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•Capitolo XXIX•


*Chiedo perdono se questo capitolo non sarà il massimo ma sto male T^T*

La mattina seguente la madre del biondo si era preoccupata, suo figlio non era tornato a casa, non aveva risposto e neppure visualizzato i messaggi che gli aveva mandato e, come se non fosse già abbastanza preoccupata, quel degenerato non si era neppure reso raggiungibile.

Fu proprio per questo che la mattina seguente si precipitò come un treno in ospedale, non solo per offrire la sua presenza alla povera Inko, ma anche per ridurre il figlio irresponsabile in mille piccoli pezzi, tanto piccoli che non sarebbe stato possibile ricomporne il corpo, o almeno era questa la sua intenzione.

Conscia che in quella stanza si trovava un ragazzo che aveva sfiorato per ben due volte la morte aveva aperto molto lentamente la porta facendo attenzione nel non creare forti suoni, non le sarebbe importato di disturbare Bakugou, ma non voleva svegliare il povero Izuku in caso questo dormisse.

Quando la donna fece capolino nella stanza la sua espressione mutò con la stessa velocità con la quale cambiava spesso quella del figlio: gli occhi da fiammeggianti e minacciosi si riempirono di dolcezza, le labbra storte in una smorfia si rilassarono per poi contrarsi in un dolce sorriso e così, tutta la rabbia che aveva provato svanì come se un dolce vento l'avesse portata con se.

Nel vedere come Katsuki riposava serenamente abbracciando il ragazzo dalla scompigliata chioma verde ed entrambi, sui loro pallidi volti, avevano due sorrisi che avrebbero riempito di calma e gioia chiunque avesse avuto la possibilità di vederli, era pura dolcezza il cuore le si scaldò e proprio allora entrò l'amica provata dalla mancanza di sonno.

«Inko-chan, credo che dovresti andare a casa a riposare... » tentò di convincerla e non fu difficile, per quanto infatti ella fosse preoccupata con il figlio capì che le cose in quel momento si erano sistemate, che tutto quello che era successo, almeno momentaneamente, pareva essersi risolto data la posizione che i due avevano tenuto nel sonno e le loro calme espressioni.

Mitsuki si sorprese molto quando vide la donna emettere un sospiro per poi sorridere in quel modo caldo e gentile che era tipo della sua buona personalità «Si, hai ragione » rispose solamente per poi convivere anche la bionda a lasciare i due addormentati al loro sonno e la convinse a raggiungerla nella sua abitazione per sdebitarsi del suo supporto il giorno precedente.

Intanto la foca luce dei raggi solari, ancora oscurati dalle fitte nuvole e coprivano il cielo, aveva fatto capolino nella stanza e, verso le dieci della mattina, era riuscita a raggiungere il tenero volto lentigginoso di Midoriya che dunque si era svegliato e, appena lo aveva fatto, si era ritrovato a sorridere come un ebete nell'osservare la persona che tanto amava stringerlo nel sonno con tanta delicatezza.

Si mosse appena, giusto per sentire i propri arti ancora intorpiditi dal sonno ma fece molta attenzione nel non svegliare il biondo che riposava al suo fianco, poi si sistemò meglio in modo da essere più vicino al corpo caldo del suo ragazzo e affondò il piccolo naso nella stoffa chiara della maglia che gli copriva il petto muscoloso rimanendo inebriato dal suo peculiare odore di nitroglicerina.

Rimase immobile beandosi di quel dolce calore in cui quelle forti braccia lo avevano imprigionato e fu felice di essere ancora vivo, di avere finalmente la possibilità di vivere e di essere felice con chi amava, era finalmente, per quanto sembrava, giunto anche per lui quel momento nel quale conoscere la felicità e farlo per molto tempo.

