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•Capitolo XIX •

[Comincia la caduta che porta alla fine ]

Dopo che suo padre aveva lasciato la scuola si sentiva sollevato, Midoriya non voleva che il suo nome fisse associato a quello di una persona che aveva fatto tante brutte azione e procurato tanto dolore, tantomeno desiderava che Katsuki lo sapesse, aveva paura che i suoi sentimenti cambiassero, che tornasse ad insultarlo.

Si era comportato con gli altri come faceva sempre cercando e riuscendo a nascondere al meglio il suo turbamento, quelle fastidiose e perfide insicurezze che stavano lottando per prendere possesso della sua mente, fin troppo debole per ribellarsi alla pura.

Lasciò che gli altri lo prevedessero nell'allenamento pomeridiani dicendo che sarebbe passato a cedere se Bakugou faceva progressi o se era un caso perso come tutti credevano, in fondo si parlava di una testa calda che agiva sempre senza riflettere neppure un istante.

Stava percorrendo le strada che separava il dormitorio dal plesso scolastico e quindi dalle città fittizie che usavano per abituarsi al combattimento in un luogo che sarebbe potenzialmente potuto essere abitato per quarto accurata ne era la costruzione.

Ma prima che si allontanasse dalla soglia del dormitorio una vice acuta attirò la sua attenzione spingendolo a voltarsi e a posare le sue lucenti iridi verde smeraldo sulla figura sconosciuta che aveva fatto il suo nome con fin troppa confidenzialità.

Si trattava di una ragazza piuttosto bassa e minuta, non aveva caratteristiche fisiche che spicassero particolarmente: aveva la pelle chiara, dei lunghi capelli neri, molto comuni suo suolo nipponico, due piccoli occhi castani, il naso delicato e le labbra sottili.

Insomma, comunque la si guardasse era una comune ragazza giapponese dall'aria gentile e dolce, fin troppo per le pessime intenzioni e personalità che a breve avrebbe rivelato di possedere con quella scintilla di follia nello sguardo e quel sorriso tipico di chi adora vincere e vedere il dolore suo volto devastato del nemico sconfitto.

Non ci volle molto, bastò qualche parola sussurrata da una voce acuta quanto distorta, leggere ma taglienti come quel vento invernale che improvvisamente aveva cominciato a levarsi attaccando senza sosta la pelle pallida del ragazzo ma non se ne curò, dopotutto quella ragazza stava facendo cadere a pezzi il suo mondo.

Lei si chiamava Erika, era una ragazza che possedeva l'abilità di immobilizzare il proprio avversario e per questo poteva essere solo di supporto poiché la sua fisicità aveva dei limiti, così come la sua unicità e le era casualmente capitato di posare lo sguardo su Bakugou quando le loro classi avevano avuto allenamento combinato e se ne era follemente innamorata.

Quel ragazzo era il classico teppista di cui nella società moderna non si vedevano più, un ragazzo virile e forre che non avrebbe avuto problemi a proteggere la sua donna o a trucidare i propri nemici e lei lo adorava, dopotutto era una ragazza che viveva per fare del male a chi si metteva sulla sua strade ed era maledettamente brava a nascondere la sua vera personalità.

Disse che aveva visto la scena e aveva registro quanto bastava perché venisse fuori da se che il ragazzo e l'uomo tanto simili fisicamente erano effettivamente legati da un legame familiare e di sangue e che quindi il cognome Midoriya poteva essere ricondotto ad uno dei criminali latitanti più famosi degli ultimi venti anni.

Ma quello che di più lo ferì fu la lingua tagliente e perfettamente affilata di cui quella ragazza malvagia e subdola disponeva, dopotutto sapeva che sarebbe bastato pico per distruggere le sicurezze di quel timido ragazzo fin troppo gentile e non si fece problemi ad approfittarne come un serpente che attacca la prenda già ferita.

A pensarci bene, considerando come si comportava in allenamento e tenendo conto della sua orribile personalità sarebbe stato più indicato per lei diventare un membro della malavita piuttosto che qualcuno che ha il compito di servire la giustizia, ma no, dopotutto lei amava stare al centro dell'attenzione e ricevere complimenti.

«Pensa che reazione avrebbe Bakugou-san se sapesse che tuo padre è uno spietato criminale, sono certo che ti odierebbe più di quanto abbia mai fatto prima, sono certo che ti caccerebbe dalla sua vita e sarebbe disgustato dal fatto che sia mai stato visto con te e poi pensa a lui, sarebbe davvero dannoso per lui se venisse fuori che per un sorriso diodo è stato con il figlio di uno spietato criminale, non vuoi che succeda vero? » disse lei ghignando, sapeva che aveva già vinto, si vedeva chiaramente dalla disperazione specchiata nelle gemme smeralde del suo interlocutore.

«Se non vuoi che io parli oggi lascialli e fa si che ti odi » disse lei mentre gli passava accanto facendo si che come una maledizione le sue parole si insediassero nella sua mente senza lasciargli via di scampo  e lo abbandonò a se e al suo dolore.

Izuku aveva il dolore dipinto in viso, le insicurezze che si erano liberate dalle loro catene pronte a prendere il sopravvento sulla sua mente e con le lacrime più amare e dolorose che avesse mai pianto corse dentro, superò i suoi amici nella sala comune e si chiuse nella sua stanza soffocando le sue grida contro il cuscino.

Faceva male, un male che nessuna parola sarebbe abbastanza per spiegare, neppure  parole di poeti capaci di guardare nell'animo umano, era un dolore che partiva dal cuore ma che non risparmiava un solo lembo di quel corpo privo di forza di combattere, schiacciato dalla consapevolezza.

Gli occhi smeraldo che l'amore aveva animato con un soffio di vita e un bagliore luminoso stavano lentamente perdendo ogni scintilla di quella luce non sua, stavano morendo e venendo assediati dall'opaca consapevolezza che sarebbe finito tutto, ogni cosa a momenti sarebbe andata in fumo.

Era vero, avrebbe potuto provare a sopportare le voci, le persone che puntavano il dito, la paura di essere odiato dalla persona che più amava e avrebbe potuto cercare il coraggio di fidarsi delle parole pronunciate quella prima e ultima viltà dal suo ragazzo.

Avrebbe potuto se avesse deciso di essere egoista, di pensare solo e unicamente a se stesso eppure, proprio a causa del suo amore per Bakugou non se lo permise, non poteva ne voleva essere un impedimento o un peso per lui e si disse che, anche se probabilmente lo avrebbe fatto sorridere lui sarebbe andato avanti.

Midoriya era certo che il ragazzo che amava  così disperatamente non avrebbe avuto problemi ad andare avanti con la sua vita, che avrebbe potuto vivere senza alcun tipo di problema a vivere senza di lui al suo contrario.

Così seduto sul letto con una vecchia foto di quanto erano bambini stretta fra le dita tremanti, con le labbra catturate dai denti per sopprimere le grida di dolore del suo cuore, con gli occhi privi di anima che lasciavano uscire senza sosta lacrime amare e bollenti, quasi corrosive lungo le sue guance pallide per poi arrivare al suo mento e scivolare fino alle coperte, riflettendo quella ferita grondante di sangue che aveva all'altezza del cuore.

Poco dopo sentì qualcuno bussare alla sua porta e avrebbe riconosciuto fra mille quel modo di battere contro la porta in legno e a pensare che stava già tutto a r terminare chiuse gli occhi e prese un grande respiro cercando un po' di calma nella voce prima di uccidersi perché una vita senza di lui non era tale.

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