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Capitolo 9

Era passata più di una settimana da quando era iniziata la scuola, le lezioni non erano ancora iniziate a pieno regime e grazie a un qualche intervento divino non avevano ancora avuto lezione di difesa contro le arti oscure ma i giorni passavano e prima o poi avrebbero dovuto affrontarla. Lei e Piton invece si erano visti solo a lezione, non le aveva parlato se non come cinico professore, non le aveva rivolto uno sguardo non necessario, Artemisia invece lo aveva cercato, non si era più avvicinata al suo studio ma spesso lo cercava con gli occhi.

"Porco Godric no!" disse disperato Michael guardando la copia dell'orario che Lidia era riuscita a prendere in mezzo alla calca di studenti. "Che succede?" chiese Artemisia aspettandosi il peggio e così fu, "Abbiamo la Umbrige all'ultima ora".

Artemisia si era fatta un'idea della donna ma quello che si trovò davanti fu peggio di quanto avesse potuto immaginare. Si era seduta alla quarta fila, non in fondo ma coperta, affianco a lei c'era Gabriel, nella fila affianco Michael e Kathrine e a quella dietro Lidia e Charlotte.

Quando erano entrati in aula l'insegnante era già alla cattedra e la scritta MAGO era leggibile sulla lavagna, la donna iniziò a parlare con la sua voce insopportabilmente acuta e a dire cose che ad Artemisia parvero una follia. "Ma quindi non faremo incantesimi?" le chiese Gabriel a bassa voce, "A quanto pare...", "Ma è follia" diede ragione ai suoi pensieri.

"Ora lasciate le bacchette sulla cattedra, tanto non ne avrete bisogno", un brusio di protesta si diffuse in tutta l'aula da parte degli studenti Serpeverde come quelli Grifondoro, per una volta erano d'accordo. La Umbrige non fu contenta di quelle lamentele: "FATE SILENZIO E PORTATE QUI LE BACCHETTE!" urlò con voce talmente acuta che qualsiasi oggetto di vetro si sarebbe rotto. A quel richiamo le proteste si quietarono ma nessuno si alzò, Artemisia fu la prima. Guardò con sfida quella donna e poggiò la sua bacchetta sulla cattedra, tutti la guardarono stupiti soprattutto i suoi amici, lei mimò con le labbra un "tutto ok" e loro fidandosi si alzarono a posare le proprie mentre il sorriso malefico sul volto dell'insegnante si allargava. Tutti alla fine posarono la bacchetta.

Erano a fine lezione, la Umbrige aveva detto loro di scrivere un riassunto delle pagine che avevano letto dal libro e consegnarglielo, figuriamoci se era capace di spiegare... alcuni ragazzi consegnarono ma dovettero risedersi fin quando non l'avessero fatto tutti e non gli fu permesso di riprendere le bacchette e lasciare l'aula. Un soffio di vento fece cadere quei fogli e l'insegnante usò la propria bacchetta per recuperarli. Vari altri ragazzi consegnarono e, a un nuovo soffio di vento più forte del primo, i fogli si sparsero per tutta l'aula. "Ma non è possibile!" disse la donna apprestandosi a prenderli. Anche Artemisia si alzò per consegnare e gli altri riassunti mossi da una forza volarono metà a destra e metà a sinistra lasciando la cattedra libera per il suo. Gabriel in fondo all'aula di sporse verso gli altri: "è stata lei?", "Credo proprio di sì" ridacchiò Charlotte ma subito si zittì perché la Umbrige stava urlando presa da un esaurimento, piegata per recuperare i fogli a mano, li bloccò sotto un libro e poi iniziò a contare le bacchette per essere sicura fossero tutte, lo erano. Anche gli ultimi ragazzi consegnarono. "Possiamo prendere le bacchette?" chiese Artemisia dal suo posto alzando la mano, "Sì, prendetele e andate" rispose stizzita la donna mentre teneva i fogli in mano e li allineava. Tutti si alzarono per dirigersi alla cattedra ma nessuno toccò bacchetta prima che il fascio di riassunti prendesse fuoco tra le mani dell'insegnante che cacciò un urlo spaventato. "CHI È STATO? CHI?", tutti erano lontano almeno due metri dalle bacchette, in teoria nessuno poteva essere stato. "Potrebbe essere opera di Pix" disse Artemisia serissima fingendo alla perfezione, la donna in rosa la guardò come se stesse parlando in arabo: "Chi?", "Pix, il poltergeist" si spiegò tenendo in piedi quella farsa, "C'è un poltergeist in questa scuola?" chiese scioccata l'insegnante, "Certo, tutti lo conoscono, si diverte a fare scherzi di questo genere. Mi creda è stato sicuramente lui."

"Artemisia sei stata unica, ma come hai fatto?" Michael era entusiasta, "Piccole abilità".

