisegno laterale.

La scritta diceva "Ciao,scusami se te lo dico così, ma sono troppo timido per dirtelo infaccia quindi... Ciao - L". lapersona che ha scritto questo messaggio doveva essere molto dolce,devo sapere assolutamente chi ha scritto questo biglietto.

Mentre rileggevo la frase notai un piccola scritta tra le righe, quasi indecifrabile, ma contro sole si riusciva a leggere, diceva:"magari non lo vedrai, o magari non ti interessa ma volessi mai rispondermi lascia un biglietto nascosto dentro il primo armadietto vicino al bagno maschile al primo piano"

A quel punto presi subito un foglio del mio blocco appunti e ne strappai un pezzo, gli scrissi un semplice Ciao e gli chiedevo chi fosse perchè non sapevo con chi stavo parlando, l'unica cosa che potevo sapere era che veniva nella mia scuola, ma il problema era che di alunni ce n'erano più di 250, quindi riuscire a capire con chi fosse a scrivere era molto complicato se non me lo diceva lui...

Dopo le lezioni mi diressi verso il primo armadietto vicino ai bagni maschili al primo piano e, senza farmi notare, infilai il biglietto nella fessura dell'armadietto.

Mentre uscivo cercai di scorgere il ragazzo con il cappuccio e la felpa blu, ma non vidi nessuno. Chiamai mia madre e le chiesi se potevo andare dalla Chiara a dopo pranzo, e lei acconsentì dicendo che però dovevo essere a casa per le 18.00 e che lei sarebbe tornata per le 16.00 dal lavoro.

Arrivata a casa mandai un messaggio a Chiara dicendole che sarei andata da lei per le 15.00, mi sedetti a tavola e mangiai la mia insalata di riso, mentre leggevo un libro, ma non riuscedo a concentrarmi lo chiusi e lo buttai sopra la mensola e ripensai al biglietto dello sconosciuto, da un lato mi faceva paura perché non sapevo chi fosse, ma dall'altro volevo a tutti i costi sapere chi fosse.

Io continuavo a cervellando e il tempo volava, alla fino arrivarono le 14.45 e uscii di casa per andare da Chiara, mi infilai le cuffie e partii.

Dopo un paio di canzoni arrivai a casa sua, lei abitava in una piccola casetta tutta bianca con le persiano blu, un piccolo giardino difronte e il garage a fianco. Abitava insieme ai suoi genitori e sua sorella e suo fratello, lei era la sorella di mezzo, la sorella era la maggiore e il fratello era i più piccolo ma anche il più pestifero, ci faceva sempre scherzi tremendi. una volta mi sono ritrovata le scarpe piene di schiuma da barba.

Suonai e mi venne ad aprire Veronica, la madre che dopo avermi salutata mi disse che Chiara era in camera sua, così la raggiunsi.

Il pomeriggio lo passammo tra risate, latino, fandom, matematica e altre risate.Quando finimmo tutti i compiti mi accorsi che erano le 17.30 e che tra mezzora sarei dovuta essere a casa, così recupeai la mia roba, salutai tutti e me ne tornai a casa.

La serata la passai con mia madre, sul divano a guardare la televisione, verso le 22.00 diedi la buonanotte a mia madre e andai in camera per preparare la roba per domani e andare a dormire.

Mentre mettevo la roba nello zaino il mio sguardo finì di nuovo su biglietto e mi chiesi se l'indomani avrei trovato la risposta al mio messaggio.

Mi sdriai nel letto e mi addormentai tra le braccia di morfeo.

La sveglia suonava e mi segnava che ora di alzarsi.Che palle!

Dopo essermi vestita, pettinana e messa quel minimo di trucco che usavo per andare a scuola feci colazione e uscii.

Arrivata davanti alla scuola incontrai Chiara che mi raccontò che suo fratello, la sera prima , le aveva messo lo schifidol nelle scarpe che usa per ginnastica e che sua mamma avrebbe dovuto comparne un altro paio nuove. Mentre raccontava la vicenda io ridevo come una pazza perché, per quanto fosse pestifero quel bambino, aveva una fantasia negli scherzi che faceva paura.

La campanella suonò e tutti entrammo in classe, stavo per varcare la porta, quando un ragazzo che sarà stato di prima mi ferma e dice <Scusami, sei Rachele?> lo guardai interrogativa poi annuii, lui si infilò la mano nella tasca ed estrasse un biglietto e me lo diede <Chi te lo h...> non riuscii a finire che lui era già scappato, quindi entrai in classe e mi sedetti al banco per leggere il bigliettino:"sono felice che tu mi abbiamo risposto, pensavo non l'avresti fatto, per dirti chi sono ho paura che tu possa giudicarmi e che non mi accetti per ciò che sono, capirò se non vorrai più scrivermi , ma ho troppa paura e sono troppo timido per dirtelo. non ti diò il mio nome, ma se avrai delle domande, prometto che risponderò, scrivile su un biglietto e attaccalo sotto il tuo banco -L"

Da un lato ero felice che mi desse la possibilità di chiedergli ciò che volevo, ma il fatto di non sapere il suo nome metteva sia ansia che curiosità. Così decisi di prendere un figlio e scrivere le domande che gli volevo fargli:

"-sei più grande di me?

