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Uno scomodo incontro

In piedi sotto la luce del lampione fuori dal palazzo in cui abitava, avvinghiata a quello che era stato per due anni il suo sogno proibito, Emma sentiva di aver ormai totalmente perso il controllo e di essere arrivata ad un punto da cui probabilmente non sarebbe più riuscita a tornare indietro. Una miriade di domande le attraversò il cervello, ma non era quello il momento di farsele. I baci di Brahim erano roventi e passionali, un assalto continuo e incessante alla sua sanità mentale, e lei non aveva intenzione di rinunciarci. Non in quel momento, non quella sera, non ora che il sogno era diventato realtà.

Sembravano non essere mai sazi di quei baci Emma e Brahim, le loro labbra continuavano a cercarsi e quando non lo facevano erano i rispettivi occhi a volersi riempire di ogni dettaglio del viso e dello sguardo l'uno dell'altra. Fu un rumore proveniente dallo stomaco del calciatore a riportare entrambi indietro da quel mondo fatto di baci, carezze, sguardi languidi e parole sussurrate con il respiro corto. Lui scoppiò in una risata imbarazzata per quel brontolio inopportuno, e lei si ricordò improvvisamente  che Andrea la stava ancora aspettando e che non lo aveva nemmeno avvisato, appena uscita di casa, che era tremendamente in ritardo. Non che ne avesse avuto il tempo, del resto.

"Scusa ho fatto un casino" farfugliò Emma passandosi una mano tra i capelli, sotto lo sguardo confuso di Brahim. "Io dovevo vedermi con un ragazzo stasera e tu sei fidanzato".

"Io non sono fidanzato" si affrettò a chiarire lui, con un tono di voce che ad Emma parve sorpreso. "E questo ragazzo che dovevi vedere, chi è?"

Era davvero fastidio quello che le sembrava di percepire nella domanda di Brahim? Era geloso? Emma ne dubitava, così come dubitava della sua affermazione precedente, tuttavia sentì di dovergli dare una spiegazione.

"L'ho conosciuto un mese fa, tramite un'amica di Greta. Ha continuato a tampinarmi mandandomi messaggi ogni giorno e... insomma, di recente mi sono decisa a uscirci insieme".

"Eso no es bueno" commentò Brahim scuotendo la testa. "Gli hai dato il tuo numero di telefono e a me no" aggiunse esibendo il solito broncio. Dalla prima volta che gli aveva visto sporgere in fuori il labbro inferiore in quel modo a Milanello, ad Emma era venuta una voglia pazzesca di prenderlo tra i denti e mordicchiarlo. E fu esattamente quello che fece in quel momento scatenando la reazione di Brahim che in risposta si avventò di nuovo sulle sue labbra con foga ancora maggiore.

"Guarda che non c'è niente tra me e lui. Se ti dovesse interessare, naturalmente" disse lei con il respiro affannoso, dopo essersi staccata da lui e aver fatto un passo indietro.

"Ti avevo dato il mio numero. E tu  en vez de llamarme sei uscita con un altro" si lamentò Brahim alzando gli occhi al cielo con aria teatrale.

"Pensavo me lo avessi lasciato per gentilezza ma che non avresti voluto davvero essere disturbato" confessò lei volgendo lo sguardo in direzione di un gatto bianco e nero che stava attraversando la strada. Quel discorso la metteva tremendamente in imbarazzo. "Non mi hai fatto capire in alcun modo di essere interessato a me".

"Meno male che sapevo dove trovarti" borbottò lui accennando un sorriso. Il sorriso per cui Emma sarebbe stata disposta a fare qualunque cosa. C'era ancora una domanda però che ronzava insistente nella sua testa. Si sentiva nervosa mentre stava per pronunciare quelle parole, spostava continuamente il peso da un piede all'altro e continuava ad osservare il gatto bianco e nero che si era appollaiato sul muretto di recinzione del palazzo di fronte al suo.

"Ma davvero non sei fidanzato?"

Brahim fece un passo verso di lei e le prese il viso tra le mani voltandoglielo con dolcezza per obbligarla a guardarlo negli occhi. "No Ema, davvero. Creo que te refieres ad Ana ma è una storia finita ormai".

