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5.5

«Ho fame.» Ripeto per la decima volta.

«Rebecca ti prego, l'hai vista la crepa?» Chiede Lore seccato.

«Quale crepa?»

«Quella sui miei coglioni, li hai quasi rotti!»

«Uh come sei volgare! Come pensi di trovarla una ragazza con cui spassartela se sei così sboccacciato?» Inizio a ridacchiare quando un "ATTENTAAA" richiama la mia attenzione. Non faccio tempo a muovere un muscolo, vedo solo un pallone arrivare trafelato verso di me e atterrare sul tavolino che divide la mia sdraio da quella di Lorenzo, facendo saltare in aria le bottiglie che c'erano sopra e rovesciando i bicchieri pieni di succo, che ora inzuppa buona parte del mio telo da mare. 

Fulmino Giò con lo sguardo e scatto in piedi.
«Ma allora sei cretino! Ma io ti spacco il culo, vieni qua!»

«Signori e signore, miss finezza 2019!» Lore fa qualche fischio e applaude, con tanto di "brava" come se fossimo ad un concorso.

«Tu taci! E accontentati di Gianluca perché Giò adesso lo ammazzo! Guardalo per l'ultima volta.»
Inizio a correre verso quei due rincitrulliti, Giò sbarra gli occhi sorpreso e Gianlu inizia a ridere tifando per me. I tempi di reazione del mio obiettivo sono un po' troppo lenti, e inizia a muovere qualche passo quando ormai sono troppo vicina. 

Faccio un salto e mi aggrappo alla sua schiena come un macaco impazzito, facendolo cadere rovinosamente sulla sabbia. Mi metto comodamente a sedere sulla sua schiena, prendo il suo braccio sinistro e lo porto indietro, verso di me. Con la mano libera afferro il ciuffo di capelli che gli ricade sulla fronte.

«Chiedimi scusa.»

«Mai.»

«Chiedimi subito scusa!»

«No!»

Inizio a tirare i capelli, prima piano, poi sempre più forte.
«Allora? Le mie orecchie non odono il suono melodioso delle tue scuse!»

Per tutta risposta lo sento fare un respiro profondo, poi rilascia l'aria e dal movimento della sua mascella, sono quasi certa che stia facendo un sorrisetto.
«Amore ti prego perdonami...» La voce rotta dal pianto e un tono supplichevole

Ma cos...?

«Per favore, ti giuro che non vengo più a disturbare per chiederti se vuoi qualcosa da bere, ma siamo in spiaggia! C'è un sacco di gente, mi vergogno! Ti prego scusami.» E continua a fingere di singhiozzare.

Alzo lo sguardo e vedo che davanti a me si è formato un piccolo gruppetto di persone che guarda la scena, chi con gli occhi sgranati, chi scuotendo la testa con l'espressione contrariata. 

«Io non... Non è come sembra!» Lascio subito i capelli e il braccio di Giò e faccio un sorrisetto innocente verso il nostro pubblico. Mi alzo in fretta e lo vedo fingere di massaggiarsi i polsi e la fronte. 

Guardo di nuovo le persone che si sono radunate davanti a noi e sorrido di nuovo scuotendo la testa in segno di diniego.
«Davvero, stavamo scherzando, non è come sembra!»

Un signore con un costume rosa confetto e delle enormi fragole rosse stampate sopra punta il dito verso di me.
«Si dovrebbe vergognare signorina! Si vede lontano un miglio che questo ragazzo ha un cuore d'oro, e lei lo maltratta così?!» Poi si gira verso la persona che strozzerò in privato. «E tu ragazzo, non farti mettere i piedi in testa! Puoi anche denunciarla, lo sai? Ai miei tempi non si poteva fare caro mio, ma oggi la legge tutela anche noi, uomini vittime di violenza domestica!»

