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Il Ministro della Magia

Newt Scamander si sistemò il cappotto blu, in modo da rendersi il più presentabile possibile. Strinse il papillon nero finché non dovette allentarlo, realizzando che l'eccessiva presa lo stava quasi per soffocare. La sua camicia bianca era - stranamente - stirata impeccabilmente, e aveva in qualche modo lucidato la valigia.
Era pronto, insomma.
Due addetti del Ministero lo salutarono calorosamente con un cenno del capo.
Sembravano due tipetti abbastanza strambi: uno piccolo di statura, rotondeggiante, dagli occhi verdi e brillanti. I suoi capelli castano chiaro erano coperti da un elegante cappello nero. Gli ricordava quasi il suo vecchio amico Skender, celebre direttore del Circus Arcanus, morto nell'ultima battaglia contro Gellert Grindelwald. Se non fosse stato tanto piccolo di statura, lo avrebbe persino confuso per lui.
L'altro, invece, era visibilmente più giovane, sulla trentina. Era alto e smilzo, e sfoggiava un paio di occhi azzurri chiari e caldi, sebbene fossero del colore del ghiaccio. Aveva una barba dello stesso colore bruno dei capelli corti. Entrambi avevano un sorriso benevolo dipinto sul volto.
«Salve, signor Scamander!» lo salutò il più basso per primo, alzando il cappello «Vuole vedere il Ministro?».
Prima che Newt potesse rispondere annuendo, il secondo lo interruppe:
«Penso proprio che sia qui per questo, amico» commentò l'altro, facendo una sorta di piccolo inchino emozionato «In ogni caso, in questo momento il Ministro sta svolgendo un lavoro decisamente impegnativo, perciò, ecco… faccia piano».
«Ci proverò. Grazie mille» rispose finalmente Newt, con un filo di voce.
Quel mercoledì gli faceva particolarmente male la gola. Se ne sarebbe curato più tardi, però.
Il Magizoologo aprì la porta dell'ufficio del Ministro e vi entrò.

Melody Lestrange aveva la testa appoggiata alla scrivania, ammorbidita dalle sue braccia. I suoi occhi azzurri erano chiusi, e respirava legolarmente e profondamente.
«“Un lavoro molto impegnativo”, mi dicevano» commentò, richiudendo la porta alle sue spalle.
La strega si risvegliò di scatto e prese in mano la prima penna che trovò:
«Chiedo umilmente perdono, sono sveglissima!» esclamò, avvicinando a sé un foglio.
Sembrò realizzare di avere davanti il suo fratello platonico e sospirò:
«Ciao, Newt. Scusami, ma sono notti che non dormo. Ho davvero bisogno di fare un riposino e…» si interruppe, inarcando un sopracciglio «…avresti potuto bussare».
Il mago soffocò una risatina:
«Hai ragione, perdonami» replicò umilmente «Volevo farti una richiesta».
«E sarebbe?» domandò lei, portandosi una mano presso la bocca per mascherare uno sbadiglio.
«Avrei bisogno di ri-pubblicare il mio libro. Sai, sono state scoperte altre Creature nel corso degli anni e…»
«…e sempre più giornalisti stanno scrivendo delle cose poco carine su di te, ma sei troppo buono per ammetterlo» concluse lei, accennando un sorriso «Sei l'unico scrittore che mi chiede il permesso di agire. Certo che puoi».
«Ti ringrazio» replicò Newt, sorridendo, prima di aggiungere «Sicura che questo sia il lavoro adatto a te? Voglio dire, sei fenomenale come Ministro, ma mi sembri un tantino insoddisfatta».
Melody arricciò le labbra e sospirò:
«Non lo so. A volte penso di lavorare troppo, ma altre credo che non sia mai abbastanza» confessò, scarabocchiando qualcosa su una pergamena.
«Lavori troppo e basta» sentenziò lui, sedendosi sulla sedia di fronte a lei «Ma c'è altro».
La strega sospirò di nuovo:
«Mi gioverebbe un pizzico di libertà in più. Ci sono certe guardie del corpo che mi accompagnerebbero persino in bagno» raccontò con una smorfia scocciata «Non è il mio genere essere protetta. Preferisco agire e proteggere. E per la miseria, ho ventisei anni! Vorrei vivere i miei ultimi anni prima dei trenta come li vivono tutti gli altri».
Newt ascoltò in silenzio e annuì:
«Capisco. Beh, i due tipo qua fuori sembrano gentili» commentò, e li descrisse brevemente.
Melody scosse la testa:
«Non ne ho idea. Non ho nemmeno tempo per conoscerli, sebbene io voglia. E ho così tante cose da fare!» esclamò, mettendosi la testa tra le mani, esausta.
Il Magizoologo gliele strinse:
«Va tutto bene, Mel. Sei in carica da un anno e hai già fatto tantissimo. Insomma, sei il Ministro più giovane degli ultimi anni e hai già proibito la Materializzazione e la Smaterializzazione nei confini di Hogwarts, preparato delle misure di sicurezza infallibili in caso di attacco, migliorato la qualità dei servizi al San Mungo e le condizioni di vita dei dipendenti che prima erano sottopagati… insomma, sei incredibile! Sei stanca, ma è normale» la rassicurò.
«Ti ringrazio» replicò lei «Ma negli ultimi tempi il Governo Magico ha conosciuto una serie di magistrati scadenti. E temo di diventarlo anch'io».
«Non lo farai» tagliò corto lui, alzandosi di nuovo in piedi «Stasera ceni da noi?».
«Mi piacerebbe molto! Lì i miei protettori non possono raggiungermi» disse ammiccando e riacquistando un po' di buonumore.
«È una prospettiva!» commentò Newt ridacchiando «Ci vediamo dopo, allora».
«Ah-ha! E salutami tua moglie e quella peste di tuo figlio» si raccomandò lei, scribacchiando velocemente il permesso per la pubblicazione del libro e consegnandolo «Ci vediamo!».
Il Magizoologo ringraziò e uscì dalla porta. Fece un cenno alle due guardie del corpo e uscì a passo spedito dal Ministero, soddisfatto e sollevato.

