Capitolo 4- Il tunnel quantico:
Scesi dal mini-van, la famiglia Pym condusse James all'interno di un alto edificio: passarono uno spoglio corriodio, con una pianta secca e presero un ascensore.
-Quindi è qui che vivete adesso?- domandò James.
-Grazie a Scott abbiamo perso casa e libertà.- borbottò Hope, vedendo che Cassie si sentisse in imbarazzo per questo. Allora Hope le accarezzò la testa.- Tranquilla tesoro, non è colpa tua.-
-Se lo avessi saputo...La cosa che odio più di tutte sono le bugie.- mugugnò Cassie, col broncio.
James deglutì nervosamente: chissà che cosa avarebbe fatto se avesse saputo che le stava praticamente mentendo su tutta la propria vita.
Superata la porta dell'ascensore, si accedeva ad un enorme laboratorio scientifico: era pieno di schermi, pezzi di metallo e, la cosa più grande, era una costruzione al centro della stanza.
Una specie di tunnel luminoso collegato a molte macchine.
James spalancò la bocca quando vide un gruppo di grosse formiche, della dimensione di un alano, che camminavano in giro portando strumenti ad Hank.
Il ragazzo stava per urlare dalla sorpresa, ma Cassie strizzò gli occhi, mettendo le mani avanti.- Ti prego, non...-
James prese un bel respiro e si calmò.- Okay, sto bene, sto bene...C-Come fanno a sapere quello che devono fare?-
Hank gli indicò un auricolare al proprio orecchio.- Perchè glielo dico io. Comando telepatico.-
-Questo è un tunnel quantico.- intervenne Hope.- E' da anni che ci lavoriamo, perchè crediamo che mia madre sia viva e sia lì, da qualche parte. Lo abbiamo attivato per la prima volta una settimana fa, ma purtroppo è andato quasi subito in cortocircuito.-
James ci rifletté su.- E' più o meno quando io ho iniziato a fare i sogni.-
-Voi non credete che sia solo una coincidenza, vero?- chiese Cassie.
-Magari Janet ha lasciato qualche indizio in quella casa e tu per puro caso ci sei finito in mezzo.- continuò Hank.
-E quindi io cosa dovrei fare?-
Hope tirò fuori da una scatola un casco con legati molti fili.- Entreremo nella tua testa.-
James sgranò subito gli occhi: non poteva permettergli di farlo, avrebbero visto che stava mentendo. -Oh, oh, aspetta, ecco, i-in che senso? I-Insomma, quel coso è sicuro?-
-Tranquillo James, loro sono praticamente i migliori scienziati che conosco.- affermò Cassie.
-Tuttavia, se non otteniamo il pezzo per evitare che il tunnel vada di nuovo in cortocircuito sarà stato tutto inutile.- commentò Hank.
-Già, avete trovato il compratore?- chiese Cassie.
-Sì, un certo Sonny Burch: possiede un ristorante in centro, possiamo organizzare lo scambio, ma noi non possiamo farci vedere.- spiegò Hope.
-Ci penserò io.-
James fece un sospiro di sollievo, anche se la visitina nel suo cervello era solo rimandata.
-Bene, prendiamo la tuta.-
Quando tornarono di fuori, James cercò di non dare di matto quando Hank premette un pulsante su un telecomando e d'improvviso il palazzo si rimpicciolì, diventando una valigetta con le ruote.
Ormai non lo sorprendeva quasi più niente, neanche quando Hope tirò fuori una borsa con all'interno vari tipi di veicoli e fece ingrandire un furgoncino nero dentro la quale entrarono.
C'erano tre posti davanti e uno dietro più ampio, separato da un vetro, simile alle volanti della polizia.
-Cambiati dietro.- disse Hope a Cassie, passandole un tuta nera, mentre partivano.
James cercò di mantenere lo sguardo avanti nel frattempo che Cassie si spogliava, ma non poté fare a meno di spiare con la coda dell'occhio.
Cassie fece un ghigno divertito, allacciandosi il reggiseno.- Ehi, che fai? Guardi?-
-N-No, scusa.- balbettò James, imbarazzato.
Giunsero davanti ad un ristorante denominato Oui e Cassie indossò anche un auricolare all'orecchio, entrando dentro insieme ad una borsa piena di soldi.
James, Hank ed Hope rimasero a guardare grazie ad uno schermo che proiettava la visuale da una piccolissima videocamera posta su svariate formiche che erano già all'interno del ristorante.
Sonny Burch appariva come un uomo altolocato, con giacca e cravatta e una chioma di capelli neri ben pettinati, circondato da una decina di guardie del corpo.
-Salve signor Burch, sono qui per il componente.- esordì Cassie, lasciandogli i soldi sul tavolo.
