Prima storia - Figli perfetti
TEMA PRINCIPALE dettato dai giudici: Un bambino di sette anni e un adulto intrattengono una conversazione. L'oggetto della conversazione è il sesso, come nascono i bambini.
«Mamma?»
«Sì Oswald, che c'è?»
«Oggi a scuola dei bambini grandi dicevano brutte cose».
«Tuoi compagni?»
«No, bambini più grandi».
«E cosa dicevano?»
«Dicevano brutte parole a un altro bambino».
«E quali brutte parole dicevano?»
«Dicevano che era brutto, basso, torpio... »
«Torpio? Cosa vuoi dire? Storpio?»
«Sì mà. Non so cosa è torpio. Dicevano anche che i suoi genitori hanno fatto sesso come le scimmie e quindi lui era nato così e ridevano sempre».
La mamma assunse un'espressione di stupore, subito seguita da un'altra rassicurante e un bel sorriso. Il figlio invece era serissimo, alle prese con un discorso molto importante.
«Ah, non ti preoccupare, amore, a volte succede, è normale».
«Ma i bambini come nascono? Si fa sesso come le scimmie?»
La mamma rise di gusto e diede al figlio una carezza sui capelli. Cosa ho detto di strano, pensò lui, corrucciato.
«No patatone... adesso ti spieghiamo. Sei un ometto ormai ed è giusto che tu lo sappia».
Chiamò il babbo, che era in studio a lavorare, e si sedette al computer. Il bimbo vide la madre aprire Skype. Gli piaceva Skype, perché poteva parlare con mamma Karima e papà Markos, che sono lontani, e i nonni.
Lei scrisse loro qualcosa in chat, poi attivò la visuale olografica. Così il figlio poteva vederli come se fossero vicino. Gli piaceva un sacco questa cosa! Una bozza di sorriso allegro si stampò sulla sua faccia.
La mamma si girò, lo guardò e iniziò a parlare.
«Lo sai che ti vogliamo bene, Oswald?»
«Sì».
«Allora devi sapere che noi abbiamo voluto il meglio da te. Io, mamma Karima, papà Ezekiel e papà Markos», disse indicando gli ologrammi corrispondenti.
«Lo so, mamma».
«Avete iniziato il corso di pedogenetica a scuola?», gli chiese preoccupata.
«No... non so cosa è».
S'intromise l'ologramma del babbo: «Zeika, credo inizi in quarta. I compagni che prendevano in giro quell'altro devono aver iniziato da poco, sennò non avrebbero potuto sapere».
Papà Markos sa sempre tutto. Vive distante ma è informato davvero su ogni cosa. Il loro figlio lo adora come se ci vivesse a stretto contatto.
«Va bene», prese la parola papà Ezekiel, mentre il bimbo continuava imperterrito a guardarli stranito e incuriosito, «senti amore, ora papà ti spiega come nascono i bambini come te».
«Ci sono anche bambini non come me?»
«Certo, caro. Esiste ancora una minoranza di gente primitiva ancorata alle vecchie tradizioni, che procrea tramite una pratica antiquata e rozza. Questa pratica si chiama sesso».
Il bambino aprì la bocca facendo una O e così ci rimase qualche secondo, ancora incapace di capire la sostanza della frase del padre. Per lui queste cose erano nuove. Non le aveva ancora affrontate in classe.
I genitori si guardarono compiaciuti convinti di aver saziato la sua curiosità. Ma il figlio aggrottò le sopracciglia e rimuginò su questa frase, per lui troppo difficile.
«Vedo che non hai capito bene, tesoro. Te lo spiego meglio» toccò a papà Ezekiel ora, con tono rassicurante e accovacciandosi di fronte al figlio. «Questi aborigeni, questi... trogloditi, fanno una cosa che si chiama sesso, per fare i bambini. Non te lo posso spiegare, è una cosa brutta, molto brutta. Tu non devi sapere come si fa. Devi solo sapere che si faceva molto tempo fa, quando ancora i nonni erano piccoli»
«Occhei».
«Il mondo era molto diverso. C'erano tante malattie genetiche, malattie virali, problemi mentali, l'umanità era prossima allo sfacelo. Al... collasso, capisci?»
«Credo di sì, papà».
«Tu non ti devi preoccupare di questo. La tua famiglia è normale e segue le leggi».
«Ma allora questi bambini della mia scuola sono malati?»
«No, no... perché non è stata ancora abolita per legge questa pratica del sesso. Ma ci sono tanti controlli, sai? A nessuno è permesso di nascere con una possibile malattia. Proprio no. Questa è legge, invece».
«Ma allora perché dicevano brutte cose a quel bambino, se non è malato?»
Il sorriso del padre si allargò a dismisura, pronto a dire una cosa come se fosse la cosa più ovvia del mondo. Il bimbo aveva la curiosità a mille, ed era meno teso di prima. Era quasi felice di imparare qualcosa di importante dal babbo.
«Ma perché lui è il figlio di primitivi! Non sono ancora molti da queste parti, ma ci sono. Evidentemente era brutto, col naso storto, le gambe corte, le orecchie come due chitarre, non lo so... »
«Ha problemi a camminare per caso?», chiese mamma Karima.
«lo hanno chiamato storpio. Credo di sì», rispose la mamma all'olografia.
«Ma io come sono nato, mamma?». Il figlio assunse di nuovo una espressione di sconcerto. Era stanco di tante chiacchiere. Voleva capire, e tornare ai suoi giochi.
«Come nascono le persone normali, amore. Lo studierai in quarta, penso, ora sei piccolo. Si chiama editing genetico. I dottori prendono il seme da tuo padre e... lo inseriscono dentro tua madre. Poi prendono una cosa che si chiama DNA, è piccolissima, non la puoi vedere. È lei che dice come deve essere un bambino. Ci sono i geni dei capelli, del carattere, pelle, ossa, occhi, e tutto il resto. Ha tutti questi geni. Poi usano una cosa chiamata RNA che taglia il DNA in punti prestabiliti per togliere o aggiungere i geni. Mi segui, amore?»
«È un po' difficile, ma credo di sì, mà».
Mamma, papà e l'ologramma di papà Ezekiel approvarono l'approccio preciso ma semplice di mamma Karima. Dopotutto è un'insegnante. Il figlio adora sentirla parlare, è come estasiato, nonostante la difficoltà dell'argomento.
«E così il dottore mette insieme ciò che mamma e papà desiderano. Capelli biondi di tuo padre, gli occhi verdi miei, l'altezza di tuo padre Ezekiel, la robustezza di tua madre Zeika, e così via. Tutto il nostro meglio. Ed eliminando ogni possibile malattia nei geni. Così nascono i bambini perfetti come te».
«Siamo nell'era della perfezione, tesoro», disse il babbo.
«E tu sei perfetto, così come ti abbiamo voluto!», approvò mamma.
«Vi voglio bene».
«Su, torna a giocare alla X-Force».
Mamma e babbo chiusero Skype, e gli ologrammi sparirono.
Parole= 1000
Giudici= Rael83 Runentia naghree kaname125 cat_79
storia scritta in solo due sessioni, non volevo esser banale ma spiace per la fretta (necessaria)
In un certo senso l'ho usata la "quarta persona", se notate :D
abbiate pietà!
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