Cap 6
Bea
La notte appena passata è stata una delle più strane della mia vita.
Sono rimasta per tutto il tempo con gli occhi sbarrati, non riuscendo a prendere sonno. Ho provato a prendere una camomilla, ad ascoltare musica classica con le cuffie, come mi ha consigliato diverse volte la dottoressa Conte, ma niente.
Da un lato ero inquieta e ripensavo a Tony, all'odio e al disprezzo che aveva manifestato nei miei confronti senza contegno, alle sue parole cattive che mi hanno colpito.
Dall'altro la mia agitazione celava una sensazione inaspettata; una sorta di miscuglio tra emozione ed eccitazione mi spingeva a restare sveglia, al solo pensiero di avere Tony sotto lo stesso tetto, oltre la parete che circonda il mio appartamento.
Spesso mi sono ritrovata a trattenere il respiro, immaginando di poterlo sentire tossire, o camminare per casa mentre andava a prendere un bicchiere d'acqua.
Porca miseria.
Come farò a dormire per tutte le notti che lui sarà qui?
Sapendo che è così lontano da me, pur essendo così vicino?
Forse è il destino che vuole punirmi, per il male che gli ho fatto.
Sarà la più grande delle torture.
Che sciocca che sono. Lui non vuole nemmeno vedermi, mi tratta come un verme ed io sono qui, tutta euforica al solo pensiero di averlo accanto.
Vorrei mostrare la sua stessa indifferenza, il suo stesso distacco, la stessa sofferenza che inasprisce i tratti del suo volto ogni volta che incrocia i miei occhi, invece...
Sospiro, mentre mi sistemo i capelli in una coda imperfetta.
In questa vita non possiamo controllare tutto.
Certe cose purtroppo, specialmente i sentimenti, non si possono controllare.
Ed io per questo, sarò costretta a patire l'inferno nelle prossime settimane.
Approfittando dell'ora esco presto e vado a fare il prelievo del sangue per le analisi che mi ha assegnato il dottore.
Al ritorno passo dalla posta per pagare una bolletta.
Quando ritorno a casa mi sento stranamente attiva, così deciso di fare un po' di pulizie.
Accendo un po' lo stereo per distrarmi, e imposto la stazione RDS, ls mia preferita.
Ad un certo punto mentre sto finendo di pulire i vetri delle finestre, bussano alla porta con insistenza.
Oh merda.
Chi sarà?
Il mio cuore comincia una corsa impazzita verso la fuoriuscita dal mio petto.
Perché poi?
Possibile che sia Massimo?
O forse è Sonia? No, lei è di turno.
Mi avvio verso la porta e senza e apro.
Tony, a braccia conserte, mi fissa accigliato.
-Hai bisogno di qualcosa?-
Chiedo mantenendo un tono saldo e il più freddo possibile.
-Sì. Ho bisogno che tu abbassi il volume di questa maledetta musica.-
Sta scherzando?
Non è così alto, è impossibile che gli dia fastidio; è impossibile che lo senta dal suo appartamento!
-Sto lavorando ad un progetto e questo frastuono mi sconcentra.-
-Non puo essere che tu senta la mia musica!- Ribatto impettita.
-Ah no? Come faccio a sapere che è da più di mezz'ora che ascolti lagne come Modà, Ligabue e quella tipa di Amici con quella voce rabbiosa.-
-Ehi, il volume non è per niente alto! Se hai un udito così sensibile comprati dei tappi per le orecchie! Io sono a casa mia Okay? Quindi non rompere!-
Faccio per chiudere la porta ma lui mette un piede bloccandola. La spinge e nonostante io metta tutta la forza per contrastarlo alla fine riesce a farmi indietreggiare, entrando nel mio appartamento.
Si guarda intorno, poi porta i capelli indietro assorto.
-Hai detto che devi lavorare, perché non te ne vai?-
Ritorna in sé e mi inchioda con lo sguardo, poi trova quello che cerca.
Si indirizza verso lo stereo e stacca violentemente la presa di corrente.
-Ehi!- Grido infastidita dalla sua prepotenza, invadenza, arroganza e chi più ne ha più ne metta!
Lo trovo peggiorato! È ancora più rozzo di prima!
-Come ti permetti di entrare in casa mia così, eh?- Sbraito di fronte alla sua faccia.
Lui abbassa il suo viso facendo sfiorare quasi il suo naso contro il mio.
Oh, oh.
Mi si mozza il fiato, mentre il cuore sembra perdere il controllo..
È troppo vicino.
Sento quel profumo da uomo che mi faceva impazzire.
Il suo profumo.
