Capitolo 16
[Boy in Luv]
Era stato terribile fare pranzo, non perché ciò che Jin avesse cucinato non fosse buono, anzi, era davvero strepitoso e questo ti lasciò davvero stupita, ma nessuno dei due aveva avuto il coraggio di sollevare il viso dal proprio piatto oppure di pronunciare una sola parola, che riguardasse il breve commento divertito della bionda oppure altro, non eri stata neppure capace di ignorare la situazione precedente.
Ma la cosa che più ti aveva lasciata senza fiato, che più ti aveva fatto morire la voce in gola e atrofizzate, per così dire, la lingua, era stato un piccolo pensiero abbastanza irrilevante, ma non lo era stato davvero, non nella forma in cui la tua mente lo aveva percepito.
Nel notare che Jin, oltre ad essere gentile, simpatico e divertente era anche un ottimo cuoco senza neppure rifletterci avevi pensato che quello poteva essere un altro motivo per amarlo e bastarono pochi secondi per rendesti conto del fatto che tu avessi pensato di amarlo.
«Sembrate due statue, sul serio, siete imbarazzanti » disse Veronica come a dimenticarsi delle pessime figure e reazioni che aveva invece avuto lei con Jungkook eppure nessuno aveva urlato che effettivamente c'era dell'interesse e non poteva davvero immaginare la voglia di seppellirti che provavi.
«Vado... vado a portare un po' di cibo a quei due... » dicesti lentamente con voce flebile, era stato difficile parlare, come se avessi avuto mille aghi conficcati in gola, poi eri scattata in piedi e avevi afferrato due piatti, dopo averci messo le pietanze avevi percorso a grande falcate il salotto e velocemente le scale fino a terminare con l'essere davanti la porta sella stanza di Michela.
Stavi per entrare ma ti eri resa conto che non avevi perso le posate e certamente non avrebbero potuto mangiare con le mani, dunque girasti su te stessa e lentamente scendesti la scalinata ma prima di aprire la porta in legno ti giunse all'udito la voce divertita del castano, sapevi che non avresti dovuto origliare ma eri troppo imbarazzata per muoverti.
«Jin, sul serio? » disse lui ridacchiando prendendo in giro il maggiore per il suo comportamento «Che vuoi? » rispose lui un po' bruscamente ma con un gentile tono di voce che tradiva le sue intenzioni, sorridesti nel sentirlo parlare e a quel punto realizzasti di essere cotta di lui, davvero tanto, che quello che provavi non poteva effettivamente essere qualcosa diverso dall'amore e che era ora che cominciasti a dar retta al tuo subconscio, solo per lasciar dire alla bionda "te l'avevo detto".
«Oh andiamo era così ovvio che lei ti piacesse, non credi che dovresti provare a parlare, insomma sembra che qualcosa per te possa provarlo in fin dei conti » disse il ragazzo che cercava di spronarlo e a te il cuore prese a battere come un matto nel petto, come avresti potuto sopravvivere ad una cosa del genere, a lui che cercava di capire se ti piaceva?
«Non mi piace, è diverso, è... » «Wow, hyung, mi stai dicendo che ti sei innamorato, pensavo non fossi in vena, hai detto che non sarebbe successo in questo periodo, che eri tr-» venne interrotto dalla voce di Veronica «Ma guarda tu, anche (T/N) era di questi pensieri, quando Michela lo saprà le dirà che glielo aveva detto, lo fa sempre, ha sempre ragione » disse la mora ridacchiando.
«Beh, ad ogni modo mi chiedo perché lei lo abbia detto così chiaramente, voglio dire sapeva che situazione avrebbe creato? » chiese Jin con tono serio mentre tu sospiravi, era ovvio che lo sapesse ma una mezza idea del perché lo avesse fatto ce l'aveva ed eri già rossa in viso, nonostante non avesti ancora realizzato la parte più importante di tutto quel discorso.
«Credo che abbia fatto bene, vi serviva una spintarella e ve l'ha data, non sprecatela, che dite? » disse Jungkook con voce fin troppo fiera, forse era contento e soddisfatto che per una volta poteva fare la morale a uno dei suoi hyung e quando un silenzio improvviso cadde, quando non potesti più udire le loro voci parlare ti decidesti ad aprire la porta in legno e ad attraversare il salone per poi giungere in cucina.
