Vecchie ferite e nuovi orizzonti
L'ingresso di Rafa Leão al Jack's non passò inosservato. Il locale era pieno di giovani quella sera, molto più del solito. Del resto non era frequente vedere personaggi famosi in quella cittadina a nord di Milano ed era normale che si fosse sparsa la voce della presenza dei giocatori rossoneri e che molti curiosi avessero deciso di avventurarsi nel bar per vederli da vicino.
Uno dei primi a notare il campione portoghese fu Gabriele che rimase a bocca aperta nel vedere di fianco a lui due ragazze che conosceva molto bene. Una di loro, in particolare, pur essendo stata spesso nei suoi pensieri, non gli capitava di incontrarla da parecchi mesi, precisamente da giugno dell'anno precedente. La settimana prima il ragazzo aveva visto la storia Instagram in cui Camilla aveva taggato Emma ed aveva sperato in cuor suo che si trattasse di uno scherzo o magari di un errore, ma forse non era così. Forse la sua ex aveva davvero contatti con i giocatori del Milan e allora era probabile che avesse davvero una storia con il numero 10. L'istinto gli urlava di precipitarsi subito da lei, ma la ragione gli suggerì più saggiamente di restare per qualche istante fermo in attesa.
Nel frattempo Camilla si era defilata velocemente e Diego aveva cominciato ad avanzare in direzione del bancone posto al centro del locale, mentre una piccola folla di fans si accalcava intorno a Rafa. Dopo un attimo di esitazione, Emma decise di tornare da Brahim e dagli altri, ma subito dopo essersi voltata e aver iniziato a camminare in quella direzione, si sentì trattenere per un braccio. Si fermò e si voltò di scatto, aveva già capito di chi potesse trattarsi.
"Em" esordì Gabriele passandosi la mano libera tra i capelli biondi. Lei sospirò piano, non aveva nessuna voglia di parlare con lui ma non aveva molta scelta. D'altronde aveva già affrontato Camilla poco prima, poteva liberarsi senza problemi anche del suo ex.
"Ciao Gabriele" disse in tono seccato. "Scusa ma sono un po' di fretta, il mio ragazzo mi sta aspettando" aggiunse con un sorrisetto cattivo in volto. Dopo la rivelazione che Camilla le aveva fatto poco prima, Emma sentiva di essere in una posizione di vantaggio rispetto a Gabriele ed era intenzionata a levarselo di torno il prima possibile.
"I-il tuo ragazzo?" farfugliò infatti lui. "Mi stai dicendo che stai veramente insieme a Brahim Diaz?" domandò poi con gli occhi fuori dalle orbite; non riusciva proprio a capacitarsi che quello che era da anni il calciatore preferito della sua ex ragazza, quello per cui lei aveva una cotta mostruosa quando ancora stava insieme a lui avesse preso davvero il suo posto nel cuore di lei.
"È inutile che fai quella faccia, se hai visto la storia di Camilla la sera di San Valentino lo sai benissimo che sono io la ragazza a cui Brahim si riferiva nel suo post; è a me che ha dedicato quel goal" ribadì Emma.
"Quindi ora stai insieme a lui. Ma ti rendi conto di cosa significa? Tu sei una ragazza qualsiasi e lui è un calciatore di Serie A, cosa pensi che possa offrirti? Gente di quel livello non ha sentimenti, ti userà e ti butterà via quando si sarà stancato di te". Gabriele era sconvolto, aveva lasciato andare il braccio di Emma e continuava a passarsi le mani tra i capelli con un'espressione tesa in volto, senza riuscire a capacitarsi di ciò che la sua ex ragazza gli stava dicendo.
"Ma proprio tu mi vieni a parlare di sentimenti?" sbottò lei indignata. "Tu che non hai avuto un minimo di rispetto per i miei? Con Brahim sto bene, mi ha dato più lui in poche settimane che tu in oltre un anno".
"Beh certo è facile comprare l'amore delle persone quando sei pieno di soldi!" Anche Gabriele sentiva la rabbia crescere dentro di sè ma doveva sforzarsi di tenerla a bada o avrebbe solo peggiorato la situazione con Emma. Strinse le mani a pugno così forte che le sue nocche diventarono bianche. Gabriele detestava Brahim e se se lo fosse trovato davanti in quel momento lo avrebbe volentieri preso a pugni. Non era nemmeno uno dei suoi preferiti tra i rossoneri, anzi lo reputava un giocatore mediocre e sperava proprio che se ne sarebbe tornato a Madrid a fine campionato.