In Sala Grande quella sera non si parlava d'altro e Pix affermava di non essere stato lui, anche se gli sarebbe piaciuto. "Si vedeva che la stavo prendendo per il culo?", "Si, ma io me ne sono accorto perché ti conosco, eri troppo cordiale" rispose Gabriel strappando una risata a tutto il gruppo. Videro la Umbrige seduta al tavolo degli insegnanti e sembrava ancora molto nervosa.

Dopo cena si misero sui divani vicino ai camini della sala comune, parlavano di pettegolezzi, della scuola, i compiti, l'estate, le cose normali di cui si parla sempre. Il silenzio calò improvvisamente nella sala e quando si voltarono verso l'ingresso c'era Piton.

"Chiamate tutti gli studenti del settimo anno" disse ai Prefetti che andarono a chiamarli per le stanze. Sentendolo loro si alzarono e si spostarono intorno al Capo Casa, era raro vederlo lì. Lei era più vicina degli altri e lo guardava nel desiderio che lui le rivolgesse la parola ma la ignorò. Quando tutti furono presenti parlò: "Ho saputo che oggi, durante la lezione con la professoressa..." fece un'espressione schifata a quel titolo "Umbrige, si sono verificati eventi discutibili. Ora, non ho motivo di credere che dietro questi ci sia uno di voi ma se così fosse è mio desiderio che essi non si ripetano, sono stato chiaro?". Tutti annuirono e l'insegnante si voltò per andarsene.

"Ragazzi torno tra dieci minuti. Professore!", gli corse dietro davanti agli occhi interrogativi di tutti. Piton nel mentre era uscito dalla Sala Comune e lei lo seguì fuori. "Professore", l'uomo si fermò in mezzo al corridoio freddo e poco illuminato, era davvero inquietante sotto quella luce. "Cosa vuole Carter?", Artemisia si avvicinò per potergli parlare senza che qualcuno che passasse di lì, potesse sentirli. "Come sta?" fu la prima cosa che volle chiedergli, la domanda scontata ma lei era seriamente interessata. "Le sembra un motivo per disturbarmi? Cosa le importa?" le rispose malamente, Artemisia sentì un dolore fisico davanti a tutta quella freddezza. "Da quando mi dà del lei?" chiese dura, guardandolo dritto negli occhi, fu l'uomo a distogliere lo sguardo, "Non condividiamo più le stesse stanze, non è appropriato che io le dia ancora del tu", "Non credevo fosse questione di cos'è appropriato, credevo fosse la confidenza reciproca" ribatté la ragazza con un astio nella voce che faceva male a Piton stesso. "Era semplicemente un modo per rendere più facilitata la conversazione" disse serissimo tentando di convincere sé stesso per primo. La motivazione che si dava era che quel rapporto preferenziale era sbagliato, dannoso, che lo limitava, la vera motivazione che non conosceva neanche lui, era che si stava tirando indietro perché aveva riscoperto il calore umano, la compagnia, le chiacchiere e in parte ne era dipendente, si stava tirando indietro perché entro poco si sarebbe trovato nell'occhio del ciclone della guerra fredda che avrebbe preceduto lo scontro vero e proprio, e non voleva trascinarcela dentro, si stava tirando indietro perché si sentiva legato a qualcuno dopo anni di solitudine.

La ragazza lo guardò alzando entrambe le sopracciglia in un'espressione di finto stupore, nel mentre mordeva l'interno della guancia con tale forza da farlo sanguinare. La tensione tra di loro non si era affatto affievolita e Artemisia decise di voler provocare forzatamente una sua reazione: "comunque sono stata io oggi, è stato molto divertente", Piton sbarrò gli occhi e la sua reazione fu peggio di quella che si sarebbe aspettata, la afferrò per il polso e la trascinò fino al suo studio un paio di corridoi da lì. Artemisia strattonò più volte per farsi lasciare ma invano. Piton la scaraventò dentro e per poco non cadde a terra.

"Ma è impazzito?!?" gli urlò contro furente, "No, io la pongo a te questa domanda! Come ti è saltato in mente?" alzò la voce anche lui non rendendosi conto di essere passato nuovamente al tu.

"Pensa che sia stato un mio capriccio? Quella donna è odiosa! Non ci insegnerà nulla! Ci ha privati delle bacchette e allora le ho dato una lezione", Piton le si avvicinò pericolosamente facendola arretrare di alcuni passi: "Sei una stupida" le ringhiò a un centimetro dal viso e Artemisia senza averne veramente l'intenzione lo spinse lontano da sé con tutte le sue forze facendo arrabbiare ancor di più Piton. "Lei non era quello che un attimo fa parlava di cos'è appropriato?", Piton la afferrò per il colletto della divisa e la bloccò con le spalle alla porta: "Non capisci che siamo tutti controllati? La Umbrige è solo la punta dell'iceberg e quando sarà il ministero a dirigere la scuola non te ne farai nulla dei suoi scherzi infantili. Impara a stare al tuo posto" furono parole dure, dette con rabbia e volontà di fare male, ci riuscirono. Artemisia era oppressa tra l'uomo e la porta, braccata da quegli occhi neri che ardevano in preda all'ira, non avevano mai discusso così, c'era di più sotto quella facciata; c'era un rancore sommerso da parte di entrambi e da parte di Artemisia era quella sensazione di abbandono che l'attanagliava dall'inizio dell'estate.