Sonny la squadrò dalla testa ai piedi.- Quindi saresti tu Susan?-
-Già, qualcosa la sorprende?-
-Sai ragazzina, ho alcuni amici dentro l'FBI e sono quasi certo che tu non ti chiami Susan.- affermò l'uomo, guardandola seriamente.- Ma ti chiami Cassie Lang e tuo padre è Scott Lang. Credi che non sappia a che cosa serve questo aggeggio e con chi stai giocando? No, paparino è troppo ignorante per questo tipo di cose, ma Hope Van Dyne ed Hank Pym non lo sono.-
Cassie sospirò e, capendo che ormai avesse capito tutto, si sedette davanti a lui.- D'accordo, cosa vuoi?-
-La meccanica quantistica è il futuro e tu lo sai bene. Soprattutto un tunnel quantico, sai quanto può valere? Almeno un milione di dollari.- spiegò Sonny, scandendo bene la cifra.
-Vedi Sonny, il problema è che a mio nonno non interessa aprire un attività, abbiamo cose più importanti a cui pensare. Perciò, o facciamo affari insieme o non facciamo affari insieme.- puntualizzò Cassie, rimanendo calma.
Sonny si stirò la giacca, tranquillo.- Allora credo proprio che il nostro incontro finisca qui.-
Cassie serrò i denti e fece per ripendersi la borsa con i soldi, ma Sonny la bloccò.- Questi restano qui...Un piccolo risarcimento per la tua bugia.-
Cassie lo fissò negli occhi.- Te ne pentirai.- affermò infine, facendo vedere che stesse uscendo.
Tuttavia, James non vide la ragazza tornare verso il furgone e si chiese dove fosse andata, fin che, improvvisamente, gli uomini di Burch non iniziarono misteriosamente a cadere all'indietro.
Sembrava che una forza invisibile li stesse colpendo, ma James capì quasi subito che cosa stesse succedendo.
Cassie riapparì con in dosso una tuta nera, un casco e un paio di ali sulla schiena, svolazzando, rimpicciolendosi quà e là, mentre prendeva a pugni le guardie del corpo.
-Ha le ali! Che figata!- esclamò James.
-Una mia idea.- intervenne Hope, soddisfatta.
James non si aspettava che Cassie fosse così abile nel combattimento.
Gli uomini cercarono di contrastarla mentre Cassie tentava di strappargli la valigetta: fu attirata nella cucina del ristorante e le vennero tirati diversi coltelli che lei, rimpicciolendosi, riuscì ad evitare.
Tra un pugno e un calcio, riuscì a sottrargli la valigetta e la borsa con i soldi, porgendola a Sonny che, nel frattempo, era rimasto inerme a guardare.
-E' stato un piacere fare affari con te, Sonny.- gli disse Cassie, con un ghigno.
-Oh, i nostri affari non sono affatto finiti, signorina Lang.-
Subito dopo, James fu costretto ad assotigliare gli occhi verso lo schermo poiché vide qualcosa di strano.- E quello che cos'è?-
Tutti rimasero straniti a guardare una figura che sbarrava la porta: aveva una tuta grigia e bianca, con una maschera e un cappuccio.
La cosa strana è che sembrava apparire e scomparire, come un fantasma.
Di fatti, quando Cassie cercò di colpirla, le passò solo attraverso, ma l'altra riuscì però a prenderla a pugni.
Cassie non sapeva che cosa fare.
-Devo andare ad aiutarla!- esclamò James, preoccupato: Cassie era in difficoltà.
-Aspetta!- intervenne Hank, aprendo una piccola scatola di mentine.
All'interno non c'erano affatto mentine, ma una mini-tuta.
-E' ancora work in progress e adesso ti spiego come funziona: devi stare molto attento a quello che ti dico.-
***
James non ci mise molto a capire come funzionava la tuta.
Il casco si apriva a chiudeva a comando mentale e sulla cintura, al centro, c'era il pulsante per ingrandirsi e rimpicciolirsi.
James divenne piccolo piccolo e scivolò sotto la porta per riuscire ad entrare, poi si ringrandì.
Tirò un tavolino verso il fantasma, ma esso gli passò solo attraverso.
James cercò di studiarla e capì che c'erano degli esatti momenti in cui appariva e scompariva, perciò tentò di sfruttare quei lassi di tempo per dargli un calcio.
Cassie si tolse il casco e sorpresa guardò James.- James! Come...?-
James fece spallucce.- Facevo karate da bambino.-
Peccato che, subito dopo, l'essere scomparve per davvero.
-Dov'è andato?!-
-Non lo so, le formiche non rilevano nient-
Improvvisamente, quando Hank smise di parlare, Cassie e James capirono che qualcosa non andava.
Corsero al furgone e videro Hope svenuta a terra e Hank che si teneva la testa, confuso.
-Che cosa è successo?!- esclamò Cassie, mentre James cercò di risvegliare Hope.
-Ha preso il laboratorio!- rispose Hank, stordito.
-Dobbiamo riprendercelo, subito!-
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