"La cantante, sì. Da internet non sembra affatto finita però. Molti siti continuano a darvi per fidanzati" sbottò Emma cercando di sfuggire a quegli occhi nocciola perché si vergognava come una ladra. Gli stava praticamente confessando che cercava sul web informazioni su di lui. Lo spagnolo però non sembrò dare troppo peso a quella confessione e scosse la testa.

"Non è così. Non vedo Ana da quest'estate. Se vuoi dopo ti racconto però ahora me muero de hambre".

Emma tornò a guardarlo e sorrise divertita. "Che cosa hai detto scusa?" Lui ci pensò un attimo, cercando di ricordarsi esattamente come si dicesse la frase in italiano.

"Ho fame come un lupo, così dite qui in Italia giusto?" domandò Brahim con aria pensierosa.

"Fuochino" rispose Emma divertita.

"Cosa significa?" chiese di nuovo lui.

"Vuol dire che ci sei quasi. Se avessi sbagliato di tanto avrei detto ACQUA" spiegò Emma cercando di non soffocare dalle risate di fronte all'espressione confusa di Brahim.

"Allora hai capito. Mi porti a mangiare qualcosa? A meno che preferisci uscire con quell'altro" disse Brahim sporgendo nuovamente in fuori il labbro inferiore. Emma cercò un pretesto per non guardare più quel broncio che altrimenti sarebbe stato una calamita per i suoi denti, scosse la testa ed estrasse il cellulare dalla borsa. Emise un profondo sospiro quando si accorse che c'erano già diverse chiamate e messaggi di Andrea ma lei non se ne era accorta perché aveva disattivato la suoneria per guardare la partita e si era dimenticata di riattivarla.

"Adesso gli scrivo che non vado da lui stasera perché mi sono ritrovata sotto casa lo sfondo del mio cellulare in carne e ossa" ridacchiò la ragazza che ormai aveva superato ogni vergogna e sollevò verso Brahim il suo telefono in modo che lui potesse vedere se stesso sul display. Il numero 10 rossonero sorrise e si allungò verso di lei sorprendendola con un veloce bacio sulle labbra che le regalò l'ennesimo brivido in quella serata di metà novembre in cui sembrava fare fin troppo caldo.

"Adesso mi sento la pressione addosso" commentò lo spagnolo con un luccichio divertito nello sguardo.

"In che senso?" chiese lei corrugando la fronte.

"Devo dimostrarti che merito di essere lo sfondo del tuo cellulare. Magari quando mi conoscerai meglio rimarrai delusa". Il cuore di Emma perse un battito a quel "quando mi conoscerai meglio". Quindi lui voleva rivederla anche dopo quella sera? Preferì non soffermarsi troppo su quel pensiero, doveva solo godersi il momento, come faceva Greta.

"Vedremo" ridacchiò lei stringendosi nelle spalle. "Male che vada ho già in mente chi sostituire a te come sfondo del cellulare" aggiunse in tono malizioso; superata la vergogna, flirtare con lui la stava divertendo più di quanto avrebbe mai immaginato.

"Chi? Ahora quiero saber" proruppe Brahim.

"Non te lo dirò mai" ribatté lei ridendo e scuotendo la testa. "E adesso fammi mandare questo messaggio o rischio di veder spuntare Andrea da un momento all'altro, anche se lui non sa dove abito".

Ciao Andrea, scusami se ti scrivo solo adesso ma stasera non riesco a venire da te, mi spiace ma ho avuto un imprevisto. Ci sentiamo

Scrisse in fretta il messaggio, poi si voltò verso lo spagnolo. "Allora, tu hai fame e in effetti nemmeno io ho ancora cenato. Cosa vuoi mangiare?"

"Ho voglia di una pizza. Tanto, sono in vacanza" rispose lui; sorrideva, ma nella sua voce Emma colse una nota di amarezza.

"Già, il Mondiale..." si lasciò sfuggire lei. Era tentata di dirgli che le dispiaceva che lui non fosse stato convocato con la nazionale spagnola e di chiedergli quanto ci fosse di vero nella possibile convocazione da parte di quella marocchina, ma poi pensò che forse sarebbe stato meglio evitare. "Se hai voglia di pizza, io conosco un posto qua vicino dove la fanno divinamente. I proprietari sono i genitori della mia migliore amica".

"Muy bien" commentò lui aprendo la portiera della propria auto e facendole cenno di salire. "Vamos".

