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Capitolo 11

Vorrei informare i lettori che ho deciso di dare dei titoli ai vari capitoli e se siete curiosi di sapere quali sono potere recuperare le parti precedenti.
Scusate per l'interruzione e buona lettura.

[The thurt untold]

Alla fine, con molta difficoltà e con l'aiuto di Veronica, riuscisti a far rinsavire la tua amica che non sembrava molto propensa a trattenere quel suo impellente desiderio di ridurre Maya in cenere dopo un lungo processo di tortura, eppure dopo un po' sembrava tornata normale, per quanto potesse.

All'ultima ora c'era detenzione, tutti sapevate che lei e Jimin sarebbero finiti insieme a causa di quello che era successo e tutti eravate preoccupati nel vedere il moro alquanto preoccupato e la bionda che sorrideva con fare superiore come se qualcosa di non proprio gentile le fosse balenato nella mente.

I due restarono in aula, con loro c'era il professore d'arte che, per altro, non aveva la minima voglia di passare più tempo in quelle soffocanti quattro mura e di conseguenza non fece fare nulla ai due, anzi li lasciò da soli chiusi nella classe con la porta chiusa e se ne andò dalla struttura scolastica anche perché non voleva essere lì al prossimo litigio di quei due, pareva che non riuscissero proprio ad andare d'accordo.

Voi eravate fermi nel corridoio, c'eravate proprio tutti, persino Yoongi che studiava in un'università vicina, o meglio che aveva dato l'ultimo esame nell'Università li vicino e che probabilmente sarebbe presto diventato professore di musica nella vostra scuola, molto meglio di Mrs Cedirc che stonava anche parlando normalmente, il livello era quello...

Tu, Jin, Veronica, Jungkook, Namjoon, J-hope e Yoongi eravate a pochi passi dalla porta dell'aula, avevate chiaramente visto come il professore avesse lasciato l'aula con quei due pronti a scoppiare in una litigio, eppure c'era solamente silenzio che veniva percepito in quel luogo, un silenzio che per qualche ragione sembrava non promettere nulla di buono così vi avvicinaste alla porta.

Notaste Michela seduta sulla cattedra che guardava davanti a se con sguardo tagliente, allora seguiste la traiettoria del suo interesse e notaste Jimin seduto sul banco che fissava le sue mani, sembrava piuttosto a disagio e teso, lo notasti perché i muscoli del suo collo erano tirati, tanto che me intravededesti i contorni.

«Se hai qualcosa che vuoi dire almeno abbi la decenza di farlo » disse lei infastidita, odiava quando la gente la prendeva per una sciocca incapace di leggere fra le righe e lo stava fissando, con quel suo sguardo profondo, quello che usava quando voleva ottenere qualcosa da qualcuno, quello a cui non si poteva mai sfuggire perché ti obbligava a dire la verità.

«Tu... tu come lo sapevi? » chiese lui con voce bassa, flebile che sembrava quasi non avesse avuto le forze di parlare con tono più forte e accigliata notasti come tutta quella dannata sicurezza che aveva mostrato sembrava essersi dissolta per colpa di una sola frase pronunciata in palestra dalla stessa ragazza che ora lo stava guardando a quel modo.

«Non è stato difficile, puoi comportarti e dire quello che vuoi ma il tuo subconscio non mente, nemmeno se tu cerchi di ingannare te stesso » disse scendendo dalla cattedra per poi avvicinarsi a passo lento lasciando che il rumore dei suoi tacchi che sbattevano contro il pavimento echeggiasse nell'aula, l'unico suono a rompere quel teso silenzio pieno di angoscia.

Voi stavate osservando in silenzio eppure avevi notato come tutti i ragazzi avessero trattenuto il fiato, come se stessero aspettando qualcosa che speravano arrivasse ma che non avevano la certezza che lo avrebbe fatto, eppure non ti concentrarsi troppo su di loro, eri curiosa di quello che sarebbe potuto succedere.

La bionda si posizionò davanti a lui con braccia incrociate davanti al petto lasciando che la sua montatura in cellulosa le scivolasse sulla punta del naso «Ho un buon occhio, sto attenta ai particolari e c'è un motivo se la gente non mi mente, non può farlo » continuò quello che aveva detto prima e da quella fierezza nello sguardo, da quel sorriso un po' altezzoso che aveva piazzato sul suo viso era ovvio come stesse tentando di imporsi su di lui, su come voleva umiliarlo e vendicarsi per il suo comportamento stancante verso di lei.

