"Gives you"
Quarto capitolo.
"Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu sei"
Niccolò Machiavelli.
Non mi sono mai spiegata perché l'odore dell'erba bagnata, accompagnata dal fruscio delle foglie, o l'odore del mare e il rumore che crea quando si scontra con gli scogli, potesse regalarmi così tanta serenità.
È come se la natura fosse lì... semplicemente. Senza dover per forza esprimere la propria opinione sul ritmo del tuo respiro o consigliarti che girarsi i capelli tra le dita sia sbagliato per la cura di quest'ultimi, poiché li avrebbe spezzati e rovinati.
Il silenzio mi fa ascoltare meglio ciò che ho attorno dimenticando me stessa, con tutte le paranoie che mi porto dietro, i miei difetti e i tentativi scoordinati e impacciati nel volerli migliorare.
Approfittando ancora un po' della luce naturale del giorno, decido di prendere il mio libro dei miti greci e leggerne uno a caso, magari mi ispirerà o no... non importa realmente.
Passo il palmo sulla copertina, chiudo gli occhi e ispiro. Apro una pagina casuale e mi ritrovo davanti il mito di Aracne.
"Si narra che a Lidi vivesse Aracne, una tessitrice talmente brava e abile che si vantava di poter superare in una gara di tessitura persino Atena.
Infatti, oltre ad essere la dea della sapienza, la Pallade era anche la custode della tessitura. Ella assunse le sembianze di una vecchia e cercò di scongiurare la ragazza dall' intraprendere una sfida impossibile e assurda.
Aracne rispose che in realtà la dea era intimorita da lei e quest'ultima, irritata, si mostrò alla fanciulla e accettò di sfidarla. Le due contendenti tessero metri e metri di lana, ricamando l'una le storie degli dei e l'altra i loro amori.
Atena dovette ammettere la superiorità di Aracne, ma non accettò la sconfitta: fece a pezzi la sua tela e la fanciulla, che aveva cercato di impiccarsi ad un albero per la disperazione, fu trasformata in un ragno. Ella fu così costretta a tessere per l'eternità e a dondolare sull'albero che aveva scelto come luogo della sua morte."
Sollevo lo sguardo fissando il vuoto. È intollerabile anche per una divinità accettare di essere battuti? Sei una dea, non hai nulla da invidiare ad un'umana. Ma forse si vive con l'accortezza di essere sempre vicini alla perfezione che di fronte all'imperfezione ci si sente impotenti.
Tolgo la bandana dalla testa, slego il nodo e la ripongo dentro la borsa, dopo aver sistemato i capelli. Guardo l'ora dal cellulare e decido di alzarmi dal mio nuovo posto preferito per andare in camera.
Le ragazze avranno finito le lezioni del giorno, non abbiamo avuto altre ore in comune quindi dopo il litigio, o battibecco, durante la mensa, non abbiamo avuto modo di parlarci o chiarire.
Non riesco neanche ad essere arrabbiata con loro, so che mi sono state vicine quando il mio cuore sanguinava e le lacrime non smettevano di scorrere copiose sul mio viso, ma è come se alle volte non sapessero aiutare senza giudicare.
È così frustrante vivere sotto gli occhi accusatori degli altri. Quando imparerò a fregarmene del tutto? Quando riuscirò a far capire a me stessa che vado bene così come sono?
Mi avvio dentro l'edificio, saluto qualche ragazza che ho conosciuto in questi giorni e sistemo meglio la borsa. Una volta davanti la porta della stanza, inserisco la chiave ed entro.
Le ragazze smettono di parlare di qualcosa a me sconosciuta e mi guardano. Sono entrambe sedute sul letto di Rose, con le gambe incrociate e con una tuta comoda addosso.
Accenno un sorriso, lascio la borsa alla fine del mio letto e tolgo le scarpe. Finalmente i miei piedi possono godere di un po' di libertà. Forse sono l'unica, ma per essere comoda basta che stia a piedi scalzi.