Lui si staccò da lei allontanandosi di un passo e guardandola con un sorriso soddisfatto per averla zittita, per averla spaventata. La ragazza rimase un attimo con gli occhi chiusi respirando lentamente per trattenere il groppo in gola, figlio del dolore nel suo petto, li riaprì ma non guardò lui, li tenne sul pavimento. "Posso andare?", Piton non rispose, aprì l'anta della porta affianco a lei e si voltò, sentì solo il rumore che testimoniava la sua dipartita.

Appena fuori la porta Artemisia, senza sapere il perché, scoppiò in lacrime e si accasciò al muro senza forze. 

Dopo un mese di scuola nulla era cambiato, Piton la ignorava e lei non aveva fatto altri casini con la Umbrige, nel frattempo le intromissioni del Ministero si erano fatte più evidenti e il clima ad Hogwarts era diventato molto pesante. Una mattina mentre andava a pranzo un ragazzino del secondo anno le si avvicinò e le disse che il preside Silente la voleva vedere. Artemisia fu stupita ma non attese un attimo e si incamminò verso l'ufficio del preside.

"Buongiorno" salutò cordiale, dall'ultima volta si era instaurata una specie di tregua, forse perché era grazie a lei che avevano salvato Harry da Moody.

"Cara, siediti, vuoi una caramella?", la ragazza declinò l'offerta e si sedette sulla sedia indicatale.

"Ti ho fatta chiamare perché ho saputo che lo scherzo verificatosi nei confronti della nostra amica Dolores Umbrige sia stato opera tua", Artemisia non negò e aspettò che il preside aggiungesse altro, le sembrava di essere tornata all'anno prima quando Piton la spiava per conto di Silente, era una dinamica che aveva sempre odiato e ora la odiava ancora di più.

"Lui l'ha considerato un gesto scandaloso io personalmente l'ho trovato divertente, fin quando rimane un episodio isolato", "Mi è stata spiegata la situazione, non si verificherà più" rispose lei tesa ripensando a quella sera, Silente la guardò comprensivo. "Severus può essere troppo duro a volte, anche con chi gli vuole bene", Artemisia si ritrovò a contorcere le dita sotto al tavolo a disagio.

"Il professor Piton è molto nervoso, è per Voldemort? Lo sta cercando? Avete un piano?", "Sì, no e sì. Ma è più complicato di così", "In che senso?" chiese lei seria ma c'era apprensione nella sua voce. "Severus si è già riunito a Voldemort ma egli non si fida, Severus è stato troppo a lungo sotto la mia protezione". Rimasero in silenzio finché un battito d'ali non li distrasse, Fanny era appena entrata da una delle vetrate della stanza e si era andata a poggiare sul suo trespolo, Artemisia ne rimase affascinata, nelle poche volte che era stata lì non aveva mai visto la fenice di Silente.

"È bellissima", "Sì, è un animale affascinante" in quel breve scambio più leggero Artemisia decise che fosse il tempo di rimettere in tavola l'argomento: "Preside la mia proposta è ancora valida, io voglio dare una mano, sono pronta a mettere da parte ogni incomprensione e fare qualsiasi cosa lei mi dica" stava facendo qualcosa che non avrebbe mai pensato di fare, lei non sopportava perdere il controllo ma era disposta a essere una sua marionetta. Silente rimase in silenzio scrutandola attentamente e Artemisia percepì una leggera pressione sulle tempie e respinse quel tentativo di invasione della sua mente, non disse nulla in proposito però.

"Ci ho pensato in realtà, vedi: Severus è un uomo di grandi capacità ma anche per lui il compito che porta avanti è gravoso. Tu in una dinamica simile alla sua saresti ora come ora una buona risorsa perché per quanto lui possa impegnarsi gli altri mangiamorte non si fideranno mai di lui" il preside si prese una pausa prima di continuare: "Io non ne ho parlato con Severus ma ho tutti i motivi per pensare che lui non sarebbe d'accordo, si è in qualche modo affezionato a te", l'espressione di Artemisia tradì per la prima volta in quella conversazione, un'emozione, uno stupore incredulo proprio anche dei quadri che si voltarono a guardare la scena tranne Phineas Black che sembrava abbastanza annoiato. "No preside, lei si sbaglia, il professor Piton mi vede come tutti gli altri studenti".

