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Coffee number Two

Scusate per eventuali errori di grammatica e/ o ortografia

☕️☕️☕️

☕️☕️☕️
{Angolo mio: 1) in questa storia Rachel, Victoria, Nelly, Silvia e Suzette (più altri personaggi che metterò più avanti), frequentano l'ultimo anno di superiori, mentre Nathan, Xavier, Bryce, Claude e Camelia sono all'università;
2) Celia e Jude sono stati tutti e due adottati dalla famiglia Sharp quindi hanno lo stesso cognome}

A volte vorrei avere una macchina del tempo.
Una tascabile, preferibilmente, così che la possa tenere sempre in tasca e usarla nel momento del bisogno. Tipo adesso mentre quel noioso prof di storia sta parlando.

Per fortuna qualcuno dall'alto mi ascolta e la campanella suona segnando la fine della sua ora e l'inizio del pranzo.
Ci alziamo tutti in massa e per poco non corriamo fuori dall'aula.
Prima di uscire prendo dallo zaino il mio bento e raggiungo Victoria nella caffetteria della scuola.
Riesco a trovarla con un po' di difficoltà a causa della marea di gente che la prende d'assedio ogni giorno.

Mi siedo al tavolo e saluto Victoria e alcuni suoi compagni di classe: Jude Sharp e Axel Blaze.
«Ciao Rachel.» Mi saluta Axel mentre Jude fa un semplice cenno con la testa.
«Novità?» Mi chiede Victoria.
«A parte il prof di storia noioso come sempre, no. Voi?»
«Ho preso 80 in economia aziendale, sono troppo fiera di me stessa!» Esulta la rossa.
«Nulla di interessante.» Dice Axel dando un morso al panino che ha comprato.
Jude sta zitto e si rigira tra le mani le bacchette.

«Che ha Jude?» Chiedo sussurrando a Victoria, ma il moscone mi ha sentita comunque.
Sopira. «Mia sorella ha avuto una "grandissima" idea per il giornale della scuola.»
Inizio a preoccuparmi. «E quale sarebbe?»
Celia Sharp è forse una delle persone che più mi preoccupano al mondo. È la capo redattrice del giornale della scuola e ogni notizia per lei è buona per un articolo o uno scoop.

«Gossip sulla nostra scuola.» Dice Jude.
«COSA?!» Strilliamo sia io che Victoria, mentre Axel per poco non si strozza con il suo cibo.
«Questa scuola è piena di misteri e gente che vuole nascondere la propria vera identità, io aiuto semplicemente a farli uscire dal guscio.» Dice una voce femminile alle nostre spalle.
Non è difficile capire chi sia.

Celia Sharp ha con se la sua macchina fotografica, sempre pronta per l'uso, e i suoi brutti occhiali rossi alzati sulla testa a fermarle gli ondulati capelli ricci blu scuri.
«Ciao Fratellone!» Saluta Jude sorridente, mentre lui ricambia con un'alzata di mano.

«Celia, non puoi farlo.» Dice Victoria guardandola male.
«Perché no? Voglio solo portare la verità nella nostra scuola.»
«Perché forse rovineresti la reputazione di qualcuno, ci hai pensato? Alcuni segreti devono rimanere tali.» Dico alzandomi dal tavolo e fronteggiandola, per fortuna sono più alta di lei.

«Rachel, ti prego, non iniziare.» Mi dice Victoria.
«In questa scuola, come nel resto del mondo, esiste la privacy! Non hai il diritto, tu, cane da scoop, di ficcare il naso negli affari degli altri...»
«Ma le ha appena dato della cagna?» Sento Axel chiedere a Victoria.
«Forse.» Risponde lei.

«Dove saremmo ora? Se tutti i nostri segreti verrebbero sbandierati ai 4 venti? Avremo ancora degli amici? Una famiglia? Una vita?-»
«La stai facendo tragica ora.» Interviene Jude.
«Sssssh! -Lo zittisco- Fatto sta che...»

