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•Capitolo XXIV•

[Vendetta e terrore parte seconda ]

Midoriya fece in modo di terminare entra tre ore la rottura di tutte le dita e in seguito quella delle mani e dei piedi dell'uomo sentendo di sottofondo il disperato pianto singhiozzante di colei che si era permessa di farlo dubitare a quel modo, di metterlo in difficoltà e di annebbiare la sua povera mente.

Quel pianto ricolmo di disperazione e terrore fu come sentire il cinguettio di un usignolo o il suono di un'arpa angelica per lui, per lui che desiderava arrecarle abbastanza terrore da distruggerla così che ad aspettarla dopo la sua morte non ci sarebbe stato ne il paradiso, ne il purgatorio e neppure l'inferno, nulla.

Purtroppo aveva il tempo contato e quando finì con Shigaraki questo era privato degli occhi, delle unghie, le sue ossa delle mani e dei piedi erano state rotte con cura mentre quelle del resto del corpo erano state sbriciolate dalla potenza dei pugni e dei calci del ragazzo che, di tanto in tanto, si lasciava sfuggire qualche macabro ridolino.

Quando arrivò a quel punto l'uomo aveva sputato sangue, aveva percepito i suoi organi interni venir perforati dalle sue ossa in frantumi e così i muscoli, era esausto e aveva terminato ogni briciolo di forza assieme alle corde vocali bruciate da tutto quel continuo urlare che non era riuscito a fermare.

«Ti prego... basta... » implorò con il viso coperto dalle scie di sangue secco lasciate dalla rimozione dei bulbi oculari che, in quel momento, parvero lacrime, quelle che non potevano più rigare le sue guance a causa del lavoro meticoloso di chi lo aveva riportato a quella paura terribile di quando era un bambino indifeso.

Allora Minoriya sorrise ancora di più, tanto che sentì gli angoli della sua bocca tirare come se si fossero voluti scfaldare lasciando che il suo sorriso si ampliasse ulteriormente ma ciò non accadde «Mh, certo, dopotutto siete stati buoni e Kacchan non aveva neppure un taglietto quando lo abbiamo salvato, va bene, sarò buono, contento? » chiese battendo le mani sporche di sangue prima di spezzargli il collo con la semplice pressione delle dita.

Poi si voltò, lento come il tempo stesso, lasciando che la paura, quella vera e profonda, prendesse il possesso della sua prossima viscida vittima che non avrebbe avuto riservato un trattamento tanto gentile e cordiale nei suoi confronti dopo aver toccato il suo amato con quelle sue sudicie schifossissime, viscide dita e  con quelle sue rivoltanti labbra.

Lasciò che provasse a scappare avvicinandosi alla porta prima che quel liquido oscuro, nero come ciò che le sarebbe toccato, la avvolse immobilizzando ogni singola cellula del suo corpo in modo che non avesse modo di attivare la sua unicità che sarebbe stata davvero problematica, dopotutto avrebbe potuto rischiare di ferire il suo amato e non poteva permetterlo.

E lentamente, ancora più di quanto fatto con Shigaraki, le spezzò le ossa delle mani, dei piedi ma non colpì il resto del suo corpo con pugni e calci, fu più meticoloso, più crudele, decidendo di rompere un osso alla volta, più volte sempre che il tempo lo avesse permesso perché lì, in quel momento, l'unico impedimento che il ragazzo assalito dalla furia omicida aveva era il tempo.

E quando lei fu ridotta senza occhi, priva di denti e lingua, privata delle unghie con ogni suo osso rotto, mentre ancora urlava e implorava credeva che fosse tutto terminato, che presto Izuku le avrebbe tolto la vita e quel terribile dolore sarebbe cessato, che finalmente tutto sarebbe finito nel nulla gelido della morte come era toccato all'uomo ormai cadavere prima di lei.

«Oh, non dirmi che credevi che io avessi già finito, oh no, no, non sarò così gentile visto che...» fece una piccola pausa accarezzando la sua pelle, più precisamente quella del dito mignolo con quel sorriso che andava diventando ogni istante più perfido per poi riprendere ridendo.

«DopO tuTto Tu Hai TocCatO Il miO KaCcHaN... » disse questa volta con un tono diverso di voce, più alto e distorto, quasi più simile ad un urlo disturbato dall'incertezza del segnale di una vecchia radio malmessa per poi strapparle via il primo lembo di pelle, primo di una lunga serie, fino a che non fu scuoiata come un animale, perché lei lo era ai suoi occhi.

