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Capitolo 2

[Where you from]

Eri ancora assonnata sebbene quella mattina ti fossi svegliata da sola, ben prima del fastidioso apparecchio elettronico che faceva rimbombare nella tua testa quell'odioso ronzio, quella macchina di satana denominata dal genere umano come "sveglia".

Scendesti lentamente le scale assicurandoti di non cadere tenendoti stretta al corrimano in ferro, attraversati il salone deserto e ti ritrovasti in cucina a decidere cosa mettere sotto i denti, ma per una cosa non ci fu nemmeno bisogno di riflettere, avevi assolutamente bisogno di caffè, da questo pareva dipendere la tua vita e quella di chi ti avrebbe circondata successivamente.

Notasti tua madre che camminava lentamente verso di te con un piccolo sorriso un po' triste sulle labbra «Tesoro dovrai trasferirti nel dormitorio della scuola, io devo partire per lavoro e non sarò a casa, so che sei abbastanza grande ma, fallo per me » chiese implorante sapendo quanto odiassi le persone ma se te lo aveva chiesto eri certa non ci fosse altra soluzione, dunque accennasti con il capo ed ella ti protò con se quella mattina, a scuola per chiedere e completare le procedure.

Per metà mattinata le tue cose erano già nella tua stanza o meglio, quella che da poco lo era diventata sebbene non avessti ancora la minima idea su chi fossero le tue due coinquiline e la cosa ti infastidiva, speravi che non fosse nessuna di quel gruppo tanto odiato di bionde ossigenate che passano il loro tempo ancheggiando davanti ai ragazzi per farsi sbattere in qualche sgabuzzino, al solo pensiero trasalisti.

Prendesti fra le braccia i libri per le lezioni che sarebbero seguite e dal dormitorio ti dirigesti nell'aula di scienze ancora confusa sul funzionamento delle lezioni in quella scuola, dovevate spostarvi da aula in aula per le varie lezioni, eppure i professori di matematica e letteratura inglese si alternavano fra esse, non che ti importasse davvero, era solo dannatamente strano.

Ti sedesti in uno dei tanti posti liberi della stanza, dopotutto l'ora era appena scattata e gli studenti percorrevano svogliati le aule per perdere quanto più tempo possibile di ogni lezione e questo ti lasciò la possibilità di scegliere il banco più lontano dalla cattedra nella parte più esterna e temesti il posto per la tua amica, almeno nelle altre ore potevate chiacchierare ignorando i professori stando attente ogni tanto, sebbene paresse impossibile.

Michela fu la prima ad entrare, parve correre in classe più fulminea di quanto l'avessi mai vista e la professoressa di scienze la guadò confusa, insomma era nota per la sua pigrizia e vederle fare un qualsiasi sforzo fisico era impensabile anche per l'anziana donna dalla natura pacata.

«Mi scusi prof ma fuori sta succedendo un casino, non ho ben capito ma c'è una folla radunata, qualsiasi cosa fosse non volevo rimanere lì » disse è scrollando le spalle  per poi appoggiare lo zaino a terra, nel posto accanto al tuo sorridendoti gentilmente mentre posizionavate il vostro materiale sul banco.

«Oh Veronica te lo ha detto? » domandò lei arricciando la punta di una delle sue ciocche dorate attorno al suo dito indice con fare tranquillo «Beh potrebbe se mi dici cosa... » ribattesti scettica di quel sorrisetto che aveva sul viso «Inizierà a seguire il nostro stesso corso di scienze » «Bene avremo delle lezioni in comune in più, beh, in comune creso abbiamo solo il laboratorio di musica » ridesti grattandoti la nuca mentre l'altra annuiva accavallando le gambe come faceva abitualmente da anni.

Poi una ragazza si precipitò nell'aula gridando alla professoressa di intervenire e voi due la seguiste, notasti che al centro di tutta quella baraonda, per te fin troppo rumore era in quel luogo, c'era Luke Hammigs, il ragazzo più popolare w bullo della scuola che si stava prendendo a botte con un ragazzo familiare che però non conoscevi bene e Jin, il nuovo arrivato, che tentava di calmare l'amico asiatico.

«Prof, se li separo mi alza la media? » chiese la tua amica guardandola innocentemente, un tratto che stonava su di lei che di innocente non aveva neppure la nomea sebbene non fosse una ragazza promiscua «Va bene, basta che mi fai cominciare la lezione » disse la donna pizzicandosi il ponte del naso, sapeva che il preside avrebbe protetto Luke che era il figlio del membro più influente dei finanziatori della scuola, era ovvio e disonesto ma aveva le mani legate.