Non vedo l'ora di farmi un bel bagno caldo. Mi siedo sul mio letto e continuo a sentire gli occhi delle ragazze addosso. Percepisco anche qualche piccolo schiaffetto e mormorio. Abbozzo un sorriso, mi volto verso loro, incrocio le gambe come gli indiani e poggio i palmi sulle cosce. Inclino il capo.
Rose lascia stare il braccio di Ivy e si sistema la manica della maglietta. Alzo le sopracciglia.
-Parlate forza- dico.
-Rose voleva scusarsi per essere stata una stronza- Rose guarda la bionda facendo una smorfia contrariata.
-Che? Intanto se voglio scusarmi lo farò, senza che tu parli per me. In più non posso scusarmi per aver detto la verità- Ivy le dà un pizzicotto sulla coscia. -Ahia! – esclama massaggiandosi la parte dolorante.
-Potreste...- Ma vengo interrotta da Rose.
-Tuttavia, mi devo scusare per i toni che ho usato... sono stata un po' acida-
-Un po'?- chiede Ivy alzando un angolo della bocca. Rose in risposta alza un sopracciglio. -Lo ha detto anche James c...-
-Non nominare chi non sa nemmeno camminare come Dio comanda- Ivy sta per controbattere ma intervengo io.
-Che ha la sua camminata che non va?-
Rose apre la bocca ma non dice nulla. Solleva semplicemente le spalle. Doveva far capire che l'opinione di James non ha né testa né coda. Quel ragazzo ha preso le mie difese senza neanche conoscermi, credo che dovrei ringraziarlo.
Anche se non mi sembra affatto una persona che ricerca l'appagamento o il riconoscimento altrui. Un giorno, forse, gli chiederò come fa, vorrei tanto essere anche io così...
-Comunque, Ery ci dispiace per essere state così brusche, soprattutto davanti a persone che tu consideri estranee. So quanto ti abbia dato fastidio è che...-
-Per noi sono degli ottimi amici, James escluso che sia chiaro- Continua Rose per poi alzare l'indice.
Sono così contenta di avere persone che mi conoscono così tanto bene da non dover più giustificare o spiegare cosa non mi va a genio. Odio quando persone sconosciute, o che reputo non degne di conoscere qualcosa della mia vita, se ne stiano lì ad osservare come telespettatori.
Le stesse persone che per giunta credono di poter sparare sentenze a sproposito. Mi domando sempre dove raccolgono tutto questo coraggio.
-Non è che sotto sotto questo James ti piace?-
Infondo ha quel fascino da ragazzo misterioso, tutto da scoprire che ti coinvolge. Non ci sarebbe nulla di male. Anche se, conoscendo la mia amica, non avrebbe problemi nell'ammettere qualche interesse verso qualcuno, soprattutto con noi.
Ivy spalanca gli occhi e comincia a scuotere la testa. Non capisco la sua reazione fino a quando Rose mette su uno sguardo gelido e porta i capelli dietro le orecchie.
-Partiamo dal presupposto che non puoi dire cose a caso solo perché ci hai visto mezza volta insieme. Se non lo sopporto è perché è veramente odioso, si crede di essere un dio solo perché è un bel ragazzo ma rimane permaloso e scontroso. Crede di sapere sempre tutto lui, è presuntuoso, ha sempre ragione lui, quando dovrebbe dire grazie se riesce ad indovinare l'orario esatto. È testardo e orgoglioso. Io non potrei...-
Metto le mani avanti. -Ok ok. Frena, ho capito. Non ti piace-
-Mmh- dice soddisfatta. Si volta verso Ivy al suo fianco, la quale fa scomparire il sorriso isterico e chiude gli occhi abbozzando un sorriso un po' più convinto.
-Come stai?- mi chiede Ivy venendosi a sedere accanto a me. Mi accarezza la coscia dolcemente attendendo una mia risposta. Anche Rose si avvicina e occupa l'altro mio fianco.
