•Capitoli XXX•
[Una notte di piacere, una mattina per realizzare ]
Ci fu il suono cupo di una mano che con forza si era scontrata contro la grigia superficie metallica della porta, cosa che aveva spinto i due, anche se di malavoglia, a separarsi da quel bacio appena cominciato sotto le calde coperte e costrinse persino il biondo a liberarsi da quel caldo rilassante per sedersi nuovamente su quella scomoda sedia.
Appena il ragazzo dalla chioma verde diede il permesso a chi se ne stava dall'altro capo di varcare la soglia della stanza ospedaliera la porta si spalancò rivelando una figura piuttosto alta, imponente, il fisico ben formato fasciato da un paio di pantaloni formali e un maglioncino a collo alto che copriva metà faccia di quest'uomo.
Non si distingueva quasi nulla di quell'uomo se non un paio di occhi
verdi, un tono troppo familiare perché fosse una coincidenza e troppa apprensione in essi racchiusa perché non ci fosse un legame profondo e inidicibile che legava quell'uomo al ragazzo lì ricoverato, un legame che quei due sapevano essere di sangue mentre si osservavano per capire quali fossero le intenzioni dell'altro, ma fu vano.
«Devo parlare da solo con Izuku, puoi uscire? » chiese una voce profonda e ferma rivolta al biondo che non sapeva cosa fare, se fare come gli era stato detto o rimanere, fu per questo che posò velocemente lo sguardo sul proprio ragazzo che gli rivolse un sorriso calmo «Kacchan, dovresti riposare, perché non vai a casa? » gli chiese davvero preoccupato per lui nonostante non avrebbe desiderato la sua lontananza e poi in quel caso era necessaria.
Appena Katsuki, se pur riluttante, aveva abbandonato l'ospedale per nulla sicuro che quella fosse stata la migliore delle situazioni l'uomo lasciò che il figlio lo osservasse chiaramente in quel volto che tanto gli somigliava mentre prendeva posto sulla sedia grigia ora libera dalla presenza del biondo.
«So che magari non mi crederai, che non vuoi ascoltarmi, m io non ho fatto nulla, sono stato incastrato... » disse serio senza un minimo di esitazione nello sguardo puntato contro quello di Izuku che lo osservava freddo con le braccia incrociate al petto e un cipiglio in volto che suggeriva che, almeno quella volta, avrebbe ascoltato con attenzione le parole del padre prima di decidere.
«Spero per te che la tua storia sia abbastanza convincente » disse con il gelo nello sguardo e una luce spaventosa al ricordo di quella viscida creatura che lo aveva fatto dubitare, che aveva liberato le sue paure e le sue insicurezze perché agisse come desiderava, perché distruggesse tutto ciò che aveva sempre voluto eppure nulla sembrava ancora in frantumi e non avrebbe permesso che ci finisse.
«Vedi io ero una persona comune quando tua madre ebbe te, quando ti partorì ed io ero lì, ma qualche giorno dopo, mentre mi dirigevo a lavoro, vidi l'incendio e mi avvicinai, non perche volessi sapere che diavolo stesse succedendo, perché non volevo, ma avevo sentito delle urla, urla di bambino e non ci avevo pensato un attimo...» lasciò per un breve attimo il discorso in sospeso, prese un profondo respiro, senza mai distogliere lo sguardo, poi continuò a raccontare.
«Non so perché, ma il solo pensiero che tu potessi essere al posto di quella bambina mi mise terrore spingendomi ad agire nonostante non fossi chissà quanto forte, non lo sono tutt'ora, ed entrai nell'edificio ma capii presto che purtroppo l'origine di quel pianto disperato, quella bambina
che voleva solamente sopravvivere era morta a causa dei fumi tossici con la madre che, per cercare di proteggerla dalle fiamme mentre scappavano, era stata divorata viva da queste...» al ricordare quelle cose fu evidente il turbamento dell'uomo, si vide chiaramente quanto fosse rimasto segnato da quella visone raccapricciante.
