30
Londra, 17 agosto 1926.
Roger
Ci ho provato e riprovato.
È inutile.
Lord Gallandher continua a beccarmi.
È impossibile evadere da qui.
Sono prigioniero in casa mia.
È incredibile come mio padre non riesca ad intervenire.
Si sta facendo manipolare da quella serpe.
Ma ora non mi ferma più nessuno.
Può anche impedirmi di scappare, ma non può impedire che gli eventi facciano il loro corso.
E a guidarli, sono io.
Mi alzo da quel dannato letto, e mi precipito nella scrivania.
Getto i documenti di mia nonna alla rinfusa su di essa, iniziando a studiarli.
Do una letta veloce a tutti, fino a quando la mia attenzione non viene catturata da un documento, fresco di stampa, un attestato, un attestato di divorzio.
Non posso credere ai miei occhi, quando man mano che essi procedono nella lettura, si imbattono nei nomi dei miei genitori, scritti in bella calligrafia con penna stilografica, accanto alle loro rispettive firme.
Per lo shock, mi cadono i documenti dalle mani.
Devo parlare con mia madre.
È lì, in salotto, che si gusta una tazza di the insieme a dei pasticcini.
È immersa nella lettura di un bel libro ammuffito dalle pagine ingiallite, e per questo non si accorge della mia immersione.
Sbatto i documenti sul tavolo, guardandola con disprezzo, ed ecco che orienta il suo sguardo sorpreso verso di me.
- Che cos'è questo? - chiedo io, brusco.
- Che cos'è questo cosa? - mormora lei, fingendo di non capire.
- Quando avevi intenzione di dirmelo? - la incalzo io, e così mia mamma molla la presa.
- Oh, sono cose che non ti riguardano Rog. E ora vai su a rinchiuderti nella tua stanza. Al solito - a quella provocazione, stringo i denti, cercando di controllarmi.
Non voglio picchiare anche mia madre.
Anche se se lo merita tanto.
Forse più di Rosie.
- ...Non devi fidarti di quell'uomo, mamma - la allarmo io, posando le mani sui fianchi, e mia mamma starnazza.
- Ah! Ma che cosa sentono le mie orecchie...pensa piuttosto alla tua vita sentimentale, figlio mio - mi ammonisce lei, senza alzare minimamente gli occhi su di me.
- Io alla mia vita sentimentale ci penso, ogni giorno...e rifarei tutto quello che ho fatto - a quelle parole, mia mamma mi guarda stranita.
- Anche la parte in cui il tuo amato viene sbattuto in carcere? Suvvia, Rog! Sei un adulto ormai, e a novembre ti sposi...con una donna - precisa mia mamma, alzando un sopracciglio.
- Io non mi sposerò con una donna -
- Oh! Ma che cosa sono obbligata a sentire! Suvvia, piantala! Voi due non avete speranze! È ora di smetterla di sognare! Te ne prego...ritorna quello che eri prima...sei cambiato, non ti riconosco più -
- Io sono e sarò sempre tuo figlio! Prima non ero me stesso, faticavo nel togliermi la maschera che per anni mi avete costretto ad indossare! Ora il mio vero io si è sprigionato, e non ho intenzione di tornare mai più indietro. Sai mamma...noi nella vita abbiamo davanti due strade. Una dritta, asfaltata, ben fatta, esteticamente perfetta. È la strada scelta dalle persone come te, quella più percorsa, quella delle persone vuote, vigliacche, senza aspirazioni, che non sanno nemmeno che cosa sono i sogni, e che per non rischiare, si accontentano dei primi, umili, fiori di campo che incontrano nel loro cammino. Mentre l'altra è quella in faticosa salita e in brusca discesa, piena di svolte, intoppi, buchi, e sono tante le cadute, le ferite, i lividi, le lacrime...è la strada che ho scelto di percorrere io. E sappi che non ho intenzione di fermarmi a metà strada, raggiungerò l'arbusto di rose rosse. - al termine del mio discorso, noto che gli occhi di mia madre si sono riempiti di lacrime.
La guardo sbigottito. Non ho mai suscitato questa reazione in lei.
Con un gesto rapido e sbrigativo, chiude il libro e si dirige altrove, lasciandomi confuso a contemplare il vuoto che si cela dentro e fuori di me.
- Complimenti, Roger -
Una voce familiare, mi fa ruotare di 360°.
È Trevor, mio fratello.
- T-trevor...? Che ci fai tu qui? - domando io, sorpreso di quella visita inaspettata.
- Sono qui per congratularmi con il futuro lord... - risponde invidioso lui.
Sospiro.
Non immaginavo di essermi messo contro pure lui.
- Che cosa vai cercando, Trevor? - chiedo io, pazientemente. - Non sono in vena di litigare... - continuo.
- Oh, io sono il maggiore, Roger. Sono io che non dovrei essere in vena di litigare, che dovrei cercare di razionalizzare...mentre il fratellino piccolo e immaturo continua a inveire su di me. - sospiro, stufo.
- Beh, tu non sei mai stato un vero fratello maggiore, tutto quello che hai fatto nella tua vita è stato lamentarti di me. "Oh ma quanto è bello Roger, quanto è istruito, che bella ragazza che ha, quante macchine colleziona..." tu hai sempre rosicato, hai sempre cercato di mettermi in una cattiva luce davanti a nostro padre, e non hai mai smesso di farlo. Ne è prova il fatto che sei subito andato a informare papino non appena hai scoperto che frequentavo un uomo! - a quella mia ultima esclamazione, il volto di Trevor si colora di imbarazzo.
- C-come lo hai saputo? - balbetta lui, e io rido.
- Ma mi hai preso per stupido? - chiedo io. A quel punto, Trevor serra le labbra, alzando di nuovo lo sguardo, in vena di sfida.
- Beh, se tu fossi stato al mio posto avresti agito esattamente allo stesso modo! Non puoi capire lo strazio che ho provato. Sono sempre stato l'eterno secondo. A te spettava tutto. Nostro padre ti ha dato tutto. Eri il suo preferito, ti ha promesso sposo prima di me con tanto di titolo nobiliare! Rosie spettava a me! -
- Parli di Rosie come se fosse un oggetto... -
- Lo è - controbatte lui.
- Beh, allora prenditela! - esclamo io, uscendo furioso dalla stanza.
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