Guardo entrambe sorridente. -Sto bene ragazze, tranquille non sono arrabbiata. Vi capisco, solo un po' meno la prossima volta- Rido appena, seguita da Ivy che subito dopo mi circonda le spalle, mi tira a sé e mi lascia un bacio sulla tempia.
-Anche se sono dell'opinione che quell'anello si possa buttare seduta stante-
-Rose!- La richiama Ivy.
Mi limito a guardarla con un filo di rimprovero. -Che c'è? - chiede. La spingo giocosamente facendole perdere un po' l'equilibrio.
-Vado a farmi un bel bagno caldo- annuncio per poi alzarmi e dirigermi verso il mio comodino per poter prendere l'intimo.
-Oh, dimenticavo! Preparati, stasera mangiamo con i ragazzi- dice Ivy.
-Ah-
-Come ogni martedì sera. È un po' un rito- continua Rose.
*
Prendo il mascara e lo passo sulle ciglia. Ho impiegato ben venti minuti per mettere l'eyeliner sulle palpebre e non sono neanche uguali ma tanto non penso se ne possa accorgere qualcuno. Quindi va bene così.
Era da tanto che non uscivo con le mie amiche e sono tanto felice di rifarlo dopo tempo. Domani non ho tante lezioni di danza, quindi posso dedicarmi allo studio. Devo preparare una materia per novembre e sono già a metà programma.
Spero di poter avere del tempo da dedicare alle uscite tra amici anche dopo. Sono sempre utili per staccare la spina. Gli amici ti salvano la vita alle volte.
Dopo aver pettinato i capelli castani, indosso la mia bandana. Dovrei provare ad indossare anche quella turchese che mi ha regalato Clio ma non ci sta con l'outfit. Domani forse la metterò.
Per le labbra opto il burrocacao alla fragola, devo mangiare e odio avere il residuo del rossetto. In più, anche se le ragazze mi dicono che posso ritoccarlo dopo, non mi va proprio.
Sollevo la gonna nera a tubino e aggiusto qualche piega del body fucsia fluo che lascia la schiena scoperta. Ho amato sin da subito questo body, di solito non indosso colori così sgargianti ma con la mia pelle stava bene, in più amo avere la schiena scoperta. Le maniche lunghe finiscono con il collegarsi ai miei pollici. È una particolarità che ho adorato.
Bussano alla porta e subito dopo sento la voce di Ivy che mi chiede come sono messa. Le rispondo che devo solo apportare qualche modifica al vestiario e sono pronta. Dopo aver sistemato anche le calze nere, guardo il risultato allo specchio.
Mi piaccio. Sono bella.
Quando ti senti bella alla fine lo sei. Siamo sempre i primi nemici di noi stessi e fin quando non ce ne rendiamo conto non sappiamo fare altro che perdere.
Mi ricordo che un giorno la mia vecchia insegnante di danza mi disse che anche se la sicurezza in me stessa veniva a mancare, bastava che io fingessi di averne in abbondanza. Col tempo lo sarei diventata per davvero.
Esco dal bagno e alzo le sopracciglia guardando la bellezza delle mie amiche. Ivy indossa un vestitino porpora, degli stivali e ha appuntato i capelli con uno chignon disordinato. Solo io quando me lo faccio sembro una casalinga in preda alle faccende di casa?
Rose invece ha un bel pantalone a vita alta a zampa d'elefante che la slanciano ancora di più. Un maglioncino di cotone leggero con un piccolo scollo a v di colore rosso e un paio di scarpe che la fanno sembrare ancora più alta. I capelli hanno delle onde morbide che scendono lungo la schiena.
-Wow siete...- Ma non faccio in tempo a finire che Rose mi interrompe.
-Sbrigati è tardi!-
Faccio una corsetta verso il mio letto, indosso gli stivaletti con un accenno di tacco e preparo la borsa.
Ivy guarda l'orologio al polso. -In realtà è presto-
-Ivy- Rose prende un bel respiro ed io già comincio a sorridere di nascosto. -I ragazzi sono già fuori e l'appuntamento era alle sette e un quarto-
Ivy prende il proprio zainetto, sistema qualche ciocca bionda guardandosi allo specchio, e poi mette il telefono dentro quest'ultimo.