Il ciuffo di capelli, lasciato di proposito più lungo secondo il taglio che porta, gli ricade sugli occhi. È così...sexy.
-Farai bene a tenere la musica bassa o dovrò lamentarmi con Massimo per la pessima condotta della...sua bambolina.-
Mi fa un occhiolino minaccioso e va via. Lasciandomi sulla soglia della porta con le guance infuocate e una voglia pazza di schiaffeggiarlo.
Il pomeriggio, a lavoro, passa in fretta.
Grazie al cielo il locale è sempre pieno, solo così non ho tempo per fermarmi e per pensare.
Verso mezzanotte, quando ormai siamo sul procinto di chiudere una figura longilinea mi comprare davanti con un sorriso caldo e confortante che provoca in me la reazione istantanea di precipitarmi dall'altro lato della sala.
-Sergio!-
-Ciao cucciola!- Dice lui allargando le braccia.
Gli butto le braccia al collo e sprofondo nel suo abbraccio.
Ho proprio bisogno del suo conforto.
Non gli mandato più nemmeno un messaggio da quella sera.
Sono successe così tante cose che alla fine ho trascurato proprio lui.
Grazie al cielo non è offeso. Adesso è qui e non c'è momento migliore per averlo al mio fianco.
Mi passa una mano tra i capelli, scompigliandoli come fa di solito.
Lo stringo a me ancora qualche secondo, inalando il suo odore delicato di muschio bianco.
-Fai un buon profumo.- Sussurro col naso affondato sul suo petto.
-Mmh, anche tu.-Risponde posando leggermente un bacio sulla mia testa.
-Di patatine fritte e di pollo al curry.-
Scoppio a ridere, facendo temare il mio viso contro di lui.
-Tutte le donne dovrebbero essere profumate come te.-
-Scemo!- Gli dò una spinta sulla spalla e alzo il viso per guardarlo.
I suoi occhi nocciola sono contornati da occhiaie. Deve essere molto stanco.
-Come stai?- Mi anticipa, chiedendolo a me per primo.
-Sto bene. Solo un po' stanca. Stanotte non ho chiuso occhio.-
-Dovresti finirla di vedere film erotici di notte...-
Rido di nuovo portandomi una mano sulla faccia, per paura che i signori del tavolo accanto a noi possano sentire.
-Vuoi piantarla!- Sussurro ammonendolo sempre col sorriso.
-Scherzi a parte, devi dormire. Hai bisogno di dormire, o crollerai prima o poi.-
Mi porta una ciocca di capelli dietro l'orecchio, facendomi trasalire.
Questo gesto lo faceva sempre.... lui.
Merda.
Mi sforzo di mantenere la calma, per non fargli capire nulla. Non voglio che sappia che lui è qui. Non ancora. Specialmente sapendo che vive praticamente accanto a me.
-E tu come stai?-
Chiedo mentre restiamo a crogiolarci del calore di quell'abbraccio.
-Sembri stanco pure tu.-
-Sì. Ho dovuto fare un intervento delicato ad un cucciolo di pastore tedesco. L'operazione ha avuto qualche complicazione, ma alla fine ce l'abbiamo fatta.-
Il suo sorriso sincero e orgoglioso mostra quanto ami fare ciò che fa.
È così dolce.
-Sei il numero uno, dottore.-
-Grazie cucciola.-
Ci stacchiamo con molta calma.
-Ti preparo qualcosa?-
-No, grazie. Preferisco andare a casa a riposare. Sono passato solo per vederti due minuti.-
Mi riempie il cuore di gioia sapere che è venuto solo per vedermi. Niente di più, niente di meno. Gli basta solo vedermi.
-La prossima settimana potrei partire per un convegno, quindi prima dovremmo organizzare un'altra serata come l'ultima. Che ne dici?-
-Un'abbuffata di risate?- Chiedo ricordando la piacevole serata che mi ha regalato qualche giorno fa.
-Esatto.-
-Con piacere dottore. Mi terrò libera per lei.-
-Benissimo. Quando sei così docile sei la mia cucciola preferita.-
Mi accarezza di nuovo la testa, quasi fossi veramente un suo piccolo paziente animale.
-Buonanotte Bea. Cerca di riposare Okay?-
-Ci proverò...-
-Fallo! Altrimenti dovrò prescriverti qualche sonnifero per cavalli.-
-Mmh. Come sei premuroso.- Ironizzo facendo qualche passo verso la porta.
Mi bacia la fronte e con un sorriso dolcissimo esce dal locale.