Il bastardo lancia uno sguardo timido al fragolone gigante, poi mi guarda e fa un sorriso al miele, passa una mano dietro la mia schiena e senza distogliere gli occhi da me sospira.
«Lo so, signore, non è il primo a dirmelo. Ma mi sentirei perso senza questa ragazza.» Mi lascia un bacio morbido sulla guancia, si gira e torna verso le sdraio prendendomi per mano.
Ignoro il brivido che ha percorso tutta la spina dorsale e mi schiarisco appena la voce.

«La vuoi bianca o noce?»

«Che cosa?»

«La tua bara!»

****

«Hai visto la mia banana?»
La voce di Gianlu mi arriva come ovattata; credo di essermi appisolata mentre prendevo il sole.

«Che?»

«La mia banana! Avevo messo della frutta nello zaino prima di scendere in spiaggia, e ora non trovo la banana. Tu l'hai vista?»

«No, magari l'hanno mangiata i ragazzi. Vai al bar e comprane una, il barista le aveva.»

«Che palle.»
Gianlu si alza in piedi e guarda verso il mare. Seguo il suo sguardo e vedo Lore e Giò che si rilassano stando a mollo. Lo vedo mentre ondeggia un braccio per attirare la loro attenzione, poi inizia ad urlare:

«Ragazzi, vado al bar, volete qualcosa?»

«No.» rispondono in coro.

«E certo. Intanto prima la mia banana ve la siete mangiata!»

«Eh?»
Gianlu mi guarda, poi con un tono di voce più moderato chiede: «In camera tua c'era il cesto di benvenuto con la frutta?»
«Sì, credo ci sia in tutte le stanze ma-»
«QUANDO TORNIAMO AGLI ALLOGGI RIVOGLIO LA BANANA!»

Ma perché?

****

Guardo l'orologio appeso alla parete e decido a malincuore di uscire dalla vasca. Ho appuntamento coi ragazzi tra quarantacinque minuti e devo riuscire a rendere la mia immagine un po' più femminile. 

Quando sono partita non pensavo ci fossero anche loro, in più mi piace viaggiare comoda, quindi avevo optato per un look molto tranquillo, e con il piccolo inconveniente della valigia non avevo nemmeno fatto in tempo a truccarmi. 

Arrivati qui siamo scesi subito in spiaggia, e nella mia personale visione della vita le ragazze che vanno in spiaggia truccate hanno qualche serio problema. Ma stasera ceneremo in uno dei ristoranti del villaggio, quindi ho l'occasione di mettermi un po' più in ghingheri. 

Asciugo i capelli a testa in giù per fargli prendere un po' di volume, metto un velo di crema corpo per non far seccare la pelle dopo il sole di oggi e posso passare al trucco. Disegno una piccola linea con l'eyeliner sull'occhio sinistro, cercando di fermarmi a metà palpebra. 

Guardo il risultato: perfetto. Passo all'occhio destro, faccio lo stesso identico procedimento ma qualcosa va decisamente storto, ho allungato troppo verso l'esterno e sembro Cleopatra. Okay, calma! Prendo un cotton fioc, lo bagno con pochissima crema struccante e inizio a togliere l'eccesso. Riapro l'occhio per controllare e ora la linea parte da praticamente metà palpebra.

Ma perché cazzo tutte le volte un occhio viene perfetto e l'altro mi deve far sembrare appena uscita da un quadro di Picasso? Ma che i produttori di eyeliner fanno l'applicatore apposta perché funzioni una volta sì e una no? Altrimenti non si spiega 'sta cosa!

Faccio un respiro profondo, e mi concentro come se dall'esito potesse dipendere la vittoria al campionato mondiale di applicazione eyeliner 2019. 

Passo di nuovo il pennellino sull'occhio. Piano... piano... calma... molta calma... Et voilà, risultato non perfetto ma decisamente soddisfacente! Applico un po' di mascara e il gioco è fatto. 

Metto l'intimo coordinato perché si sa, quando si ha reggiseno e mutande abbinati ci si sente invincibili, indosso un paio di jeans stretti con qualche strappo sulla coscia, un top bianco a girocollo che lascia le spalle nude e la schiena scoperta, e un paio di sandali gioiello tacco dodici. 