Mentre era in quella posizione la porta della stanza si aprì, eppure chiunque ne avesse varcata la soglia non si accorse del fatto che egli era ben desto, questo perché aveva mantenuto le palpebre serrate e perché la figura dell'altro lo nascondeva parzialmente alla vista altrui per come si era, poi, sistemato fra le sue braccia ma, quando la figura ignota parlò non ebbe problemi nel riconoscerla.

«Oh, che peccato, se fosse stato solo avrei potuto sbarazzarmi di lui, allora Bakugiu-san sarebbe stato solo mio, ma se lui è quei non posso farlo~ » disse quella voce viscida che Izuku non avrebbe mai dimenticato per tutto quello che gli aveva fatto e, certamente, non aveva intenzione di fare in modo che ella restasse impunità e per la sfortuna della ricattatrice, non sapeva che inavvertitamente aveva fatto in modo che il ragazzo lentigginoso la odiasse.

Lui era un ragazzo dolce e gentile che non odiava mai le persone, era sempre disposto a perdonare, ma dal momento in cui lo faceva allora poteva essere davvero pericoloso, forse proprio perché non lo faceva mai, perché quella parte di se rimaneva celata normalmente le persone non se lo aspettavano, non che qualcuno prima di lei avesse avuto l'onore, nonostante non era
giunto ancora il momento della vendetta del ragazzo che, però, sarebbe radicata.

Fu allora che Midoriya giurò a se stesso che avrebbe avuto modo di liberare quella rabbia feroce che scalpitava già nel suo petto per essere liberata e riversata contro di lei, eppure quella gelida crudeltà che possedeva senza saperlo, non prima di allora, gli suggerì di attendere il momento propizio per assaporare al meglio la sua vendetta e già lo sapeva, sarebbe stata terribile.

«Bah, non importa, avrò comunque quello che voglio grazie al patto che ho fatto con Shigaraki » bisbigliò lei certa che nessuno potesse udirla ma non fu così, fu un cliché davvero triste, uno di quelli che accadono sempre ai cattivi ovvero ella rivelò il suo piano malvagio proprio alla persona che lo avrebbe sventato o che, cosa ben peggiore, avrebbe potuto sfruttare quello che poi sarebbe venuto per ripagarla del dolore che aveva causato loro.

Lei se ne andò lasciando la stanza, ma chiudendo la porta fece rumore, non fu molto ma comunque abbastanza da far destare Katsuki che sbadigliando strinse di più a se quel tenero ragazzo che lo scaldava dal gelo invernale e si tirò le coperte fin sopra al capo, proprio come un bambino capriccioso che non vuole alzarsi per andare a scuola.

Sotto le coperte finì con l'essere davvero molto vicino al volto dell'altro che, con maestrale abilità, finse di essersi appena svegliato anch'egli a casa dei movimenti del biondo e così si ritrovarono a fissarsi: lui con quei suoi rubini intensi e vivi e Izuku con quel dolce e noto rossore ad inporporargli il viso per non parlare poi delle sue di iridi che brillavano quasi fossero state colpite direttamente dalla luce solare e in un certo senso era cosi.

Dopotutto in quel momento, sotto quelle calde coperte, con il naso a contatto con quello del proprio ragazzo, con il respiro mozzato e il battito cardiaco accelerato stava vendendo avvolto dalla calda e gentile luce che lui, il suo tutto, il suo sole gli regalava senza neppure impegnarsi.

E così, definitivamente, sotto quelle lenzuola, silenziosamente ma con la determinazione che bruciava nel suo cuore giurò che non avrebbe permesso più a nessuno di mettersi fra quel loro amore, che non avrebbe più permesso a nessuno di avvicinarsi a lui come quella ragazza, tanto da baciarlo poi e giurò che non sarebbe stato indulgente con chi minava quella fragile, per ora, felicità che dopo anni e anni di tormento gli era stata concessa.

Quella fu la prima volta che nella sua intera vita decise di essere egoista ed esserlo davvero, nel senso più profondo di questo termine, per la prima volta pensò che Bakugou Katsuki doveva essere suo, suo solamente.

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