Quarto round: horror
Due ragazzi correvano in mezzo al bosco. I loro respiri erano affannati. Non potevano permettersi di fernarsi neanche per un istante, o quegli esseri mostruosi li avrebbero catturati.
La giovane, una bella ragazza bionda con due occhi verde chiaro, inciampò e cadde a terra, lasciando andare un gridolino.
- Jennifer! - esclamò il suo compagno, biondo anche lui ma con un paio di iridi azzurre, accorrendo subito al suo fianco.
- Sto bene, Alexander. Non fermiamoci - disse la ragazza, rimettendosi subito in piedi con l'aiuto del suo fidanzato.
Si guardarono imtorno per un momento, indecisi sulla strada da prendere, poi il ventenne afferrò la mano della ventiduenne, trascinandola dietro ad un albero.
- Arrampicati, presto! - le sussurrò. Aveva sentito degli orribili suoni avvicinarsi sempre di più a loro, e desiderava con tutte le sue forze mettere al sicuro la sua amata.
Jennifer obbedì e, una volta arrivata abbastanza in alto, bisbigliò: - Alexander, sbrigati! - Il biondo deglutì. Aveva paura di essere troppo pesante.
Salì fino ad un ramo abbastanza robusto e vi si appoggiò, non volendo rischiare oltre. Si trovava mezzi metro più in giù della sua ragazza, e stava attendendo che quelle creature immonde passassero oltre il loro nascondiglio.
Quei... cosi allucinanti fecero la loro comparsa nella radura poco dopo.
Erano orrendi: il loro viso sembrava essere stato sciolto nell'acido, le orbite che avevano erano vuote, i corpi mollicci e sudati, ed emanavano un tanfo spaventoso.
Pezzi di pelle continuavano a cadere al suolo, ed Alexander sentì il vomito salirgli in gola. Lo trattenne a stento.
Guardò in su per vedere in che condizioni si trovava la sua Jennifer, e notò che evitava di guardare il disgustoso spettacolo a pochi passi da loro. Aveva una smorfia schifata stampata sul volto, e si stava mordendo a sangue le labbra.
Quegli scherzi della natura emisero alcuni stomachevoli gorgoglii, comunicando tra di loro.
Alexander trattenne il respiro quando li sentì farsi sempre più vicini, e lo lasciò andare quando si rese conto che si erano allontanati piuttosto in fretta da quel luogo.
Lui e Jennifer rimasero in assoluto silenzio per un po', con le orecchie tese per captare ogni minimo movimento. Dopo quelli che erano sembrati millenni, si decisero finalmente a scendere dall'albero.
- Dove possiamo andare? - domandò la giovane. Alexander la osservò: era smunta e pallida, e non mangiava da giorni. Più esattamente, da quando un'orda di quei mostri aveva fatto irruzione in casa sua e si ere divorata sotto i suoi occhi terrorizzati i genitori ed i fratelli di lei. Avevano fatto la stessa cosa con la famiglia di lui: suo padre, sua madre, le sue due sorelle e suo fratello erano rimasti vittime di quei dannati orrori viventi. Al solo pensiero di ciò che era accaduto proprio davanti ai suoi occhi senza che Alexander potesse fare nulla per impedirlo, un paio di lacrime gli rigarono le guance.
- Ehi, shhh. Va tutto bene - bisbigliò Jennifer, avvicinandosi a lui e baciandolo. - Ce la faremo, vedrai. - Alexander non poté far altro se non annuire, poco convinto. Sarebbero veramente riusciti a fuggire dalla città ed a trovare un luogo sicuro in cui vivere prima che quei viscidi esseri riuscissero a scovarli? Non avrebbero potuto rispondere a questa domanda fino al momento in cui non sarebbe stata chiara la sorte che il destino ha deciso di riservare per loro due.
Si presero per mano ed incominciarono a correre nella direzione opposta a quella che avevano preso i mostri che li avevano quasi sgamati.
- Sai dove siamo? - gli domandò Jennifer, aggrottando le sopracciglia, non riuscendo a riconoscere il luogo in cui si trovavano.
- Sì, non ti preoccupare. La periferia non è molto distante da qui. Riusciremo a raggiungerla in un paio d'ore se non ci saranno altri imprevisti - cercò di rassicurarla lui, stringendola a sé e baciandole la tempia. Non avrebbe sopportato di perdere anche lei. Jennifer era tutto ciò che gli era rimasto, e non avrebbe lasciato che le accadesse qualcosa di male. L'avrebbe protetta con la sua stessa vita, se si fosse reso necessario un intervento del genere.
Dal canto suo, Jennifer pensava la stessa cosa di Alexander. Oramai non riusciva più ad immaginare una vita senza di lui, e gliel'avrebbe dimostrato se non ci fossero state altre alternative.
Continuarono a correre per un po' di tempo ancora, costeggiando la foresta e nascondendosi ogni volta che un rumore sospetto giungeva alle loro orecchie.
Raggiunsero la periferia dopo più tempo del previsto, ma non era un grosso problema.
Quella zona era completamente deserta: le case erano state abbandonata per sfuggire alla morte precoce che portavano quei mostri.
Quando i due ragazzi individuarono il cartello che segnalava la fine della loro città natale, trattennero a stento un urlo di gioia.
Corsero come non avevano mai fatto in vita loro, superandolo e svoltando a sinistra. Si sentivano finalmente più liberi di respirare, almeno fino a quando Jennifer non inciampò in qualcosa. La osservarono attentamente: era un teschio, completamente spolpato. Lo lasciarono cadere a terra, inorriditi, e capirono che non erano ancora al sicuro. Forse non lo sarebbero mai stati.
Jennifer deglutì silenziosamente, stringendo sempre più forte la mano di Alexander.
Lui le sollevò il mento per guardarla dritta negli occhi. - Non disperare. Ce la faremo, oramai ne sono sicuro. Siamo arrivati fino a questo punto, ed io non ho la minima intenzione di arrendermi proprio ora - le disse provando ad incoraggiarla ed ottenendo proprio l'effetto sperato.
Jennifer gli sorrise debolmente, ed insieme si incamminarono verso la direzione che avevano seguito in precedenza, guardandosi le spalle a vicenda per vedere se c'erano pericoli.
Continuarono a correre per ore senza incontrare anima viva: solo teschi e cadaveri in avanzato stato di decomposizione. Questo non fece altro che aumentare il loro timore iniziale: erano gli ultimi sopravvissuti della specie umana. Non avrebbero retto a lungo se il mondo fosse stato interamente dominato da quei mostri, ma avrebbero provato a rimanere in vita, nonostante ciò significasse rinunciare a tutti i sogni che avevano condiviso, come quello di avere una famiglia.
- Alexander? - disse lei, attirando la sua attenzione.
- Sì, Jennifer? - le chiese lui, guardandola.
- Qualsiasi cosa succeda... sappi che ti amo - gli rispose, prendendo un bel respiro.
Lui le sorrise. - Anch'io. - E continuarono la loro corsa, non sapendo che un branco di quegli esseri li stava inseguendo, e che presto, molto presto, li avrebbe trovati.
A/N: Questo è il quarto round del concorso. L'horror non è mai stao il mio forte, ma ho provato a sforzarmi. Clatoforever2002, SariMack, che cosa ne pensate? A presto! Baci! *-* :* <3
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