«Tom! Torna qui immediatamente e piantala di correre con Dougal!» esclamò Tina, correndo incontro al bambino di appena sette anni.
Aveva i capelli scuri come i suoi, ma aveva gli occhi di Newt. Il carattere era, purtroppo, una miscela di entrambi: ribelle ed avventuroso, ma anche furbo e particolarmente coraggioso.
Una volta si era arrampicato su un albero altissimo del giardino mentre i genitori erano in cucina. Non pianse quando si accorse della pericolosissima azione che aveva compiuto, anzi, continuò a ridere divertito.
Quando Tina uscì di casa e lo notò, andò su tutte le furie. Nonostante ciò, il piccolo non si lasciò abbattere: scese dall'albero ramo per ramo, con una calma impressionante sul volto.
Ora stava correndo per la casa giocando a nascondino con Dougal - sebbene le forze fossero abbastanza impari per colpa delle capacità di mimetizzazione della Creatura -, e rischiava di urtare delle uova di Ashwinder.
L'Auror riuscì infine a prenderlo in braccio:
«Datti una calmata, piccola peste» commentò, facendo cenno con la testa a Dougal di tornarsene nella valigia.
«Ma mamma, Dou bara!» esclamò Thomas Theseus Scamander, mettendo il broncio.
Tina lo guardò intenerita:
«Hai scelto il partner sbagliato per giocare a nascondino» commentò, schioccandogli un bacio sulla testa «La prossima volta potresti chiedere a papà: lì vinceresti tu».
«Lo devo prendere come un insulto?» domandò Newt, entrando in casa in quel momento.
«Ciao papà!» esclamò Thomas, saltando giù dalle braccia della madre e correndo ad abbracciare il padre.
«Sei tornato presto!» notò l'Auror sorridendo.
«Non ti lascerei mai godere il giorno libero completamente» scherzò lui, lasciandole un bacio sulle labbra.
«Sembri particolarmente allegro» commentò Tina, inarcando un sopracciglio «Ti ha dato il permesso?».
Il Magizoologo annuì:
«E resta qui a cenare, stasera».
«D'accordo» acconsentì lei «Inizio a preparare qualcosa per il Ministro, allora».

~My space~
Eh no! Non sono morta!
Aggiornerò mooolto lentamente, però. Perché anche durante le vacanze, questa piccola salamandra ha un fantastigliardo di cose da fare.
E niente… spero vi piaccia anche questa storia!
Camy ❤️🎶

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