Prendesti delle posate, le appoggiasti con attenzione nei piatti e con lo stesso passo della prima volta nella quale avevi percorso quella distanza con quei due piatti ti ritrovasti davanti alla porta della stanza della bionda con il cuore che batteva, gli occhi un po' spalancati e le guance rosse come le più nature delle mele.
Nel guardarlo di sfuggita puntare il suo sguardo su di te, ti erano rimbombante in testa le parole pronunciate nel precedente discorso e ti eri appena accorta che effettivamente tu a lui piacevi e che forse lui addirittura provava lo stesso germogliante sentimento che avvertivi tu nel petto, ti sentivi davvero felice ma allo stesso tempo avevi paura, paura di sabgliarti.
Apristi piano la porta, buttasti un occhio sul letto per vedere se potevi o meno parlare, se lei dormisse oppure fosse sveglia e la scena che ti si parò davanti ti fece sorridere un pochino mentre portavi dentro i piatti per appoggiarli sulla scrivania della stanza.
Lei si era addormentata, probabilmente appoggiata sulla spalla sinistra del ragazzo che poi l'aveva spostata sulle sue gambe per evitare che fosse scomoda durante il sonno, aveva una mano fra i suoi lunghi capelli biondi e accarezzava il suo capo con gentilezza, la osservava nel dormire con uno dei sorrisi più sinceri che avesti mai visto mentre canticchiava una canzoncina, ma solo il motivetto, a bassa voce, per non disturbarla.
«Ho lasciato i piatti sulla scrivania, vuoi che ti porga il tuo? » chiedesti ancora vicina alla superficie in legno, ancora in tempo per fargli consumare la pietanza ma egli fece cenno di no con il capo e tu scrollasti le spalle prendendo la sedia li vicino e posizionandoti davanti a lui, volevi parlargli, toglierti per qualche minuto quel ragazzo fin troppo affascinante e per te perfetto dalla testa.
«Allora Park, che si dice? » domandasti com un tono basso, ma che pretendeva una sola risposta e a giudicare dal suo grattarsi nervosamente il collo aveva capito cosa volevi sentire ma non eri certa che avrebbe confessato al tuo primo tentativo «Riguardo cosa? » chiese facendo finta di nulla mentre si inumidiva le labbra rosee e polpose.
«Su, credi che non sia ovvio, mi è bastato un attimo per dirlo, ora voglio sapere da quanto tempo » dicesti seria sebbene un piccolo sorriso ti fosse scappato, non potevi farci nulla «Un po' al dire il vero, diciamo che ho privato a fare il figo ma a quanto pare riuscivo solo a farmi odiare » «Davvero, io non capisco perché, quale ragazza non cadrebbe ai piedi di uno che fa loro esplodere addosso una soluzione chiama? » dicesti sarcastica facendoti sfuggire una piccola risata e lui abbassò la testa facendo un piccolo sospiro.
«Ti prego non farlo anche tu, mi prendono tutti in giro, è stressante e dicono che è perché sono basso » sbuffò infastidito «Sai qual'è il suo tipo di ragazzo, fisicamente parlando, voglio dire voglio sapere se ho qualche possibilità... » «In realtà so che ha due standard diversi per europei o americani e per gli asiatici, quindi su questo non posso aiutarti, so solo quello europeo... » dicesti.
Ti alzasti nel vederlo con il capo chino, sospirasti e ti voltasti nuovamente verso di lui «So che le piacciono però i ragazzi intelligenti, forti, con i capelli scuri oh, giusto perché tu lo sappia è una ragazza competitiva » dicesti prima di voltarti e andartene dopo aver ricevuto un tenero grazie dal ragazzo.
Quella scena era stata piuttosto strana quanto inaspettata da vedere, soprattutto era strano il fatto che lei so fosse rilassata abbastanza da addormentarsi visto che meno di un giorno prima si odiavano a morte o meglio, da quello che ti era parso di capire era lei che non riusciva proprio a sopportarlo.
Scuotesti la testa rinunciando alla possibilità remota di capire quello che passava nella testa di quei due e ti ritrovasti nuovamente al piano inferiore e non appena mettesti piede in salotto ti ritrovasti davanti Jungkook, Veronica e Jin che ti fissavano con fare abbastanza inquietante, con i loro sguardi scuri tutti puntati sulla tua figura e non era certamente qualcosa che ti aveva messo a tuo agio, nessuno sarebbe riuscito a starsene tranquillo con tutti quegli sguardi puntati addosso.