"Puoi crederci o no ma non ho avuto proprio niente da Brahim a livello materiale. Quello che mi ha dato da quando ci frequentiamo è ben altro; è amore, passione, complicità, rispetto. E io lo amerei anche se non fosse nessuno perché non sono il suo lavoro o i suoi soldi che mi hanno fatta innamorare di lui, è la dolcezza con cui mi guarda, la frenesia con cui mi bacia, la voglia di avermi sempre accanto che mi dimostra con ogni suo atteggiamento, sia quando siamo insieme, sia quando siamo lontani. Lui mi fa sentire viva, bella, desiderata, come nessun altro ha mai saputo fare prima d'ora" ribatté Emma pesando attentamente ogni singola parola. Sapeva di poter ferire Gabriele ed era assolutamente intenzionata a farlo.
"Sei ingiusta Em, come se io non avessi fatto lo stesso per te..." tentò di giustificarsi lui.
"Sì certo finché non ti è venuto in mente di tradirmi con una delle mie migliori amiche!" lo interruppe lei bruscamente.
"Succederà anche con lui. I calciatori non sono fedeli, hanno la possibilità di conoscere mille altre ragazze e prima o poi con qualcuna finiscono per cascarci" riprese Gabriele con l'evidente intento di ferirla come lei aveva ferito lui con le parole che aveva appena pronunciato. Emma non rispose, avrebbe voluto tapparsi le orecchie e scappare via perché quella che Gabriele le stava mettendo di fronte era sempre stata una delle sue paure più grandi dalla sera del primo bacio con Brahim sotto casa sua. Non aveva la forza di ribattere anche a quelle parole perché, nonostante le manifestazioni di amore di Brahim nei suoi confronti che le avevano fatto pensare che lui fosse diverso dallo stereotipo del calciatore sciupafemmine, una parte del suo cervello non poteva fare a meno di farsi condizionare da quello stesso stereotipo. Rimase quindi in silenzio e abbassò leggermente lo sguardo. Voleva con tutta sé stessa difendere il suo rapporto con Brahim davanti a Gabriele ma non riusciva a trovare parole che non la facessero sembrare una povera illusa.
"E comunque lui presto se ne andrà, lo sai meglio di me. Tornerà a Madrid e non potrete andare avanti con una storia a distanza" continuò Gabriele in tono tagliente. Ma questa volta Emma trovo la forza e il coraggio di ribattere, rialzando sull'ex ragazzo uno sguardo pieno, oltre che di rabbia, anche di dolore. Perché quel pensiero, che continuava a sforzarsi di tenere lontano, le spezzava il cuore.
"Questo ancora non si sa, non lo sa nemmeno lui. Ma anche se tornasse a Madrid, chi ti dice che non potremo continuare a vivere la nostra storia a distanza? O chi ti dice che sarà davvero una storia a distanza?" Il cuore di Emma tremò dalla paura mentre lei pronunciava quelle parole, che però uscirono forti e sicure, come se lei ci stesse credendo davvero. E chissà, forse avrebbe dovuto crederci con più convinzione perché nulla poteva essere impossibile se l'amore c'era davvero. E tra lei e Brahim l'amore c'era, non doveva dubitarne.
"Vuoi farmi credere che lasceresti l'Italia per lui? Come sei ingenua Em" disse Gabriele scuotendo la testa.
Proprio in quel momento, come se lo avesse evocato con il pensiero, Emma sentì una stretta familiare agganciarsi attorno alla sua vita e una voce calda ma decisa domandare "Ema? Todo bien aquí?"
Lei si voltò e regalò a Brahim un sorriso raggiante, come se all'improvviso avesse visto spuntare il sole dopo un violento temporale. "Sì grazie, va tutto bene, stavo arrivando da voi e ho incontrato un mio ex compagno di classe. Brahim, ti presento Gabriele, è anche lui un tifoso del Milan, sai?"
***
Nel frattempo dietro il bancone, Greta era indaffaratissima: era la prima volta che si trovava a gestire così tante ordinazioni di ogni genere contemporaneamente ma fino a quel momento se la stava cavando alla grande. Fece però l'errore di alzare gli occhi sentendo il brusio e i gridolini di eccitazione che avevano accompagnato l'ingresso di Rafael Leão. E quando aveva guardato nella sua direzione, aveva incrociato quegli occhi, neri come la pece e profondi come gli abissi dell'oceano. Era stato solo un attimo, poi il portoghese si era messo a parlare con un giovane uomo dai capelli castani e la magia era scomparsa, ma quello sguardo era bastato a lasciare in lei un segno indelebile. Non riusciva proprio a non sentirsi attratta da lui, anche se lo odiava per il modo in cui l'aveva trattata. Il solo rievocare quei momenti nella memoria le faceva ancora bruciare le ferite.
