Gale - Stand by you.
Il mare era perfetto anche quel giorno. Nulla poteva andare storto, secondo i miei calcoli.
Stavamo nagivando sopra l'Oceano Pacifico alla ricerca dei pirati di cui eravamo stati informati, ma in realtà ci stavamo solamente godendo la brezza marina.
Il rumore dei gabbiani quando sbattono le ali, la fuga dei pesci per sopravvivere a quelli.
Io ero diventato Capitano della spedizione da poco, prendendo il posto di mio padre, Metallikana.
Inizialmente, nessuno avrebbe mai creduto che io, proprio io, mi sarei convinto ad entrare in marina.
Fino a pochi anni prima, ero ancora un marmocchio che andava in giro senza uno scopo nella vita e che meritava solamente l'appellativo di 'teppistello'.
Ma quando cominciai a capire di non poter continuare ad andare avanti in quel modo, misi la testa a posto e chiusi i ponti con il passato, superando tutti i test che mi si ponevano davanti e rendendo più che fieri i miei genitori.
La mia vita, a quel punto, era a dir poco perfetta. Benché i miei colleghi e i marinai avessero qualcosa in più rispetto a me, una famiglia tutta loro da cui poter fare ritorno ad ogni momento, io ero certo di potermela cavare da solo, e che mi sarebbero bastati i miei genitori per sempre.
Ma quando vennero a mancare solo due anni prima di quest'ultima spedizione, cominciai seriamente a vacillare.
Nel vedere i sorrisi di tutti quando tornavano a casa, un pasto caldo, un letto già pronto e sopratutto qualcuno che faceva continuamente domande per sapere cosa fosse successo in un quel lungo periodo passato a navigare. Lo ammetto, cominciai a scoprire il vuoto interiore.
Ma più di ogni altra cosa, non mi sarei mai aspettato ciò che sarebbe successo di lì a poco.
Ah, giusto. Il mio nome è Gajeel Redfox, Capitano della Marina Militare, 23 anni.
E quel giorno il mare mi avrebbe cambiato per sempre.
Scesi le scale per arrivare sul ponte e controllare che i marinai stessero facendo a dovere il loro lavoro e, come al solito, non mi stavano affatto deludendo.
Nel guardarmi attorno, mi accorsi, però, che una fune era stata legata piuttosto male rispetto a ciò che avevo ordinato, e chiesi chi si fosse occupato di quel lavoro.
''C'è un nuovo marinaio, signore. Il Generale non l'ha avvertita?''
''No, ma non sarebbe la prima volta. Solo che se questo pivello inizia da questi errori, non voglio immaginare cosa combinerà quando affronteremo i pirati. Ed è stato proprio il Generale a dirmi che è una missione importante, davvero.''
Ordinai ad alcuni di trovare immediatamente il marinaio in questione e portarlo nei miei alloggi, perché avevo delle carte da sistemare urgentemente e alcune lettere da finire e spedire, non potendomi permettere il lusso di perdere tempo.
Nel momento in cui appostai l'ultimo sigillo rosso sull'ultima lettera, sentii dei passi, seguiti da un leggero bussare sulla mia porta.
Finalmente è arrivato.
''Avanti.''
''Permesso. Signore, sono il nuovo marinaio. Mi chiamo Leviathan McGarden. È la mia prima spedizione e spero di esserle quanto più utile possibile.''
''Mi chiedo come tu abbia passato i test, considerato che non sai neanche allacciare una fune correttamente. Comunque sei molto giovane. E hai anche un colore di capelli piuttosto insolito, come il Capitano dell'altra spedizione. Solo che nel suo caso, sono rosa come i ciliegi.'' Per qualche ragione, ero tentato di completare la frase dicendo 'Mentre i tuoi sono azzurri come l'orizzonte che unisce il cielo al mare' ma fortunatamente mi fermai in tempo.
Anche se la mia mano voleva istintivamente toccare quei corti capelli, coperti in parte da una bandana.
Cosa mi stava succedendo?
