Capitolo 8-Famiglia:
James non si sarebbe mai immaginato di ritrovarsi in una sala per interrogatori, con le manette ai polsi, insieme a Cassie, Hank e Hope.
Oltretutto, il laboratorio gli era stato sequestrato, di nuovo.
-Qualcuno mi spiega che cosa sta succedendo?- borbottò Hank.
James batté nervosamente il piede a terra.- Credo che Foster abbia fatto la spia. La mia famiglia mi sta cercando.-
-E allora perchè non torni a casa e basta?!-
-Non capisci Hank, io non ci voglio tornare!- esclamò James.- Voi siete tutto ciò che assomiglia ad una famiglia per me, non loro!-
Cassie sospirò e cercò di sfiorargli la mano, ma con le manette non ci riusciva.
Subito dopo, l'agente Woo entrò nella stanza: aveva uno sguardo triste, come se stesse per dare una brutta notizia.
-Senta agente Woo, non mi importa quello che dirà, io non tornerò a casa!- esordì subito James, alzando appena il busto, fin quanto le manette glielo permettevano.
-Sta seduto, ragazzo.- ribatté Woo, tranquillamente. Quando James lo ebbe fatto, tornò a parlare.- Scommetto che non c'è niente di legale in quel laboratorio, non è vero?-
-Non capisce, è vitale che noi usciamo di qui e che ci ridiate quel laboratorio!- intervenne Hope.
James capì che la situazione non si sarebbe sbloccata facilmente.- Ascolti, lasciate andare loro e ridategli il laboratorio, io rimarrò qui.-
Cassie scosse la testa.- No! Tu vieni con noi!-
James apprezzò che la ragazza stesse insistendo, ma li aveva già immischiati fin troppo in quella situazione e non voleva peggiorare le cose.
-Cassie, per favore: lascia che parli io con la mia famiglia e poi ti prometto che verrò ad aiutarvi.- le disse, guardandola negli occhi.
-Signor Rogers, è questo il problema...- gli disse Woo, abbassando lo sguardo.- La sua famiglia è stata uccisa la settimana scorsa.-
James sgranò gli occhi e rabbrividì.- Cosa...?-
-Abbiamo captato un'entità che non proveniva dal nostro mondo...Sono stati assassinati...-
Cassie lo guardò tremando.- Oh mio Dio James, mi dispiace tanto.-
James non sapeva bene cosa dire: deglutì nervosamente e cercò di pensare all'obiettivo.- D'accordo, adesso che mi ha detto questa cosa...Per favore, può lasciarli andare?-
Woo sospirò e utilizzò una chiave per liberare Hank, Hope e Cassie dalle manette.- Potete andare.-
Cassie si avventò su James, scuotendo la testa.- Io non ti lascio qui!-
-Per favore, va, salva Janet. Io me la caverò.- affermò James, facendole cenno di uscire.- Fidati.-
Hope le prese la mano, spingendola verso di sè.- Cassie, andiamo...Non possiamo fare nulla.-
Non appena la porta si richiuse, James tornò a guardare l'agente.- Che cosa mi succederà adesso?-
-In quanto minorenne, sarà assegnato ai servizi sociali.- spiegò Woo.
-Davvero non possiamo fare niente per lui?- domandò Cassie a Hope, mentre lasciavano la stazione di polizia.
-Certo che sì, ora lo facciamo uscire di lì.- rispose Hank, convinto.
***
James attese inerme dentro la stanza degli interrogatori: in realtà, non sapeva come sentirsi riguardo la notizia che gli aveva dato Woo.
Non era privo di sentimenti, perciò gli dispiaceva per ciò che era successo.
Però, dall'altra parte, provava ancora odio e non riuscì ad essere angosciato fino in fondo.
Avrebbe potuto ghiacciare le manette e liberarsi, ma non voleva peggiorare la situazione.
Quando, ad un certo punto, James notò che la luce si fosse offuscata.
Confuso, sollevò lo sguardo verso la lampadina e con grande sorpresa vide una lunga fila di piccole formiche che fecero cadere qualcosa sul banco.
D'improvviso, essa si ingrandì: era la tuta di Ant Man.
Con un ghigno divertito, James si liberò delle manette e indossò la tuta.
Senza farsi vedere, si rimpicciolì e passò da sotto la porta per uscire dalla stazione di polizia.
Il furgoncino parcheggiò proprio davanti a lui e Cassie lo fece entrare sorridendo.
