•Capitolo II •
[Un mese prima ]
Per capire cosa abbia spinto Midoriya a decidere di compiere un gesto tanto estremo come il suicidio bisogna tornare indietro nella sua vita, forse più di quanto si pensi, ma trovo opportuno cominciare una grauale esplorazione del suo passato; inizieremo dunque da un Lunedì del mese precedente al triste avvenimento.
Quella mattina il ragazzo si era svegliato ancoa prima che il suono della sveglia potesse segnalare l'arrivo dell'orario che si era prefissato e per lui fu strano, in fin dei conti era sempre esausto dovendosi dividere fra studio e intensi allenamenti.
Disattivò la sveglia per evitare che suonsse, si alzò sentendo che c'era qualcosa di diverso in quel giorno rispetto agli altri, si sentiva entusiasta ma allo stesso tempo percepiva un peso all'altezza del betto che non riusciva a spiegare, in fin dei conti in quel periodo non c'erano esami o altro.
Pensieroso si tolse di dosso le calde coperte che lo proteggevano dal mattutino elo invernale, scese dal morbido letto pronto come non mai a prendere appunti, come era solito fare, poi aprì il primo cassetto sotto le ante dell'armadio e ne tirò fuori l'intimo.
Si diresse in bagno e lasciò che il suo corpo muscoloso e scolpito dal difficile allenamento a cui si sottoponeva continuamente in modo da poter sfruttare al meglio e sviluppare il pienopotere della sua unicità venisse percorso dalle gocce d'acqua tiepida della doccia.
Rimase fermo mentre l'acqua inzuppava la sua ribelle chioma verde, mentre scivolava lungo i lineamenti maschili del suoviso, mentre gli sfiorava il collo per poi giungere al petto e percorrerne la muscolatura perfettamente scolpita; teneva le sue iridi smeraldo, solitamente brillanti, coperte dalle palpebre mentre prendeva grandi boccate d'aria cercando di far sparire quel peso.
Sospirò più volte mentre tentava in vano di rilassarsi sotto al getto della doccia ma dopo qualche minuto di prove si arrese al fatto che non riusciva a calmarsi, chiuse il getto d'acqua avendo finito di lavare il suo corpo e indosso i suoi imbarazzanti boxer a tema All Might, solo lui avrebbe potuto indossarli a quindici anni.
Poi uscì dal bagno in comune con un asciugamano candido appoggiato sulle palle e percorse silenziosamente il corridoio in legno chiario, non voleva certamente i suoi compagni di calsse che vivevano assieme a lui nel dormitorio della scuola, poi tornò nella sua stanza, indossò la sua unifrome scolastica in modo impeccabile, come era solito fare e avendo del tempo che gli avanava prima della colazione si mise a rivedere i suoi appunti.
Era di buon umore come sempre ma era certo che se non avesse occupato la sua mente, se non si fosse distratto da quello sconosciuto peso che pareva soffocarlo sarebbe potuto diventare pazzo cercando di capire quello che lo aveva provocato e questo perchè Midoriya era fatto così, pensava decisamente troppo alle cose e, a volte, iniziava a farneticare teorie e osservazioni su ciò che stava esaminando risultando un po' inquietate.
Prese uno dei suoi quaderni degli appunti, ad essere più precise prese quello dove aveva annotato ciò che era riuscito a scoprire ed osservare sui suoi compagni di classe; sfogliò lentamente le paggine ricolme di scritte e disegni impeccabili rileggendo quelle informazioni che ormai aveva imparato a memoria, proseguì cosi finchè non arrivò a ciò ce riguardava Bakugou.
Un brutto ricordo riaffiorò alla sua mente, o meglio, una vagonata di brutti ricordi sul bullismo che il biondo lo aveva costretto a subire quando erano alle medie, ricordava la paura che aveva di lui e come nonostente questo gli avesse sempre voluto bene senzamai dimenticare quando da bambini erano amici, almeno finchè non era venuto fuori che lui era un senza quirk e di conseguenza era sempre stato discriminato.
Poi però ripensò che tutto era diverso dal passato, Kacchan, come lui era solito chiamare Bakugou, non lo odiava più, sembrava non provare più repulsione nei suoi confronti come prima che entrassero alla Yueii, anzi, sembrava che fossero addirittura diventati amici e lo aveva tanto desiderato, poter avere un buon rapporto con il biondo.
Midoriya fece scorerre le dita lungo le pagine che riposrtavano i dati del ragazzo esplosivo con quel sorriso siceramente contento e, mentre rivedeva quello che aveva annotato, sii rese conto di una cosa a cui non aveva mai fatto caso prima: le pagine che parlavano di Bakugou erano molte di più di quelle che aveva dedicato agli altri componenti della classe.
Quando si rese conto di questo particolare sentì imporsi nel suo petto, ancora una volta, quel peso di origine ignota con il quale si era svegliato, sembrò che i suoi polmoni si rifiutassero di immagazzinare l'aria come avrebbero dovuto e cercando di liberarsi di quella sensazione di oppressione scosse la testa «Che strano, probabilmente è perchè conosco Kacchan da tanto... » ipotizzò tentando nuovamente di distrarsi.
Constatando che non c'era molto che poteva fare si alzò e uscì dalla sua stanza per poi dirigersi nell'area comune sperando di incontrare qualcuno con cui parlare così da obbligarsi a pensare a qualcosa, qualsiasi cosa e per sua fortuna quella mattina, nonostante fosse ancora resto, qualcuno c'era.
