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•Capitoli IX•

[Katsuki Bakugou non è prevedibile]

Bakugou era stato uno dei primi studenti a mettere piede nella scuola quella mattina e lo aveva fatto a causa del nervosismo che aveva iniziato ad infestarlo da quando gli occhi smeraldo di Deku avevano iniziato ad evitarlo come si eviterebbe la peste.

Sovrappensiero aveva camminato più velocemente del solito e più velocemente del solito si era svegliato e preparato, fu per questo che quella faditica mattina fu in grado di vedere quel ragazzo dallo sguardo malvagio che per qualche motivo gli era rimasto impresso nella mente.

Si era accorto di quella comparsa di poco conto dal sorriso malevolo perché si era sentito il suo sguardo addosso per tutto il tempo dell'allenamento, poi però quando si era voltato verso di lui si sera reso conto che non era lui ad essere fissato ma bensì il suo amico d'infanzia, cosa che lo infastidì ancora di più.

Il risultato fu che quella mattina la sua espressione era peggiore del solito, aveva la rabbia e il nervosismo riflessi nello sguardo e nelle labbra imbronciate, in più la sua camminata era più veloce e impetuosa del solito insomma, non era riuscito e forse non aveva neppure voluto nascondere questo suo pessimo stato d'animo.

Appena era entrato nella scuola aveva visto le mira tappezzate da fogli pieni di lettere ordinate e conosciute ma aveva deciso di ignorare quel vago presentimento che la cosa lo riguardasse e mentre percorreva i corridoi della scuola vide tutti i componenti della classe con la quale il giorno prima aveva avuto allentamento appendere quei fogli.

Aveva camminato lentamente continuando a non calcolare ciò che lo circondava, faceva semplice così  quando era di cattivo umore e se fosse continuato in quel modo forse non avrebbe mai potuto posare gli occhi rossi sulle lettere che avrebbero dovuto distruggere, presumibilmente, la vita scolastica di Midoriya, ma il destino non volle che egli continuasse ad ignorare i sentimenti dell'altro.

Eppure quella mattinata le finestre erano state lasciate aperte lasciando la possibilità al dispettoso e gelido vento invernale di entrare nel plesso scolastico, questo fece staccare dal muro uno dei fogli già appeso in modo precario e che, con una strana ed improbabile coincidenza, finì proprio in faccia al biondo.

Bakugou lo prese nervosamente fra le mani pronto a farlo esplodere agitato e di pessimo umore come era in quel momento, ma poco prima che liberasse qualche scintilla i suoi occhi lessero che quelle lettere ordinate così simili alla scrittura del suo amico d'infanzia citavano il nome "Kacchan" e Deku era l'unico ad usarlo e a poterlo fare.

Allora prese quel foglio fra le mani con una certa e strana delicatezza fin troppo fuori dal suo consueto personaggio scorbutico, con grandi falcate attraversò il corridoio fino a posizionarsi vicino alla classe di quei ragazzi che avevano affisso quella pagina di diario tanto intima ovunque nella scuola e dopo essersi seduto a terra per state più comodo decise di cominciare finalmente a leggere.

Nella sua mente c'era un brusio confuso di domande che continuavano a vorticare in cerca di risposte, si chiedeva come mai avessero appeso quei fogli ovunque, si chiese perché avessero qualcosa che proveniva dal taccuino di Midoriya fosse finito nelle loro mani e sopratutto si chiedeva cosa ci fosse scritto che lo riguardava e odiava non avere le risposte che voleva.

Eppure una certa calma si diffuse nel suo petto nell'osservare quella scrittura tanto familiare e fastidiosamente perfetta, il biondo si disse che non aveva motivo di essere tanto di cattivo umore perché avrebbe avuto tutte le risposte che voleva, probabilmente, solo leggendo quel pezzo di carta gremito di lettere.

Così con la presa salda su quella stampa e la concentrazione alle stelle cominciò a far scorrere il suo sguardo con precisione chirurgica sul contenuto di quella sorta di pagina di diario, pagina che era stata sfogo e motivo di comprensione per il ragazzo dagli occhi verdi.

