Capitolo 10
[Danger]
Ti mordesti il labbro inferiore indecisa mentre il suo sguardo scuro era fisso nel tuo (C/O) messo in risalto da alcune delle tue ciocche (C/C) che ti ricadevano in viso, proprio accanto ad essi senza però influire sulla tua visone poiché, per l'appunto, non erano posizionati davanti ai tuoi occhi.
«Forse ho capito » dicesti titubante e lui ti rivolse uno sguardo misto fra il sorpreso ed il curioso cosa che ti fece capire che probabilmente andare avanti nel tuo discorso non era una cattiva idea, ma anzi che egli stesso voleva sapere cosa pensavi della situazione e speravi tanto di non sabgliarti, non avresti retto una figuraccia con lui, soprattutto non una di tale portata.
«Lei ha parlato di maschera e da come tu lo hai descritto pare proprio che ne indossi una, sbaglio? » tentasti distogliendo lo sguardo un po' a disagio, quei suoi occhi allungati, un po' stretti ma di quel colore inteso e brillante a causa della luce che vi si rifletteva erano troppo per il tuo cuore che già aveva preso a martellati nel petto fin troppo velocemente, non volevi rischiare un arresto cardiaco causato dalla sua eccessiva bellezza.
«No, non sbagli, sono... sono molto sorpreso in realtà » disse appoggiando le braccia sul banco creando così un appoggio per il suo viso maschile che era solcato da un'espressione molto seria diversa da quella che aveva solitamente e non riuscisti a trattenere i tuoi occhi dallo scivolare su quel suo viso perfetto in ogni dettaglio, su quelle labbra tanto piene e gonfie e finisti con il chiederti quale fosse il loro sapore, la loro consistenza e come sarebbero risultate al tatto.
Nel renderti conto di cosa avevi appena pensato, di quello che la tua mente aveva immaginato il colore tenue che si era affacciato sulle tue guance si fece più accesso, più sgargiante e difficile da non notare ma fosti sollevata dal fatto che Jin, perso nei suoi pensieri, non si fosse accorto di quel mutamento di colore che era appena accaduto sul tuo viso, ormai bollente.
«Io ho solo sommato le informazioni e per la cronica non dovresti sorprendenti troppo, è inquietante come non sia possibile ingannarla ed è peggio quando usa questo suo superpotere quando la fai incavolare, garantisco » dicesti con tono scherzoso cercando di alleggerire la conversazione dato che avevi visto chiaramente la sfumatura di preoccupazione nei suoi occhi fasi più cupa con un po' di malinconia e non ti piaceva vedere il suo morale a terra, non era più qualcosa su cui potevi avere il controllo.
Vedesti i suoi occhi assottigliarsi appena e il suo labbro inferiore tremare stretto fra i suoi denti perfettamente bianchi poi però non fu più capace di trattenersi ed ecco che in breve tempo esplose in quella sua peculiare risata che alle tue orecchie era la più bella e la più perfetta sebbene fosse piuttosto strana e stridula e lo osservasti col sorriso più sincero che avessi mai fatto in tutta la tua vita, tutto grazie a lui, a quel ragazzo per te tanto speciale.
Quando riuscì a smettere di ridere ti guardò ringraziandoti per aver alleggerito quel peso che si sentiva sulle spalle e tu scossi la testa, non aveva certamente motivo di ringraziarti «Per cosa, guarda che prima ero seria » affermasti ponendo un finto broncio giusto per rendere più comica la situazione e farlo ridere di più, trovavi che la sua risata fosse dannatamente dolce e che quel sorriso che gli illuminava il volto fosse il suo migliore accessorio e volevi vederne di più, desideravi vedere quella luce genuina illuminare il suo sguardo scuro e tanto bello.
Poi però ci fu nuovamente il silenzio quando il padre di Jimin, il professor Park so decise ad entrare nell'aula, prese fra le mani il proprio libro di testo e cominciò a spiegare proprio come era solito sebbene la sua espressione paresse più seria del normale, ma forse eri solo tu ad averlo notato ormai a conoscenza di ciò che stava preoccupando Jin e Jungkook e che, sicuramente stava affliggendo anche l'uomo.
