Seconda prova: il bullismo
Il bar è affollatissimo stamattina. Clienti di ogni genere si accalcano intorno al bancone, nella speranza di riuscire ad ordinare per primi e di evitare noiose attese dovute alla lunga fila che si sta venendo a creare. Per fortuna io sono arrivata qui abbastanza presto e dunque ho dovuto aspettare pochi minuti per poter gustare il mio amatissimo cappuccino completo di deliziosa brioche.
Mescolo con lentezza disarmante lo zucchero mentre il mio sguardo si perde fra la variopinta folla che cerca disperatamente un cameriere disponibile ad ascoltarla. Vago fra i volti innervositi e frettolosi che girano all'interno del bar, godendomi al tempo stesso la fresca brezza primaverile che serpeggia fra i tavolini esterni del locale.
Mentre i miei occhi restano fissi a contemplare il vuoto che mi si para davanti, qualcosa riesce a catturare la mia attenzione, costringendomi a mettere nuovamente in moto i muscoli oculari per mettere a fuoco una figura minuta che sembra proprio aver deciso di invadere il mio campo visivo.
Una ragazza alta e snella mi sta scrutando. Riconosco i lunghi capelli castani, riconosco i meravigliosi occhi dorati, riconosco il viso sottile e grazioso. Riconosco perfino i gesti e i modi di fare. La mia mente si sforza, cerca il nome di quella ragazza fra le centinaia che ha immagazzinato al suo interno.
- Sabrina! - esclamo finalmente, esponendo i miei denti nel tentativo di sorridere nel modo più cordiale possibile.
Vedo la mascella della ragazza irrigidirsi. I suoi occhi si posano su di me, mi fissano in maniera quasi imbarazzante. La vedo titubante, poi, dopo qualche secondo di indecisione, si muove verso di me, avvicinandosi fino al mio tavolo. Poggia una mano sulla fredda superficie metallica e si piega nella mia direzione, mantenendo per tutto il tempo il contatto visivo, poi mi rivolge finalmente la parola.
- Luciana! Da quanto tempo! - anche lei mi sorride, ma la sua espressione sembra molto più minacciosa della mia.
- Sì, sembra passata una vita dai tempi della scuola. - rispondo, tentando di mostrarmi amichevole - E dimmi, come te la passi?
- Benissimo, non c'è che dire.
- Bene! Mi fa molto piacere. - le parole escono da sole dalle mie labbra, in fondo non sono sicura di cosa potrei dirle - Magari qualche volta potremmo fare una rimpatriata anche con gli altri ex alunni, che ne dici? Potremmo ricordare i bei vecchi tempi tutti insieme. Ma ti ricordi quanto ci siamo divertite insieme a scuola?
L'espressione di Sabrina si fa d'improvviso più dura. Le sopracciglia si sono aggrottate, gli angoli della bocca virano pericolosamente verso il basso, le unghie grattano l'argenteo metallo del tavolino a cui sono seduta e per un istante mi sembra addirittura di vederla tremare. Non dice nulla, resta a fissarmi in silenzio. Lo fa per così a lungo che comincio a sentirmi a disagio.
- Insomma, - continuo a parlare - sarebbe bello rivedersi tutti quanti, passare qualche ora in compagnia... Senti, perché non ti siedi e ordini qualcosa? Ci facciamo una bella chiacchierata, mi racconti qualcosa della tua vita... Come ai vecchi tempi, due amiche che si divertono insieme.
Le sue labbra si serrano, gli occhi si spalancano, furenti. È solo adesso che trova il coraggio di parlare.
- I bei vecchi tempi, dici? - inizia ad urlare - Quali bei vecchi tempi? Di quali bei tempi stai parlando? Forse erano belli per te, ma non di certo per me!
Il suo tono di voce si è alzato talmente tanto da zittire tutti gli altri clienti del locale. L'aria si ritrova improvvisamente immersa in un silenzio innaturale. Sento gli occhi dei presenti puntati su di me e non posso fare altro che sorridere in maniera imbarazzata, pietrificata dalla vergogna.
- Sabrina, dai, non è il caso di...
- Bei tempi per te e per quei bastardi dei tuoi amici! Cos'è, hai dimenticato tutto quello che mi avete fatto passare? Hai dimenticato tutte le umiliazioni che ho dovuto subire per colpa tua? Hai scordato tutte le volte che ho pianto lacrime amare a causa di uno dei tuoi soliti scherzi? Hai dimenticato quante volte sono stata esclusa, emarginata, ridotta ad un insignificante soprammobile? Quante volte sono stata derisa, presa in giro fino a quando ogni briciola del mio animo non è stata distrutta? Quante volte sono stata additata come la sfigata, come il cesso della classe, come quella troppo alta, troppo magra, troppo stupida, troppo timida, troppo diversa da te e dal tuo disgustoso gruppetto di amici? O vuoi forse ricordare solo gli eventi che non ti fanno apparire come la mostruosa strega che sei?