"Riconosci quell'uomo?" chiese il preside indicando in quadro del suo collega Serpeverde. Artemisia fece mente locale e si ricordò di averlo già visto nell'ufficio di Piton sopra il camino, dietro c'era il passaggio che portava alla stanza dove facevano Difesa. Sbiancò.

"Cosa le ha detto? Quando smetterà di interessarsi alla mia vita privata?", Artemisia era infervorata, in quell'ufficio lei si era aperta, aveva rivelato la sua vita, aveva pianto e riso.

"Abbassa i toni ragazzina, non sono una spia io" le disse il preside dal quadro, "Hai la mia parola di Black che non ho detto nulla dei tuoi sciocchi drammi adolescenziali, Severus mi ha minacciato di tagliare la mia tela", Artemisia guardò Silente poco convinta ma poi si rassegnò all'idea di discutere ancora: "Cosa le fa pensare che Piton mi veda diversamente?"

"Mia cara ragazza, conosco Severus da quando aveva 11 anni l'ho visto poche volte così preoccupato, e mi è stata raccontata da ben due versioni il litigio di alcune settimane fa, Severus non perde così il suo autocontrollo" 

Le parole di Silente le affollarono la testa per giorni e giorni. Piton teneva a lei? Quando viveva nelle sue stanze, in dei momenti, ci aveva creduto davvero, ma ora quei momenti sembravano lontani secoli. Lui non la considerava minimamente né in classe né quando si incrociavano per sbaglio nei corridoi e spesso era addirittura aggressivo nei suoi confronti, se faceva una domanda e lei rispondeva, non aveva alzato la mano, se la alzava non le dava la parola, se si rendeva conto che nessuno conosceva la risposta rispondeva lui, se per miracolo la faceva parlare era sempre troppo accademica, oppure se aggiungeva informazioni non presenti sul libro voleva ostentare la sua preparazione, se ci metteva troppo ad andarsene dopo la fine dell'ora era un'incapace che non sa prendere uno zaino e togliersi dai piedi, se appena suonava la campana era pronta era un'irrispettosa nei confronti dell'insegnante perché voleva scappare dall'aula. Era più insopportabile dei primi mesi quando la spiava per conto di Silente, allora però gli teneva testa ora si limitava a guardarlo male ma non rispondeva. Le parole le aveva in gola e facevano male per uscire ma lei le ricacciava indietro senza sapere se quello scontro lo voleva o no.

I suoi amici si rendevano conto del suo malumore, soprattutto perché tutto quello che non diceva a Piton si riversava nel rapporto con loro che si incrinava sempre di più sotto il suo aggressivo sarcasmo.

Piton da parte sua stava ritornando alla sua normalità, al suo stare da solo, l'allontanare tutti, il vivere nel passato, ora aggiunto al fatto che quel passato era ormai riemerso per il ritorno di Voldemort. Quella sera dopo aver cacciato la Carter si era sentito soddisfatto, un piacere sadico che tentava di soffocare la consapevolezza di aver esagerato, perché lo sapeva di aver esagerato ma si disse che era meglio così. Meglio che quella ragazzina stesse lontana da lui, lui che era tornato a uccidere per conto del signore oscuro. Silente non era stato d'accordo, per la prima volta i ruoli si erano invertiti e il vecchio difendeva Artemisia contro di lui che tentava di motivare il suo comportamento.

Circa un mese dopo, in tarda notte, Piton era andato a riferire a Silente le ultime informazioni che aveva appreso dall'incontro con l'Oscuro. Il preside ascoltò attentamente accennando spesso con la testa a qualche ragionamento, non intervenne e non disse a Piton nulla riguardo le informazioni appena elaborate, il giovane magò si alzò per andarsene quando Silente lo fermò intraprendendo una conversazione delicata.

"Come va con Artemisia, avete parlato?", "Di cosa dovremmo parlare?" rispose il mago più giovane incrociando le braccia al petto e fulminando l'altro con gli occhi intimandogli di non andare avanti. Silente però sorrise beffardo: "Assolutamente di nulla" disse e continuò prima che Piton potesse aprire bocca: "Non ti ho mai chiesto di espormi nello specifico che cosa tu le avessi insegnato, nonostante fosse mia intenzione da tempo, sai ormai sto invecchiando". Piton gli rivolse un'altra occhiata truce e disse brusco: "Vuoi che te lo dica ora o domani mattina? Sai stai invecchiando non ti fa bene stare sveglio alle 3 e mezza di notte", Silente ignorò il sarcasmo di cui erano cariche le parole dell'uomo e serissimo rispose: "No, vorrei che tu mi consegnassi un foglio con tutto il programma", anche Piton a quel punto si fece mortalmente serio: "Cosa hai in mente, Albus?".

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