Allora rise, lui rise più forte come se stesse per esplodere dalle risate gelide ed acute che continuarono mentre le strappava la prima falange del mignolo, attendeva, poi gli strappava la seconda e attendeva di nuovo, poi la terza e si nuovo aspettava che il dolore si affievolisse prima di passare all'anulare.

Lei urlava sentendo che lentamente la sua pelle si lacerava con quei suoni sinistri, percependo le sue cellule allungarsi in quel dolore puro che la stava lentamente portando alla pazzia, non c'era stato un attimo nel quale non avesse urlato se non quei brevi intervalli di sollievo che le venivano lasciati e non per pietà, ma per fare in modo che soffrisse abbastanza da rendere soddisfatto, quel ragazzo che le era parso debole e indifeso e che invece si era rivelato uno squilibrato assassino.

Ma quella non era colpa sua, non era colpa di Midoriya, nulla di tutto quello sarebbe accaduto se lei fosse stata al suo posto, se non avesse fatto quello che invece aveva fatto, se Shigaraki non avesse fatto rapire il suo amato non gli sarebbe toccato quella sorte, era stata tutta colpa loro.

Però Izuku non arrivò fino a dove avrebbe desiderato per la sua vendetta, perché lei si ruppe prima: dato che tutta quella crudeltà e quel dolore l'avevano sfiancata e la sua mente non aveva retto e lei era diventata una sorta di bambola senza anima e questo rese noioso e senza senso la tortura del ragazzo che dunque, arrivato a quel punto si limitò ad ucciderla schioccando la lingua sul palato, dopotutto ella aveva smesso di urlare.

Poi si guardò addosso e vide che era pieno di sangue e, se doveva farlo sembrare un incidente non poteva certamente restare così, ma lui era furbo, fin troppo per quella gente che non aveva neppure capito che egli li aveva seguiti, in fondo la notte in ospedale la sicurezza era minima e non era stato difficile scoprire il luogo dove avevano intenzione di portarli.

Prese il cambio che aveva nascosto lì e si fece un bagno veloce, giusto per ripulirsi dal sangue, nel lago li vicino e dopo aver iniettato al biondo un innocuo sedativo per assicurarsi che non si svegliasse durante il trasporto diede fuoco a quel capanno rurale e portò Bakugou in un altro capanno dove gli tolse il panno imbevuto di cloroformio per poi dargli fuoco ed eliminare ogni piccola traccia.

Era stato attento, era stato meticoloso e aveva studiato il suo piano affinché non fosse lasciata una singola traccia che potesse far pensare che era lui l'artefice di tutto e poi sapeva che il capanno che era andato in fumo conteneva tante cose dei super cattivi che aiutavano Shigaraki e che dunque avrebbero fatto in modo che nessuno vi ci si avvicinasse.

Una volta raggiunto un capanno più vicino alla città Midoriya si tolse i guanti mettendolo in tasca e si legò sulla sedia, non fu difficile fatto che sfruttò quel liquido nero per stringere bene i nodi, era tutto perfetto e chiaramente aveva tenuto conto anche della perfetta memoria del biondo indossando abiti uguali a quelli che aveva indossato la mattina e aveva scelto un luogo praticamente uguale.

Chiuse gli occhi e si addormentò, non prima di essersi colpito grazie a quel liquido in modo da simulare danni dovuti alla giusta traiettoria come se fosse stato un terzo a farli e in modo che non ci fosse il rischio che fossero compatibili con la misura dalla sua mano, insomma, il crimine perfetto.

E lo fu davvero, perché quando i due vennero trovati la mattina seguente, nessuno sospettò assolutamente nulla e per quanto avessero indagato non c'erano altre prove se non le loro testimonianze che,per altro, combaciavano perfettamente e di quel capanno, dai complici di Shigaraki non fu lasciato nulla perché per loro sarebbe stato davvero troppo pericoloso e poi già sapevano chi era stato anche se non si spiegavano  come fosse possibile.

Nessuno si aspettava quel terribile aspetto della personalità del ragazzo e magari aveva agito in modo così drastico solo perché era la prima volta che sentiva il chiaro impulso di uccidere, poi forse aveva imparato a controllarlo un po' meglio, chissà, questo, miei cari lettori, lo scoprirete solo proseguendo nella lettura di questa  storia.

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