- Sabrina, andiamo! - esclamo - Non è il caso di fare così. Non è mica una tragedia. Si trattava solo di scherzi fra ragazzi. Ero una ragazzina, ho fatto qualche stupidaggine, ma non è di certo una cosa così grave. Credimi, stai decisamente esagerando. Mettiamoci una pietra sopra, siamo adulte ormai.
La mia ex compagna di classe smette finalmente di sbraitare. Nonostante il suo sguardo sia rimasto minaccioso e aggressivo, ora sembra un po' più calma. Gli altri clienti continuano a fissarci in silenzio, qualcuno sussurra qualcosa che non riesco a sentire, ma sono sicura che si tratti di parole poco piacevoli nei miei confronti, parole che sono contenta di non riuscire a sentire.
Sabrina si avvicina ancora di più a me. Ora i nostri visi sono a pochi centimetri di distanza l'uno dall'altro. Ha ridotto i suoi occhi a due fessure feroci. È ancora in piedi e, per poter essere alla mia stessa altezza, si è letteralmente sdraiata sul piccolo tavolino che sta ancora accogliendo un cappuccino ormai diventato freddo.
- Siamo adulte, dici? - ha smesso finalmente di urlare, ora sta quasi sussurrando - Allora, se sei un'adulta, perché non cominci a comportarti come tale ed inizi ad ammettere tutte le tue colpe? Sai, essere adulti significa anche riconoscere che versare della vernice addosso ad una tua compagna di classe è un gesto deplorevole, a qualunque età venga compiuto. Essere adulti significa ammettere che tutte le umiliazioni che mi hai inflitto hanno fatto di me una vittima, ed hanno fatto di te un mostro. Essere adulti significa avere acquisito la maturità sufficiente a dire che insultare con parole volutamente denigratorie non è uno scherzo fra ragazzi, come dici tu. È una cosa orribile. E questo fa di te una persona orribile. Dovresti solo vergognarti, dovresti farti schifo da sola, perché sei solo un rifiuto umano, sei la creatura più disgustosa che vaga su questo pianeta, dovresti nasconderti in preda ai sensi di colpa. Vergognati. Vergognati per quella ragazzina viziata e prepotente che eri. Vergognati per la donna superficiale, frivola, spregevole, repellente, fetida, sporca, abietta, vigliacca e volgare che sei diventata. Vergognati per tutto quello che hai commesso e vergognati per le giustificazioni che ti stai regalando. Vergognati per aver attuato un crimine, sì, perché quello che hai fatto è un reato. Vergognati perché stai sminuendo il mio dolore. Vergognati perché sei talmente priva di empatia da ignorare le sofferenze altrui e da ingigantire le tue. Vergognati perché, ora come ora, ti stai vergognando per l'ipotetica figuraccia che ti sto facendo fare in questo momento, accusandoti in questo modo. Vergognati perché l'unica cosa che riesce a farti sentire in imbarazzo è il fatto di essere al centro dell'attenzione in senso negativo. Vergognati perché non sei in grado di vergognarti.
Qualche cliente ci sta ancora osservando, altri hanno finalmente smesso di interessarsi a noi e hanno ripreso le loro attività.
Resto in silenzio. Non so che dire, non so come controbattere. Sembra che la mia voce sia stata completamente annientata dalle frasi di quella ragazza tanto accanita.
Non so che parole dovrei pronunciare. Non so come dovrei sentirmi. Non so più cosa fare. Non so cosa rispondere. Non so più trovare giustificazioni, nemmeno con me stessa. Non riesco più ad avere pensieri che riescano a diminuire i sensi di colpa. Non so più come rendere meno pesanti i macigni che mi sono piombati addosso con una violenza tale da spaccarmi la schiena e distruggermi il cuore. Non so come trattenere le lacrime, non so come fermare i rumori, come affievolire il mio respiro, come rendermi invisibile agli occhi del mondo.
Vorrei sprofondare.
Sabrina si allontana con ampie falcate da me. Si volta dopo aver compiuto qualche passo. Mi lancia un'ultima occhiata in cui riesco a scorgere tutto il rancore che quell'esile corpicino ha accumulato dentro di sé.
- Vergognati perché non sei in grado di vergognarti.
*****
Ecco il mio pensiero riguardante il bullismo. Ecco ciò che mi suscita: rabbia.
Penso che dal testo si sia capito anche quale sia la mia idea di soluzione riguardo al problema. Semplicemente imparare a prendersi le proprie responsabilità, imparare a dare il giusto peso alle azioni, imparare ad usare la maturità di cui ogni adulto dovrebbe essere dotato per insegnare che il bullismo è un problema serio e come tale va affrontato.
E, vi prego, imparate ed insegnate a non dire mai quel fatidico e detestabile "E che sarà mai!".
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