-Appunto, non è tardi-
Ignoro Rose che cerca di mantenere la calma nel voler urlare alla sua amica ritardataria di natura. A volte mi chiedo come possiamo andare d'accordo quando su certi aspetti siamo così diverse. Guardo l'orario sul mio cellulare e sgrano gli occhi. Sono le otto meno un quarto.
-Oh mio Dio! Scusatemi, ho perso tempo con questa eyeliner-
Per non parlare della rilassante vasca calda. Quasi stavo per addormentarmi. Quando devo lavare anche i capelli impiego ore a finire.
-Ok, dai andiamo- Ivy esce dalla camera mentre Rose chiude gli occhi in due fessure e mi guarda la faccia. Aggrotto le sopracciglia e arriccio le labbra non capendo.
-Che...-
-L'eyeliner. Non è uguale-
Schiudo le labbra. Rose se ne va come se non avesse detto nulla. L'ha notata! Ed io che pensavo non si vedesse. Sbuffo e lascio perdere, chiudendomi la porta alle mie spalle.
Quando usciamo dall'edificio vediamo i ragazzi parlare tra di loro vicino una panchina ai confini del giardino. Kale e James scoppiano a ridere probabilmente dopo aver sentito una battuta di Thomas.
-Finalmente! - esclama Thomas allargando le braccia. Un sorriso a trentadue denti compare sul suo viso quando Ivy gli fa una smorfia e gli lascia un bacio sulle labbra. Quanto sono carini insieme questi due.
Rose dice qualcosa sottovoce a Kale e quest'ultimo gli regala un sorriso accennato con una alzata di spalle. Allora Kale parla anche con Rose e a giudicare la tranquillità con cui si esprimono, direi che la loro relazione è decisamente piena di rispetto e fiducia reciproca.
-Allora, andiamo? James ha preso la macchina per stasera visto che c'è anche Ery- spiega Thomas.
-Ok, quindi con te siamo io ed Ery?- chiede Ivy. Ma Thomas non fa in tempo a proferire parola che interviene Rose.
-Non ho intenzione di rischiare la vita con l'ottavo nano di Biancaneve- Fa cenno col capo verso James. Il quale serra la mascella ed esce una mano dalla giacca di jeans nera pronto a ribattere.
-Ottavo?- chiedo non capendo come il resto dei ragazzi.
-Stronzolo- Incrocia le braccia al petto soddisfatta di aver affibbiato questo nomignolo al ragazzo più alto di tutti dall'aria cupa. Sorrido insieme ad Ivy mentre i ragazzi non si scompongono più di tanto.
-Va bene, io mi porto le ragazze e voi due andate soli- interviene Thomas immediatamente.
Kale dà uno schiaffetto sul braccio di James e fa cenno di andare verso l'auto. -Ci vediamo lì allora- dice poi calmo.
James sta per seguirlo ma prima si ferma davanti a Rose regalandole uno sguardo di fuoco. Sguardo che la mia amica regge alla grande. È come se fossero continuamente sul piano di guerra, pronti a farsi fuori a vicenda. Scommetto che un po' si vogliono bene.
Arriccio leggermente il naso contraddicendomi da sola. Da come si guardano potrebbero fulminarsi reciprocamente e continuare la loro vita con totale serenità e priva di rimorsi.
-Sono io che non voglio il tuo culo sulla mia macchina, per la precisione-
Subito dopo la supera urtandole appena la spalla. Ivy prende Rose a braccetto e si avviano verso la macchina di Thomas. Riesco a sentire Rose cominciare una delle sue polemiche contro James affermando che tanto il suo culo se lo sogna.
Non so se gli altri lo notano ma in realtà io li vedo così simili. È proprio per questo che non vanno d'accordo, ma forse se ne accorgeranno solo più in là. Se solo riuscissero a capire che l'essere simili può trasformare una discrepanza in una delle migliori amicizie.