Sosporasti nel capirlo, nel capire che Park Jimin purtroppo per lui aveva varcato la soglia di sopportazione di quella ragazza e speravi davvero che non avrebbe influito troppo o forse di lui non sarebbe rimasto molto.

«Non mento » «Si, lo fai, spesso » disse lei piegando di poco il volto per poi aggiustare gli occhiali affinché fossero nella giusta posizione mentre i suoi lunghi capelli le ricadevano morbidamente lungo la spalla sinistra e la schiena «Credi che non si veda, basta guardarti negli occhi per capire che non hai nemmeno un briciolo del coraggio che mostri, pensavo fossi meno patetico di così, ma non riesci neppure ad ammetterlo, questo è davvero triste » aggiunse con lingua tagliente e velenosa, il suo obbiettivo era distruggerlo e da come lui reagì sembrava riuscirci bene.

I suoi occhi tremarono, il suo labbro inferiore gonfio e roseo tremò appena eppure nessuna lacrima bagnò quelle guance pallide che sembravano dannatamente morbide, in forte contrasto con la sua mascella ben squadrata e piuttosto tagliente, sembrava un bambino, ma se lo vedevi di lato la cosa ti passava subito di mente.

Tutti voi osservaste quel sorriso stampato su quelle labbra colorate di rosso allargarsi, farsi soddisfatto, farsi più pungente e sornione mentre quello sguardo si faceva più ridente e in un certo senso più asfissiante, non c'era un modo per spiegarlo eppure Jimin la guardò dritto negli occhi, come se avesse voluto ribellarsi, sfidarla e scuotesti la testa ancora una volta, certamente quel dannato ragazzo amava mettersi nei guai.

«Non sai nulla di me, non chiamarmi a quel modo » sibilò lui alzandosi in piedi, aveva fatto diventare i suoi occhi tremanti e riluttanti taglienti come il filo della più letale delle katane e incurvando leggermente le spalle in avanti sembrava incombere sulla figura della bionda che, tutta via, rimane impassibile.

«Come, patetico e triste, ah Park non serve conoscere qualcuno quando quello che pensa è così ovvio, ridicolo » rise lei scuotendo la testa divertita da quella situazione e lui la spinse indietro, fece toccare alla schiena della ragazza il muro bianco dell'aula e imprigionò la sua figura ponendo al lato del suo viso il suo braccio destro, era arrabbiato e si vedeva perché i muscoli sviluppati del suo arto erano percorsi da pulsanti vene molto evidenti.

Portò poi la sua mano sinistra al colletto della maglietta della ragazza e lo strinse con forza fra le dita, sentisti la sua voce abbassarsi e farsi minacciosa e vedesti la sua mascella contrarsi, l'osso della mandibola divenire più sporgente mentre la minacciava «Non mi interessa se sei una ragazza, non ficcare il naso nei miei affari » ringhiò come un animale rabbioso ma quello che ottenne fu solo che lei sorrise divertita.

«Che diavolo? » disse Namjoon a bocca aperta «Non avrà intenzione di farle del male, giusto, non lo farebbe mai, no? » chiese a bassa voce poi sconcertato da quello che stava vedendo ma tu e Veronica scuoteste la testa «Credo che lei stia avendo la meglio, se volesse potrebbe liberarsi facilmente dalla sua presa » disse la mora dubbiosa rossa in viso poiché c'era dietro di lei Jungkook che aveva stretto al sua vita con le mani e aveva il suo petto muscoloso e scolpito contro la schiena dea ragazza, doveva sporgersi per guardare quello che accadeva ma non poteva certamente cadere e farsi scoprire così senza riflettere si era ritrovato in quella posizione.

«Sei così divertente, non trovo spesso la gente divertente ma tu lo sei, come ti aspetti che io possa credere alle tue parole quando i tuoi occhi sono lucidi, quando tremano, quando la tua presa su di me non è salda e quando il tuo respiro trema, mh, Park? » disse lei a voce bassa e lentamente scandendo bene le lettere del cognome del ragazzo senza mai distogliere lo sguardo dal suo.

Poi con uno scatto si liberò dalla presa di lui e con una sola mano lo spinse sul petto facendolo indietreggiare più volte, lui non aspettandosi una reazione e soprattutto non quella aveva preso l'equilibrio e quando lo recuperò si era ritrovato al lato della cattedra, intrappolato contro di essa mentre lei avanzava come una predatrice di quelle spietate, per di più.

«E poi, non supporto chi dice le bugie, anzi, proprio lo odio » concluse spingendolo fino a farlo cadere sulla scrivania e poi prese fra le dita il tessuto della sua maglia portandolo verso di lei, con quel tono minaccioso come mai l'avevi sentita, con quella gelida calma che sarebbe stata bene ad un serial killer e con lo sguardo che mano a mano diveniva più scuro.