Così proseguì il tutto, le lezioni scorrevano velocemente, tu seduta affianco al biondo che parlavi con lui e ridevi a quelle battute tristissime e di pessimo gusto che sapevi solo un'altra persona avrebbe trovato divertenti; Veronica invece era depressa perché era stata costretta da Michela a sedersi affianco a lei e non vicino alla sua cotta, Jungkook, come lui le aveva chiesto sorridendo dato che sa quanto avevi capito erano diventati amici.
Ma conoscevi la bionda e sapevi che odiava restare con persone che non conoscevi e ringrziasti il cielo nello scoprire che in comune lei e Jimin avevano solo scienze, palestra, arte e il club non per altro ma perché semplicemente se si fossero ritrovati a litigare tenevi che quel ragazzo le avrebbe prese di santa ragione finendo appeso da qualche parte per l'elastico delle mutande ma no, era inverosimile, lei non avrebbe lasciato prove del suo passaggio.
Veronica sembrava disperata mentre il suo sguardo faceva continuamente a spola fra il ragazzo dai capelli castani e l'amica tirannica che, a dire la verità, nel vedere il desiderio insoddisfatto affiorare negli occhi della mora sembrava piuttosto soddisfatta e tu ti chiedevi quando avrebbe imparato che ella era sadica, sebbene non a livelli preoccupanti e che la divertiva vedere la gente combattere contro la sottomissione insomma era fatta così e ve lo aveva più volte spiegato chiaramente.
Poi all'ultima ora, quella di scienze, vi spostaste lentamente nel laboratorio con la voglia di vivere tipica dei liceali che non vedevano l'ora di buttarsi giù dalle finestre dell'aula pur di non passare un solo istante in più in quella prigione dove gente anziana e molte volte svogliata ti infilava a forza sapere nella testa, tutto nella norma.
Prendeste posto, tue e Jin ancora una volta vi sedeste vicini, persi nella conversazione senza nemmeno ripensare al fatto che quella era una si quelle ore di lezione condivise proprio con Jimin ma dato che ancora non lo avevate visto e che eravate molto concentrati su voi stessi, almeno tu lo eri, non avevate neppure realizzato quello che sarebbe potuto accadere.
«Secondo te se ne renderà mai conto? » chiedesti sorridendo buttando uno sguardo a Jungkook che finalmente era riuscito ad accomodarsi accanto a Veronica visto che avevano corso come due idioti per il corridoio per un motivo noto solamente a quei due mentre Michela se ne stava tranquillamente seduta sul suo posto a gambe incrociate fissando la porta piuttosto seccata.
«No, è di Jungkook che stiamo parlando » rispose Jin scuotendo il capo lasciando che alcune delle sue ciocche bionde dansassero leggermente nell'aria per poi riprendere il loro posto, invidiavi l'ordine dei suoi capelli dannazione ma ridesti a quella stanza conversazione che era venuta fuori.
«É così ovvio, se ne è accorta anche la bidella e quella è cieca, una volta ha chiamato Michela Armando, Armando ti rendi conto? » ridesti a crepa pelle al ricordo della scema memorabile «Oh, aspetta, ma Armando non è quel tizio alto, ben piazzato e pieno di tatuaggi strani? » «Si, è lui, è quello che sembra uscito di prigione » continuasti ed egli scoppiò a rider immaginando la scena, perché non era più successo ti chiedevi.
Poi però entrò in classe Jimin, aveva i capelli tirati indietro, appena fu all'interno dell'aula si portò la chioma scura verso il la parte anteriore del capo con la mano, si passò nervosamente la lingua fra le labbra mentre le sue dita piccole ma maschili continuavano a tirare nervosamente le sue punte scure.