-Ci sentiamo Bea. Buonanotte.-
-Notte Sergio, grazie d'essere passato.-
Quando, finisco il turno, torno a casa e non riesco nemmeno a fare la doccia, tanta è la stanchezza che appesantisce e paralizza le mie ossa.
Così indosso direttamente il pigiama di pile e mi infilo sotto le coperte.
Forse devo arrivare sfinita per fare una dormita decente di un paio d'ore, penso prima di crollare del tutto.
Troppo presto qualcosa mi sveglia, un rumore suppongo.
Apro gli occhi incontrando il display della sveglia.
Sono ancora le sette. Oggi lavoro di pomeriggio quindi potrei restare a dormire un altro po'.
Mi giro dall'altra parte tirando su il piumone fin sopra la testa.
Forse esagero. Comincia a fare caldo sotto le coperte, così le tiro giù.
Mi giro e rigiro un paio di volte.
Il rumore non è sparito, anzi è continuo e fastidiosamente insistente ed è seguito da una voce quasi robotica che sembra tenere il tempo.
Che cavolo succede oggi?
Scalcio le coperte con i piedi e mi alzo, irritata.
Inferocita, mi arrotolo un plaid addosso e metto sul fornello la caffettiera.
La cantilena sembra provenire da fuori.
Non ci credo.
All'improvviso la risposta al mio dilemma diventa chiara.
Deve essere quello stronzo di Tony che ha deciso di vendicarsi dandomi la sveglia a modo suo.
Mi affaccio e mi avvicino alla sua porta.
Si. Come pensavo è lui.
Che dispettoso. Lo sta facendo di proposito, ne sono certa!
Ignoralo Beatrice.
Ignoralo.
Vuole solo provocarti.
Non me ne frega.
Devo dirgliene quattro.
Chi si crede di essere per pretendere di poter dare ordini pure qui?
Ecco di nuovo e busso come una pazza alla sua porta.
Dopo un paio di minuti di attesa, anche questa intenzionalmente causata da lui di certo, mi apre.
E....ciò che vedo mi sconvolge.
Perdo il fiato, il respiro, un battito.... tutto in un colpo solo.
Tony se ne sta di fronte a me, con i capelli ribelli scompigliati, senza maglietta con addosso solo una tuta blu scuro, che gli cade morbida, bassa sui fianchi.
Deglutisco, a fatica. E rumorosamente.
Sento il calore salire ed invadere le mie guance.
Ha la pelle lucida, è bagnata...o sudata.
E...porca miseria, non me lo ricordavo così...così...robusto. Così muscoloso nelle spalle e nelle braccia.
È bellissimo.
Okay. Sto per svenire.
Un sorriso sghembo appare sul suo viso, mentre gode guardandomi sprofondare nell'imbarazzo e nella vergogna.
-Buongiorno. Sei venuta per fissarmi?-
-Cosa?- Urlo con una voce rauca quasi da oltre tomba.
-No. Non senti freddo?-
Perché l'ho chiesto?
Sto andando nel pallone.
-No, sono abbastanza... surriscaldato. -
La sua voce è sensuale sembra alludere a qualcosa.
Ma che sto dicendo?
Non può essere che mi sia ridotta così, in questo stato, tutto per colpa di questo zoticone che mi sta davanti.
Non farti distrarre Bea!
Prendo una grossa boccata d'aria.
Mi schiarisco la voce poi sforzandomi di guardarlo solo in faccia gli spiatello il motivo per cui sono qui.
-Lo hai fatto apposta vero? Cosa cazzo è questa voce fastidiosa che conta il tempo e questo suono di gong che sembra perforare il cervello?-
-È il programma di allenamento che ho creato io.-
-Un programma di allenamento?- Chiedo sbigottita. Sembro un'idiota
Che bisogno ha di allenarsi? A me pare... perfetto.
-Esatto. Sai esercizi muscolari, allungamento, respirazione?... al-le-na-men-to.- Dice scendendo le sillabe lentamente mentre simula con la braccia dietro la testa il movimento degli addominali.
Mi prende per scema?
-So che significa allenamento, cretino!-
-Siccome sembri scioccata.-
-Non sono scioccata! Ma infastidita, dal tuo comportamento! La notte scorsa non ho chiuso occhio, stamattina sono tornata alle tre da lavoro e sai benissimo che il mio prossimo turno é pomeriggio e che quindi avrei potuto dormire di più...Invece tu alle prime luci dell'alba rompi le palle col tuo programma di allenamento!-
-Figurati se vado a pensare che stai dormendo o che potresti dormire di più. Io sono a casa mia, okay? Quindi non rompere! Questa frase mi pare l'abbia detta tu ieri... quindi smamma!-
-Che bastardo che sei.-
-Grazie piccola, mi riempi sempre di complementi. - Sorride infilando la sua mano fra i suoi capelli neri.