Un leggero fruscio mi fa venire freddo così metto la borsa tra le gambe e cerco di indossare il mio giubbotto in pelle nero. Peccato che non riesco a trovare la manica sinistra, così lo tolgo e riprovo.
-Aspetta, ti aiuto io- dice Thomas dandomi una mano. Lo sistema meglio e noto il sorriso dolce del ragazzo.
-Grazie Thomas- Mi risponde alzando una spalla e dando uno schiaffo all'aria. Ci avviamo anche noi verso l'auto.
Siamo seduti al tavolo già da cinque minuti e devo dire che tutto scorre tranquillo. Il tavolo è rettangolare e ai lati più lunghi sono presenti due grandi divani color caramello. Sono discretamente comodi, devo dire. Io sono al centro tra Kale e Rose, di fronte quest'ultima si trova James, Ivy e Thomas. Prendo il menù e cerco di capire cosa poter ordinare con l'aiuto di Rose.
C'è un bel po' di gente, scommetto che la maggior parte fa parte dell'accademia, come noi. Riesco a riconoscere qualche viso familiare intravisto tra un corridoio e un altro.
Ad un certo punto arriva la cameriera che chiede cosa vogliamo ordinare. Una ragazza di media altezza, con i capelli corti color biondo rame e due occhi grandi e castani.
Mi sono sempre chiesta come potrei stare bionda ramato, ma quasi tutti hanno declinato la mia idea affermando che al naturale sto molto meglio. È solo che ho i capelli di un colore così ordinario...
-Allora, io prendo un cheeseburger con patatine e una birra- dice James alzando il capo solo una volta per guardarla.
La ragazza lo osserva con attenzione e riesco a scorgere dell'interesse. La capisco. James fa questo effetto. Poi il suo modo di ignorare così bellamente fa solo aumentare la voglia di ricevere le sue attenzioni.
Quest'ultima annota l'ordine. -E la tua ragazza?- chiede per poi posare il suo sguardo su Rose.
Che? Ma da dove le è venuto? Mi rispondo da sola, e penso anche Rose e James, quando noto che le loro mani sono molto vicine sul tavolo, quasi si sfiorano appena. Come se si fossero scottati, le allontanano. Non se n'erano neanche accorti. D'altro canto, la ragazza, avrà sicuramente chiesto per capire se fosse libero o no.
Nel momento stesso in cui Rose ha risposto con palpabile riluttanza, si è scusata per la gaff e ha sorriso compiaciuta. Il resto dei ragazzi non la nota, ma io ed Ivy sì. Infatti ci scambiamo un'occhiata complice, quando la ragazza sfiora la spalla di James facendolo sembrare un'azione involontaria. James non si è praticamente accorto di nulla o forse finge di non notare perché non gli importa.
Pur sapendo che è presto capire come sia fatta una persona, ho la sensazione che con lui non si riesca neanche dopo anni di amicizia. Proprio come una matriosca, è come se non si arrivasse mai al centro. Prima, a mala pena mi rivolge la parola, poi prende le mie difese come fossi la sua più cara amica e successivamente continua a salutarmi solo con un banalissimo cenno del capo.
La cameriera continua a prendere le ordinazioni di tutti e se ne va.
La seguo con lo sguardo e vedo che comincia a parlare con la sua collega guardando il nostro tavolo. Ammiccano e ridono tra di loro. Staranno facendo mille pensieri sui ragazzi seduti qui.
Arrivano quasi subito le bibite.
-Se fossi la mia ragazza ti avvelenerei il caffè- annuncia con voce strascicata James per poi nascondere il sorrisetto soddisfatto con il boccale della birra. Rose fa un sorriso acido, prende il proprio bicchiere d'acqua e lo avvicina alla bocca.
-Se tu fossi il mio ragazzo, lo berrei- risponde per poi bere.
James rimane di sasso con il bicchiere a mezz'aria, Thomas e Ivy mormorano un "oh" di approvazione ed io e Kale ridacchiamo. Quando Thomas e Ivy mi dicevano che mi sarei abituata avevano ragione. Sono passati pochi giorni e già so che questi due si pizzicheranno di continuo.