«Jimin è ancora vivo? » chiese il castano grattandosi nervosamente la nuca, sembrava uno strano e mal riuscito tentativo di spostare l'attenzione da quella stramba situazione e di alleggerire la pressione, ma gliene fosti comunque grata «Si » rispondesti secca andando in cucina per prendere un bicchiere d'acqua dato che, improvvisamente, la gola ti so era fatta più arida del deserto e non riuscivi a deglutire, troppo agitata.
Poi però sentisti una mano poggiarsi sulla tua spalla, la tua amica ti aveva rivolto un sorriso gentile e poi se ne era andata, inizialmente non avevi capito quel suo gesto improvviso, ma quando sentisti una coppia di passi dirigersi all'ingresso e due voci salutare e la porta chiudersi subito dopo invece comprendesti bene che quel sorriso era stata una scusa muta della ragazza e per quello non eri sicura che l'avresti perdonata.
Nel realizzare che in quel momento saresti stata costretta a stare faccia a faccia con lui, con la causa primaria della tua ansia, del tuo imbarazzo e del tuo battito cardiaco fin troppo repentino e certamente non eri pronta e conoscendosi avresti detto cose strane, insensate, magari ti saresti messa a parlare in una lingua straniera o comunque sarebbe successo qualcosa che ti avrebbe fatto fare una terribile figura in sua presenza.
Sentivi una strana ansia crescere sempre di più nel tuo petto, sentivi il respiro bloccato nella tua gola e per quanto ti stavi perdendo nei tuoi pensieri, per quanto immersa eri in tutte quelle domande e quelle paure che sentivi non sentisti dei passi venire dal salotto, come non ti accorgesti della figura di Jin venire da dietro le tue spalle così, quando la sua voce bassa e un po' rauca chiamò il tuo nome sfiorando il tuo orecchio come una carezza di seta sulla pelle quasi urlasti, ma riuscisti a soffocare il suono stridulo in gola, però il bicchiere cadde a terra rompendosi in mille pezzi.
«Scusa, non volevo spaventarti, tutto bene? » chiese preoccupato e tu facesti semplicemente cenno di si mentre ti abbassavi per raccogliere i vetri, giusto per fare qualcosa che ti avrebbe dato anche la più stupida e banali delle scuse per non guardarlo dietro in quei suoi bellissimi occhi color cioccolato che tanto ti piacevano ma che ti facevano paura in quel momento.
Eppure, mentre stavi prendendo fra le dita le schegge di vetro la sua calda mano decorata da alcuni anelli di color argento sfiorò la tua mente raccoglieva insieme a te quei pezzi e tu percorsa da una scarica di brividi finisti per rabbrividire leggermente e ti tagliasti.
Ritraesti velocemente la mano, osservasti quel piccolo taglio sulla pinta del tuo indice mandar giù un rivolo di sangue scarlatto e ti apprestasti ad infilarlo sotto un getto gelido d'acqua corrente, eri davvero felice che ci fisse stato un lavandino a pochi passi e che non ci fosse stato bisogno di correre per la casa per evitare che il sangue macchiasse il mobilio.
Ma nonostante fosse un piccolo taglietto il biondo non ti permise di prendere la cosa alla leggera ne di scappare dalle sue cure che pareva più che intenzionato a rivolgerti, cosi finiste seduti sul divanetto del salotto, la tua mano era avvolta da quella grande e calda di Jin che con una delicatezza che nessuno pareva aver mai usato nei tuoi confronti stava disinfettando quello squarcio che avevi sulla pelle e ci stava applicando una piccola bendatura per fare in modo che guarisse e che non si riaprisse a causa di qualche movimento fatto senza aver prestato troppa attenzione.
«Grazie... » sussurrasti fissando le vostre mani a così stretto contatto con le guance colorate di un rosso accesso, eri certa che lo fossero perché sentivi un bruciante calore danzare sulle tue gote e volevi scappare da quella situazione, ma la sua voce ti interruppe.
«Possiamo parlare (T/N), è importante e credo che non si possa davvero aspettare ma se hai altro da fare non è un problema, non vorrei infastidirti...» disse con sguardo serio senza lasciare la tua mano, impedendoti di distogliere lo sguardo dal suo, come ad averlo catturato e tu facesti cenno di si con il capo.
Nessuno aveva mai avuto un tale potere su di te, eppure quando si trattava di Kim SeokJin bastava semplicemente che ti guardasse e tu non eri più capace di scappargli e questo era tutta colpa sua e di quei maledetti sentimenti tanto bello che aveva fatto nascere nel tuo petto.
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