TERZA PROVA - ALWAYS IN MY MIND
- "Io e la nonna ci siamo conosciuti qui, proprio sotto quest albero. Era inciampata sulle sue radici mentre giocava a nascondino con i suoi amici. Io ero il figlio della guardia di questo parco, quindi sapevo già cosa fare in questi casi, cioè portarla in infermeria. Eravamo molto piccoli, sei o sette anni, ma subito scattò qualcosa. Pian piano cominciammo a giocare insieme quasi tutti i giorni, anche perché scoprimmo dopo che i nostri genitori erano amici dai tempi del liceo. Infatti, ci eravamo già "conosciuti" all'età di un anno. A quattordici/quindici anni eravamo ufficialmente migliori amici, anche se frequentavamo scuole differenti, ma io provavo qualcosa di più. Molto di più. Ma voi non sapete cosa significa vedere la persona di cui sei innamorato sorridere ad un altro. Ti senti morire, senti rompersi qualcosa dentro di te, ma senza darlo a vedere. Troppo facile esternare i propri sentimenti, no? Dio, quanto ero stupido. Anche perché credevo che lei non provasse miente per me, quando era a palese a tutti. A tutti tranne me. Quindi mi tenevo tutto dentro, facendo sempre finta di niente. Poi un giorno non ce la feci più e, durante una delle nostre innumerevoli gite al parco, proprio sotto quest albero, io la baciai. Era il mio primo bacio, e anche il suo. Il nostro primo bacio. E lei ricambiò. Non potei non esserne più felice. Parlammo tanto quella sera, e ci baciammo tanto. Eravamo ufficialmente fidanzati. E lo rimanemmo per molto tempo, tra vari litigi e innumerevoli silenzi. Ma eravamo felici. Felici per noi, felici perché eravamo insieme, felici per tutto, nonostante tutto. Ma andava tutto troppo bene. Infatti all'età di vent'anni circa, intenzionato a sposarla ormai, scoppiò la Seconda guerra mondiale. Io partii e lei rimase a casa. Io le mancavo. Lei mi mancava. Lei era sempre nella mia mente. Ci scrivevamo, certo, ma non era la stessa cosa. Non era come averla accanto a me. Io volevo solo tornare, per rivederla, per baciarla come mai avevo fatto, per vederla sorridere, sorridere del mio ritorno. Ma gli anni passavano e la guerra non era ancora finita. Le lettere diminuivano, il suo ricordo sbiadiva. Quando finalmente la guerra finì, tornai ma quello che vidi mi fece venire la voglia voglia di tornare a combattere. Lei era sposata. Ma non con me.
Un giorno, sempre sotto questa fatidica quercia, la incontrai. Sembrava felice di vedermi, ma sembrava aver paura. Continuava a guardarsi intorno ansiosa, quasi spaventata. Io lo notai. Lei esplose. Mi raccontò tutto. Lui aveva gli incubi causati dalla guerra, quindi si ubriacava e poi la picchiava. Sempre, ogni giorno. Io la baciai. Le promisi che tutto questo sarebbe finito, che l'avrei aiutata. E così fu. La aiutai a denunciarlo. E ad andare a tutte quelle udienze. Il nostro rapporto intanto si rafforzava. Pochi anni dopo la sposai, sotto questa quercia. Poi lei rimase incinta di Rose, il resto lo sapete. "
- "Wow. Quindi è per questo che hai fatto mettere qui la sua tomba."
- "Si, Josh, ho portato qui tu e Faith per far conoscere la storia della nonna. La nostra storia."
- "Wow! Grazie nonno Christian!" Disse Faith.
- "Ora andiamo, si è fatto tardi, sennò i vostri genitori mi uccidono."
- "Ok, ciao nonna Jennifer, verremo a trovarti spesso. Promesso"
Sorrisi al quella frase. La mia piccola Faith è così sensibile e dolce, proprio come sua mamma, e come sua nonna.
Mi girai e, senza farmi sentire, sussurrai un "Ci vediamo presto amore mio." e mi girai, riportando i miei nipoti da mia figlia Rose e da suo marito Travis, ripensando alla frase da me prima pronunciata, a quanto fosse vera.
"Lei era sempre nella mia mente."
Infatti, dopo la sua morte, dopo che quel bastardo del cancro al cervello me l'ha portata via, penso sempre a lei, a quanto eravamo falici, a quanto mi manca, a quando la raggiungerò.
Ma non ora, ora ho i miei nipoti a cui badare, e mi va bene così.
Tanto io e lei ci ritroveremo, come abbiamo sempre fatto.
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