La pizzeria di Giuseppe e Anna Romano, i genitori di Elisa, si trovava a pochi chilometri da casa di Emma. Quando scese dall'auto di Brahim, la ragazza notò da lontano un gruppetto di persone che chiacchierava all'esterno del locale e sperò che nessuno di loro riconoscesse il calciatore o, peggio ancora, lei. Man mano che si avvicinava, però, si rese conto che tutta la fortuna che le era piovuta addosso inaspettatamente quella sera doveva aver deciso di voltarle le spalle in modo altrettando repentino. Una ragazza alta e magra dai capelli neri, lisci, e lunghi fino a metà schiena, infatti, aveva notato Emma e Brahim che si dirigevano verso la pizzeria, si era staccata dal gruppetto e si stava incamminando verso di loro. Una ragazza che Emma conosceva fin troppo bene.

"Emmy ciao! Come stai? Che bello vederti!" esclamò entusiasta la mora.

Emmy. Nessuno la chiamava mai così, solo lei; per tutti, da sempre, il diminutivo di Emma era Em. Non si sentiva più chiamare in quel modo da sei mesi e quella leggera storpiatura del suo nome ebbe su di lei l'effetto di una pugnalata nel bel mezzo del cuore. Avrebbe voluto dare alla mora una rispostaccia ma non fece in tempo a dire neanche mezza parola perché l'altra si era già lanciata sul suo accompagnatore, perfettamente riconoscibile a un occhio attento nonostante si fosse calato il cappuccio del piumino sulla testa.

"MA TU SEI BRAHIM DIAZ!!!" strillò la ragazza portandosi le mani davanti alla bocca e lanciando un'occhiata indagatrice ad Emma. "Piacere, io sono Camilla e tifo il Milan da sempre, posso farmi un selfie con te?" domandò in preda all'eccitazione piazzandosi accanto allo spagnolo, brandendo il cellulare e sorridendo alla fotocamera. Emma, nel frattempo, faticava a tenere a freno la propria irritazione; non aveva mai fumato in vita sua ma se avesse avuto a disposizione un pacchetto di sigarette avrebbe cominciato volentieri in quel momento. Prese a sua volta il cellulare e ascoltò il messaggio vocale che le aveva mandato poco prima Andrea, il cui tono sembrava dispiaciuto ma anche un po' irritato. Emma provò, nonostante tutto, l'impulso di scappare via e andarsene da lui, soprattutto perché la mora aveva cominciato a tempestare Brahim di domande, anche quelle che lei poco prima non aveva osato fare.

Fortunatamente il gruppetto di giovani da cui si era staccata Camilla chiamò la ragazza per andare via e lei, seppure a malincuore, dovette separarsi da Brahim per raggiungere i suoi amici, non prima di avergli dato un bacio sulla guancia che fece risalire la bile nello stomaco di Emma. Ma il massimo dell'ìirritazione lo raggiunse quando la ragazza, che nemmeno l'aveva salutata prima di allontanarsi, fece ritorno sui suoi passi e, con un sorriso falso come una banconota da due euro, le disse: "Comunque Emmy, devo fare i complimenti a te e a Greta per queste vostre frequentazioni vip, puntate sempre più in alto voi due!"

A quelle parole, Emma sentì il proprio cervello andare in tilt. Per un attimo prevalse in lei l'incredulità per aver sentito Camilla nominare Greta, ma effettivamente Camilla seguiva molti siti web e pagine Instagram dedicati al gossip su personaggi famosi del mondo del calcio, quindi era possibile che in qualcuno di quelli fossero state pubblicate foto rubate di Rafa Leão con la sua nuova fiamma. L'aver sentito nominare anche Greta però contribuì a far montare dentro di lei con violenza la rabbia repressa e accumulata per sei lunghi mesi e a farla esplodere tutta insieme nella sua testa annebbiandole ogni facoltà mentale. Emma sapeva che quello che stava per fare era sbagliato e soprattutto che non avrebbe dovuto farlo davanti a Brahim che, poveretto, non sapeva nulla del suo passato e dei rapporti che c'erano stati tra lei e Camilla; ma nonostante questo non poteva più trattenersi, aveva quelle parole sulla punta della lingua da mesi e adesso non poteva tenersele più, era come se una sorta di forza superiore le imponesse di buttarle fuori e non avrebbe potuto fermarsi neanche se lo avesse voluto con tutte le sue forze.

"Ma vaffanculo Camilla".

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