La tua amica si buttò nella mischia e giunse facilmente al centro mettendo un braccio attorno al collo del ragazzo coreano infuriato «Che succede Tae? » chiese con voce gentile e decisamente divertita dalla situazione «Quel bastardo ha chiamato mia sorella zoccola e ha detto cose che non avrebbe dovuto » grugnì scattando verso il viziato che aveva davanti che lo sbeffeggiava con lo sguardo convinto che sarebbe stato protetto dal suo nome e ridesti, se credeva sarebbe basato quello si sbagliava di grosso.

Ti avvicinasti di più per goderti lo spettacolo di come la tua amica avrebbe umiliato il ragazzo più popolare della scuola e lì incontrasti Veronica che ti sorrise amichevolmente e tu la raggiunggesti e ti spiegò velocemente che in realtà la sorella del ragazzo dai capelli castani aveva una reputazione più che ottima, che la conosceva e sapeva che quasi temeva i ragazzi per quanto era timida.

«Dai Tae non puoi fare questo casino con Luke » «Ma hai capito che ha fatto?! » tuonò arrabbiato «Ehy, la hai sentita, non puoi idiota » rispose l'altro convinto di aver fatto breccia nel cuore della più chiacchierata ragazza della scuola ma ella scosse il capo divertita «Luke, lo sai che il tuo nome non conta nulla e giusto perché tu lo sappia ti sto risparmiando l'umiliazione di essere steso da una ragazza più piccola di te in pubblico, ringraziami » disse e tu ti lamentasti dell'assenza dei popcorn.

Poi sentisti una voce familiare fin troppo vicina al tuo orecchio e sussultasti voltandoti sconcertata, Jin era scivolato fra la folla di poco indietro ed era finito proprio a pochi centimetri da te «Ma che diavolo? » disse stupito e solo dopo, sentendo il tuo sguardo su di se ti notò.

«Ciao (T/N), quella ragazza ha qualcosa di normale? » chiese divertito mostrando ancora quel sorriso tanto dolce e questa volta strinse un po' anche i suoi occhi a mandorla e sentisti un po' caldo ma ignorasti il sentimento nel sentire un commento da dietro di lui «Oh Jin, hai già fatto conquiste? » il biondo arrossì un po' e imbarazzato specificò che eravate compagni di banco.

Da dietro il biondo vedesti spuntare un moro e un castano scuro, riconoscesti subito la figura di Jungkook e guardasti Veronica che, come sospettavi, si era pietrificata e non aveva fatto altro che osservarlo, dopotutto aveva una cotta per lui da metà anno scolastico ma non aveva mai detto nulla, a dire la verità dato il blackout che gli generava al suo cervello dubitavi ci sarebbe mai riuscita.

«Conosci quella ragazza? » chiese lui sorpreso e Jin spiegò che l'aveva vista il giorno precedente a lezione e loro sembrarono piuttosto sorpresi, beh, era naturale dato che Michela aveva fatto espellere dalla scuola Emily Lender, la leader delle bionde ossigenate provando che aveva minacciato molte ragazze e ragazzi e che aveva una relazione con ogni professore o quasi, chiaramente forzata a causa della sua posizione economica.

E poi ancora più sorpreso indicò te, inarcasti un sopracciglio confusa ma presto l'attenzione venne spostata nuovamente sullo scontro che avevano davanti, tu sorridesti, sapevi che lei stava forzando l'ego di quell'idiota per spingerlo ad attactala così da non avere colpe e per poi, come gran finale, distruggere la sua credibilità e la sua posizione di rilievo nel modo più plateale e umiliante possibile.

Lui stava per tirarle un pugno quando lei con un solo gesto lo fece cadere a terra con la faccia sbattuta contro il pavimento bianco non molto pulito mentre teneva la sua scarpa con il tacco sul suo braccio che, nel farlo cadere, aveva abilmente portato dietro alla sua stessa schiena «Io ti avevo avvertito » sibilò con un sorriso soddisfatto e una sfumatura inquietante quasi, forse più malevola che altro prima di spostare il suo piede e dirigersi verso di voi con l'amico.