Un odore di bruciato mi distrae.
Lo percepisce anche lui, perché arriccia il naso.
-Stai andando in combustione per caso? Dovresti agitarti di meno, sei sempre troppo nervosa Beatrice.-
Si prende gioco di me avvicinandosi pericolosamente al mio viso.
Stronzo. Quando mi chiama col nome per intero mi fa stranamente male. È come se mi trattasse come un'estranea.
-Oh mio Dio.- Strillo all'improvviso, ricordando di aver lasciato la caffettiera sul fuoco.
-Che succede?- Si acciglia, forse preoccupato. Impossibile.
Scappo correndo verso casa, l'odore di caffè bruciato mi investe. Il manico della caffettiera si è in parte sciolto. Provo ad afferrarla per metterla sotto l'acqua, ma mi brucio le dita, rovesciando la caffettiera e facendo cadere caffè ovunque.
-Cazzooo.-
Spengo il fuoco e metto le dita sotto l'acqua fredda.
-Ricordavo fossi una schiappa in cucina, ma non credevo fino a questo punto.-
Tony se ne sta dritto, a braccia conserte appoggiato allo stipite della porta della mia cucina, mentre ride godendosi la scena quasi fosse al cinema.
-Vaffanculo stronzo! È tutta colpa tua!-
Giuro che vorrei lanciargli la prima cosa che mi viene sotto tiro, ma chissà perché mi limito solo a schizzargli l'acqua. Lui si sposta strizzando gli occhi e allunga le mani in avanti per ripararsi.
Poi si avvicina con molta naturalezza apre lo scomparto del ghiaccio e prende un pacco di piselli surgelati, che sono li da non so quanto tempo.
Si ferma vicino a me e tende la sua mano
-Dammi la mano scema.-
Con diffidenza e cautela allungo il braccio verso di lui. Non mi fido poi così tanto.
Quando le nostre mani si sfiorano, lo fanno anche i nostri occhi. E dico che si sfiorano, perché fino ad ora si erano solo scrutati, scontrati, scambiati sentimenti di rammarico disprezzo ed incontrati accidentalmente.
Stavolta invece si sfiorano, si accarezzano, in maniera del tutto spontanea, naturale, senza intento. Sono limpidi, mentre si perdono gli uni degli altri.
Sento le gambe tremare per questo inaspettato collegamento diretto che abbiamo instaurato.
La sua mano calda e calorosa accoglie la mia così bene che non sento nemmeno più il bruciore nelle dita, né il freddo dei piselli.
Solo il calore del suo tocco e del suo corpo, così familiare.
Quel tocco sembra portarci fuori dal tempo per pochi minuti.
Vorrei chiudere gli occhi per godermi questo momento e immaginare di essere tornata indietro, a quando poterlo toccare era la cosa più semplice e scontata del mondo.
Poi, quando la tensione comincia a salire accompagnata da un silenzio ammaliante e la situazione comincia a diventare imbarazzante, Tony mi lascia la mano.
Simula un colpo di tosse, poi chiede con interesse:
-Fa male ancora?-
-Un pochino.- Riesco a dire con un filo di voce.
-Continua a tenerli contro il ghiaccio ancora per un po'. Il dolore prima o poi passerà.-
Mi rassicura, rendendosi immediatamente conto di aver detto qualcosa di vero.
-Sì. Lo spero.-
Lo fisso intensamente, perdendomi nel verde smeraldo dei suoi bellissimi occhi, sperando e pregando con tutto cuore che un giorno, non molto lontano, anche il dolore che brucia dentro di lui possa andare via del tutto, per sempre.
Spazio Autrice
Come promesso ecco subito un altro capitolo!!!... ♥
Tony e Bea sembrano tornare ai vecchi tempi, quando si scontravano di continuo. Però sono troppo segnati e pieni di orgoglio e rancore...riusciranno ad abbattere le barriere anche stavolta? Mmh....
D'altra parte c'è il tenero Sergio. L'uomo dolce e comprensivo che tutte vorremmo!
Riuscirà a prendere il posto di Tony nel cuore di Bea??
A tal proposito voglio farvi una domanda.... #teamSergio o #teamTony??
P.s. Commentate e votate se vi piace ♥
Bacissimiiiiiii ♥♥♥
N.b....... Questo capitolo lo dedico a tre lettrici adorate che mi riempiono di commenti affettuosi, simpatici e sinceri ♥
@AmArEeViVeRe @MelanieGuerzoni @tate_grier
GRAZIEEEEE
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