«Oh, Deku, buongiorno! » disse energica Uraraka con quel sorriso luminoso,vitale e chiaramnte innamorato che rivolgeva sempre al ragazzo che, puntualmente, non si rendeva mai conto dei sentimenti romantici che la minuta ragazza castana provava nei suoi confronti; lui ricambiò il saluto sedensosi sul divanetto accanto a lei e Mina.
«Come mai siete già sveglie? » chiese curioso appogiando il gomito sulla sua coscia e lasciando che la sua mano segnata da cicatrici soreggesse il suo volto che presentava un'espressione contenta ma allo stesso tempo preoccupata «Uraraka ha sbagliato a mettere la sveglia e mi ha butatta giù dal letto dicendo che era tardi, fortuna che non le ho dato modo di chiamare le altre, sarebbe stato un disastro » disse la ragazza sbuffando torturando una ciocca rosa dei suoi capelli sempre scompigliati.
«E tu, come mai già sveglio » chiese curiosa portando i suoi occhi neri dall'iride ambra sulla figura del ragazzo che sbuffò «Non lo so, questa mattina mi sono svegliato e ho sentito come un peso qui » disse indicando la parte alta del petto sperando che potessero riuscire ad aiutarlo a capire cos'era quella strana sensazione «Non credo che tu sia agitato, insomma non abbiamo gli esami! » esclamò felice la ragazza fin tropo contenta riguardo all'ultima frase pronunciata, dopotutto lei per superarli aveva dovuto studiare come una pazza.
«No, non è ansia, è più come si ci fosse qualcosa che non riesco a capire, a percepire ma so che c'è ed è strao, non mi era mai capitato prima d'ora » disse con tono lievemente sconsolato abbandonandosi sulla seduta del divano lasciando scivolare fuori dalle sue labbra morbide un ennesimo sospiro sconsolato, stava decisamente sospirando troppo, si disse.
«Ehhhhh, non ti sarai mica innamorato Midoriya-kun? » chiese Mina con sguardo malizioso, chiaramente intenzionata a scoprire l'oggeto del suo amore e convinta di ciò che diceva, alle sue parole Uraraka divenne rossa in volto ma non perse il controllo dei suoi poteri come invece aveva fatto quando le sue amiche avevano capito dei suoi sentimenti verso il ragazzo.
«Chi è innamorato di chi? » chiuse con tono scherzoso ma trabboccante di curiosita Kirishima che ancora indossava i pantalonicini neri con i quali era solito dormire, probabilmente era da poco sveglio «Midoriya-kun è innamorato » disse la ragazza punzecchiandolo, lui ssunse un leggero colorito rosato che si confuse con le sue piccole lentiggini marroncine ma nonostante l'imbarazzo cercò di risponedere.
«Mina-chan, di cosa stai parlando, ho solo questa sensazione e poi ieri non è sucesso nulla » disse cercando di nasco9ndere il più possibile l'imbarazzo e mentre cecava di convincere i presenti che non c'entrava nulla l'asmore con il suo confuso stato d'animo tutti i loro compagni di classe li raggiunsero iniziando a punsecchiare il povero Midoriya fatta eccezzione di Bakugou, lui non disse nulla.
«Tanto è ovvio che ti piace Uraraka » disse Kaminari con un sorrisetto furastro sulle labbra, la diretta interessata divenne quasi fluorescente da quanto era arrossita e ci mancò poco che iniziasse a fluttuare per la stanza a causa della perdita di controllo sul suo quirk, mentre il ragazzo si limitò a sospirare e a dire che non era interessato allo ragazza e per sua fortuna Todoroki lo aiutò.
«Mh, adesso che ci penso è da un po' che non ti agiti piùin presenza di Uraraka-chan » disse portando due dita al mento facendo riflettere tutti quanti «Immagino che fosse perchè non ero abituato a parlare con le ragazze... » disse nuovamente con le gote arrossate Midorya grattandosi nervosamente la nuca, non amava essere al centro dell'attenzione e si sentiva così in imbarazzo che non riusciva nemmero a fare un suono.
Eppure ogni sensazione di imbarazzo sparì quando le sue timide iridi dello stesso colore delle chiome degli albrei si scontarono con quelle iridi roisse come le fiamme più vive o i rubini più belli, quando fra quei due avvenne quel contatto, seppure breve, Midoriya parve scordare come si respirava e quel peso che sentiva nel petto parve spingere per mergere e rendere chiaro quale fosse la sua natura.
Quando però i loro occhi si separarono, solo allora il ragazzo capì di aver trattenuto il fianto, solo allora si rese conto che per la prima volta sentire lo sguardo del suo amico d'infanzia su din se non gli aveva provocato ne angoscia ne agitazione, anzi, lo aveva quasi portato vicino, o magari era stata solo una sua impressione, alla risoluzione di quel problema che da quella mattin di Dicembre gli frullava per la testa.
Eppure ancora non sapeva quello che gli sarebbe accaduto in quel mese infernale, non aveva la più pallida idea di come sarebbe riuscito a capire e conoscere il nome di quell'ignota emozione che gli si era bloccata nel petto, ancora non sapeva quante cose gli sarebbero passate per la mente prima di riuscire a capire ciò che gli stava succedendo, ancora non sapeva che nei primi giorni di Gennaio si sarebbe ritrovato a voler trerminare la sua vita e non immaginava che avrebbe provato la disperazione di perdere la gioia.
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