Celia solleva una mano e si massaggia la tempia sinistra con l'altra.
«Ti prego basta, mi stai facendo venire il mal di testa.» Mi supera e va verso il tavolo.
«Ma! Ma io non avevo finito! Dovevo ancora arrivare alla parte dei pesci piccoli che combattono quello grande per la propria libertà!»
Mi ignorano.

«Sul serio, Celia, non è una buona idea.» Le dice Axel.
«E perché?»
«Siamo amici! E non puoi iniziare a ficcanasare nei nostri affari!» Esclama Victoria, fiera della sua scusa.
«Quindi, se ho capito bene, non posso scrivere i segreti dei miei amici?» Chiede Celia.
«Esatto.» Risponde trionfante la rossa.

La blu alza il braccio destro e poi mi indica col pollice, dato che sono ancora dietro di lei.
«Ma lei non è mia amica.» Dice semplicemente e in tono tranquillissimo, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.

È un buon momento per dire che io e lei non ci siamo mai sopportate?

«Senti, solo perché non siamo Best Friends Forever, nessuno ti dà il permesso di curiosare nella mia vita.» Assottiglio gli occhi e incrocio le braccia al petto.
«Tranquilla, se non hai nulla da nascondere allora non scriverò assolutamente niente nei tuoi confronti. -Mi si avvicina, appoggia la mano destra sulla mia spalla sinistra e mi sussurra all'orecchio- Ma dubito, infondo, tutti noi nascondiamo qualcosa.» Sorride e se ne va senza salutare.

«MA NON PUOI SCRIVERE CHE AD AXEL PIACE COLLEZIONARE CONIGLIETTI DI PELUCHE?!» Le urlo dietro, ma lei fa finta di non sentirmi.
«Allora, io non colleziono coniglietti di peluche, li regalo a Julia. Okey?» Interviene scocciato il porcospino.

Lo ignoro, sento che stanno per arrivare tempi duri.
«Ho bisogno di un caffè.» Dico semplicemente.

📷📷📷

Come ho trascorso il resto delle lezioni? Nell'ansia.
Ogni volta che andavo da qualche parte, tipo in bagno, mi sentivo seguita, nemmeno durante le lezioni non avevo un attimo di pace.

Appena posso chiedo al consiglio di mandare Celia in un'altra classe, oppure metto il suo banco in prima fila così che non possa più guardarmi. (Si, averla in classe non è il massimo)

«Hai una faccia esausta.» Mi fa notare Victoria appena chiudo l'armadietto dove ho preso la sacca con la tuta e la racchetta di tennis. Oggi ho le attività del club e non ho nessuno turno al Maid Cafè.
«Vorrei vedere te alle prese con una stalker armata di macchina fotografica e orrendi occhiali rossi...Dio! Quanto odio quei occhiali!» Dico nervosa.

«Però non pensi che sia strano?» La rossa riflette a voce alta, guardando per terra e corrugando le sopracciglia. Ogni volta che fa così le si forma una ruga dritta a metà fronte.
«Cosa?» Le chiedo.
«Questa storia del giornale e della rubrica.»
«Uhm...conoscendola non mi ha stupito più di tanto, non è la prima volta che fa la ficcanasò e pubblica cose che non dovrebbe rovinando la reputazione a qualcuno.»

«Effettivamente hai ragione, ma prendersela così tanto con te, non ne vedo il motivo.»
«Perché non ci sopportiamo, ha solo voglia di scoprire qualcosa per usarla a suo vantaggio.»
«Ora non fare la esagerata, Celia non è così infantile da ricorrere a queste scuse. Poi ti non hai nulla di cui preoccuparti, conosco ogni tuo segreto è non c'è ne sono poi di così tanto imbarazzanti o interessanti da pubblicare.»
«Ehm, grazie?» Onestamente sembra che mi abbia dato della noiosa.

«Beh, forse la paura che hai del buio è un po' infantile, ma...»
Le tappo velocemente la bocca. «SSSSSH! Potrebbe essere ovunque.
«Ma dai.» Mugugna Victoria contro la mia mano.

