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•Capitolo VII•


Scusate se vi scasso un po' le scatoline ma preferite Deku seme oppure Uke?
Lo chiedo giusto per sapere cosa ne pensate e vi avverto che secondo come mi ispirerà di più succederà, ma magari sarò buona e vi farò contenta, chissà.

[Un errore madornale ]

Tornando al mese di dicembre, Midoriya nonostante avesse appena capito che provava dei forti sentimenti che ampiamente valicavano ciò che prendeva il nome di amicizia oppure di ammirazione sentiva che quelle emozioni fin troppo trattenute minacciavano di esplodere.

Così prese l'ultima pagina di uno dei suoi quaderni dove prendeva sempre appunti, lo fece durante un'ora di lezione nella quale però il professore di turno non si era presentato per dei motivi che non erano stati loro comunicati, tutti si erano divisi in gruppo a parlare ma lui aveva rifiutato dicendo che aveva qualcosa di importante che doveva scrivete, che era una necessità impellente.

Prese fra le dita un po' tremanti la penna, se la rigirò fra le mani un paio di volte con le gote rosse e la bocca asciutta, deglutì a vuoto per un paio di volte passandosi un dito della mano sinistra, quella priva di penna, al bordo del colletto dell'uniforme sentendosi quasi soffocare, stava solo per scrivere su un pezzo di carta i suoi sentimenti eppure era nervoso come non gli era mai capitato di essere prima.

Prese un grosso respiro cercando di calmarsi, in fin dei conti stava solo per dare una forma ai suoi pensiero confusi che nella sia mente scorrevano in continuazione come un impetuoso torrente dal flusso impetuoso e sempre crescente e poi non aveva certamente intenzione di far leggere quella lettera a nessuno, sopratutto non a lui.

Finalmente la punta della matita fece attrito sul foglio bianco a righe e l'inchiostro nero aveva iniziato a comporre le prime parole di quel core nero purissimo, i suoi occhi brillanti di un verde vitale erano puntati su ciò che la sua mano scriveva assicurandosi di non connettere errori e di scrivere correttamente tutto con le parole che meglio si adattavano.

Prestò una particolare e morbosa attenzione a quella lettera, come se fosse destinata a finire sotto lo sguardo fella persona da lui tanto intensamente amata, solo perché non sapeva bene quale firma dare ai suoi pensiero e alle sue emozioni, trovava infatti che agendo d'impulso e riportando sulla carta ciò che veniva dal cuore in modi chiaro e preciso avrebbe dato una definizione a ciò che sentiva.

Finì per scrivete così tanto attentamente da non accorgersi del cambio d'ora e da non lamentare quell'acuto dolore al polso che avvertì poi quando finalmente si riprese, quando il suo nome venne chiamato insistentemente da una professoressa proveniente dalla classe a fianco che comunicava una lezione fra la sua classe e la classe del ragazzo.

Lo aveva chiamato con tanta insistenza poiché egli pareva preso dai suoi pensieri lo era, perciò si assicurò che egli avesse udito chiaramente quello che avrebbero fatto così da non doversi accollare la responsabilità in caso l'alunno non si fosse presentato o avesse fatto ritardo per qualsiasi tipo di ragione, nonostante non fosse il tipo da fare quel genere di cose.

Però c'era un problema che non poteva facilmente passare in secondo piano, infatti moltissimi di quella sezione erano gelosi di Midoriya poiché questo dal nulla pareva aver sviluppato una forza enorme, un'abilità straordinaria, era riuscito a finire nella dizione migliore della scuola ed era uno degli studenti migliori, per non parlare poi del fatto che era spesso visto in compagnia di All Might mente parlavano come due vecchi amici.

Era dunque ovvio che avrebbero sfruttato ampiamente quel momento in cui avrebbero condiviso gli spoiatoi per fare qualche cosa contro di lui che, per altro, sembrava essere quello più facile da rovinare e maltrattare a causa del suo carattere mansueto, della sua calma e della sua eccessiva gentilezza verso gli altri.