James era felicissimo che lo avessero aiutato ad uscire, questo voleva dire che ci tenevano a lui.- Grazie ragazzi, allora, qual'è la prossima mossa?-
-Qualcuno ha rubato il laboratorio.- borbottò Hank.
James sospirò.- Beh, sappiamo chi è stato.-
-Fortunatamente, dopo l'ultima volta, ho inventato un metodo di rintracciamento più efficace.-
Subito dopo, in cielo, apparve come uno stormo di piccole formiche volanti che prese la forma di una freccia, indicando in una direzione precisa.
Bill e Ava avevano portato il laboratorio in un terreno abbandonato e lo avevano ingrandito: probabilmente, avrebbero aperto il tunnel quantico.
Contro Ava non avevano molte possibilità, così James cercò di pensare ad un piano.
-E ora che si fa?- chiese Cassie.
-Forse ho un'idea.- intervenne James.- Non possiamo affrontare Ava, non riusciremo mai a colpirla.-
-E quindi come facciamo a farla uscire?- domandò Hope.
-Possiamo sempre distrarla.- affermò James.- Voi l'attirate fuori, mentre io entro dentro e vado a prendere Janet.-
-No, non se ne parla, entrare nel mondo quantico è molto pericoloso!- esclamò Cassie, preoccupata.
James la guardò negli occhi, commosso dalla sua preoccupazione.- Cassie...Sono il figlio di un super soldato e di una regina dei ghiacci, non mi succederà niente, vedrai.-
-Il ragazzo ha ragione: Janet lo ha scelto per un motivo.- puntualizzò Hank. -Noi restiamo qui.-
-Va bene, ma non...- balbettò Cassie, prendendogli le mani.- Non fare stupidaggini e metti questo, così potremmo parlare.- aggiunse, porgendogli un auricolare.- E...-
I due si guardarono per qualche istante negli occhi, fin che Cassie non gli prese il viso tra le mani e lo baciò dolcemente sulle labbra.
James ricambiò sorpreso e poggiò la fronte sulla sua, accarezzandole la guancia.
-Devi tornare da me, chiaro?- gli sussurrò.
James annuì, un pò scosso.- Cristallino.-
James sentì una grande adrenalina in corpo, come se potesse fare qualsiasi cosa.
-Come faremo con Foster?-
-Penso io a lui, non credo che sia pericoloso.- rispose James, scendendo dal furgone.- Ah, signor Pym...- continuò, prima di entrare.
-Sì?-
-Grazie per aver creduto in me.-
Hank gli sorrise leggermente.- Buona fortuna, ragazzo.-
Mentre Hank, Hope e Cassie cercavano un modo per attirare Ava di fuori, James si rimpicciolì ed entro dentro il laboratorio, dove sapeva di trovare Bill.
Sembrava stesse collegando la stanza in cui dormiva Ava con il tunnel quantico, probabilmente per assorbire la materia.
Si accorse poi di James.
-Professor Foster, non voglio farle del male.- esordì James, con sguardo duro.
Foster lo guardò con uno strano sorrisetto.- Fare del male a me? Tu sei qui grazie a me.-
James, invece, lo fissò accigliato.- Cosa...?-
-Chi credi che abbia messo Cassie Lang al banco con te nella mia materia? Chi credi che ti abbia permesso di comprare quel preciso appartamento?-
James rabbrividì.- Lei? E' stato lei fin dall'inizio?-
-Ho chiesto ad Ava di seguire Pym, anche se lei voleva ucciderlo e io gliel'ho impedito.- spiegò Foster.- Nick Fury si è fidato subito di me quando gli ho consigliato quell'appartamento; alla fine eravamo colleghi dello SHIELD da giovani.-
-Tutto questo per salvare quella ragazza?-
A quel punto, Bill si fece serio.- Non è solo una ragazza per me. E' la figlia che non ho mai avuto. So che non puoi sapere cosa sia l'amore di un genitore...Ma sai che cosa significhi voler bene a qualcuno e non voglio che Ava muoia.-
-Nemmeno io voglio che lei muoia, non voglio che muoia nessuno...Deve esserci un altro modo.- affermò James, stringendo i pugni.
Foster sospirò, facendo un passo indietro.- Spero che tu abbia ragione.-
James capì quindi che Bill si stesse facendo da parte e che pareva aver riacquistato la ragione.
Detto questo, il ragazzo si diresse verso la navicella e aprì il coperchio, sedendosi all'interno.
