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•Capitolo XVI•

[Il tempo passa veloce o si ferma ]

Quei passi e le voci assonnate dei loro compagni di classe miste a quelle conosciute di una delle altre sezioni annunciarono che i due non erano più nel luogo comune.

I due fidanzati si sedettero in modo composto, o meglio, Bakugou si sedette in modo composto mentre Midoriya si sedette con la schiena contro il suo fianco allungando le gambe fino a posizionare i suoi piedi fasciati solo dai calzini bianchi sul bracciolo del divanetto verde scuro.

Il ragazzo lentigginoso aveva immerso il naso nelle pagine gremite di scritte che egli stesso aveva fatto, le labbra screpolate imprigionavano, assieme ai denti bianchi, una matita con una gomma all'estremità in caso avesse avuto bisogno di correggere o aggiungere particolari alle sue continue osservazioni.

Il biondo invece continuava a cambiare un canale televisivo dietro l'altro, con il volto annoiato quanto seccato dalla situazione, gli occhi puntati sullo schermo sperando di incontrare qualcosa di interessante fra la vasta gamma di show e altro che circolavano nell'apparecchio.

«Oh, siete già svegli? » chiese Kirishima ancora assonnato e con i capelli ancora bagnati dalla doccia mattutina, prese dalle mani del biondo il telecomando e si sedette sulla poltroncina affianco mettendo su un canale che mostrava delle cose stupide.

«Hey, capelli di merda che cazzo fai? » disse acido il ragazzo sbuffando mentre il rosso gli rivolgeva un sorriso divertito e ampio come era solito fare «Tanto tu non avresti scelto il canale e non puoi prendertela con me perché il tuo innamorato ti ignora » disse con un sorriso un po' meschino sapendo di aver toccato perfettamente il tasto dolente dell'amico.

Poco dopo emersero dal corridoio a passo lento e zoppicante, quasi fossero stati degli zombi, Sero, Mineta e Denki che parevano sofferenti, in fin dei conti di domenica se si svegliavano giusto in tempo per consumare il pranzo si trattava di un vero e proprio miracolo.

«Che ci fate voi già svegli? » «Siete stati svegliate anche voi dalle ragazze? » chiese Shinsou passandosi una mano fra la spettinata chioma viola per poi appoggiarsi con i palmi delle mani sullo schienale del divano verde e poi sporgersi in avanti in modo da sfiorare con le ciocche lilla la fronte di Deku.

«Midoriya-kun, che fai? » chiese piuttosto colpito dal fatto che il ragazzo dalla chioma verde stesse già scrivendo qualcosa sul suo taccuino ma appena provò a sbirciarene il contenuto il ragazzo lo appiattì contro il suo petto con una velocità disumana e lo sguardo pieno di preoccupazione «Nulla di che, solo qualche informazione » farfugliò alzandosi per poi dirigersi nella sua stanza con una scusa.

C'era qualcosa che non andava, Katsuki lo notò e prima che l'altro, colui che stava parlando con il suo ragazzo aprisse bocca egli si alzò e lo seguì, se c'era ancora una volta qualcosa che turbava l'animo del ragazzo dai capelli smeraldo lui voleva saperlo e voleva fare qualcosa a riguardo, nonostante non volesse che questo capisse quanto potessero essere preoccupato.

Bussò con insistenza alla porta in legno e poco dopo sentì un tonfo vicino alla superficie chiara, poco dopo il rumore sordo venne aperta rivelando la figura parzialmente alzata dal pavimento di Deku, era palese che nella fretta di lasciar entrare il suo ragazzo fosse inciampato e caduto.

Il biondo non fece troppi complimenti, entrò chiudendosi la porta alle spalle e porse una mano a Midoriya che pareva avere delle difficoltà ad alzarsi, poi con sguardo fermo gli chiese se fosse tutto apposto, l'altro sorrise in modo sincero dicendo che era solo un po' preoccupato per sua madre dato la notizia del criminale che avevano visto in televisione,che eccetto quello non c'era nulla a turbarlo.

Il biondo sospirò cercando di mantenere la calma, sapeva che non gli stava dicendo la verità, almeno non tutta, probabilmente c'era qualcosa che era troppo difficile da dire anche per lui e decise di non andare troppo a fondo, non voleva sembrare insistente o troppo interessato nonostante sapesse che questo suo modo di pensare fosse molto più che sciocco.

Però poi un pensiero prevalse sugli altri: erano da soli, in una stanza separata dallo sguardo indiscreti degli altri, di conseguenza se prima erano stati costretti a separarsi in quel momento nessuno avrebbe potuto interromperli e potevano anche non badare a dove si trovavano.

A questo pensiero sorrise nella penombra della stanza, era giorno ma le tende bloccavano quasi totalmente il passaggio della luce diurna o almeno fu così fino a quando Midoriya le legò lasciando che il sole, come un vecchio amico, facesse capolino nella stanza.

Il ragazzo dalla chioma verde era voltato verso il suo ragazzo dando la schiena alla grande finestra, il risultato per Katsuki fu una visone quasi celestiale poiché la luce che proveniva dalle sue spalle sembrava come un segno divino e quel sorriso, per qualche ragione, gli parve più bello del solito.

Il biondo non avrebbe atteso oltre e infatti coprì la distanza che li separava a grandi falcate, non esitò, quando fu davanti al suo ragazzo, a far scivolare le sue mani calde lungo la vita del ragazzo spingendolo a se per poi fra scontrare ancora le loro labbra in quel contatto così piacevole e speciale che era peggio di una qualsiasi droga.

Le loro lussuria si muovevano sinuose ormai avvezze a quel contatto che virava sempre più sulla lussuria, le loro bocche già dischiuse, pronte per il passo successivo, si muovevano fameliche vorticando nelle loro bocche in un bacio tanto erotico da offuscare le loro menti.

Ed eccolo ancora, quel calore piacevole e mai privato prima che si propagava ovunque in loro, ad un tratto questa indefinita sensazione pareva prendere il controllo dei loro pensieri e dei loro movimenti tanti che non si accorsero di aver incominciato a muoversi, almeno fino a che la schiena muscolosa di Bakugou non incontrò la morbida superficie del materasso.

Si separarono ansinenati con lo sguardo bramoso di un altro magico contatto, lo fecero solo per prendere delle grosse boccate d'ossigeno e solamente per sistemarsi meglio sul letto, non c'erano altri fini, solo quel bisogno disperato che era cresciuto in loro, che gridava pietà e di essere soddisfatto.

Fra un veemente bacio e quello successivo l'attesa pareva infinita, mentre il silenzio nato in quelle quattro mura bianche veniva sovrastato dal suono ritmico e scandito dei loro baci veloci e lussuriosi, talvolta da qualche gemito soffocato che sfuggiva alle labbra di Midoriya e a volte dal suono delle loro mani che strisciavano sui loro indumenti.

Ogni volta perdeva una pausa eterna e quasi dolorosa come se da quel contatto ne dipendesse ormai la loro vita, eppure quando arrivavano all'atto tanto desiderato il tempo pareva passare fin troppo velocemente, era una tortura, piacevole ma pur sempre tortura.

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