Perciò quando rutti furono usciti uno dei ragazzi della sezione, d'accordo con i suoi compagni di classe, disse di aver dimenticato qualcosa all'interno e tornò nella stanza comune con questa scusa ma con il reale obbiettivo di trovare qualcosa, qualsiasi cosa che avrebbero Potito usare per distruggere la sua figura.

Così quel ragazzo mise le mani su quel taccuino dalle ultime pagine piene di lettere ordinate e facilmente leggibili, erano state scritte con sovrumana attenzione quasi da sembrare opera di una macchina perciò il ragazzo si convinse che fosse qualcosa di importante e gli bastò leggere la prima riga perché le sue labbra si piegassero  in un terribile sorriso e fotografasse tutto ciò che vi era scritto.

Poi uscì velocemente ed iniziò l'allentamento fissando con superiorità l'ignara vittima che con fare tranquillo e appena timido estraeva il bastoncino con il nome di chi gli avrebbe fatto da partner per l'allenamento di quel giorno ed il fato ville che venne fuori proprio il nome di Bakugou.

Questo sconosciuto malfattore che conosceva i segreti sentimenti del ragazzo osservò come le gote di questo si dipensero di un dolce rosso acceso, di come giocasse nervosamente con le sue dita e di come le sue gemme smeraldo risplendessero quasi dietro di esse ci fosse stata qualche luce.

«Disgustoso... » sussurrò con quel malefico sorriso stampato sulle labbra pensando però che il giorno dopo quel sorriso che aveva stampato in volto e quello sguardo luccicante sarebbero scomparsi lasciando posto alla disperazione e all'imbarazzo.

Si disse che non sarebbe stato più così invidiato e rispettato ma anzi, lo avrebbero guardato tutti come uno scherzo della natura, come uno che aveva qualcosa che definitivamente non andava, come se fosse stato uno sbaglio ed era così, perché come altro si poteva definire un ragazzo che prova attrazione verso un altro ragazzo se non disgustoso?

Fatto sta che il ragazzo senza identità si allenò normalmente con sguardo complice rivolto ai suoi compagni di classe, non sapevano cosa aveva trovato, non c'era stata occasione per dirlo e non era così stupido da farsi scoprire ancora prima di aver attuato il suo piano, ma quello sguardo aveva fatto comprendere ai suoi complici che qualcosa aveva trovato e che già dal giorno seguente avrebbero avito la loro vendetta.

Ma in fondo non poteva essere definito un atto di vendetta quello, in gin dei conti Midoriya non aveva fatto nulla di male oppure di sbagliato nei loro confronti e non era certamente colpa sua e loro non erano riusciti ad entrare nella sezione A, non era certo folla sua se a quanto pare non erano portati per diventare degli eroi.

Come si potrebbe contare su qualcuno che si macchia di questi atti orribili solo per aumentare il proprio prestigio, solo nel vano tentativo di creare uno spiraglio nella classe migliore della scuola in modo da crearsi una minima possibilità di poter arrivare alla vetta nonostante non ci fosse riuscito con le sue forze, ma a loro questo non importava.

E se questi pensieri non erano loro neppure vagamente passati per le malvagie menti, se non avevano provato un minimo di esitazione nel compromettere a tal maniera la reputazione e la vita stessa di un loro coetaneo e se poi non avevano percepito un  briciolo di rimorso allora non meritavano certamente di frequentare quella scuola.

In oltre erano stati tanto stupidi da credere che non avrebbero ricevuto punizioni ne ci sarebbero state ripercussioni su di loro dopo aver fatto una cosa come quella che si apprestavano a fare, ma come potevano restare impuniti in una scuola dive insegnano a rispettare al giustizia e che chi la infrange viene punito dalla legge?

Non potevano, ma non ci pensarono mentre quella notte, invece di dormire, di intrufolarono nella scuola e appesero su ogni muro, ogni spazio libero sulle pareti le copie di ciò che Midoriya aveva scritto sul suo quaderno solo per sfogarsi, per capire meglio quello che provava.

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