''Grazie per esserti presentato, puoi tornare a lavoro. Per qualsiasi problema, fatti aiutare dal resto dell'equipaggio. Capisco che è la tua prima spedizione, ma è molto importante e pericolosa e io ho intenzione di riportarvi tutti quanti sani e salvi a casa. Intesi?''
Portò una mano tesa accanto alla fronte, rispondendo con un 'signorsi, signore' prima di scomparire nuovamente dietro la porta, lasciando dietro di sé una scia di profumo di tulipani, mischiato all'odore salmastro di cui eravamo tutti impregnati su quella nave.
Eppure, questo sembrava più dolce e più salato al tempo stesso.
Dopo alcune settimane di navigazione senza neanche l'ombra della ciurma di pirati, ci fermammo in un isola vicina, Tenroujima, per riposarci e fare provviste di cibo e bevande, poiché cominciavano a scarseggiare.
Accettai il consiglio degli altri, decidendo di mandare una lettera al Generale, dicendogli di cambiare rotta, poiché in quella attuale avremmo solamente girato a vuoto.
Poi mi diressi verso il quartiere a luci rosse.
Non frequento questi luoghi, solitamente. Non per quello per cui esistono, almeno.
Semplicemente mi sono fatto alcuni amici negli anni.
Ho evitato a molti di loro di finire in mani poco affidabili, mettiamola così.
Con mio immenso stupore, vedo Leviathan dirigersi verso lo stesso luogo. Incuriosito, lo seguo in mezzo alla folla.
Lo vedo fermarsi poco dopo, all'entrata di un bar abbastanza famoso del luogo e nel momento in cui rimuove la bandana, una chioma azzurra di media lunghezza prende posto in quel viso che mi sembra improvvisamente più femminile che mai.
Tenta di mettere a posto alcuni ciuffi ribelli e io sono fermo a guardarlo, anzi a guardarla, con la bocca spalancata e una faccia decisamente da pesce lesso.
Torna a parlare tranquillamente con il capo del bar, finché si volta a guardarmi e il suo sorriso scompare improvvisamente dal suo viso, facendo posto a un pallore decisamente visibile.
''Ca...pitano...''
Sapevo di dover dire qualcosa, ma quella situazione era imbarazzante anche per me.
Soprattutto perché non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso.
All'improvviso, una bella ragazza dai capelli turchini si fionda tra le braccia di Levia-, insomma, le sue.
''Sorellina, mi sei mancata!''
''Anche tu, Juvia...''
''Qualcosa non va?''
''È solo che...'' vedo il marinaio indicarmi, facendomi svegliare finalmente da quel profondo momento di trans.
''Marinaio... cosa significa..?''
''Mi dispiace, capitano. Ma ho dovuto ingannare tutti per ragioni alquanto serie. Mia sorella ed io siamo rimaste orfane quando eravamo molto piccole e questo posto è stata casa nostra, da quel momento. Quando fummo abbastanza grandi, però, rischiammo di essere rapite e portate in un bordello. Io riuscì ad avere la forza di fingere di essere un uomo ed entrare in marina, ma mia sorella non aveva le mie stesse capacità, così restò qui ad aiutare al bar. È per lei e per questo luogo che l'ho fatto, deve credermi!''
Restai senza parole davanti a quella storia.
Mi resi conto di aver avuto una vita a dir poco perfetta in un baleno.
''Non lo dirò a nessuno, sta tranquilla. Ho aiutato molte persone del quartiere a luci rosse per storie simili, quindi capisco cosa intendi.''
Mi sorrise così intensamente da far fermare il mio battito per un attimo, probabilmente arrossii.
''Per stanotte resteremo qui. Ti consiglio comunque di tenere la bandana, molti marinai si fermano in questi bar. Verrò a prenderti domattina.''
''Grazie, Capitano!'' Disse continuando a sorridere.
Andai via prima di essere ulteriormente accecato da quel gesto.
Non riuscii a dormire a dovere, come dimostravano le mie occhiaie, ma andai comunque a prenderla come le avevo promesso.
