•Capitolo XXXXI•
Cercherò di aggiornare una volta a settimana minimo ma non so, se non mi sentite contattatemi che potrei essere sommersa dalle cose da fare e dimenticare che ho sempre un capitolo di riserva.
[Inaspettate scoperte ]
La mattina seguente, quando Bakugou aprì gli occhi a causa della fastidiosa luce mattutina si ritrovò stretto nel caldo abbraccio di Midoriya che, nel sonno, sorrideva come un bambino e alla vista di quell'immagine il cuore prese a correre veloce nel suo petto.
Non sapeva spiegarlo, semplicemente, finalmente, riusciva almeno un po' a sentirsi davvero compreso e a comprendere completamente la persona che aveva davanti, aveva finalmente provato la sensazione di totale sopraffazione e il suo muscolo vitale pareva esserne grato.
Con la dolcezza nello sguardo, con una gratitudine eterna che non avrebbe mai espresso per quel loro amore travolgente e indispensabile si ritrovò a pensare a come avevano trascorso la notte, a quel punto un evidente rossore gli occupò le guance bianche.
Era stato tremendamente travolgente, dominante, istintivo e selvaggio, un rapporto profondo che aveva incrociato i loro corpi con il piacere, le loro anime con esso e con i loro pensieri, sentimenti che non avevano mai davvero espresso, chi per paura, chi per orgoglio o magari entrambe.
Dopo la loro ultima carnale e brutale unione aveva compreso cos'era quella sensazione di star annegando, cos'era quel suo sentirsi in errore, forse era solo che, per quanto odiasse davvero l'idea, per quanto la ripudiasse con tutto se stesso, lui non era destinato ad essere l'attivo e che forse avrebbe dovuto aspettarselo.
Non lo aveva sempre saputo, non aveva sempre conosciuto la fragilità del suo carattere, la finzione di quella sua rabbia, invidia per chi riusciva ad essere felice, ad esprimersi e ad agire come preferiva senza freni, ne dubbio, ne quello stupido orgoglio a fermarli.
Però l'aveva conosciuta nello scoprire quel caldo sentimento, scoprendo quella assurda felicità che i loro baci, il loro sfiorarsi, il loro amarsi senza pensare ad altro avevano fatto sì che vedesse quello che Midoriya aveva, probabilmente, sempre saputo mentre lo osservava silenzioso.
Lo amava, terribilmente in profondità che, se gli fosse stato portato via, non avrebbe avuto più nulla per restare, non gli sarebbe rimasto posto per tornare e nulla a far battere il suo cuore, rubato da quelle mani segnate da cicatrici che ora lo avvolgevano con gentilezza.
Non glielo avrebbe mai detto, ma quel suo cambiamento, quella sua crudeltà, lo avevano fatto andare fuori di testa e se ne vergognava, inspiegabilmente, temendo il momento in cui i loro sguardi si sarebbero scontrati nuovamente poiché sapeva che ciò che entrambi avrebbero visto sarebbe stato completamente diverso da ciò a cui erano abituati.
Si mosse di poco, così da poter agire senza svegliare chi riposava accanto a se, senza liberarsi dalla sua calda presa, non lo desiderava e si passò una mano fra il groviglio di biondi capelli che aveva sul capo, pensieroso.
Nel suo cuore, la sera prima, si era fatta anche spazio una terribile emozione che ancora lo corrodeva, una tremenda insicurezza e paura che turbavano il suo animo per quanto ricolmo di una nuova gioia, rendendolo inquieto.
Quel bacio, quel dannatissimo bacio che Izuku si era scambiato con Uraraka, non gli era piaciuto, era come se a causa di quel contatto senza sentimento, per ciò che sperava, avesse mosso qualcosa che in lui risiedeva distruggendolo completamento e forse si trattava proprio di questo, della sua sicurezza.
Non la aveva mai davvero avuta, a dire la verità, aveva sempre temuto che lui, guardandosi metaforicamente attorno, si sarebbe reso conto del reale ammontare dei suoi difetti, che per lo più non possedeva il ben che minimo pregio e che, stare con qualcuno diverso da lui, offrirgli il suo amore, sarebbe stato più facile e sicuramente più piacevole ed ecco, quei pensieri a tormentarlo.
