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07


«Allora ragazzi, dentro sicuramente ci separeremo o ci perderemo, ricordiamoci le due regole fondamentali:

1- ci ritroviamo qui fuori alle tre, se qualcuno decide di tornare in appartamento prima, manda un messaggio agli altri.
2- guardiamoci intorno di tanto in tanto. Se vediamo uno di noi e abbiamo bisogno di essere salvati da qualche uomo marpione o attacca brighe, ci tocchiamo il lobo dell'orecchio! Questo sarà il nostro S.O.S. Tutto chiaro?»  Gianluca ha ripetuto i punti per tutto il tragitto dal ristorante alla discoteca. Siamo in fila per entrare da mezz'oretta e questa è almeno la quarta volta che fa il riassunto di quelle che prima erano almeno sette regole.

«Chiaro.» rispondiamo in coro.

«Mi raccomando, la nostra lingua sarà l'italiano! Non improvvisate con spagnolo o inglese che non capisco un cazzo.»

«Gianlu, siamo in una città turistica. La maggior parte della gente in vacanza qui è italiana!» Lorenzo alza gli occhi al cielo mentre parla. Io non posso fare a meno di ridere.

«Bene, un problema in meno.» conclude Gianluca.

Finalmente tocca a noi, prendo sotto braccio mio cugino ed entriamo.
Il locale è molto grande, l'ingresso è arredato con divanetti in pelle bianca e tavolini bassi. Scendendo due gradini si arriva a quella che sembra la pista da ballo principale, già bella piena di persone che ballano musica house. 

Più avanti, in una saletta più piccola e illuminata da luci sui toni dell'arancione e del rosso, si vedono coppie strusciarsi sulle note di canzoni latine muy sensual, che mi viene quasi voglia di mettere una mano a la cabeza e una en la cintura e booomba. Vicino alla consolle del dj troneggiano cinque cubi, sui quali ragazze vestite in modo succinto ballano e ancheggiano in un modo che io mi posso solo sognare. 

Mi incanto a guardarle e penso che se andassi io lì sopra, probabilmente chiamerebbero la Neuro pensando stia avendo un attacco isterico.

Eh va beh Becca, almeno hai la battuta sempre pronta, no? Accontentiamoci.

Finiamo il giro della discoteca fermandoci nell'ultima saletta, con fasci di luce bianca che pulsano e una musica decisamente aggressiv. In mezzo alla pista, uomini e donne che si prendono a spallate saltando qua e là come oranghi in calore.

Ma la gente poga ancora? Non era passato di moda nel 2008?

Andiamo verso il bar e ordiniamo un cocktail ciascuno. Il barista tiene per ultimo il mio, e quando gli sorrido per ringraziarlo mi fa l'occhiolino.

«Dimmi, meraviglia, con quale di questi tre ragazzoni devo battermi per poter avere il tuo numero?» Non faccio in tempo a rispondergli che Lorenzo mi anticipa.

«Con tutti e tre in realtà, è la nostra sorellina, siamo qui per tenerla sotto stretta osservazione.» e ricambia l'occhiolino che il ragazzo aveva fatto a me, lasciandolo disorientato. 

Mi prende per un braccio e fa strada verso una porta che dà su un giardino.
«Ma ti ci metti pure tu adesso? Avete deciso di sabotare la mia vita sessuale per caso?»
Giò mi fulmina con lo sguardo.

«Perché, Becky? Ci saresti andata a letto?» chiede guardandomi dritto negli occhi, le labbra in una linea dura e la mascella serrata.

«Non è questo il punto!»

«E qual è il punto, allora?»

«Il punto è che sono grande e vaccinata, e gradirei scegliere da sola se dare corda o meno a chicchessia! Quindi gentilmente, miei fidati bodyguard, lasciate che decida personalmente con chi parlare e in che modo.» Incrocio le braccia al petto e continuo a sostenere il suo sguardo. 