-Amico ti ha praticamente asfaltato- commenta Thomas divertito. Io inclino il capo e alzo le sopracciglia guardando James.
-Ma per favore, l'avrà letta su qualche biscotto della fortuna-
-In realtà...-
Ma James interrompe Rose. -Sì, abbiamo capito reginetta del ca...-
-James- dicono in coro Kale e Thomas per fermarlo.
-Ma ragazzi tranquilli. È che quando non riesce a concludere una conversazione usa questi termini così scurrili e poco appropriati-
Rose sorride soddisfatta e James sbuffa leggermente, lascia le braccia incrociate sul tavolo e si volta dall'altra parte. Probabilmente per distrarsi.
Era da tanto che non passavo una serata tra amici, senza pensieri, semplicemente godendomi il momento.
Dopo qualche minuto in cui sono arrivate tutte le portate, sento Thomas lamentarsi di qualcosa.
-Sì, ok, come dici tu- dice per poi addentare il suo panino.
-Amore non ci stava provando, è stata solo una tua impressione-
-Mmh?- chiede ancora con la bocca piena. Mastica più velocemente, prende un tovagliolo, lo passa sulle labbra e sulle mani. Lo arrotola e con la mano con cui lo tiene indica Kale di fronte a sé.
-Ci stava provando Kale?- Quest'ultimo ingoia il sorso di coca-cola, posa il bicchiere sul tavolo e si affretta ad alzare le mani in segno di resa.
-Non mi coinvolgere. Non ci provare-
-Ok, James?- risponde quasi subito. Come se fosse pronto alla risposta dell'amico. Inclina il capo per guardare James.
-Tommy andiamo- quasi supplica.
-No dai, sembra che sia pazzo io-
-In realtà è stato un po' ammiccante- dice Rose.
-Rose- La richiama Ivy. Thomas indica col palmo della mano la mia amica, la quale alza le spalle come se volesse scusarsi con Ivy.
-Vedi? Lo dice pure Rose-
Ivy sospira e porta una mano sulla tempia frustrata. La conosco, ha sempre odiato le scenate di gelosia, anche quelle più lievi. Odia essere condizionata, dover pensare alle proprie azioni in funzione di una reazione esterna alla sua. Ama la sua libertà e la pretende per come la dona.
Thomas non mi sembra uno di quei tipi super gelosi che non ti lasciano respirare. Geloso lo è, si nota anche. Non supera mai il limite, sennò non si spiegherebbe come Ivy ci possa ancora stare insieme e con così tanta armonia.
Thomas, ad un tratto, sussulta, guarda sotto il tavolo e poi Kale, chiedendo spiegazioni con lo sguardo. Probabilmente quest'ultimo avrà chiamato l'attenzione dell'amico dandogli un calcio. Kale accarezza la fronte e gli fa segno di smetterla. Thomas segue il consiglio e avvolge le spalle della mia amica per poi baciarle le labbra.
Quando Thomas le mormora le sue scuse e strofina il naso sulla sua gota, noto Ivy rilassarsi totalmente.
L'amore.
Mi ricordo ancora come cercava di farmi calmare. Anche se cercavo di trattenermi, di mostrarmi fredda, implacabile e orgogliosa, bastava solo che lui si avvicinasse. Piano piano, poggiava il mento sulla mia spalla e percepivo il suo sorriso nascere con calma.
E non importava quanto cercassi di resistergli, mi era impossibile. Mi posava un bacio sulla guancia, con le mani mi cingeva i fianchi, faceva qualche battuta che mi faceva scoppiare a ridere contro la mia volontà e poi si fiondava sulla mia bocca.
"Amo baciarti il sorriso"
Quel sorriso che non riuscivo ad accettare. Non mi era mai piaciuto, infatti, tendenzialmente, quando scoppiavo a ridere coprivo la bocca con la mano. Era un riflesso inconscio. Non lo controllavo.