*Mi sento strano, il cuore martella nel petto e sento come se da un momento all'altro potessi toccare le nuvole e diventare parte di quella distesa celeste che si erge sulle nostre teste.
Sono felice, immensamente felice nell'ultimo periodo, da quando mi sono reso conto di provare questi sentimenti senza nome che sono rimasti senza voce per anni, tanti anni.
Mi è stato suggerito che il nome di queste mie emozioni potrebbe essere ciò che viene abitualmente chiamato amore ma io come posso esserne sicuro, non ho mai provato prima di ora ciò che mi muove il petto con tanta forza.
So che quando sono in presenza di questa persona il cuore batte veloce, le guance diventano improvvisamente bollenti come se vi fosse esplosa qualche bomba micidiale-.*

Katsuki sorrise debolmente trovando davvero troppo simile quel paragone alla sua abilità, eppure non si distrasse dal contenuto di quelle parole tanto dolci e ricolme di emozioni da fargli sembrare di star scrutando direttamente nel cuore palpitante dell'autore di quella lettera.

*-sento l'imbarazzo farsi crescente e non riesco, è proprio più forte di me, a sostenere le iridi brillanti e mozzafiato di quella persona, ci ho provato ma mi sento mancare ogni qualvolta, anche se per qualche istante, i nostri sguardi si incontrano.
Sono certo che questa persona sia quella più importante nella mia vita e che mi piaccia, mi piaccia da impazzire nonostante si tratti di un ragazzo, nonostante abbia il mio stesso sesso e nonostante con tutta probabilità non mi sopporti.
Ma mi sono detto che va bene così, dopotutto mi basta essere capace di stare al fianco di Kacchan, proprio come quando eravamo piccoli, quando confusi questi miei sentimenti con semplice ammirazione, quando ero certo, come lo sono ora che lui sia il mio eroe, non ho bisogno che lui lo sappia.
Non c'è bisogno che io riceva una risposta a ciò che tanto mi anima e che in questi giorni mi fa sentire leggero come un petalo di rosa che viene trasportato dal vento, io non ambisco ad essere al suo fianco perché so di non essere brillante, so che sono forse la persona che nessuno corrisponderebbe mai, provo di ogni qualità.
Eppure io so che darei ogni parte di me affinché lui possa avere il meglio poiché io so, so bene che Kacchan non è una cattiva persona come vuole far credere, so quanto bello e gentile possa essere il suo sorriso, anche adesso non posso fare a meno di sorridere pensandoci.
E pensare che tutta la confusione che avevo in testa, tutte le domande senza risposta avevano una soluzione tanto semplice e chiara che ho sempre avuto davanti agli occhi, il motivo per il quale ho sempre desiderato di essere considerato è sempre stato lo stesso.
Magari posso osare ed essere presuntuoso in questo giorno di questo inverno chiamando questi miei pensieri amore, questo fuoco che mi brucia dentro può forese essere altro, no, certo che no, credo di aver finalmente capito.*

La lettera si concludeva in quel modo lasciando la sensazione di parole fugaci e di tempo troppo breve perché ogni dettaglio di quei pensieri elaborati e racchiusi in quella persona da tanto tempo fossero potuti essere rappresentati completamente su carta, come se non fosse riuscito a spiegare ogni cosa come avrebbe desiderato, ma andava bene così perché quelle parole non erano destinati ad altri che a se stesso.

Bakugou lesse la nota a fine pagina che diceva che delle perone anonime avevano trovato questo foglio fra gli appunti dello studente della sezione a Midoriya Izuku, che non era definibile in altro modo se non paratico ciò che era scritto su quelle righe e a leggere ciò il sangue nelle vene del biondo parve bollire di rabbia.

Sapeva già chi era stato, chi si era permesso di sbandierare a tutti quei sentimenti tanto intimi e dolci e che, per di più, aveva osato definirli patetici quando invece erano parole importanti e piene di insicurezza quanto di altruismo.

Attese per qualche secondo con gli occhi infuriati e la schiena appoggiata contro io muro dopo essersi rimesso in piedi, aveva la classica aria di bullo pronto a compiere qualche altro di cruda violenza ed era quello che privava, il terribile impulso di dare un pugno ai colpevoli.

E si, lo fece, aspettò che si presentassero, più di tutti quel ragazzo che durante l'allenamento aveva continuato a guardarli perché era abbastanza ovvio che fosse stato lui a frugare nella borsa di Midoriya in cerca di chissà cosa, bastò un destro a stenderlo.

Li fece spaventare talmente tanto che giurarono di raccontare ogni cosa al preside se glielo avessero chiesto, ma il suono della campanella li salvò perché significava che la scuola stava aprendo e che gli altri avrebbero letto di quei sentimenti che sarebbero dovuti essere destinati a lui soltanto, ora non gli restava che correre.


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