«Park puoi sederti? » chiese la professoressa dietro di lui che tentava di raggiungere la cattedra ma lui si era bloccato proprio davanti alla porta e non la stava lasciando entrare, egli si mosse velocemente, sembrava piuttosto preoccupato e quasi non cadde inciampando nei suoi stessi piedi chiedendo scusa alla donna in modo confuso, dalla sua faccia sembrava terrorizzato sa qualcosa.
«C'è un posto libero vicino a me, siediti qui » disse con voce eccessivamente dolce e stridula Maya, era famosa perché sembrava fosse colei che stava tenendo testa al capo delle cheerleader Marlene e pareva che quelle due qualche tempo fa fossero migliori amiche, beh, prima che Maya si fidanzasse con Luke ma tanto non aveva senso, si tradivano in continuazione.
«Ahaha molto divertente Maya, no, tu devi essere in coppia con James che ti sta facendo sa tutor, Jimin siediti accanto a lei » disse indicando il posto nel lato interno della classe, uno sulla fila accanto al muro della classe, proprio dove c'era la porta d'entrata, il banco doppio si trovava proprio nel centro e lei non sembrava infastidita dalla cosa, ma anzi aveva uno sguardo preoccupante.
«Ho una brutta sensazione... » bisbigliasti piano fra te e te tentando di non attirare l'attenzione e lui, con riluttanza estrema, si posizionò dove la professoressa gli aveva detto eppure a differenza di come si era sempre posto non aveva quel carattere superiore, non la stava più infastidendo, non la stava più sfidando e non sembrava più neppure così tanto sicuro di se stesso.
Non eravate tanto lontani e questo ti permise di leggere il labiale della ragazza per capire cosa stesse dicendo al moro «Che succede Park, non mi sembri più tanto pieno di te, strano pensavo sapessi che a giocate con il fuoco ci si brucia e tu non ti sei neppure scottato, non ho ancora fatto nulla » disse con un sorriso tirato, uno di quelli finti che fanno inquietudine.
Lui non disse una parola, si concentro sul progetto e lei fece finta di nulla, era sicura di se e questo sarebbe bastato per mettere in soggezione chiunque, ma non accadde nulla di particolare durante la lezione, quanto più verso la fine di essa.
Maya aveva lanciato una fialetta piena di pittura addosso a Michela, era la seconda volta che quel giorno qualcuno le tirava qualcosa a dosso.
«Mi dispiace, non volevo, scusami » disse trattenendo una risata mentre la professoressa era di spalle facendo finta che fosse stato un incidente, la donna non aveva visto perciò non poteva dire nulla a riguardo ma a quanto pare la bionda non era di buon umore in quel momento.
Si alzò di scatto verso di lei, mise un ginocchio sopra al banco da lavoro dietro si lei e si spinse in avanti con la schiena afferrandola per i capelli decolorati di un biondo artificioso, la guardò dritta negli occhi affilanfo lo sguardo e a poca distanza da lei sibilò a denti stretti «Senti puttanella tu puoi fare il cazzo che ti pare finché non mi disturbi e cazzo se mi hai infastidito, lo sai vorrei staccarti i denti uno a uno, lentamente, giusto per godermi le tue urla di dolore » disse piano prima di farle sbattere la faccia sulla superficie del banco tirandole violentemente la chioma.
Per evitare che andasse oltre, perché i suoi occhi fiammeggianti suggerivano quello che sarebbe potuto accadere Jungkook tentò di fermarla ma gli servì persino l'aiuto di Jimin perché riuscissero a trattenere le sue braccia tese che terminavano nelle sue mani chiusi in pugni fin troppo stretti.
Prima che la campanella suonasse si poté sentire solo la voce preoccupata e leggermente spaventata dell'anziana professoressa «M-Marciani ti becchi la detenzione dopo la scuola » disse per poi obbligare gli alunni ad uscire, da come tenne le distanze fu ovvio che la paura la dominava.
«Fa paura... » disse Jin senza parole nell'osservarla mentre si liberava dalla presa dei due uomini con facilità e tu mentre tentavi di raggiungerla per provare a farla tornare un po' in se stessa rispondesti velocemente «A volte a dei problemi a controllare la rabbia » poi la trascinasti via.
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