Quando madre natura stava distribuendo l'altezza io mi stavo sbracciando coperta dalle gambe chilometriche di Giulia Ronconi, la mia ex compagna di classe che già a sedici anni era alta un metro e settantacinque. Per fortuna qualcuno ha inventato i tacchi!

Chiunque tu sia, sei il mio eroe!

Preparo la pochette e vedo con la coda dell'occhio qualcosa che lampeggia sul comodino.

Il telefono! Non ho avvisato i miei genitori e l'ho praticamente dimenticato per tutta la giornata!

Lo prendo in mano per controllare mentre ripenso a quando è stata l'ultima volta che ho scordato di possedere un cellulare per più di due ore, e capisco che questa vacanza mi ci voleva proprio. Quattro messaggi e quindici telefonate senza risposta rispettivamente da mamma, papà, casa, mamma lavoro e papà lavoro.

Porca troia.

Chiamo subito mia madre, che risponde quando il primo squillo non ha ancora finito il suo "tuuu"
«Rebecca Forti!» Ooops «Ringrazia tuo cugino che ci ha mandato un messaggio appena siete atterrati, altrimenti avremmo già chiamato tutte le ambasciate possibili e immaginabili e ti avremmo fatta tornare immediatamente a casa!»

«Mami scusa, scusa, scusa! Appena arrivati abbiamo avuto un inconveniente con la mia valigia, poi ci siamo sistemati nelle stanze e siamo andati in spiaggia e mi sono proprio dimenticata il telefono.»

«Certo, d'altronde si sa che prendere il sole è più importante che avvisare la donna che ti ha messo al mondo, partorendoti dopo diciannove ore di travaglio.» La sua melodrammaticità è esilarante, ma non posso certo ridere sentendo il tono acuto con cui ha enfatizzato le ultime parole. 

«Scusa mammina, giuro che da domani almeno una volta al giorno ti mando un messaggino, okay? Anche se a dirla tutta non è che sono proprio una bambina alla prima vacanza eh! Vivo da sola da ormai due anni, non capisco perché debba tenerti comunque informata di ogni mio singolo spostamento.»

«Tu non sei madre, non puoi capire!» Arieccola.

«D'accordo mamma, scusa ancora. Comunque va tutto bene e ora devo andare a cena, quindi salutami tu papà e digli che non c'è nessun problema e ci stiamo divertendo, okay? Ciaao ciao cià cià cià cià.» Chiudo la telefonata prima che possa rinfacciarmi anche i pannolini che mi ha cambiato quando ero piccola.

Circa quattromiladuecentoquindici, se qualcuno se lo stesse chiedendo. Ha fatto il conto una volta.

Sento bussare alla porta, metto il telefono nella borsetta e mi avvio. I miei tre prodi cavalieri sono appoggiati al muro con tanto di braccia conserte e sopracciglia aggrottate a causa del mio ritardo.

Cinque minuti d'orologio, un record! Cosa avranno da lamentarsi poi?!

Le loro espressioni contrariate lasciano posto allo stupore appena esco. Gianluca e Lorenzo si mettono a fischiare ed applaudire in segno di apprezzamento. 

Solo Giò non si scompone, fa passare il suo sguardo su ogni centimetro del mio corpo, poi pianta gli occhi verdi nei miei, fa un sorrisino appena accennato e mi regala un brivido che si propaga anche nella punta dei capelli se possibile.

Gianlu prende la mia mano e mi fa fare un giro su me stessa.
«Becca, sei splendida stasera!» E sfiora il dorso con un accenno di bacio che mi fa sorridere.

Lorenzo si schiarisce la voce con fare teatrale.
«Becca è off limits ragazzi, lo sapete! In più tu sei anche fidanzato!»

«Beh? Sono fidanzato, mica cieco!» E mi strizza l'occhio. Rido per le facce assurde che riesce sempre a tirar fuori, lo prendo sottobraccio e ci incamminiamo tutti insieme verso il ristorante. E nonostante sia rimasto dietro di me, posso ancora sentire lo sguardo di Giò scottare sulla mia schiena seminuda.   

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