Mentre una piccola folla di fans accerchiava il numero 17 rossonero, Greta notò il giovane uomo dai capelli castani muoversi con passo deciso nella sua direzione.
"E insomma, è stata un'emozione unica vincere quella partita". La ragazza lanciò un'occhiata distratta a Davide che sorseggiava la sua birra appoggiato al bancone e intanto le parlava cercando di alzare il più possibile la voce per sovrastare la musica rock che rimbombava nel locale. Il capitano rossonero era indubbiamente carino e gentile ma c'era qualcosa in lui che non la convinceva del tutto. Gli rivolse comunque un sorriso e gli fece cenno di continuare, anche se non era riuscita a seguire perfettamente il discorso a causa della musica ad alto volume e della concentrazione che stava mettendo nel proprio lavoro.
"Levati Davide, devo parlare un attimo io con questa ragazza".
Il tono di voce era basso e profondo e aveva un leggero accento spagnolo; nonostante il volume della musica, Greta sentì quelle parole forti e chiare e non si stupì di vedere accanto a Davide il giovane uomo castano che aveva fatto il suo ingresso nel locale poco prima insieme a Rafa.
"Sì bellezza, mi riferivo proprio a te" disse lui.
"Mi chiamo Greta" sbottò lei mentre travasava del ghiaccio in un bicchiere e ci versava una buona dose di gin.
"E sei fiorentina, riconoscerei il tuo accento tra mille!" esclamò lui con un luccichio negli occhi castani. "Fai solo la barista nella vita Greta?" le domandò. Davide si era improvvisamente zittito e lo fissava incuriosito.
"Studio. Voglio diventare architetto. Anzi arredatrice di interni, per la precisione" rispose la ragazza in tono un po' seccato. Ma che voleva quel tizio da lei?
"Non mi dire che nessuno ti ha mai proposto di fare la modella!" esclamò l'uomo come se stesse dicendo un'eresia. Greta non sapeva se scoppiare a ridergli in faccia o preparargli un cocktail avvelenato per quanto la stava irritando. Nel dubbio continuò il suo lavoro senza rispondere; Davide, nel frattempo, si era defilato tornando al tavolo con i compagni di squadra.
"Guarda che sono serio!" esclamò il giovane uomo vedendo che la ragazza dai capelli biondi non reagiva come lui si sarebbe aspettato. "Mi chiamo Diego Navarro e sono un fotografo professionista, collaboro con diverse agenzie pubblicitarie e sto cercando una modella che faccia da testimonial per una nuova marca francese di prodotti per il makeup. Sono settimane che incontro ogni giorno modelle professioniste ma nessuna di loro mi sembra giusta per il messaggio che vuole lanciare l'agenzia con cui sto collaborando. Tutte troppo impostate, zero spontaneità. Ma mi è bastato mettere piede in questo locale e vederti da lontano per pensare eccola, è lei quella giusta. E più ti guardo più mi convinco che sei perfetta".
Greta non poté fare a meno di sentirsi lusingata da quelle parole. Era consapevole che Madre Natura fosse stata particolarmente generosa con lei, ma non aveva mai pensato nemmeno lontanamente di poter sfruttare la sua bellezza per farci dei soldi.
"Mi coglie totalmente alla sprovvista e comunque non posso parlarne adesso, sto lavorando" rispose secca. A Diego però non sfuggì l'espressione compiaciuta che, anche se solo per qualche istante, le era comparsa in viso.
"Va bene, capisco. Comunque dammi del tu, se no mi sento vecchio e ho appena compiuto trent'anni. Ti lascio il mio numero, domani chiamami e ci mettiamo d'accordo per vederci nel mio studio così ti faccio qualche foto e la mostro all'agenzia, sono sicuro che saranno entusiasti anche loro" disse lui porgendole il proprio biglietto da visita. Si voltò e si incamminò per raggiungere Rafa e gli altri ma poi all'improvviso tornò sui suoi passi.
"Ah dimenticavo: sappi che se non mi chiami ti cercherò io, chiederò il tuo numero a Davide" disse sorridendo. "O forse dovrei chiederlo a Rafael?"
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