«Quando riuscii ad uscire e ci riuscii solo grazie alla mia unicità, mi scambiarono per il fautore di quel fuoco e mi imputarono la colpa di aver ucciso con la stessa modalità un numero incalcolabile di persone, io spiegai ma nessuno volle credermi così fui costretto a scappare e nascondermi però sai, non mi sono perso nulla della tua crescita, grazie a tua madre. » terminò con qualche lacrima traditrice a percorergli il volto al ricordo del dolore che aveva provato per non essere stato capace di essere lì, per suo figlio.
Non poteva fare a meno di incolpare se stesso per quello che era successo al figlio, perché qualsiasi genitore con a cuore il proprio bambino si darebbe tutta la colpa per non essere riuscito a proteggerlo e questo lo colpì, colpì Izuku che era ancora incerto se perdonare quella persona che diceva di essere suo padre o no.
«Mentre uscivo dalla scuola dopo che mi hai cacciato, ho incontrato All Might,voleva chiamare gli altri ma gli ho chiesto di lasciarmi spiegare perché ero lì e quando l'ho fatto mi ha creduto, così ha convinto il preside e gli altri ad indagare e pare abbiano trovato il vero colpevole che poi è stato arrestato, quindi ora, se vorrai, potrò comportarmi da padre » disse con un sorriso sincero se pur lievemente spaventato dal possibile rifiuto del proprio figlio ma questo acconsentì, disse che però doveva guadagnarsi il suo rispetto e la sua fiducia, che non sarebbe stato facile.
E così l'uomo piangendo lacrime di pura felicità strinse fra le sue braccia Midoriya che per la prima volta sentì cosa si provava ad essere stretti fra le forti braccia di un padre, suo padre.
Mentre Bakugou era tornato a casa, si era fatto una doccia e si era concesso di riposare ancora sotto le coperte perché ogni fibra del suo corpo glielo chiedeva, dopotutto per riuscire ad impedire a quel ragazzo dalla chioma verde di cadere aveva esaurito ogni briciolo della sua energia e le sue braccia, quelle facevano male da morire.
Sentiva i muscoli bruciare in modo insopportabile eppure, nonostante il dolore indescrivibile, crollò poco dopo aver appoggiato la testa bionda sul morbido cuscino della sua stanza che, per altro, non vedeva da qualche tempo.
Eppure, al contrario di quanto si aspettava, non lo aspettò un dolce sonno popolato dalla gentile immagine del ragazzo che tanto amava, no, non fu un sogno di quelli dolci ma bensì uno di quelli ardenti.
Quando il biondo si svegliò aveva il fuoco nel corpo, il respiro irregolare, il cuore che batteva veloce, le iridi rubino erano lucenti, le pupille dilatate, il rosso sulle gote e il bagnato nei pantaloni: aveva appena avuto un sogno erotico sul suo ragazzo e quello ne era il risultato.
Fu la prima volta nella sua vita che gli capitale e fu anche la prima volta nella quale si rese conto di provare anche quel tipo di desiderio verso quel ragazzo tanto adorabile, per la prima volta si rese conto che desiderava tutto di lui e non solo per quello che riguardava il lato emotivo ma anche quello fisico e, al realizzare questo, si fece ancora più paonazzo a causa dell'imbarazzo.
Poi vagò, con la mente, cercando di rammentare le immagini che avevano portato il suo corpo a tale ovvia reazione e fu allora che visualizzò l'immagine di quel corpo muscoloso ricoperto da quella candida pelle morbida, fu allora che vide con desiderio quelle iridi smeraldo che dopo i loro baci veementi si coprivano di lucido piacere e allora comprese, capì che quel ragazzo lo avrebbe fatto impazzire e che sarebbe stato difficile, tremendamente, non pensarci.
Eppure, per quanto lui desiderasse darsi del contegno e distaccarsi da quella massa di idioti in calore, così definiva i suoi coetanei, appena le immagini di Izuku privo di indumenti gli si mostrarono davanti agli occhi sentì la morbida e umida stoffa dei pantaloni farsi più stretta contro il suo membro e solo quando abbassò lo sguardo realizzò che non erano i pantaloni ad essersi stretti...
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