-vieni nella mia scuola? o sei un infiltrato?

-di che colore hai gli occhi?

-che cosa ti piace fare?

da quanto ho capito sei molto timido, ma vorrei che fossi tu a parlarmi di te e non io che faccio delle domande stile interrogazione, quindi hai la libera scelta di rispondere alle mie domande e aggiugere qualcosa o no."

Chiusi il biglietto e lo attaccai con lo scotch sotto il banco e iniziai a prendere appunti sulla lezione.

La giornta passò in fretta e la mattina seguente mi ritrovai in quell'inferno di scuola. Avevo pensato tutta la notte a che cosa avrebbe potuto scrivere il ragazzo misterioso, non sapevo se avesse mandato un altro ragazzo a consegnarmi il biglietto o volesse consegnarmelo come il primo. Ma tutte le mie domande si placcarono quando lessi ciò che c'era sul post-it sul mio banco con su scritto "guarda sotto".

Mi abbassai e staccai il biglietto che vi era attaccato un biglietto, ero felice mi avesse scritto presi il biglietto e lo lessi

"-ho un anno in più- vengo nella tua scuola-ho gli occhi azzurri- mi piace camminare al parco e fare fotografie- per il resto non c'è molto da dire, ho poci amici, gli essenziali, mi piace molto guardare film d'azione e thriller e amo la musica"

Di ragazzi con gli occhi azzurri più grandi nella mia scuola , non sapendo come, ce n'era tante, quindi sarebbe stato più difficile, dovevo focalizzarmi su altre informazionigli piace camminare e fare foto quini avrei potuto fare un giro al parco, ma mentre cercavo di mettere insieme le idee la prof. di matematica entra e dice di staccare i banchi per la verifica, fotunatamente avevo studiato, speriamo vada bene.

La campanella che segna la fine delle lezioni suonò e ci affrettammo ad uscire, chiara quel giorno andava da sua nonna quindi facevamo la stessa strada perché abitava qualche casa prima di me.

Arrivata a casa mangia con calma, poi mi sdraiai sul divano e misi a leggere. Essendo venerdì avevo il pomeriggio libero dai compiti, così decisi si fare una passeggiata.

Uscii di casa e iniziai a girovagare per la città, passai nel parco principale e mi sedetti su una panchina e mi rilassai sotto la luce del sole e la musica risuonava nelle mie orecchie.

Dopo un po' decisi tornare verso casa ma mentre camminavo andai a sbattere contro qualcosa, o meglio, qualcuno. alzai lo sguardo e mi ritrovai un ragazzo con i capelli neri e gli occhi blu-azzurri, alto e snello con una macchina fotografica in mano.

<Scusami, sono un sbadata, non guardavo dove stavo andando> dissi io guardandolo, lui mi sorrise e disse <Stai tranquilla, non mi sono fatto niente, sei leggerissima> mi disse.

Guardai la sua macchina footgrafica, era una bella canon, doveva essere uno a qui piaceva fare foto perché uno non si comprava una macchina fotografica del genere se non gli piaceva la fotografia, sarebbe stato uno spreco di soldi.

<Fai fotografia?> gli chiesi, indicando la macchina fotografica <Si, ma non lo faccio per scuola e cose del genere, ho sempre amato la fotografia, amo riuscire a catturare momenti e cose che la nostra mente non riescie a vedere> continuammo a chiacchierare per un po', poi mi accorsi che era ora di andare, salutai il ragazzo, ma subito essermi girata per andare mi accorsi che non ci eravamo presentati, così gli dissi <Comunque io sono Rachele> mi sorrise, ebbi la sensazione che avesse sussurrato qualcosa del tipo "lo so", ma non ne ero certa <Io Lucas> ci salutammo e mi diressi verso casa.

Arrivata a casa andai in camera a vedere che compiti avevo, ma appena aprii il diario dei foglietti uscirono dal suo interno, li guardai meglio, erano i fogli del ragazzo misterioso, ma appena li aprii ebbi come un illuminazione: i foglietti, la fotografia, il ragazzo del parco, la "L" infondo ai biglietti, gli occhi azzurri, il suo "lo so" era tutto collegat. Lucas, era il ragazzo misterioso.

Presi tutti i biglietti e uscii di casa correndo, dopo pochi minuti arrivai al parco, vidi un zazzera di capelli neri dirigersi verso l'uscita laterale del parco.Era lui.

<Lucas!!> urlai forte, lui si girò e mi guardò interrogativo, io corsi da lui e con il fiatone gli chiesi <Sei tu che mi scrivi i biglietti vero?> lui abbasò lu sguardo e annuì leggermente, gli alzai il viso con il pollice e indice e feci incrociare i nostri sguardi, i miei occhi verdi scuro contro i suoi azzurri,gli sorrisi e dissi un lieve grazie, poi lui abbassò lo sguardo sulle mie labbra ed io sulle sue, face incrociare un ultima volta i nostri occhi per poi baciarmi. Un bacio sincero e cristallino, come il cielo quella sera, dove il sole ci salutava da lontano e la sorella luna prendeva il suo posto alto nel cielo.

@Tillyna @ga3rus8o @lovevoice16

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