The Fairy and the Beast ; - Elfgreen
C'era una volta un mondo incantato, dove regnava la pace e la serenità tra tutti i suoi abitanti.
Non c'erano scontri e ogni creatura aiutava l'altra non appena questa avesse richiesto aiuto.
In un villaggio in particolare, abitato solamente da fate, era facile trovare qualsiasi cura o antidoto, nel caso di un malanno improvviso o altro.
Una fata in particolare, di nome Evergreen, era però leggermente scorbutica e non molto aperta con le altre creature.
Benché fosse una fata buona e desse il suo contributo per aiutare tutti come poteva, preferiva starsene da sola, non appena riusciva a sgattaiolare fuori dal villaggio.
Amava le proprie ali, capaci di farla volare per ore e ore senza stancarsi.
Un giorno, in un lago dove era solita fermarsi a bere, incontrò una creatura mai vista prima.
Era molto grande e piena di pelo.
Le sembrò molto sofferente, perché stava sanguinando da un braccio, ma non aveva modo di curarsi.
''Non potrai guarire usando solamente dell'acqua.'' Disse la fata, porgendo all'essere un unguento adatto alle ferite.
''Ti... ringrazio...'' Rispose quindi quest'ultimo.
''Scusa la domanda, ma cosa sei esattamente? È la prima volta che vedo qualcuno come te, da queste parti.''
''Sono una bestia... sono stata cacciata dal mio villaggio perché non mi piace ferire gli altri...''
''Io sono una fata e mi chiamo Evergreen. Nel mio villaggio, ci aiutiamo tutti e anche gli sconosciuti sono i benvenuti, finché non combinano qualcosa di grave.''
''Sei davvero... bella.''
Nel sentire quelle parole, la fatina arrossí.
''B-beh, comunque... non puoi rimanere con questa ferita a lungo, potrebbe infettarsi. Vieni, ti porto nel mio villaggio. E... puoi chiamarmi Ever.''
Nel vedere quella bestia, inizialmente ci fu un caos e uno spavento generale, che passò non appena tutti si accorsero del grande cuore della bestia, facendolo entrare definitivamente nel villaggio, come suo abitante.
''Grazie di tutto, Ever. Devo solamente a te questa fortuna.''
''Non devi dirlo nemmeno per scherzo. L'ho fatto perché volevo. E poi... non mi dispiace la tua compagnia, ecco.'' La fatina si copri con il suo piccolo ventaglio davanti il volto, per nascondere il rossore e l'imbarazzo, per poi dare un bacio sul naso alla bestia, che sorrise di conseguenza e la invitò a sedersi sul palmo della propria mano.
Entrambi si erano trovati. Avevano trovato la loro felicità dove meno l'avrebbero cercata.
Perché, anche se molto spesso la felicità può essere nascosta dietro l'angolo, altre volte può semplicemente essere a chilometri di distanza. Con la persona più improbabile.
L'importante, è cercarla a dovere.
E così la fata e la bestia, di nome Elfman, vissero per sempre felici e contenti.
The end.
439 parole
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