«Ei ragazze.» Ci giriamo e vediamo Axel davanti a noi.
«Ciao Porcospino.» Lo saluta Victoria togliendosi la mia mano dalla bocca.
«Yo.» Lo saluto.
«Di che stavate parlando?» Ci chiede.
«Nulla di che, semplicemente che Rachel ha paura del buio.» Quella che dovrebbe essere la mia migliore amica inizia a ridacchiare.
«Grazie eh.» La fulmino con lo sguardo.

«Scusa, potresti ripeterlo un po' più forte?» Le chiede Axel avvicinandosi di più.
«Ma hai sempre avuto quella spilla?» Gli chiedo notando solo ora una spilla a forma di stella sul petto alla sua sinistra.
«Ehm...si?» Mi risponde titubante.

Non per essere paranoica, ma penso che quella non sia una semplice spilla.
«È un microfono, vero Axel?» Gli chiedo sospirando e massaggiandomi le tempie.
«Cooooosa? -Strilla a disagio- Ma figurati, un microfono? AHAHAHAHA...si è un microfono.» Ammette subito.

Victoria di sbatte una mano sulla fronte, io strappo la spilla dalla divisa di Axel, e per poco non strappo anche quella, e inizio a camminare verso la fine del corridoio.
Giro l'angolo e alla mia destra vedo Celia accucciata per terra mentre traffica con un auricolare.
«Ma sei seria?» Le tiro il microfono/spilla che la colpisce sulla nuca non facendole male, sfortunatamente.

Si gira verso di me che la incenerisco con lo sguardo e un po' sbianca.
«Beh, un buon giornalista si affida a tutto quello che ha per un buon scoop.» Dice tornando calma e sistemandosi la gonna non appena si alza.
«E poi non pensavo che te ne saresti accorta.» Aggiunge.

«Certo, Axel mette sempre delle spille a forma di stella tutti i giorni. Non me ne sarei mai accorta.» Dico in modo ironico.
«Effettivamente speravo che la tua soglia di attenzione fosse più bassa.»
Freno l'impulso di tirarle un pugno sul naso, mi giro e me ne ritorno da Axel e Victoria.

Prendo la sacca ignorando il biondo platino che si scusa e Victoria che mi chiede se Celia è ancora viva oppure se l'ho picchiata a sangue.
«Si, mi serve decisamente del caffè.» Penso mentre vado verso il club di tennis

🎙🎙🎙

«SONO A CASA!» Urlo togliendomi le scarpe e appoggiando la sacca con la tuta sporca di sudore all'entrata.
Nessuna risposta.
Vado in cucina e vedo che sul tavolo c'è un post-it giallo, lo prendo e leggo:

"Ciao Rachel,
sono andata all'incontro ambientalista per parlare della prossima protesta. Tornerò tardi quindi ordina qualcosa. Mamma."

Ora che vedo meglio ci sono dei soldi, rimetto il post-it sul tavolo e li conto. Sono abbastanza per andare a fare la spesa così finalmente posso cucinarmi qualcosa di buono.

Controllo l'ora: le 18 in punto, se mi sbrigo riesco a fare la doccia e poi andare al supermercato.
Salgo le scale e mi precipito sotto la doccia togliendo via tutto il sudore e la stanchezza causati dall'allenamento di oggi.
Nel mentre che insapono i capelli penso ad un piano per distrarre Celia domani così che non possa capire dove vado dopo scuola.
Si, oggi mi ha aspettato sugli spalti fini a quando non ho finito col club.

Ammetto che un paio di volte sono riuscita a colpirla con qualche pallina con la scusa che avevo sbagliato mira, poco importa se durante le partitelle perdevo un punto, ne è valsa decisamente la pena.

Esco dalla doccia e mi asciugo velocemente i capelli lasciandoli un po' umidi.
Dopo essermi finita di preparare esco di casi con una tuta dell'Adidas e le scarpe da ginnastica. Lo so che ho appena fatto la doccia, ma ogni occasione per me e buona per andare a correre.