«Michela, ti amo, sposiamoci » disse il castano chiaro abbracciandola e facendo il gesto del bacio mentre lei si allontanava giocosamente da lui «Eww, Taehyung ti posso anche volere bene ma non sarai mai nulla di più di un amico » «Mi metti nella friendzone così, cattiva » esordì lui con fare teatrale ed ella rise «Beh, ci sono tanti tipi di amici » disse parlando come  suo solito a doppi sensi che non erano poi tanto doppi per poi trascinare Veronica, ancora impegnata a fissare Jungkook in classe.

Tu la seguisti senza salutare i ragazzi, non erano tuoi amici e non vedevo dunque alcuna ragione per essere educata, soprattutto quando un idiota all'ultimo anno ti aveva indicata come se fossi stata una creatura magica, non avevi mai visto tanto stupore sul volto di qualcuno e la cosa ti diede dannatamente fastidio, o forse il fastidio te lo davano quegli occhi castano scuro che bruciavano sulla tua schiena, eri sicura che lo sguardo familiare del nuovo arrivato ti stesse studiando e tu non eri certo una cavia da laboratorio.

Finito tutto quell'affano generale ognuno fu costretto a seguire le lezioni sebbene avessero tutti sperato che a causa dell'accaduto le ultime ore scolastiche sarebbero state cancellate ma dato che la scuola è una prigione, almeno secondo gli studenti, ciò non accadde e i corsi vennero svolti regolarmente e, per altro, notasti di avere tutti i corsi in comune con Kim SeokJin.

Stava per scattare l'inizio dell'ultima ora di lezione e vedesti la tua amica bionda sorriderti «Tesoro mi dispiace ma devo lasciarti ora, ho il corso d'arte » poi con voce bassa e discreta, tanto che neppure la sentisti quasi ti disse «Non è che hai fatto colpo, uh? » a quelle parole la guardasti male con un po' di confusione riflessa nelle iridi (C/O) mentre lei schizzava fuori dall'aula protetta da quella dannata campanella.

Per ultima lezione avevi scelto tedesco, semplicemente nessuno lì lo sapeva e gli studenti non l'avevano scelta se non in pochi e dunque potevi stare tranquilla, calma, senza nessuno a distrarti o a farti pentire di non avere alcun tipo di arma a portata di mano ma, guarda caso, Jin aveva scelto anch'egli quella materia bizzarra e si era seduto proprio affianco a te.

«Sai il tedesco? » «Si, un po' l'ho studiato nella mia vecchia scuola » soffiasti annoiata mentre scarabbocchiavi sul foglio attendendo l'arrivo dell'uomo, eri certa che il tuo messaggio di non predisposizione alla conversazione fosse ovvio, ma a quanto pare ti sbagliavi di grosso.

«Tu non sei di qui, vero? » chiese guardandoti con quei suoi gradi occhi castani che a causa delle lenti parevano davvero grandi e ogni secondo che passava lo trovavi sempre più carino, non solo adorabile perché lo era, ma anche bello fisicamente perché avevi notato che i suoi lineamenti non erano completamente dolci e che c'erano dei tratti maschili celati dal suo abbigliamento, queste cose le avevi iniziate a notare con delle amiche che frequentavano i corsi di arte.

«No, sono italiana » affermasti mentre continuavi a far scorrere la penna sul foglio sperando che il tuo perennemente puntuale professore si segnasse di presentarsi in aula salvamdoti da quello che aveva preso l'aspetto di un interrogatorio ma fato che la vita pareva avercela con te questo non accadde, anzi.

«Wow che fiagata, ma anche le tue amiche? » «Si » rispondesti secca «L'Italia dicono sia molto bella, un mio amico, Namjoon, ci è stato e ha detto che lo è e si mangia anche molto bene ma preferisce il cibo coreano » a quell'affermazione sentisti un colpo al cuore, percepisti il dolore provato dal tuo animo italiano che però tentasti di soffocare.

«Meglio che Michela non lo sente, queste eresie non dirle mai più » facesti una piccola pausa con sguardo serio tentando di fargli capire la gravità della situazione «Il.cibo.italiano.non.si.tocca. » avevi detto con quell'animo tricolore che bruciava nel petto e gridava vendetta per l'offesa più grande che si possa fare alla tua cultura, un insulto imperdonabile per chi ha nel sangue il cibo migliore del mondo.

Lui rise, notasti come fosse strana la sua risata, un po' stridula ma non vi impiegasti molto a notate che effettivamente tu e lui avevate lo stesso modo di farlo e, nel vedere i suoi occhi chiudersi totalmente e le sue labbra spalancarsi nel sorriso più bello che avessi mai visto sentisti un lieve bruciore in viso e sperasti non fosse stato notato.

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