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Londra, 10 gennaio 1926.
Roger
- ma possibile che c'è sempre tutto questo traffico ogni volta che usciamo noi? Non poteva starsene a casa tutta questa gente? - brontola mia mamma, dopo solo una decina di minuti in mezzo al traffico del mattino.
- Mamma, il traffico c'è sempre, non è che tutti aspettano che tu esca per farti un dispetto...e anche noi potevamo starcene a casa...non sei il centro del mondo - intervengo io, tra uno sbadiglio e l'altro.
- Chi ti ha interpellato a te? E poi sei tu che mi hai fatto aspettare, se non fosse stato per te saremo già belli che arrivati a quest'ora! - sentenzia lei, furiosa.
- Sei tu che hai voluto farti accompagnare da me - replico io.
- Oh, basta rispondere! Sono tua madre, tu devi solo star zitto e annuire! Johnson, fermati un po' davanti a un bar, a furia di gridare a mio figlio mi è venuta fame... - sbraita mia madre all'autista, con il suo tipico fare dolce e gentile.
Entriamo nel solito bar in cui andiamo, siamo clienti fissi e lo frequentiamo fin da quando io ero piccolino. Ha un'atmosfera calda e accogliente, e il servizio è ottimo. Una volta dentro, ci sediamo in un tavolo e ci facciamo servire due caffè e dei pasticcini, ma il cameriere, un ragazzo dai lunghi capelli neri, nel gesto di servire il caffè a mia madre, glielo rovescia accidentalmente addosso.
- Il mio completo di taffetà! - tuona mia madre, facendo girare tutti i presenti dalla nostra parte.
- Ma che cos'hai nel cervello? Da che mondo e mondo si serve così? E soprattutto a me! A me! Ma lo sai tu chi sono io? -
- Sono molto dispiaciuto per il suo vestito, signora...non era mia intenzione... - mormora il ragazzo, mordendosi il labbro.
- Mamma...è stato un'incidente...ora puoi smetterla di gridare? Ci stanno guardando tutti - le sussurro io, cercando di rimediare, ma a quanto pare mia mamma non ne voleva sapere.
- Oh no, io non la smetto! Hai idea di quanto costa questo vestito tu? Probabilmente molto più di un tuo anno di paga! E non scherzo! Guadagnerai quattro soldi...ma è ovvio che combini questi disastri, sei soltanto buono a fare questo tu nella tua vita...sei solo un pakistano buono a nulla...immigrato qua solo per far danni -
- Sono davvero mortificato, signora, ma le mie origini non c'entrano nulla con l'episodio che si è verificato... - controbatte il ragazzo, provocandomi una risata spontanea. Per la prima volta incontro una persona che non si lascia intimidire da mia madre.
- Ah sì? Hai pure il coraggio di rispondermi? Ma guarda che insolenza, sono allibita! - a quel punto, un uomo basso e abbastanza rotondetto, si avvicina ai due litiganti.
- Che è successo? - interviene lui, rivolgendosi a mia madre.
- Oh, signor Farret...vede, questo suo cameriere da quattro soldi goffo e impacciato mi ha versato il caffè addosso! - urla mia madre, fuori di sé.
- Ah, è così? Piccolo stupido, la signora Taylor è una dei nostri clienti più ricchi e affermati, e tu cosa fai? Le versi il caffè addosso? -
- Mi rincresce signora, davvero tanto... - mugugna il cameriere, a capo chino.
- Non l'ha fatto apposta, è stato un'incidente! - ripeto io, difendendolo, ma le mie parole non vengono prese tanto in considerazione.
- Signor Farret, deve prendere dei provvedimenti, o io o questo suo cameriere straccione, impudente e maleducato!-
- Signor Farret, posso rimediare! Le ricompro il vestito! - esclama il ragazzo, temendo di perdere il posto di lavoro.
- Mamma sei troppo esagerata! Per una macchia minuscola di caffè vuoi far licenziare questo ragazzo! - mi impiccio nuovamente io.
- Esatto! Insomma, non si è nemmeno sporcata tanto... - asseconda il cameriere.
- Silenzio! - tuona il signor Farret.
- Farrokh, i tuoi "incidenti" sono stati numerosi in quest'ultimo mese, di opportunità te ne sono state date parecchie, tutte da te sprecate, per questo alla luce di quest'ultimo avvenimento, ti comunico che sei fuori -
- Oh, meno male, al mondo c'è ancora un po' di giustizia, allora... - commenta mia madre, sprezzante.
- La prego, mi dia un'altra possibilità! Non la deluderò più, lo prometto - insiste Farrokh, anche se in cuor suo sa che ormai non può più rimediare.
- Andiamo, gli dia un'altra possibilità! - esclamo io, sentendomi in colpa.
- Roger, ma si può sapere da che parte stai?! Coraggio, andiamocene, ne ho abbastanza! - strilla mia madre, strattonandomi per un braccio fuori dal locale.
Sulla soglia della porta del locale, io e Farrokh ci lanciamo un'occhiata reciproca, mista di curiosità, interesse e preoccupazione.
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