Ormai le giornate si stanno accorciando e nell'aria si percepisce l'arrivo di novembre.
Arrivo al supermercato dopo 15 minuti di corsa e con un leggero fiatone.
Entro, prendo un cestino e inizio a fare la spesa.

Mia madre non la fa mai, quindi qualche volta vado io per riempire il frigo con delle merendine oppure con vari ingredienti se ho voglia di cucinare. Ammetto che mi piace farlo, al Maid Cafè Bryce mi ha insegnato molte cose quindi non me la cavo male.

Dopo aver riempito metà cestino con scatole di caffè solubile, prendo il riso per fare il curry, alcune spezie, la carne e un po' di verdura per un'insalata.
Decido anche di prendere un po' di ramen istantaneo per la mamma.

Ora, non so se il mondo oppure i commessi ce l'hanno con me, ma perché diavolo devono mettere quello che voglio proprio sull'ultimo scaffale?! E la cosa che mi fa rabbia è che non sono nemmeno tanto bassa ma comunque non ci arrivo.

Sbuffo, appoggio il cestino per terra, mi allungo mettendomi sulle punte dei piedi e allungando entrambe le braccia.
«Oh andiamo!» Protesto a voce alta tra me e me.
«Serve aiuto?» Mi chiede una voce alle mie spalle e io per poco non prendo un infarto.
Mi giro e vedo un ragazzo con dei lunghi capelli azzurri legati in una coda e un ciuffo che copre l'occhio sini....aspettate...io questo qui l'ho già visto.

«Oh si, non riesco a prendere il ramen.» Gli dico cercando di ricordarmi dove l'abbia già visto.
Spero con tutto il cuore che non sia un cliente del Cafè.
«Tranquilla faccio io.» Si avvicina allo scaffale e prende senza problemi una confezione.

«Scusa se ne approfitto...ma me ne servirebbero altre 6...» Dico non appena mi passa la confezione.
«Ma quanti siete in casa?» Scherza ridacchiando.
«Ho solo una madre che non ha voglia di cucinare.» Sorrido mentre mi gratto il retro del collo.
«Spiegato tutto.» Mi dice mettendo le confezioni nel cestino che ho ripreso in mano.

«Grazie mille. Senti...ma noi due ci siamo già visti?» Gli chiedo. Ammetto che sono un po' agitata.
«In realtà si.» Annuisce totalmente tranquillo.
«E dove?» Continuo a chiedergli sperando che non dica quello che penso.
«Ieri sera, alla metro, mi sei venuta addosso mentre scendevo gli scalini.»

Spalanco gli occhi e tiro mentalmente un sospiro di sollievo.
«Sul serio?! Ti chiedo ancora scusa!» Dico facendo un inchino.
«Figurati, -ride, ha una bella risata- ieri avevo gli occhiali e poi mi hai visto di sfuggita.»
«Credo di sì...ma perché portavo gli occhiali? Era quasi buio.» Ammetto che glielo volevo chiedere anche ieri e in più solo ora noto il bel colore marrone dei suoi occhi.
«In questi giorni non sono riuscito a dormire e avevo delle occhiaie da far paura.»
«Ah, capisco.»

Ad un certo punto un voce di donna all'interfono ci fa zittire.
«Gentili clienti, stiamo per chiudere. Siete pregati di dirigervi alle casse per pagare i vostri acquisti. Buona serata.»
«Oh cavolo! Io devo ancora finire di fare la spesa! Scusa ci vediamo.» Dice mentre quasi corre via, ma prima di uscire dalla corsi si ferma e si volta.

«Ciao caffeinomane.»
Lo guardo confusa.
«Ho visto quanto caffè solubile hai preso.» Mi fa l'occhiolino e se ne va...almeno penso che mi abbia fatto l'occhiolino, con quel ciuffo non si riesce a capire.

Cammino dalla parte opposta verso la cassa, non so perché ma ho come l'impressione che lo rivedrò molto presto.

E anche questo capitolo è fatto!
Penso che tutti hanno capito che Celia sarà la principale rottura di scatole nel libro.
Se il capitolo vi è piaciuto commentare e lasciate una stellina💕💫

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