Lo so che non è colpa sua se le cose tra noi non sono andate, abbiamo sbagliato i tempi ogni volta, ma non è nemmeno colpa mia! Non tollero che dopo anni di lontananza cerchi di rivendicare qualcosa che fondamentalmente non c'è mai nemmeno stato. 

Non può mettersi a fare mezze scenate di quella che sembrerebbe gelosia se tra noi non c'è stato nulla di concreto, specialmente davanti a Gianluca e Lorenzo. Questa pseudo aria da uomo alfa che prova a marcare il territorio è inaccettabile.

Okay, ho convinto qualcuno? No perché io stessa non mi sono creduta, e sto praticamente godendo come un riccio nel vederlo mentre fa il geloso. Sono una causa persa, lo so.

«Okay, okay!» Lorenzo alza le mani in segno di resa «Stasera controlleremo solo che tu non sia in pericolo, per il resto puoi parlare o fare la gatta morta con chi vuoi.»

«Ehi!»
Lore mi arruffa i capelli in modo affettuoso.

«Lo sai che scherzo! Scusa, sono un po' troppo protettivo. Hai il permesso di rovinarmi la piazza con qualsiasi ragazza mi vedrai parlare stasera!» E sorride facendo una faccia angelica. Come si fa a non amarlo? 

Decidiamo di dividerci e io scelgo di andare con Gianluca (anche perché fondamentalmente siamo i meno interessati a conoscere gente visto che lui è fidanzato e io penso solo a Gior... beh comunque siamo i meno interessati, ecco!) lasciando mio cugino e Giò in balìa di tutte queste donne che ballano come se avessero mangiato solo pane e sensualità per tutta la vita. 

Saluto i ragazzi e, prima di andare via con Gianluca, incrocio gli occhi di Giò che mi stavano già guardando. Mi fa un mezzo sorrisetto di sfida, poi dà una gomitata a mio cugino e fa un cenno con la testa verso il cubo centrale su cui balla una ragazza con un vestitino bianco talmente corto, che potrei anche vedere se ha fatto o meno la ceretta all'inguine se solo mi avvicinassi di qualche passo. 

La ragazza in questione intercetta il suo sguardo e fa un saluto con la mano mentre sculetta in modo sexy, poi con l'indice gli fa segno di raggiungerla. Guardo tutta la scenetta immaginando una bomba ad orologeria pronta ad esplodere nella mia testa.

Tic tac tic tac - I ragazzi ridono e si scambiano occhiate complici.
Tic tac tic tac - la cubista continua a muovere i fianchi e a sorridere.
Tic tac tic tac - Giò si volta verso di me e fa un mezzo ghigno soddisfatto.
tic tac tic tac - si avvia insieme a Lorenzo verso il cubo.
Tic tac tic tac - BOM!

Stasera succede un macello, me lo stento.

Al quarto drink di Gianluca, quando l'ho visto abbracciare tre ragazzi intonando Romagna Mia a squarcia gola con il sottofondo di Toxicity dei System Of A Down, decido di dileguarmi in cerca di mio cugino, nella speranza che almeno lui sia poco poco più sobrio. Passo nella saletta latina e il mio sguardo cade su Giò. 

È salito sopra una specie si soppalco che non avevo notato prima, si muove in modo svogliato contro una ragazza che vedo solo di schiena, stretta in un abitino rosso che lascia poco spazio all'immaginazione. 

Lo guardo da lontano ammirando il fisico slanciato, la camicia bianca che fascia perfettamente le braccia e aderisce al suo petto come una seconda pelle. I jeans chiari che cadono sui fianchi e mettono in risalto le gambe lunghe e muscolose. 

Da quando siamo arrivati, tolto l'episodio in cui mi ha aperto semi nudo, mi sono imposta di non guardarlo troppo, di non soffermarmi su quei dettagli che mi facevano girare la testa sette anni fa. Fa un mezzo sorriso alla ragazza e vedo spuntargli le fossette sulle guance.

È ancora più bello.