-Okay Hank, sono dentro, cosa devo fare?-
-Una cosa importantissima...- affermò Hank.- Metti la cintura.-
-Oh, s-sì, certo.-
-Ci sono due bottoni verdi per accendere la navicella: una volta entrata nel tunnel quantico, si rimpicciolirà da sola.-
-Chiaro.-
James premette i due pulsanti e osservò che Foster stesse accendendo il tunnel per aiutarlo; gli fece quindi un cenno della testa.
-Una volta entrato diventerai sub-atomico. Avrai 5 minuti di autonomia per trovare Janet, altrimenti...-
James capì cosa volesse dire e che non lo stesse dicendo perchè forse aveva Cassie vicino a sè.
-D'accordo, sto entrando.-
La navicella partì di scatto, come un vagone sulle montagne russe.
James si rimpicciolì ed entrò nel mondo quantico: si ritrovò circodanto da strani mostri volanti, simili a vermi con la bocca larga e pieni di denti.
Il paesaggio era indescrivibile e per la prima volta, James ne fu spaventato.
-James? Mi senti, James?- domandò Cassie, con aria preoccupata.
-Sì, ti sento...-
Cassie percepì che qualcosa non andasse.- Stai bene?-
James deglutì nervosamente, guardandosi intorno.- Qui è un pò...Spaventoso.-
-Sta tranquillo, andrà bene, parlami.-
A James vennero gli occhi lucidi: quella ragazza si stava davvero prendendo cura di lui e, di fatti, sentì dentro di sè la gioia di essere una persona alla quale qualcun altro teneva.
-Vuoi sapere quel'è la mia cosa buffa?-
-Sì...-
-C'è questa ragazza a scuola...E, ogni giorno, io la guardo...- mugugnò James, con voce rotta.- E prego che mi restituisca lo sguardo.-
James percepì Cassie singhiozzare.- Oh, James...-
Improvvisamente, uno dei vermi colpì la navicella e James volò giù, giù, per metri e metri, cadendo su un pavimento sabbioso che pareva deserto.
La navicella si ribaltò e perciò James fu costretto ad uscire, mettendosi il casco della tuta.
L'auricolare gli si ruppe e capì quindi di non poter parlare con nessuno.
Tuttavia, non appena mise un piede a terra, la testa iniziò subito a fargli molto male.
Gli girava e vedeva tutto offuscato.
Cadde a terra; mancavano 3 minuti allo scadere del tempo.
Si sentì svenire.
Ad un certo punto, quando James riaprì gli occhi, si ritrovò di nuovo nel proprio appartamento.
Sembrava come rifare il sogno, solo che questa volta c'era lui dentro.
Si trovava nella camera da letto e, stranito, aprì la porta.
Non si ritrovò però in soggiorno, ma nel nulla: un vasto paesaggio sabbioso e desertico gli si parò davanti.
In lontananza, in quel momento, vide arrivare qualcuno: socchiuse gli occhi e capì che era una persona che camminava nella propria direzione.
Finalmente divenne più chiaro poco dopo: era un uomo dalla pelle scura, senza capelli, con una tuta verde e il mantello viola.
-Ciao James.- lo salutò con un leggero sorriso.
James lo fissò confuso.- E tu chi sei?-
L'uomo gli porse la mano, tranquillo.- Non ha importanza: vieni, ti faccio vedere una cosa.-
James non capì che cosa stesse succedendo, ma lo affiancò comunque, senza prendergli la mano.
-Hai mai sentito parlare della sacra linea temporale?- gli domandò e, subito dopo, agitò un dito nell'aria e da lì si creò una linea argentata lunga chilometri e chilometri.
-No...-
-E' dove siamo tutti noi: ciò che succede al tempo e ciò che lo può cambiare.- spiegò l'uomo.- Ne possono esistere milioni e milioni, dove, magari, c'è un altro te che in questo momento non si trova qui.-
James iniziò a capire e ad essere interessato.
-Ma ciò che è di fondamentale importanza è che ogni linea temporale ha la sua ancora universale. Una persona di quell'universo che conta più di qualsiasi altra. E, perciò, essa va protetta a qualsiasi costo. Mi segui?-
-C-Credo di sì...Ma che cosa centro io in tutto questo?-
-Ogni cosa a suo tempo, James.- rispose l'altro, con un piccolo sorriso.- Pronto a scoprire l'ancora universale del tuo mondo?-
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