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Capitolo 9

[Reflection]

Durante il resto delle lezioni Jungkook e Jin erano sembrati piuttosto strani, non potevi dire se anche Jimin avesse mostrato la loro medesima espressione perché non seguivate gli stessi corsi, ma avevi facilmente capito che c'era qualcosa fuori posto, qualcosa che non sapevi e ti stavi preoccupando dannatamente tanto.

Appena scoccata la pausa pranzo osservasti come i due fossero schizzati fuori dall'aula letteralmente, avevano preso a correre come se avessero avuto dei fucili alle spalle che stavano svuotando i caricatori sulle loro figure e mentre osservavi la porta d'entrata interrogandoti sulle possibili eventualità Veronica e Michela presero posto accanto a te, spostando banchi e sistemando sedie.

«Qualcosa non va, (T/N)? » chiese Veronica osservandoti e tu feci segno di no con la testa, dovevi smetterla di pensare a quel biondo tanto bello oppure avresti finito con l'impazzire e poi non eravate amici così stretti, sebbene un pensiero a te non tanto gradito stava cominciando a formarsi nei meandri della tua stessa sebbene la tua prima reazione fosse stata quella di ignorare il tutto non ti fu possibile.

Ancora presa dai tuoi pensieri, impossibilitata a far divagare la mente con lo sguardo puntato sulla sedia prima occupata proprio da Jin non prestasti particolare attenzione alla conversazione, la preoccupazione per quel ragazzo ti aveva fatto dimenticare che nel parlare con la bionda, se non volevi essere scoperta dovevi tenere la guardia alta e comunque non ci riuscivi mai.

«Non preoccuparti per il tuo principe azzurro, la cosa non riguarda lui » disse tranquillamente mentre addentrava il suo panino strafracito(?) e tu facesti la medesima cosa rispondendo sovrappensiero «Non sono preoccupata per Jin » dicesti masticando lentamente prendendo la bottiglietta d'acqua che tenevi nello zaino.

Tecnicamente non potevate mangiare in classe ma dato che all'ora successiva gi aspettava comunque una seconda ora filata di letteratura inglese potevate anche non spostarvi, la classe sarebbe comunque rimasta quella.

Appoggiasti il recipiente sul banco notando gli occhi spalancati e la bocca semiaperta di Veronica in un largo sorriso, notasti l'espressione calma di Michela che ti guardava con quel suo sorrisetto vittorioso mentre teneva il palmo alzato in alto, muoveva le dita come una sorta di conto all'arrovescia e ripensando a quello che avevi detto di rendesti conto di quello che era successo, eri rimasta fregata dalle tue stesse mani e presto diventasti color peperone.

«Beh io non ho mai parlato di Jin e a giudicare dalla tua faccia lo hai capito da sola, non puoi nascondermi nulla, nessuno può farlo » disse finendo il panino che aveva fra le mani con quel suo sguardo di superiorità che metteva certe volte e tu in quel momento desiderati una cosa soltanto, sprofondare tanto era l'imbarazzo, nonostante quelle fossero le tue migliori amiche eppure non potevi farci nulla.

«Adesso non sono più l'unica che stava dietro a qualcuno! » disse la mora convinta che le prese in giro a lei rivolte per le facce che faceva nell'osservare il suo amato Jungkook eppure entrambe vi ritrovaste a ridere fino a che la bionda tentò di mantenersi seria poggiando una mano sulla spalla della ragazza.

«Vedi, Veronica, c'è una piccola differenza fra voi, lei non si mette a fissarlo a bocca aperta, voglio dire probabilmente lui non se né è accordo solo perché ha dei problemi seri ma credo che ormai tutta la scuola sa che gli sbavi dietro, letteralmente » disse e tu non potesti reprimere una risata per l'espressione attonita che la ragazza aveva posto sul suo viso, ancora una volta aveva perso, eri certa che nessuno potesse vincere in uno scontro verbale contro quella ragazza, soprattutto se ti conosceva.

Sperando di aver evitato quel suo sadismo nel mettervi in imbarazzo continuamente e nel minare al vostro orgoglio ella mise sul viso un sorrisetto che non ti piacque per nulla nel guardarti «E tu cosa ridi che diventi rossa una volta si e l'altra pure, penso che tra poco, almeno che non è cieco, lui se ne accorgerà, sai cambi colore in fretta e non sei un camaleonte » disse lei ridacchiando mentre si spostava nuovamente al suo posto sentendo il suono della campanella che intimava agli alunni di recarsi a lezione.

Anche tu venisti lasciata attonita, anche tu eri stata velocemente distrutta da quelle brevi parole e non avevi avuto modo di controbattere perché per quanto non avessi voluto annetterlo aveva ragione e lo sapevi, dopotutto c'era sempre un certo bruciore sulle tue guance quando lui ti guardava.

Eppure non volevi classificare quello che sentivi come amore, certo ti piaceva ma tu non volevi, non ti era mia piaciuto lasciare che le persone si avvicinassero troppo al tuo cuore perché, purtroppo il mondo è sempre stato pieno di brutte persone che hanno interesso solo in quello che puoi fare per loro e quando non sei più d'aiuto di buttano via e avevi sempre cercato di evitare.

In più eri dannatamente timida con la gente e spiegarti, quando si trattava delle tue emozioni, non era la tua qualità più spiccata e lo sapevi bene come sapevi bene che non sapevi come comportarsi nei confronti di quel nuovo sentimento che ti si stava espandendo nel petto velocemente scaldandoti il cuore, quel sentimento che avevi cercato di negare ma che era lì e non potevi eliminare.