Continuo a chiedermi perché sembri così poco preso, dato che vista da dietro questa ha un fisico che le modelle di Victoria Secret possono accompagnare solo. Effettivamente potrebbe essere perché ha beccato l'unica della discoteca che balla come una sotto effetto di allucinogeni.

Deve essere amica di Pablo questa.

Decido che non sono affari miei e riprendo a camminare come se nulla fosse, passando proprio sotto al soppalco. Sento il suo sguardo su di me. È una cosa strana da spiegare. Quando Giò mi guarda è come se una scarica elettrica colpisse il mio corpo. 

Lo percepisco nonostante non lo stia effettivamente vedendo. È una sensazione che non mi è più capitata con nessun'altro.
Vedo con la coda dell'occhio che si sta sbracciando per attirare la mia attenzione, mi giro verso di lui e vedo che alza e abbassa le sopracciglia toccandosi compulsivamente il lobo dell'orecchio.

Ah, caro mio, hai bisogno di aiuto adesso?

Gli faccio il sorriso più angelico che posso mentre mi fermo e incrocio le braccia al petto. Continua a guardarmi e a toccarsi quel cazzo di lobo.

Te lo stacco porca troia.

Nella mia testa scatta un ragionamento: se lo ignoro, sicuramente penserà che l'abbia fatto perché devo "vendicarmi" della scenetta di qualche ora fa, ergo che mi ha fatta ingelosire.
Se lo aiuto, lo tolgo da una situazione in cui è troppo divertente guardarlo. 

La mia mente fa tutti gli incroci possibili e immaginabili, le prove del nove e una lista dettagliata di pro e contro. 

Alla fine decido che sono una stronza, e non posso dargliela vinta facendogli capire che lo avrei preso a calci nei testicoli quando è andato dalla tipa sul cubo.
Anche perché ricordiamoci che non ne ho assolutamente nessun diritto. 

Quindi scoppio in una finta risata -che nel mio cervellino dovrebbe servire a fargli capire che stavo solo scherzando mentre mi godevo la scenetta di lui che mi implora di aiutarlo, mica davvero lo avrei lasciato lì, ma che scherziamo, siamo amicissimi io e lui- e mi incammino verso il soppalco. 

Sono indecisa se spostare la biondona tutta gambe che balla davanti a lui di peso, o chiamare direttamente il centodiciotto perché questa da come si muove sta chiaramente avendo una crisi epilettica. Poi mi ricordo che siamo a Tenerife, e non ho idea di quale sia il numero corrispondente al nostro pronto intervento. 

Nel frattempo, però, mi rendo anche conto che la cavallona potrebbe tranquillamente usarmi come sgabello e quindi potrebbe non essere facile scansarla con la forza. Beh, se Giò fosse il mio ragazzo di certo non mi farei di questi problemi, giusto?
Andata! 

Rivendicherò il finto possesso del mio finto uomo e la farò allontanare. Mi avvicino a loro guardandolo dritto negli occhi e stando attenta a non cadere, visto che l'attacco di epilessia sembra aver preso anche le mie gambe.
Giò non lascia il mio sguardo neanche per un secondo, e quando vede che sono ad un passo da lui smette definitivamente di ballare. Dribblo la bionda e allaccio le braccia al suo collo.

Dovrebbe essere sorpreso, perché non si è irrigidito? Perché mi abbraccia come se non aspettasse altro da tutta la sera? Perché sento il cuore martellare così forte?

Fa passare le dita sulla mia schiena nuda, e mi arriva addosso qualcosa come una scossa da trecentottanta Volt. Lo sento col viso tra i miei capelli, mentre inspira profondamente.

Sì Giò, uso ancora lo stesso shampoo. Non sono più riuscita a cambiarlo.

Mi stacco appena da questo abbraccio che mi sta facendo tremare, e lo sento appoggiare la fronte sulla mia. Gli occhi chiusi e un sorriso sul volto. Mi guarda dopo un tempo che mi sembra infinito e mima un "grazie" con le labbra. 

Mi prende la mano, si volta e mi porta via con sé. 

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