•Capitolo VIII•
[Terribile scoperta ]
La mattina appena Midoriya varcò le porte della scuola e appena i suoi occhi brillanti e straripanti di vita videro quei fogli e ciò che c'era scritto sopra, appena si rese conto che tutti avevano già visto quello ce vi era sopra e che ce ne erano troppo perché potesse strapparli tutti si sentì male.
La testa iniziò a pulsare fastidiosamente, il cuore gli si era ghiacciato nel petto, le guance si erano colorate di un rosso preoccupante, era pallido e sudava, sudava freddo a causa di quella terribile paura che cresceva assieme alla sua ansia attimo dopo attimo e impietrito da ciò che accadeva rimase fermo nel bel mezzo dell'entrata.
Il suo corpo era rigido tanto che poteva essere paragonato ad un tronco di legno, il respiro era così debole da essere impercettibile, i suoi occhi erano spalancati, fuori dalle orbite quale e pieni fino all'orlo di paura, le sue labbra erano spalancate in una smorfia di terrore e gli occhi si erano fatti lucidi di pianto.
I suoi occhi erano spalancati eppure delle macchie nere iniziarono ad apparire nel suo colpo visivo mentre l'aria pareva evitare i suoi polmoni, cadde quai a terra con il terrore che si impossessava di lui in quel momento di panico incontrollato quando Lida, che già aveva letto quello che era riportato su quei fogli lo sorresse impedendogli di fare un'ulteriore figuraccia.
«M-Midoriya cerca di calmarti, forse...» «Verrà a saperlo comunque e mi odierà, scusatemi » disse il ragazzo interrompendo l'amico con lo sguardo disperato, stringendo i pugni e abbassando il volto per poi lasciarsi alle spalle anche i compagni di classe che avevano raggiunto il ragazzo appena saputo dell'accaduto.
Eppure il ragazzo pareva essere corso via sul punto di scoppiare e riversare istericamente i suoi sentimenti di frustrazione, di ansia, di paura e terrore ma anche di rabbia, Bakugou, se mai avesse dovuto scoprirlo sarebbe dovuto essere perché era stato lui a deciderlo e a dirglielo una volta fatti gli adeguati preparativi.
Lui avrebbe dovuto preparare il suo cuore a sopportare un rifiuto da parte sue, avrebbe dovuto scegliete il luogo ed il momento perfetto per rivelare quelle emozioni brillanti e vive che scoppiettavano da fin troppo tempo silenziose nel suo petto e invece qualcuno si era permesso di sbandierare la cosa più intima che avesse.
Aveva corso senza pensare a nulla, la testa era come vuota ma in verità era talmente piena di pensieri che non riusciva a distinguere e si era fermato solo quando il fiato aveva iniziato a scarseggiare e quando era giusto in una zona nascosta della scuola, una zona dove c'erano vari lavoratori che non aveva mai visto aperti.
Sapeva che era sbagliato e normalmente non lo avrebbe mai fatto ma aveva bisogno di rimanere da solo, di non essere trovato e chissà magari così sarebbe riuscito a sparire prima di sentirsi rifiutare in modo brutale dalla persona che più di tutte amava, della quale più di tutti gli importava.
Così si decise a forzare la serratura di una di quelle stanze che nessuno usava mai, aulla porta c'era una targhetta un po' rovinata che spiegava che quella stanza conteneva appunti e libri sui supereroi che si erano graduati da quella scuola e che erano diventati grandi, sembrava proprio la stanza perfetta per lui, se solo fosse stato dell'umore di leggere.
Lanciò frustrato lo zaino a terra una volta entrato, si chiuse la porta alle sue spalle ancora con il fiatone che non era dovuto solo alla corsa frenetica per scappare da quella situazione ma sopratutto da quel mare di un mozioni che minacciavano di soffocarlo ancora prima che il dolore del rifiuto potesse spezzare il suo povero cuore pieno di cicatrici in mille piccoli pezzi che già sapeva che non sarebbe stato capace di ricomporre.
Si sedette a terra appoggiando la schiena ad uno degli scaffali impolverati zeppi di libri che normalmente non avrebbe perso occasione di sfogliare, si portò le ginocchia al petto, vi appoggiò la testa e si chiuse le braccia attorno al volto disperato lasciando qualche singhiozzo spezzare quel silenzio sfiancante.
Le sue labbra tremavano come delle foglie secche soggette all'impetuoso vento invernale, i suoi occhi avevano iniziato a versare una quantità quasi infinita di lacrime salate e amare che aveva tanto sperato affinché non marcassero ancora una volta le sue guance lentigginose eppure era successo nuovamente, magari semplicemente a lui non era concesso di essere felice.
Ed ecco che ancora una volta tornarono a tormentarlo quei pensieri, quella fastidiosa testa che come un tarlo che aveva in testa gli diceva che lui non era nulla se non uno sbaglio, una creatura inutile che non era capace di farr nulla se non essere un fastidio e che certamente non meritava di essere felice e di essere amato fa qualcuno.
Era convinto che lui non potesse aspirare ad essere ricambiato in quei sentimenti così belli e forti che gli facevano battere veloce il cuore nel petto, era convinto di non meritare una tale gioia ed era proprio per questo che in parte si era già completamente rassegnato ad essere rifiutato da quel ragazzo che amava così disperatamente.
Per questo se ne stava seduto in quella stanza buia e polverosa, solo e in silenzio a piangere ferito da quella situazione, distrutto che i suoi sentimenti così intimi e puri fossero stati rivelati con tanta impudenza e tanta crudeltà da qualcuno e la cosa peggiore erra che non capiva cosa aveva fatto di tanto sbagliato per suscitare un tale odio nei suoi confronti.
Poi improvvisamente si alzò e diede un pugni contro una parete rovinata ed ingiallita dal passare degli anni e a causa del disuso prolungato di quella piccola stanza, probabilmente erano anni che nessuno vi metteva più piede, neppure per arieggiare la stanza.
Lo fece sperando che potesse sfogare almeno un po' tutta quella rabbia e quel dolore che gli bruciavano dentro ma non funzionò molto e sorrisenentre altre lacrime gelide e amare percorrevano il suo volto rendendo la sua figura ancora più triste «Sono proprio patetico ... » sussurrò Midoriya con il tono e li sguardo amari e quel sorriso ironico rivolto alla sua persona.
Si abbandonò al suolo senza curarsi della possibilità di farsi male, non era neppure più capace di ragionare lucidamente a causa dello chock subito, finì steso su quel pavimento impolverato a fissare il soffitto ingiallito anch'esso «Sono certo che Kacchan non vorrà mai più vedermi sussurrò nascondendo lo sguardo dietro al suo braccio mordendosi il labbro e ignorando le urla che provenivano dal corridoio.
Era in una situazione nella quale la sua anima era stata profondamente scossa e ferita dalla situazione e dalla convinzione di essere reputato uno scarto dalla persona che amava che si disse che non importatava se il mondo bruciava a patto che il suo Kacchan stesse bene.
Perché lui era fatto così, era un ragazzo che ne aveva vissute tante e che non poteva fare a meno di essere insicuro, eppure, nonostante questo, nonostante avesse pensato che sarebbe potuta ripresentarsi la situazione che era avvenuta alle medie, invece di provare ad odiare che gli faceva tanto male continuava a preoccuparsi che stesse bene perché era indubbio che quello fosse amore vero.
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