«Non ho mai incontrato qualcuno di più miserevole, incapace di accettare la verità che si rifugia nella sua favoletta come un bambinetto » disse facendolo sbattere leggermente di più contro la cattedra prima di indietreggiare e portarsi alcuni ciuffi dorati dietro le orecchie poiché le impedivano la visione.

«No, questo sono io, non mi santo bene oggi, tutto qui » disse lui e lei rise, sembrava davvero divertita da quello che vedeva e non la capivi, non capivi perché fosse così divertita da quella situazione, certamente non era qualcosa che lei avrebbe fatto per come la conoscevi ma prima che potessi pensare bene a quello che stava succedendo la porta dell'aula venne spalancata e osservasti Jin entrare veloce come un treno con le vene del collo che pulsavano in modo preoccupante.

Jimin si era rimesso in piedi e Jin lo aveva preso con entrambe le mani, con una certa violenza per giunta, stringendo il tessuto della sua maglietta e lo aveva spinto contro di se mentre il suo viso chiaro si era colorato di rosso appena, i suoi occhi gentili erano divenuti fiammeggianti e potevi notare come ogni muscolo che componeva il suo corpo fosse teso, più di una corda di violino.

La schiena poi, aveva strattonato il ragazzo e si era visto chiaramente il movimento effettuato dalle scapole, dal trapezio e dai suoi imponenti deltoidi, avevi potuto vedere persino il suo gran dorsale contrarsi e distenderti e questo in parte fu dovuto alla piccola e minima rotazione che aveva compiuto con il suo bacino mentre, nel piegare le braccia per avvicinarlo a se si era chiaramente notato il suo bicipite destro, quello rivolto verso la porta gonfiarsi e un brivido ti percorse.

Non potevi fare a meno di notare quanto fosse fantastico il suo fisico, quanto fosse bello il suo volto di profilo, con quel suo naso perfetto, con i suoi zigomi marcati e le sue labbra gonfie e polpose che sporgevano rispetto al resto del volto, non potesti astenerti dal pensare a quanto fosse mozza fiato anche da arrabbiato, anche se sapevi che non avresti dovuto pensare quelle cose in quel momento

«Adesso smettila Jimin, quanto ancora hai intenzione di vivere così, di fingere che vada tutto bene quando tu stai da schifo » «H-hyung, t-ti prego » balbettò a voce bassa e tremolante guardando in basso, probabilmente non voleva che altri assistessero a quella scena, che qualcuno comprendesse che non era come voleva far credere e Jin lo sapeva bene, probabilmente proprio per questo non era intervenuto prima, questo pensasti nel vedere quanto si stesse trattenendo dal distruggerlo con i suoi pugni che eri certa non sarebbero stati leggeri se scagliati.

«Fammi indovinare, bullismo continuato, giusto, Park? » chiese Michela mentre si osservava le unghie lunghe seduta sul banco subito dietro l'imponente schiena del biondo che ancora teneva fermo il moro, come se stesse cercando di calmarsi per non fare nulla di cui si sarebbe potuto pentire e tu, in tutto quel casino, fosti l'unica ad avanzare nella stanza.

«Come fai a...? » lasciò in sospeso la domanda il coreano dalle spalle larghe che sembrava essersi calmato almeno un po' come se la voce della tua amica lo avesse riportato con i piedi a terra e infatti poco dopo lasciò la presa sul moro «Esperienza direi, ma in ogni caso potrei saperlo meglio io di chiunque altro » disse con voce dura e un sorriso amaro sul viso, sapevi a cosa era dovuta l'amarezza nella sua voce e non dicesti nulla a riguardo.

«Dovreste andarcene, prima che arrivi qualcuno a controllare non credo vogliate avere dei problemi e poi non è interessante avere un confronto con un codardo » disse per poi sedersi normalmente su una sedia e prendere dal suo zaino un libro poiché faceva sempre tutti i compiti nelle stesse ore di lezione, parve isolarsi dalla situazione come se avesse perso interesse in quello che accadeva attorno a lei e voi, le sue migliori amiche, sapevate perché.

«Si, dovremmo andare » disse Veronica spingendo coloro che cercavano di entrare e tu con un sorriso gentile invitasti il ragazzo si cui ti eri scoperta stregata ad uscire dall'aula, lo pregasti di ascoltarti perché non avrebbe fatto bene a nessuno dare fastidio in quel momento.

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