Ma poi cominciò a dirmi che era bellissimo, che non dovevo coprirlo. Adesso rido senza coprirmi la bocca. Quando rido penso solo all'azione in sé. Non ci sono giudizi, non ci sono persone, ci siamo solo io e la mia risata.
È così assurdo porsi delle paranoie anche quando stai esprimendo felicità.
-Ti dona-
Mi risveglio dai miei pensieri per girare il capo verso Kale. È stato lui. Penso sia la prima volta in cui mi rivolge la parola. Ma non capisco subito a cosa si riferisce.
Parla della bandana? Il body? Sembra capisca la mia confusione così si appresta a farmi chiarezza. Fa cadere lo sguardo sulle mie mani e solo adesso mi rendo conto che si riferisce all'anello, e di aver rigirato questo tra l'indice e il pollice mentre con la mente tornavo da lui.
Ritorno a guardarlo e quegli occhi nocciola in realtà vogliono dire tutt'altro. Non capisco come sia possibile che io ci legga molto di più. Forse lo immagino io? Magari la voglia di essere capita senza alcun pregiudizio è così forte da creare proiezioni illusorie. Non lo so. Ma quello che capisco è che non mi sta semplicemente dicendo che l'anello è bello. Ha detto che mi dona. Lui non vede nulla di brutto o sbagliato nel vedermelo addosso.
Non sta giudicando il mio modo di agire né tantomeno vuole farmi sapere la sua opinione. Semplicemente fa caso a me, perchè sono io, solo io.
La barba ben curata a contornare la mascella leggermente marcata e le labbra carnose stese in un sereno sorriso. Avrà capito che ho inteso l'intenzione in cui abbia recepito la sua frase?
Ho sempre creduto che le parole più belle siano quelle che non si dicono. Si tramettono con gli occhi. I messaggeri che arrivano in profondità ma quelli meno conosciuti.
Kale torna a mangiare il resto del suo panino dopo aver notato il mio sorriso in segno di ringraziamento.
Il resto della serata si svolge in serenità, tra risate, discorsi sulle lezioni di danza, di pianoforte di James e di chitarra elettrica di Kale. Le basi nuove a cui sta lavorando Thomas e la richiesta di collaborazione degli amici.
-Andiamo a fare un giro in spiaggia?- propone Ivy alzando il capo dalla spalla di Thomas.
-Sì sì sì sì-
-Hai per caso detto di sì?- chiede divertito Thomas. Sorrido in risposta.
-Ci sto- dice James.
I ragazzi si alzano per pagare e noi ci dirigiamo fuori ad aspettarli. -Il giubbotto- dico.
Rientro dentro e lo vado a prendere, vedo i ragazzi alla cassa. Kale che mette le mani al portafoglio, Thomas che glielo sposta e Kale contrariato cerca di farsi sentire ma anche James interviene, gli afferra il portafoglio e lo mette in tasca.
Kale cerca di riprenderselo infastidito, ma Thomas e James riescono a pagare con successo. Metto il giubbotto e i ragazzi si accorgono della mia presenza. Kale sembra abbastanza infastidito, prende la sua giacca ed esce fuori non aspettando i suoi amici.
-Tutto ok?- chiedo.
-Ha il ciclo- risponde sbrigativo James per poi seguire l'amico. Abbozzo una risata e guardo Thomas.
-Tutto a posto. Kale ha un carattere particolare, un po' come James ma sono due persone magnifiche quando impari a conoscerle- Mi sorride e indossa la sua giacca.
-Come te- Sorride arrossendo leggermente e mi fa cenno di andare.
Proprio quando ci stiamo avvicinando alla porta dell'uscita, noto un ragazzo all'angolo del ristorante che mi guarda. Seduto con le spalle rilassate sullo schienale del divano. Un maglioncino aderente bianco e le braccia incrociate. Ha i capelli neri e gli occhi azzurri. Ci metto qualche secondo per capire che si tratti di Josh.
Mi sorride e alza la mano per salutarmi. Ricambio ed esco fuori dal locale.
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