Ne avevi ignorato tutti i segnali, avevi trovato le scuse più disparate dietro le quali nascondere la vera entità di tutte quelle strane cose inaspettate che ti eri ritrovata a vivere e fare da quando il biondo si era trasferito, da quando quella sera vi eravate per caso ritrovati a parlare e da quando vi eravate aperti, sebbene fosse stato solo parzialmente, l'uno all'altra eppure ora, dopo che ti era stato detto chiaramente, che la verità era venuta a galla non potevi più fare finta di nulla.

Non potevi più ignorare il cuore che ti batteva velocemente nel petto ogni volta che lui ti sorrideva, che rideva o che puntava i suoi occhi profondi e meravigliosi su di te, non potevi più ignorare come le ture iridi (C/O) seguissero la sua figura anche quando tu non volevi, come lo trovassi l'essere più bello mai visto prima di allora.

Non potevi più negare che in fin dei conti, per un motivo oppure per l'altro fini sempre con il pensare a lui, non potevi più ignorare come il tuo stomaco si divertisse a fare capriole nel tuo ventre ogni volta che sentivi la sua voce un po' troppo vicina al tuo orecchio oppure quando le sue grandi mani bollenti si posizionavano sul tuo corpo.

Con quel caos di pensieri nella menta ti eri ritrovata a sfogliare ossessivamente il tuo quaderno ordinato di letteratura inglese, come se da un momento all'altro qualcosa sarebbe potuto venir fuori dalle pagine scritte e prendere forma come una creatura vivente, ma la varietà era solo che tu tentavi di combattere l'ansia che ti era cresciuta dentro perché dopo aver ammesso i tuoi sentimenti non sapevi come sarebbe stato meglio comportarsi con lui.

Appena prese posto al tuo fianco la tua mente parve liberarsi di qualsiasi cosa, eri talmente tanto impreparata all'eventualità che il tuo cuore cominciasse a battere per qualcuno che non sapevi proprio cosa fare, eppure ti bastò vedere come fosse teso per dimenticarti delle tue emozioni e pensare solamente ad un modo per aiutarlo se ti avesse concesso di farlo.

«Tutro bene? » chiedesti a voce bassa notando che il professor Park non era ancora entrato in aula ma dalla porta aperta si poteva intravedere la sua figura intenta a parlare con qualcuno ma eravate troppo lontani per vedere di chi si trattasse.

Jin rimase sorpreso da quel tuo improvviso interessamento poiché fino a quel momento non avevi mai davvero cominciato la conversazione, ma non potevi certamente aspettare che fosse lui a farlo quando la cosa che lo turbava pareva occupare costantemente i suoi pensieri, non era il momento di pensare troppo, ma di agire come qualcuno ti aveva spesso suggerito.

«Sono, sono solo preoccupato per un mio amico » disse grattandosi nervosamente la nuca e tu lo osservasti intensamente, non avevi nulla di particolare in mente nel farlo ma lui dischiuse le sue morbide labbra, grinfie di quel colore tanto acceso e sospirò come se avesse appena perso una partita per poi portare il suo sguardo cioccolato nel tuo, ti osservò un po' prima di buttare indietro il collo deglutendo lasciandoti la piena e piacevole visuale del suo prominente pomo d'Adamo.

Ti ritrovasti con un incendio propagato per il viso a causa di quella visione, insomma come diavolo faceva a essere sempre più bello ti chiedevi tentando di mantenere la calma sebbene non fosse proprio il tuo forte.

«Siamo, io e Jungkook, piuttosto preoccupati per Jimin lui è... è complicato » sospirò portandosi nervosamente, ancora una volta, la mano destra fra i capelli e notasti come ogni suo muscolo fosse teso, soprattutto quelli del collo che erano tanto tirati da essere perfettamente riconoscibili ma lo erano anche di norma sebbene di meno, quel suo collo era perfetto, proprio come le sue spalle larghe e la sua possente schiena, in piche parole Kim SeokJin per te era più che perfetto.

Era l'unico ragazzo di cui avessi mai avito quei pensieri, certo avevi avuto altre cotte ma erano state passeggere e per nessuno, mai avevi fatto tali pensieri o anche solo apprezzamenti, non tu che non amavi molto la gente e forse era anche per questo che ti trovavi bene nelle conversazioni con Yoongi, dopo le attività del club di musica.

«Sembri molto stressato... » osservasti non sapendo bene cosa dire e lui fece un cenno d'asseso con il capo prima di riportare il suo sguardo, ancora un volta, nel tuo (C/O) prima di parlare «Si, tutti noi siamo molto legati a quel ragazzo e, per quanto non sembri è una brava persona e si preoccupa sempre per gli altri... » era ovvio che avesse difficoltà nel parlarne, forse perché il moro aveva chiesto di non farlo eppure lui aveva deciso di rivelartelo, capisti che probabilmente era troppo pensate per lui e aveva bisogno di sfogarsi, di un minimo di conforto in quella situazione.

Collegasti velocemente le parole che pronunciò a quelle che la tua amica dalla chioma dorata aveva detto al soggetto del discorso dopo averlo atterrato con due semplici mosse e ti parve di avere una sorta di illuminazione sulla faccenda, ma non sapevi bene se dire quello che ti era passato per la mente, non volevi essere inopportuna.

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