Poco prima di arrivare alla nave, le chiesi il suo vero nome e rispose arrossendo con 'Levy'.
Nel sapere ciò che era veramente, mi sembrò di avere qualcosa di veramente fragile tra le mani. Mi sentii stupido per non aver notato subito che fosse una donna.
Navigammo per mari ancora un paio di settimane e, una volta cambiata rotta, trovammo i pirati e li arrestammo in tempo utile.
Alla cerimonia di ringraziamento per la mia ciurma, tutti bevemmo allegramente, tranne Levy, che andò via della festa fin troppo presto, a mio parere.
La raggiunsi fuori, prima che potesse allontanarsi da sola, offrendomi di accompagnarla e accettò.
''Qualcosa non va?''
''No, Capitano. È solo che...''
Esitò per qualche minuto, ma alla fine parlò.
''Ho trovato un altro lavoro. Lascio la Marina.''
''Un lavoro migliore della Marina Militare? Trovane una migliore.''
''Capitano!'' Mi guardò sbuffando.
''Non posso dirle la vera ragione...''
''Comincia dandomi del tu.''
Durante il nostro lungo tragitto in silenzio, ricordai la maggior parte dei momenti passati in mare.
Mi accorsi solo in quel momento di quanti ricordi avevamo creato in un tempo così breve.
Mi voltai e notai il suo sguardo triste, rivolto verso terra.
''Levy, sii sincera.''
''Ho capito di non essere adatta a fare il marinaio.''
''Levy...''
''Io...''
''Hai paura delle conseguenze, vero?''
Si fermò, spalancando gli occhi.
''Allora lo avevi capito...''
''Già.''
''Mi dispiace...''
''Anch'io.''
Mi guardò storto, come se non avesse capito ciò che intendevo.
Le presi il volto tra le mani e la baciai.
Aveva un volto così piccolo rispetto alle mie mani troppo grandi.
Le sue labbra erano proporzionate al resto del corpo. Ed erano calde.
Non ci accorgemmo che attorno a noi stava cominciando a cadere la neve.
''Questo è sbagliato...''
''Non lo è. Se riesci a diventare un mio pari.''
Funzionava così. Due marinai di ranghi differenti non potevano stare insieme. Ci sarebbe stato un alto tasso di raccomandazione, altrimenti.
Ma io credevo in Levy. Aveva fatto tanto in così poco tempo ed ero certo che non avrebbe fatto altro che migliorare.
Nei mesi successivi, decidemmo di andare in spedizioni differenti. Ci saremmo aspettati per tutto il tempo necessario.
L'estate successiva, il momento tanto atteso arrivò.
In un solo anno, le venne riconosciuto il titolo di vice-capitano, insieme a pochi altri marinai come lei.
Il fatto di essere una donna era ancora un segreto, ovviamente. Le donne non possono assolutamente diventare marinai, potrebbero addirittura essere uccise.
Alla festa della sua promozione, scappammo in anticipo per girovagare per le strade, come il giorno in cui decidemmo di essere sinceri con noi stessi e con l'altro.
Sono passati 10 anni da allora.
E so che tu sei ancora qui con me, proprio dentro al mio cuore.
E so che la tua anima è ancora in questo mare. Lo stesso mare che ha deciso di portarti con sé.
Perché più che un marinaio, tu sei sempre stata più come una sirena.
La mia sirena.
''Papà, c'è una lettera del generale.''
''Arrivo, Leviathan.''
Accarezzo la testa turchina di mio figlio, di nostro figlio, mando un bacio verso le onde che si infrangono sulla nave, come se la stessero abbracciando, come se tu stessi abbracciando me e il nostro piccolo, per poi tornare dentro i miei alloggi con il tuo sorriso a guidarci.
1738 parole
Angolo autrice
Non sono certa se la lunghezza vada bene o meno, ma l'ispirazione è arrivata dal nulla e quindi ecco qua la storia xD spero sia di vostro gradimento e di non avervi annoiato ^^
Lety-chan
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