Le sue iridi tremanti, insicure, si posarono nuovamente su quel viso spruzzato di lentiggini riscoprendo il piacere di osservarlo in silenzio, in tutta la sua delicata bellezza che, aveva da poco scoperto, essere capace di divorarlo completamente e sopraffarlo senza fatica.
Senza pensare, la sua mano destra sfiorò la sua guancia calda, fu un tocco tanto delicato e leggiadro che percepirlo sarebbe stato impossibile dal sonno, eppure quando il ragazzo stava per ritrarre la sua mano questa venne afferrata da quella dell'altro che la tenne vicino a se per poi spalancare i suoi smeraldi luminosi, più di un cielo stellato.
Quella era una delle poche volte nelle quali Katsuki aveva perso la parola, troppo affascinato da quel vede pieno di sentimenti, tutti gentili e positivi rivolti a lui, a lui solamente e il fiato era scappato via dai suoi polmoni e i pensieri, come uccelli migratori, avevano abbandonato il suo capo per dirigersi altrove.
Si mosse lentamente, lo riportò in quel caldo abbraccio in cui lo aveva rinchiuso per lo scorrere del loro pacifico dormire e, con voce bassa, gentile e preoccupata domandò «Dimmi, Kacchan, cosa c'è? » avendo capito che qualcosa lo turbava e che, probabilmente, non gliene avrebbe parlato se non obbligato.
Il biondo si strinse al suo petto, come un bambino capriccioso che si rifiuta di fare ciò che la mamma gli ha comandato e questo fece sfuggire un piccolo sorriso pieno di dolcezza a quel viso spruzzato di lentiggini, sebbene non avrebbe lasciato che egli scappasse da quel discorso.
Gli sollevò il mento con indice e medio, lo guardò con seria preoccupazione esortandolo a parlare mentre lo catturava in quelle pozze senza fine a cui non sarebbe stato capace di mentire, non più.
Le sue iridi tremarono, di gentile insicurezza, le sue labbra le imitarono prima che si separassero cominciando a mostrare quello che era rimasto, da tempo, celato nel suo animo turbato, insicuro che si era disperatamente aggrappato a quella maschera di rabbia.
«Tu non ami faccia tonda, vero? » chiese in un sussurro soffocato, come se delle mani estranee stessero facendo pressione sul suo pallido collo, segnato da un incalcolabile numero di succhiotti e l'altro lo strinse a se, scosse la testa mentre senza esitazione rispondeva con un no secco.
«Non c'è ragione per la quale i miei sentimenti per te potrebbero mutare, non importa ciò che accade, io provo ciò che provo poiché sei tu, tu fra le mie braccia ad avere il mio cuore, fra le tue mani e se provassi a donarlo ad altri non ne sarei capace, saresti sempre tu a detenerlo » disse serio affondando il naso nella sua capigliatura dorata prima di riprendere il discorso.
«Non devi temere che questo fuoco possa spegnersi o indebolirsi perché non lo farà, non il mio, poiché la bellezza di Afrodite ti appartiene, ella stessa nutre invidia verso di te, perché il potere di cupido, se scegliesse di condurmi da altri, non funzionerebbe, perché su di me hai più potere di chi risiede nel vasto cielo, perché anche il sole stesso invidia la tua importanza, mille e mille volte ancora più grande di quella che gli appartiene » concluse con serietà nello sguardo ma anche con un traboccante amore che aveva il bisogno di essere espresso.
«Ti amo, lo faccio ora, come l'ho fatto in passato e come farò d'ora in poi, non importa quello che accadrà » disse sentendo il reale bisogno di esternare quei sentimenti che parevano essergli esplosi nel petto e che avevano bisogno di essere rilasciati, mostrati e uditi da chi li provocava.
«Ti amo... anche io » bisbigliò sottovoce Bakugou con un rosso porpora, tanto simile a quello dei suoi occhi, colorargli il viso e procurare quel sorriso, bellissimo e luminoso tanto che sentì il cuore smettere di battere per un attimo, per poi riprendere veloce come un fulmine.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro